26 febbraio 2010

CAMERIERI DELLA LIBERTÀ: Maurizio Gasparri vs Google

Maurizio Gasparri (capogruppo PdL al Senato e personaggio che tutte le sere rende più lieta l'esistenza di milioni di telespettatori del Tg1 con dichiarazioni al limite del paranormale) ha dichiarato che la sentenza di condanna a Google per la mancata rimozione di un filmato su YouTube è giusta e sacrosanta. Meno male che non hanno condannato i tizi di YouPorn, altrimenti chissà quali parole di fuoco avrebbe pronunciato Gasparri all'indirizzo dei giudici che vorrebbero impedire ai lui e agli altri liberi cittadini di farsi le pippe davanti allo schermo del computer. I suoi occhi fuori dalle orbite sembrerebbero essere chiaro indice di una intensa attività masturbatoria e fanno perfino pensare che si incazzerebbe parecchio se gli toccassero YouPorn, ma noi che siamo garantisti non osiamo accusarlo di nulla finché non sarà pescato con le mani nel sacco (o nelle mutande, che tanto nel suo caso è uguale).

Non contento di ciò, Gasparri ha recentemente confessato che lui – capogruppo PdL al Senato – non conosce il Sen. Di Girolamo (guarda caso del PdL) e non ha mai avuto occasione di parlare con lui. E tutto questo rimanendo serio (forse era un tantino rosso e sudato per via dell'enorme sforzo compiuto nel far funzionare di nuovo le proprie sinapsi arrugginite, ma è stato grande perché è riuscito a non ridere). A questo punto vien quasi da pensare che a fine intervista, a telecamere e microfoni spenti, il fortunato giornalista che ha potuto sentirsi raccontare una tale cazzata immane abbia lanciato a Gasparri una manciata di noccioline, ma a pensar male si farebbe un torto alle scimmie che loro malgrado sono rinchiuse negli zoo e non possono nemmeno fuggire usando il telecomando per cambiare canale e dunque non pensiamo nulla di male.

Tornando al punto di partenza, Google è stata condannata e l'Italia si dimostra ancora una volta il fanalino di coda dell'Europa, però intanto la stessa Google permette che la Rai faccia rimuovere da YouTube i filmati relativi al Festival di Sanremo perché a quanto pare la loro pubblicazione da parte di utenti che non siano la Rai rappresenterebbe una violazione del copyright. Per carità, posizione legittima finché si vuole (il Festival di Sanremo fondamentalmente è una cazzata e la Rai non vuole lasciare a Gasparri il monopolio sulle cazzate), però far rimuovere anche i filmati in cui Fulvio Abbate commenta in presa diretta il Festival di Sanremo sulla sua Teledurruti perché in questi si intravede un televisore sintonizzato sul Festival francamente mi sembra una violazione della libertà di espressione bella e buona. Vergogna Google, in fondo te la meriti la sentenza di condanna – e te ne meriteresti un'altra anche solo per aver dato la scusa a Gasparri per dimostrarsi per l'ennesima volta un cattofascista bigotto e reazionario (Maurizio scusami, in fondo ti voglio bene. Non lo faccio apposta, è più forte di me).

24 febbraio 2010

SIBERIA AMORE MIO



Dunque, cosa rimane della serata conclusiva del Festival di Sanremo? Nulla, perché (a costo di ripetermi) Sanremo è un festival musicale che sta alla musica in Italia come Federico Moccia sta alla letteratura. Sanremo non esiste più, se non nella testa dello stesso pubblico che televota ad X-Factor, Amici e Ballando col le stelle.

E allora non ci si stupisca se poi Sanremo Giovani lo vince uno che viene da X-Factor e se Sanremo Big lo vince Valerio Scanu lo stallone italianu, uno che rappresenta benissimo il vuoto siderale dei tempi di merda che (nostro malgrado) ci troviamo a vivere e che soprattutto è il campione in carica di Amici di Nacha World a.k.a. Amici di Marione De Filippi/il marito di Maurizio Costanzo (che tanto per chiudere il cerchio era il Festival ad intervistare gli operai Fiat di Termini Imerese e soprattutto a far fare l'ennesima figura di merda a Pierluigi Bersani. Poveraccio, credeva di andare al Festival per dire la sua ed invece l'ha preso in saccoccia). Sanremo va preso così com'è, senza indignarsi troppo perché Sanremo è Sanremo ed è tutto fuorché musica. La musica la si cerca altrove, Sanremo serve per ridere di casi umani e svantaggiati assortiti (cit).

Nessuno scandalo dunque, tanto Sanremo non conta un cazzo. L'unico scandalo è quell'illiberale balzello chiamato “canone tv” - la cui eliminazione sarebbe la prima cosa che un governo che voglia dirsi liberale dovrebbe fare (e la seconda dovrebbe essere eliminare ogni forma di ingerenza della politica nella tv di Stato) – ma non è questa la sede adatta per parlare di un argomento così scottante, anche perché in fondo è bello pagare il canone per aver la possibilità di vedere momenti di grande tv (e perché no, di grande musica psichedelica) come quelli rappresentati dall'esibizione sanremese di Pupo, Emanuele Filiberto di Savoia e Luca Canonici.

Italia Amore Mio (questo il titolo del capolavoro) è un polettone nazional-popolare fatto di luoghi comuni, retorica patriottarda e religione a buon mercato, cantato da un tenore sconosciuto, da un principe con le pupille talmente dilatate da farti rimpiangere Morgan e le sue scottanti confessioni riguardo all'abuso di crack e soprattutto da Pupo, un uomo (anzi no, un ometto – visto che sarà alto più o meno un metro e quaranta) che per festeggiare il secondo posto a Sanremo probabilmente è corso in una bisca clandestina a giocarsi a poker tutto ciò che ha guadagnato durante la kermesse sanremese[*]. La prima volta che l'ho ascoltato ho avuto un collasso e quando sono rinvenuto credevo di essere alla guida di un carro armato mandato a Bologna nel Marzo 1977 per reprimere la rivolta studentesca, e forse è proprio questo l'effetto che gli autori del brano vogliono ottenere. Italia Amore Mio è assolutamente favoloso e sono sicuro che nella Russia di Putin diventerà una megahit di quelle che lasciano il segno nella storia.

Che Pupo ed Emanuele Filiberto di Savoia se ne vadano pure in Russia e non tornino mai più (Luca Canonici no, perché tanto lui non conta un cazzo e poi perché in Russia il suo settore di mercato ormai è già occupato da Andrea Bocelli) e che si portino con loro pure Povia, che a Sanremo sfoderava un look che lo faceva somigliare più ad un morphing tra Eduardo Palomo e Bruce Dickinson che ad un essere umano. Continuo ad essere sempre più fermamente convinto che Povia sia gay ma non voglia dichiararlo, e forse assieme a Pupo e al principe di 'sto cazzo troverà il coraggio di venire allo scoperto, smettendola finalmente di rompere le palle con canzoni come quelle che ci propone da un paio di anni e che noi nostro malgrado siamo costretti a subire.

Noi subiamo e intanto la gente a casa televota per loro, che figata. Sono fermamente convinto che tempo un paio d'anni e alle elezioni il voto in cabina elettorale verrà sostituito dal televoto tramite sms. E sarà allora – e solo allora – che Silvio Berlusconi diventerà immortale e rimarrà per sempre al governo, anche candidando la propria salma o Massimo D'Alema (che tanto è uguale).
Il popolo sovrano ha ormai deciso, è solo questione di tempo.

[*] Tra l'altro, leggendo la pagina wikipedia del buon Enzo Ghinazzi a.k.a. Pupo apprendo che anni fa il cantante presentatore/toscano a causa del vizio del gioco perse molti dei suoi soldi e fu aiutato dall'amico Gianni Morandi a risalire la china grazie ad un prestito di duecento milioni di lire. Mi chiedo solo cosa abbia preteso in cambio il buon Gianni Morandi e se eventualmente la canzone Gelato al cioccolato sia liberamente ispirata alla vicenda.

20 febbraio 2010

CRACK – L'EMOZIONE DI VINCERE PERDENDO UN MILIARDO DI NEURONI: in esclusiva, Scrocco Buttiglione intervista Morgan


Dunque, cosa rimane del caso Morgan? Lo sdoganamento del crack a livello mainstream e un'esclusione da un festival musicale che sta alla musica in Italia come Federico Moccia sta alla letteratura. Oramai in strada senti la gente comune che parla di Sanremo e di crack, e grazie alla puntata speciale di Porta a Porta in cui Morgan si è pentito in diretta tv delle sue spregevoli azioni e Bruno Vespa ha festeggiato il record di ascolti della sua splendida trasmissione pasteggiando a tavor e champagne tutti gli italiani sono diventati improvvisamente ed irrimediabilmente onniscenti riguardo allo scottante tema disagio giovanile vs. abuso di droghe pesanti.
In definitiva, Morgan è riuscito a livello mainstream nella stessa impresa eccezionale riuscita al Truceklan a livello underground (l'uso del termine “underground” è so 1994 e me ne compiaccio altamente), ed il risultato è di tutto rispetto se si considera il fatto che Morgan non ha nemmeno un sito undeground come Rockit che lo sputtana a livello underground pubblicando notizie underground un tantino imprecise e non verificate prima di venire diffuse. Ad occhio e croce, un traguardo di cui andare parecchio fieri.
Ed in tutto questo bailamme mediatico il mio collaboratore del cuore Scrocco Buttiglione ha potuto intervistarlo in esclusiva mentre rantolava con la bava alla bocca, comodamente adagiato sul divano di casa sua dopo aver esagerato con la dose. Ne è uscito qualcosa di parecchio interessante con diversi colpi di scena clamorosi, cose da mozzare il fiato.

Che cosa le viene rimproverato, di più nel privato?
Di non riuscire a mostrare i miei sentimenti. Sono sempre strafatto, è difficile mostrare i propri sentimenti quando si è in fattanza 24h.

Da ragazzino, invece per che cosa la sgridavano?
Per essere distratto, poco attento. A scuola come nella vita. Non ne sono mai guarito, tanto che spesso devo ricorrere al training autogeno. Sempre immerso e superconcentrato sulle mie fantasie professionali , nel privato sono sbadato e distaccato. Forse è un meccanismo di difesa. Il fatto è che avendo iniziato a lavorare giovanissimo sono cresciuto in fretta. Ma ho lasciato poco spazio a me stesso. Così quando devo confrontarmi con la vita reale a volte mi imbarazzo. Mi scopro con pochi mezzi e allora vado in un'altra dimensione.

Evade come?
Quando venivo buttato fuori dalla classe perché ero disattento – e accadeva spesso – immaginavo sempre di volare via. Poi ho scoperto il crack e mi son reso conto che grazie al crack evadere dalla realtà è un gioco da ragazzi e, se la roba è buona, dura più a lungo. Ma voglio cambiare vita e disintossicarmi, lo devo a mia figlia.

Ha mai pensato alla scoperta della fede in Cristo come metodo per riuscire a salvarsi?
Per risponderti prendo in prestito una frase di Luca Barbareschi, un grande e scomodo intellettuale italiano: “Se la risposta è Cristo la domanda è sbagliata”. Null'altro da aggiungere, quella frase di Barbareschi dice già tutto quello che c'è da dire.

Quei cartoni animati guardava da bambino?
Holly e Benji. Ricordo le liti familiari davanti alla tv, perché a volte coincideva col telegiornale. Se non me lo facevano vedere, mi disperavo. Picchettavo il televisore in segno di protesta e non c’era verso di schiodarmi. Wwaaaaammmmm, ppipipipiuuuuuuuuuuuuuum, aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz (fiotto di vomito, Morgan cade collassato dal divano, Scrocco Buttiglione si è sporcato parecchio e lo aiuta a risollevarsi. Momenti di panico, ma tutto sembra risolversi con una stretta di mano)

I cartoni di una volta erano meno violenti di quelli di oggi?
Per niente. Mi ricordo che mi proibivano di guardare I cavalieri dello zodiaco perché troppo brutale, e io lo vedevo di nascosto. Per non parlare di Ken il guerriero, che toccava le persone con un dito ed esplodevano (proprio come fanno certi esponenti della Chiesa Cattolica con i bambini, solo che i bambini non esplodono). Non bisogna demonizzare la violenza nei cartoni. Dipende da come la si racconta. Anzi, guardandola in tv i bambini imparano a riconoscerla. t-t-t-t-t-tttt e dudududdddddd (Morgan cade di nuovo, ma stavolta riesce a rialzarsi da solo. Scrocco Buttiglione ride divertito)

Il suo giocattolo preferito da bambino?
Arco e frecce. Forse faccio l’indiano ancora oggi a volte, chissà. E poi le macchinine. Ero fissato con quelle radiocomandate. E poi un bong, che ho iniziato ad usare in maniera corretta intorno ai sedici anni. Prima lo usavo per fare l'indiano. CCC...c...c.c..cccomunque anche la Clerici ha preso le polverine per dimagrire (peraltro senza riuscirci) eppure lei è a presentare Sanremo mentre io son stato escluso. Perché?

Non lo so, forse l'avrà data via. I ragazzi però sono sempre più feroci. Che ne pensa? Secondo lei è un segno del declino dei tempi dovuto al fatto che la gente ha perso valori importanti come la fede in Cristo?
Ggggghhhoou... mmm... hhhhhssh... wwaaaaa..... mmmmm, ppipipipiuuuu aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz (Morgan sta rantolando, forse ha perso i sensi).

Capisco... che cosa pensa delle ultime vicende politiche? Non pensa che l'UDC sia l'unico partito che lavora per il bene degli italiani?
Bbbhhhhhsssh.... ggghooouuuuuuhhh... hsshshshhshhh... whhhhahahaahha.... shhhhhhs.. (Morgan è piombato in un sonno profondo. Solo un paio di schiaffoni potrebbero svegliarlo, ma Scrocco Buttiglione è per la non violenza e non interviene – ed anzi decide di approfittare della situazione per far volgere la conversazione a suo favore).

Ok, visto che non ti degni di rispondere lo faccio io... l'UDC è l'unico partito che lavora per il bene degli italiani perché nella sua opera si ispira alla figura di Gesù Cristo.
Sbangggg ahhhhhahhhhhhhhhh (botto, urlo straziante, un fulmine ha colpito in pieno il povero Scrocco Buttiglione che all'istante si è trasformato in polvere. Morgan si sveglia di soprassalto, si impossessa della polvere e scappa in bagno a gambe levate. L'intervista si chiude qui).

17 febbraio 2010

STOP THE UNSEEN HOLOCAUST (solidarietà a Beppe Bigazzi, perseguitato politico)


In Italia ci sta un ministro che si chiama Luca Zaia e che prima di darsi alla politica faceva il pr in una discoteca del trevigiano (probabilmente la stessa in cui hanno mosso i primi passi i Bloody Beetroots, ma questo è un altro discorso e soprattutto questa non è la sede adatta per approfondirlo). Sembra un personaggio uscito dal Drive-In 1986 circa ma è terribilmente reale, è amatissimo nella sua regione e pertanto si appresta a diventare Governatore del Veneto a furor di popolo.

È contro la decisione del Governo di aprire centrali nucleari a Chioggia o a Porto Viro (nota località marittima dove l'anno scorso girarono quel famoso spot della Tim con il falso gruppo che poi si è trasformato in gruppo vero ed è riuscito pure a vendere un bel po' di dischi) però in compenso assieme alla McDonald's Italia Luca Zaia inaugura un panino speciale chiamato McItaly (l'ho provato, ed in verità io dico che fa talmente schifo che ad occhio e croce potrebbero anche aver usato delle scorie nucleari per prepararlo) che grazie ad una sagace campagna pubblicitaria diventerà presto il cibo ufficiale dei gggiovani italiani che vanno a divertirsi al Festival dell'Amore, dei Baci e delle Botte Per Chi Resta Fuori Perché Dentro Non C'è Più Spazio (ma questo è un altro discorso che non approfondisco altrimenti sembra che io ce l'abbia con i Bloody Beetroots – ed infatti è vero che metaforicamente ce l'ho con loro, ma come persone non li conosco e non posso dire nulla in merito) e ne sono fieri. Potenza della televisione, potenza di Mtv che ti bombarda il cervello con gli spot del McItaly e ti spinge a provarlo anche se sai che impiegherai sei ore per digerirlo tutto (per la cronaca: il McItaly fa ruttare parecchio, ma probabilmente essere precario a mille euro al mese fa molto ruttare di più. La gastrite da stress nervoso è una brutta bestia, e non è certo un panino che te la procura).

Tutto questo per arrivare a dire che uno come Luca Zaia non è degno di fare il ministro anche solo per i capelli da paninaro anni ottanta che porta, che la Lega in un paese normale non sarebbe mai arrivata in Parlamento ma ora che ce l'abbiamo teniamocela (si dice così anche dell'epatite C cronica, ma tant'è...), che tecnicamente Umberto Bossi non può più avercelo duro dopo i ben noti problemi di salute avuti in passato, che Umberto Bossi (mi ripeto, ma non è mai abbastanza) dovrebbe tornare a fare il cantante come ai tempi in cui vinceva Sanremo cantando Si può dare di più assieme ad Enrico Ruggeri e Gianni Morandi, che Mtv non è il male assoluto perché qualche programma bello lo tira ancora fuori e soprattutto che il nuovo programma di Fabri Fibra su Mtv assolutamente cosa da vedere. Fabri Fibra è intelligente ed ha tante cose da dire (nella recente intervista apparsa su Vanity Fair sembra addirittura un gigante e si prende pure gioco di alcune domande insipide che l'intervistatrice ha posto lui credendolo un perfetto cerebroleso, bravo Fabri!) e un programma così può servire a capire molto dei gggiovani italiani, della Lega, di Zaia che in Veneto è amatissimo e del nuovo panino McItaly che è talmente ributtante che ti vien da pensare che la ricetta l'abbia astutamente brevettata il celeberrimo cantante italiano Gianni Morandi per vendicarsi della Lega che gli ha portato via il suo ex compare Umberto Bossi (e probabilmente anche il suo ex compare Enrico Ruggeri).

13 febbraio 2010

ROCKET LA RUSSA, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare CL

Da quando scrivo per Il Giornale in tasca ho molta più money. Mi pagano molto bene e non posso che essere estremamente felice per questa mia speciale condizione fisica e mentale, però intanto per ragioni di correttezza politica non posso più andare a fare shopping al Lidl ma devo per forza recarmi nel più vicino ipermercato Esselunga, che dista più di un centinaio di chilometri da casa mia e dunque non è di certo quello che può essere definito un posto comodo dove andare nel tempo libero.

Oltretutto all'Esselunga non si trova nulla perché questa catena di grande distribuzione vende solo i generi di prima necessità (soprattutto per i dipendenti che non possono alzarsi per pisciare durante l'orario di lavoro), e ciò non può che infastidirmi parecchio. Tanto per dire, l'altro giorno ho provato un paio di skinny jeans Cheap Monday ma mi stavano troppo larghi e non c'erano altre taglie disponibili, ho cercato la console Hercules MK2 ma ne avevano solo una volgarissima imitazione made in Taiwan (una di quelle da 50 euro che Carlo Pastore è solito dare alle fiamme durante i suoi torridi dj set in giro per l'Italia) ma soprattutto ho cercato di acquistare i biglietti per i concerti dei Pixies e di Daniel Johnston a Ferrara Sotto Le Stelle 2010 e i tipi dell'Esselunga mi hanno risposto picche. “Cobain è morto nel '94, noi qui a Milano siamo già avanti e non abbiamo biglietti per concerti-revival. Valli a cercare a Bologna i tuoi biglietti del cazzo” ha sentenziato il malcapitato commesso a cui mi sono rivolto, un ragazzo che somigliava in maniera piuttosto inquietante a Geronimo La Russa, indossava una maglietta dei Prodigy ed aveva tutta l'aria di uno che non espletava le proprie funzioni corporali fondamentali da almeno dodici ore (infatti era piegato in due da lancinanti dolori alla vescica urinaria e parlava a stento, una scena veramente raccapricciante). Io ho cercato di dimostrargli tutta la solidarietà possibile ma poi non ce l'ho più fatta a fingere e me ne sono andato a casa indignato, perché questi due concerti-anteprima sono due eventi unici nel loro genere e non possono essere liquidati con frasi lapidarie come quelle pronunciate dal malcapitato commesso-schiavo.

Durante il viaggio di ritorno (6 ore grazie a Trenitalia e al prodigioso ritrovato della tecnica Freccia Rossa) ho pensato molto ed ho concluso che i Pixies e Daniel Johnston a Milano non ci vanno a suonare manco per il cazzo perché il Comune di Milano è troppo impegnato a pagare a peso d'oro Red Ronnie per girare video della Moratti da mettere come propaganda per gonzi su YouTube e di conseguenza ogni spesa per festival musicali che non siano patrocinati da Comunione e Liberazione non viene vista di buon occhio perché considerata superflua. È triste a dirsi ma è la dura realtà e non ci si può fare nulla (se non votare contro questo sistema, ma questo è un altro discorso che Geronimo La Russa non può capire perché lui, Milano Young e l'Esselunga sono il sistema).

Ma in definitiva, chi se ne frega della situazione lombarda e dei festival non patrocinati dal Comune di Milano? Ci son cose più gravi e più tristi nella vita, tipo pensare che i tre membri fondatori dei Ramones sono tutti morti mentre i Pooh stanno tutti bene e suonano ancora nonostante l'abbandono del batterista. Magari i Pooh d'ora in avanti proseguiranno la loro ormai cinquantennale carriera con Marky Ramone alla batteria e tutti rideranno tantissimo, o più probabilmente io me ne andrò a sentire Daniel Johnston e i Pixies a Ferrara alla faccia del figlio dei Pooh autodefinitosi “un punk in seno a Comunione e Liberazione”.

Francesco Facchinetti, le tue trasmissioni tv fanno schifo perché sei scarso. Se fossi figlio di un operaio avresti già concluso anzitempo la carriera, ma siccome sei figlio dei Pooh lavori in televisione e hai visto un bel mondo.

11 febbraio 2010

TO LIVE IS TO DIE

(Una foto che non c'entra un cazzo con il resto del pezzo ma che è stata messa comunque in nome della libertà di espressione: il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti impiega parte del proprio tempo libero correndo nella neve su una slitta trainata da un gruppo di cassintegrati Fiat. Era bello metterla, perché in Italia non c'è crisi economica e possiamo fare quel cazzo che ci pare e piace senza doverci preoccupare delle conseguenze. Per la cronaca: i cassintegrati sono stati scelti col televoto come al Grande Fratello ed uno di loro è stato espulso perché ha bestemmiato)

Silvio Berlusconi è ormai nel vivo della campagna elettorale (che poi In Italia son sedici anni che siamo in campagna elettorale permanente, ma facciamo finta di vivere in un paese normale nel quale le campagne elettorali sono un fenomeno che si verifica solo in prossimità delle elezioni) ed recentemente ha pronunciato una frase mostruosa del tipo: “Vorrei ricordare Eluana Englaro e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte”. Il Vaticano applaude (o meglio applaudono solo coloro che non sono impegnati a toccare ragazzini, cioè la maggioranza degli aventi diritto), gli italiani se ne sbattono perché tanto tra qualche mese iniziano i campionati mondiali di calcio e se vinciamo si festeggia ancora pestando qualche lavavetri.

C'è da capire il dramma che sta vivendo il povero Berlusconi. Effettivamente nel 1992, ai tempi del tragico incidente che purtroppo ha condannato Eluana Englaro al coma irreversibile, Silvio era troppo impegnato a trattare con la mafia per far nascere Forza Italia e non poteva dedicarsi ad alcun altra attività. Non è stato dunque per lui possibile indossare il costume da Superman per fermare l'auto un attimo prima del terribile schianto (al limite anche solo frapponendo tra l'auto e l'ostacolo quella calotta scura che ha in testa e che tutti si ostinano ancora a chiamare capelli). Succede a chi ha troppe cose da fare durante la giornata ed è impegnato a salvare il paese dai comunisti.

07 febbraio 2010

LA MIA VITA VIOLENTA #1: DAMMI LO SPECIAL E TI PORTO IN VACANZA

Pronti, via: dopo una lunga attesa inizia finalmente la mia collaborazione con Il Giornale, glorioso quotidiano fondato da Silvio Berlusconi e diretto in maniera impeccabile da Vittorio Feltri. Grazie all'intervento decisivo di mio padre – per la cronaca: ex militante di Potere Operaio passato dall'altra parte della barricata come il suo compagno di scorribande giovanili Vittorio Feltri – mi è stata assegnata una rubrica dall'eloquente titolo di “La mia vita violenta”, un piccolo ma significativo spazio nel quale ogni settimana cercherò di raccontare un anno a caso degli anni novanta e lo farò con l'ausilio di un paio di dischi significativi usciti in quel periodo (leggo e rileggo la frase che ho appena scritto, non riesco a capirne il senso ma mi piace così e non voglio assolutamente modificarla). Si parte con il 1996, si finirà quando si finirà – sempre se si finirà. Mi pagano bene e sono felice, i soldi di (Paolo) Berlusconi non puzzano.

Nel 1996 l'Italia era in piena dittatura cattocomunista e la gente era incazzata abbestia per le troppe tasse, ma non è di politica che bisogna discutere ora. Si deve discutere di musica, si deve discutere di giovani e di come grazie alla musica i giovani potevano ribellarsi al sistema nell'anno d'oro 1996.
No, non erano gli 883 la via per sfuggire al giogo dello stato di polizia fiscale messo in piedi da Romano Prodi. Troppo mainstream la musica proposta dal gruppo italiano, troppo paludato e borderline Max Pezzali – che tra l'altro per anni si è finto un fascistone salvo poi svelare la sua vera natura veltroniana nel corso della campagna elettorale 2008 – per riuscire a sferrare l'attacco decisivo al sistema. E poi se ascoltavi gli 883 (ma lo stesso vale per gli Articolo 31, Gianluca Grignani e tutta la musica dance che imperava all'epoca nelle radio
di regime e nei migliori autoscontri d'Italia) non eri considerato un reietto, e di conseguenza non eri credibile nelle vesti di alfiere del disagio e della ribellione giovanili perché fondamentalmente chi viene accettato dal punto di vista sociale non ha nulla di cui lamentarsi.

La musica per uscire dal cerchio e crearsi un proprio spazio vitale era altra e traeva linfa vitale dalla tradizione e nello stesso tempo dal rinnovamento. Esiste qualcuno che ha mai sentito suonare in radio o in tv un brano qualsiasi di Undisputed Attitude degli Slayer? E qualcuno che ha preso lo scooter, si è recato al più vicino autoscontro o nella peggiore discoteca minorenne di provincia ed ha sentito suonare Pansoul dei Motorbass? Eppure questi due dischi usciti nel 1996 sono diventati due classici proprio perché all'epoca non ne è stata riconosciuta l'importanza sociale e perché, partendo da cose fatte da altri in passato, sono riusciti a creare qualcosa di nuovo e pericoloso – talmente pericoloso che se ascoltavi gli Slayer o i Motorbass eri considerato un disadattato o un freak.

Undisputed Attitude è il disco in cui gli Slayer han provato a fare qualcosa di nuovo per i loro standard (del tipo: prendere superclassici dell'hardcore e risuonarli in versione anabolizzata e metal), Undisputed Attitude è il disco che è riuscito a schifare in un colpo solo sia i fondamentalisti metal (i quali non accettavano la svolta della thrash band californiana e che non hanno nemmeno gradito gli inediti/fondi di magazzino piazzati qua e là nel disco come meri specchietti per le allodole) che i fondamentalisti hardcore (i quali hanno percepito come una autentica profanazione l'intelligente operazione di revisionismo storico attuata dagli Slayer con questo disco). In un epoca in cui hc band come Earth Crisis ed Integrity suonavano identico agli Slayer ma si vergognavano ad ammetterlo, la band californiana ha deciso di andare alla radice del problema ed ha dato alle stampe un disco stupendo, troppo spesso sottovalutato da coloro che non han saputo capire che un'opera così era lo strumento ideale per fomentare la ribellione giovanile. I gggiovani italiani pensavano che fosse meglio Babylon Zoo perché aveva le chitarre incazzate e fingeva di essere venuto dallo spazio, pensa un po' te che paese di merda era l'Italia nel 1996 (e lo è ancora oggi, solo che ora almeno non ci sono più i comunisti a rompere i coglioni a chi lavora e produce).

Pansoul dei Motorbass, invece, è un'opera che a distanza di quasi quattordici anni suona ancora come un autentico mistero. Non si capisce ancora come abbiano fatto a spingersi a tanto Etienne De Crecy ed il futuro Cassius Philippe Zdar (i due geniali componenti del collettivo dance francese), eppure un disco del genere contiene germi ed intuizioni che, opportunamente sviluppati, hanno negli anni fatto la fortuna dei Daft Punk (per la cronaca: Pansoul è uscito diverso tempo prima di Homework). I Motorbass hanno fatto la cosa apparentemente più semplice del mondo: han preso vecchi campioni disco-funk, li hanno filtrati e resi materia nuova e pulsante, accostandoli poi a trame ritmiche che paiono tagliate con un coltello a serramanico (meglio se sporco di sangue). Ora lo fan tutti, ma nel 1996 non era così tanto ovvio farlo (ed oltretutto i Motorbass l'hanno fatto ottenendo risultati sonori clamorosi). Questa è roba grezza e feroce che in pochi all'epoca si sono filati, questa è roba che ancora oggi fa la differenza e che ora come allora spaventa coloro che erano soliti andarsene in giro con i finestrini dell'auto abbassati ed Alexia a palla nello stereo. E forse spaventa anche chi Alexia suo malgrado era costretto a subirla ed avrebbe voluto fuggire, ora come allora.

04 febbraio 2010

L'ACQUA FA MALE - IL CRACK FA CANTARE


È bufera: Morgan ha dichiarato ad XL che fuma regolarmente crack, poi ha detto che gli serve per combattere la depressione, poi ha smentito, poi le solite educande che stanno sedute in Parlamento a spingere bottoni e a dire sissignore al grande burattinaio si sono scandalizzate, poi è stato escluso dal Festival di Sanremo, poi ha detto che fumava crack ma ha smesso ed ora si sta disintossicando. Fine della storia.

E allora? Cos'ha detto di tanto male Morgan per causare una bufera e per essere escluso da quella rassegna di morti viventi che risponde al nome di Festival di Sanremo? Ha detto che si droga come fanno tutti quelli che popolano il sottobosco musical-televisivo, solo che lui non è stato ipocrita come gli altri e lo ha ammesso, e per questo è stato crocifisso nonché costretto a ritrattare dalle solite iene che farebbero bene a pensare a problemi ben più gravi dei vizi privati dell'ex cantante dei Bluvertigo.

Cosa c'è di male in quello che fa Morgan a casa sua? Nulla, visto che lo fa per i cazzi propri e (lo spero per lui, ma vista l'intelligenza del personaggio in questione sarei pronto a giurare di sì) non lo usa come squallido mezzuccio per portarsi a letto minorenni. Si potrebbe anche obbiettare che gira e rigira l'acquisto di sostanze stupefacenti finisce per arricchire la malavita organizzata, ma se per questo esistono anche uomini politici che fungono da veri e propri referenti politici della malavita organizzata e lavorano per conto della stessa a spese dell'erario, quindi siamo pari e il problema non si pone più.

Dunque, l'unico argomento per cui deve essere giudicato Morgan è la musica ed il suo modo di porsi come artista e personaggio televisivo, e nulla più. È una persona tormentata, che sta male (fino a prova contraria la depressione è una malattia, ma magari il governo che ci vuole dire cosa mangiare, cosa guardare in tv, che musica ascoltare, che giornali leggere, che libri leggere, chi voler diventare, come nascere e come morire ha deciso il contrario – sto parlando del governo della Repubblica Italiana, non di quello della Repubblica Islamica Iraniana), che tenta di curarsi e per farlo ha scelto metodi discutibili – ma pur sempre sta cercando in un qualche modo di sfangarla. Magari andrebbe aiutato e non escluso (peraltro in caso di depressione un'esclusione del genere potrebbe anche essere una di quelle botte definitive che ti spingono nel baratro, ma non andiamo a spiegarlo ai soliti liberali all'amatriciana che quando si parla di libertà del singolo individuo capiscono solo libertà del loro burattinaio), anche perché se proprio volessimo essere pignoli son tanti i personaggi televisivi e/o cantanti di grido che (a detta dei soliti ben informati) c'hanno il vizio nasale ma non lo dicono – e se ad uno ad uno dovessimo escluderli (e crocifiggerli) negli studi televisivi e sui palchi dei megaconcerti da palasport non ci sarebbe che il deserto.

E che il Corriere della Sera continui pure a raccontare divertito le mirabolanti imprese sessual-chimico-goderecce di Amy Winehouse. Tutto ciò che viene dall'estero è buono e giusto (e fa vendere copie e/o fa aumentare il numero di click sul proprio, prestigioso sito internet), mentre i panni sporchi è meglio lavarli in casa propria gridando ai cattivi maestri che portano i giovani a seguire la via della perdizione.

02 febbraio 2010

NEMICO PUBBLICO N°1: FABRIZIO CORONA A.K.A. THE WHITE ZOMBIE LIBERO SUBITO, È INNOCENTE



Fabrizio Corona a Matrix, un venerdì notte. Occhi pallati, occhiaie da probabile abuso di crack, disperazione di chi è consapevole di trovarsi in un vicolo cieco e non dorme più la notte perché schiacciato da un carico di pensieri talmente pesante che nemmeno una pipa ed una manciata di cristalli di coca trattata con bicarbonato riescono ad alleggerire. Un uomo, un carico di dubbi interiori.

Oggi il gossip usato in un certo modo può essere letale e Corona lo sa perché questo sistema (almeno in Italia) l'ha inventato lui, solo che poi qualcuno se ne è reso conto ha sfruttato Corona per fini che andavano oltre il mero guadagno economico. Dietro a Corona e alla sua agenzia c'è Lele Mora, e dietro a Lele Mora c'è Berlusconi (bella l'immagine di Berlusconi grondante di sudore & fard posizionato dietro a un Lele Mora grondante fascismo & fard, talmente bella che quasi quasi il mio stomaco sta pensando bene di riproporre in esterna il pranzo di tre giorni fa). Manca solo Alfonso Signorini, ma son sicuro che c'entra anche lui e che magari faceva da mediatore mettendo in contatto i ricattati con i ricattatori. Ed Emilio Fede a fare i provini alle future Meteorine da mandare in Parlamento ad approvare le decisioni del Governo a colpi di fiducia. Banda di criminali.

Se Fabrizio Corona dice tutto è finita. Lasciamolo parlare e ci sarà da ridere.

È PASSATA PIÙ DI UNA SETTIMANA MA È ANCORA COME ESSERE NEL 1998: Air @ Estragon, Bologna, 22/01/2010

Togliamoci subito un sassolino dalla scarpa (un sassolino che a dire il vero ha le dimensioni di un macigno): c'è gente che farebbe meglio a starsene a casa invece di andare ai concerti per farsi le canne, parlare a voce altissima rivolgendo le spalle al palco, fregarsene altamente delle persone che stanno suonando sul palco, ricordare epici momenti vissuti a concerti dieci/quindici anni fa (quando erano tutti azzurri di sci come Fantozzi), disturbare chi sta attorno salvo poi esaltarsi quando gli Air suonano qualcosa tratto da “Moon Safari”. C'è gente che farebbe meglio a rivolgersi ad un buon analista piuttosto che andare ai concerti degli Air per cercare di rivivere i tempi che furono: oltretutto se l'analista non è uno di quelli che generano hype (come ad esempio un Raffaele Morelli qualsiasi) ed è solito lavorare in nero la seduta costerebbe loro molto meno.

Eppure – sassolini nelle scarpe a parte - vale ancora la pena di vedere un concerto degli Air nel 2010, e vale la pena di spendere qualsiasi cifra per essere presenti all'evento. Eccome se ne vale la pena: su disco non hanno praticamente più nulla da dire da parecchio tempo (diciamo da “Talkie Walkie” in poi, 2004 circa), ma dal vivo suonano che è una meraviglia, riescono ancora a fare emozionare, hanno classe da vendere e rendono credibili anche gli episodi tratti dall'ultimo, incertissimo disco “Love 2” (la tripletta “Do The Joy “, “So Light is Her Football” e “Love” acquista una veste nuova, più viva, più umana, più vera).
È chiaro, ad un concerto degli Air si va (anche) sperando di rivivere le magiche atmosfere di “Moon Safari”, e loro gentilmente ti accontentano: “Remember”, “Sexy Boy”, “La Femme D'Argent” e “Kelly Watch The Stars” sono da lacrime agli occhi e con il loro calore analogico riescono ad entrarti dentro scavando in profondità, ma anche il resto (oltretutto, scaletta alla mano, ci si può rendere conto di come all'Estragon gli Air abbiano preferito dare spazio al materiale più recente – come dire “Gonzi, imparate ad accettare il fatto che non siamo più nel 1998, la vita va avanti e noi suoniamo solo ciò che ci piace!) ha lasciato il segno in tutti coloro che hanno voluto ascoltarlo senza preconcetti di sorta.

Gli Air sono come quei calciatori che, ormai giunti a fine carriera, vanno a godersi gli ultimi scampoli di gloria in piccole squadre di provincia (vedi Roby Baggio a Brescia, ma ce ne sono tanti altri): tutti sono scettici e loro invece dimostrano di avere ancora in canna il colpo di genio che ti risolve una partita. Ci sarà sempre qualcuno che non li riterrà degni di calcare ancora i campi di calcio, ma loro procederanno per la loro strada dando lezioni di stile a tutti coloro che li ricordano e li ricoprono d'incenso solo per il loro glorioso passato tralasciando il fatto che a tratti anche il presente sa essere splendido. Ed il bello è che gli Air non sono nemmeno a fine carriera ma hanno ancora tantissimo da dare al mondo della musica.

(IFB)

31 gennaio 2010

VITA, MORTE E MIRACOLI DI UN PEZZO DI BAMBA (Esclusivo: Alfonso Signorini intervista Povia, parte 2)


(seconda parte del'Intervista di Alfonso Signorini a Povia, mi è tornata la voglia di trascrivere dopo aver fatto una fatica immane per editare la prima parte)

A proposito del cardinale Ratzinger hai scritto: "Un giorno, stanco di leggere sui quotidiani frasi estrapolate, esposte al pubblico disprezzo, del reazionario per eccellenza "Pastore tedesco", entrai in libreria e chiesi: "Non ha mai scritto un libro, questo tal Ratzinger?"
L'immagine che avevo del cardinale Ratzinger, senza aver mai letto un suo libro, era quella del "reazionario per eccellenza". Le prime volte che, da Papa, si è presentato in pubblico percepivo un indole di riservatezza e timidezza. Quando il cardinale Ratzinger è diventato Papa mi sono inginocchiato davanti alla televisione piangendo per la commozione, la gioia, poi la tv si è rovesciata e mi ha colpito esattamente sulla nuca. La tv era una di quelle vecchie col tubo catodico, mi son fatto malissimo ma è stato un gran giorno, uno dei più belli della mia vita.

È vero che, qualche tempo fa, hai firmato un contratto in cui erano previste delle clausole dove era vietato parlare male del Papa?
No. Quello era Giovanni Lindo Ferretti. La mia roba purtroppo non era buona come la sua. Tu ti offendi se scrivo canzoni che parlano male dei gay dicendo che sono degli invertiti?

Non capisco ma proseguo con le domande... questo discorso vale anche per la preghiera?
Ognuno di noi può inventarsi le proprie preghiere, ha tutta la libertà e anche il dovere di farlo. Ognuno di noi può fare musica e spacciarsi per un predicatore come faccio, che lancio messaggi scomodi perché rende di più in termini di attenzione dei mass media. Ognuno di noi può diventare Papa e predicare cose ai confini con la realtà. Dovrebbe essere il nostro dovere, oltre che piacere, ascoltare quel che dice il Santo Padre trattenendoci dal fare sonore pernacchie, perché è lui quello che comanda e decide le preghiere.

Cosa ti aspetti dal prossimo Festival di Sanremo?
Innanzitutto tante polemiche e tante interviste, poi vincere e vinceremo!

C'è una cosa, nella tua vita, che ti penti di aver fatto?
Averti concesso quest'intervista. Prima di tutto, averti rivolto la parola può nuocere alla mia carriera perché porti sfiga, e poi quella tua spocchioseria sottintesa che si permette di irridere tutto e tutti mi ha fatto girare le palle e mi ha proprio rovinato la giornata. Due scappellotti, per questo, me li meriterei proprio, brutto finocchio! Mi pento di molte altre cose, ovvio, ma attengono alla relazione tra il Creatore e la mia persona e trovano nella dimensione del confessionale il proprio spazio. Rifuggo il parlar pubblico che diventa necessariamente pettegolezzo, certe cose è meglio risolverle in privato. (urla, sparo, buio totale, si chiude il sipario)

Il file audio termina con un colpo di pistola seguito da un ghigno satanico. Non è dato sapersi cosa sia accaduto in quella stanza, speriamo solo che non si sia fatto male nessuno e che Povia riesca a partecipare al Festival di Sanremo. Se lo merita.

30 gennaio 2010

VITA, MORTE E MIRACOLI DI UN PEZZO DI BAMBA (Esclusivo: Alfonso Signorini intervista Povia, parte 1)


Mentre cercavo di scaricare da Emule un superclassico della cinematografia italiana ho avuto la fortuna e l'onore di imbattermi per caso in un reperto di rara importanza sociale e culturale: il file audio di un'intervista a Povia, il celeberrimo cantante autore di un caposaldo della storia della musica leggera italiana come Luca era gay. Ed ora che Povia ci riprova e torna a Sanremo con una canzone sulla vicenda di Eluana Englaro io non posso fare altro che trascrivere l'intervista e riportarla senza censure dopo averla ascoltata vincendo lo schifo & il ribrezzo. La qualità del file audio non era buona e dunque non sono in grado di dire con assoluta certezza chi fosse l'intervistatore, ma ad occhio e croce viste la boria e la leggerezza dei temi trattati potrei ipotizzare che colui che ha posto a Povia le insidiose domande fosse il grande Alfonso Signorini. Anzi, sono praticamente certo è Signorini che fa le domande e questa è l'intervista esclusiva a Povia che Tv Sorrisi e Canzoni ha pubblicato questa settimana. Mi chiedo solo come cazzo abbia fatto a finire su Emule... deve essere perché Signorini scarica tonnellate di filmati porno e condivide ogni cartella del suo hard disk.

Sul tuo ultimo libro hai scritto che "la casa in ristrutturazione e un tumore alla pleura" ti hanno "ancorato alla vita" e ti hanno aiutato a salvarti. Da cosa ti hanno salvato?
Non ho scritto nessun libro e non ho avuto nessuna malattia. O meglio, non ho ancora scritto nessun libro ma un giorno ci arriverò – è una ottima via per guadagnare ancor più soldi alla faccia dei gonzi che si indignano per ciò che canto. Pensa a come ero fino ad un paio di di anni fa: la mattina mi alzavo tardi, bighellonavo, preparavo un concerto e, infine, mi esibivo sul palco. Nessuno mi cagava, nessuno si filava la mia musica, poi però ho scoperto che infilando argomenti di attualità nelle canzoni e facendo un po' il reazionario ci si mette in mostra, si scatenano polemiche e si vendono più dischi. Comunque non ho mai detto la frase che hai citato, non so dove cazzo tu l'abbia tirata fuori. Non sono mica Giovanni Lindo Ferretti, babbeo!

Nelle tue canzoni, comunque,c'è sempre stata un'attenzione alla dimensione spirituale più che a quella materiale...
Non sono mai stato ateo e ho sempre avuto una visione carnale della dimensione della Creazione. Principalmente però mi sono fatto di crack, quello che costava meno perché fino a quando non ho iniziato a vendere molti dischi non ho avuto tanti soldi in tasca per soddisfare i miei vizi.

"Tornare a casa" è un'espressione che ricorre molto spesso nei tuoi interventi. Cosa ha significato nascere e crescere in questo piccolo borgo di montagna?
Nulla, assolutamente nulla. Non sono nemmeno nato in un piccolo borgo di montagna ma a Milano, solo che è bello spacciarsi per ciò che non si è. Ed è bello essere complessati e per questo motivo arrivare a scrivere canzoni contro gay ed eutanasia. Io sono un cantore con i capelli lunghi e unti e la panza prominente che prova in tutti i modi ad essere al centro dell'attenzione e per farlo suona pure al Family Day.

(fine prima parte, perché non ho più voglia di trascrivere. La seconda parte forse arriverà a breve, o magari non arriverà mai perché interverrà la potente lobby di Comunione e Liberazione e farà bloccare l'intera operazione)

27 gennaio 2010

IL PIAVE MORMORÒ NON PASSA LO STRANIERO



Il filmato più bello degli ultimi dieci anni: come fare a non pagare per salire sugli autoscontri (passandola possibilmente liscia).

Grazie YouTube per regalarci sempre perle di questo livello! E grazie utente medio di YouTube per postare cose così memorabili! E grazie commentatore medio di YouTube per lasciare commenti tipo questo:

hai perfettamente ragione non è un cretino ma un figlio di zoccola e stai a ttento perche gli imbecilli come voi ne hi beccati un sacco e sai cosa hanno fatto,
mi hanno ripagato i giri per 10 giorni di fina sceminiiiii tutti e due siete propio dei ragazzini io non ho fucili come dicono ma so tirare dei bei cazzottoni che fanno anche male sicche occhio pagliaccetti”
(vorrei essere colui che ha scritto parole così belle e cariche di poesia)

Più che altro, viste le didascalie esplicative presenti nel filmato e l'idioma con il
quale vengono espressi con chiarezza i commenti, sembra quasi di guardare un corso accelerato di lingua italiana moderna.

Provare a modificare un gettone e salire a sbafo sulla macchina girando in pista fino al collasso diventa un dovere morale. E se YouTube rimuove il filmato bisogna per forza gridare al colpo di stato.

25 gennaio 2010

24 HOUR PARTY PEOPLE



Sabato scorso Massimo D'Alema era ospite al programma di Fabio Fazio (ormai non si chiama più Che tempo che fa, si chiama “il programma di Fabio Fazio” perché è un programma inconsistente come il suo conduttore e non merita di avere un titolo come tutti gli altri programmi tv) ma non ha detto nulla di sensato.

Sai che novità: Fazio è solito chiamare sempre gli stessi ospiti ed ovviamente D'Alema non poteva mancare anche se in trasmissione c'era già stato appena un paio di mesi fa, e D'Alema lo ha ripagato facendo ampio sfoggio della sua proverbiale (ed insopportabile) boria, la boria tipica di chi cerca di nascondere il vuoto totale. Chi paga ancora il canone tv è un perdente, chi crede che D'Alema sia un politico con le palle lo è ancora di più.

In poche parole D'Alema - il grande stratega politico, l'uomo delle grandi vittorie elettorali, colui che riesce a tener testa a Silvan Berlusconi – parlava ma non si capiva nulla perché non c'era l'audio. O meglio, l'audio c'era ed incredibilmente non era quello della trasmissione di Fazio, ma era l'audio della puntata del Grande Fratello in cui Ascanio Pacelli mena Patrick Ray Pugliese perché sta mangiando una sua mela. La Rai mi ha privato della possibilità di sentire ciò che diceva D'Alema, la Rai mi ha privato della possibilità di ridere di D'Alema utilizzando oltretutto l'audio di un programma della concorrenza in cui un bullo palestrato si incazza per un presunto torto subito. Che schifo.

Ma il punto non è questo, il punto è che alla fine di questo interminabile weekend D'Alema ha visto il suo candidato polverizzato da Nichi Vendola alle primarie per scegliere chi a fine marzo correrà per presidenza della Regione Puglia. Ovviamente D'Alema grida al complotto e parla addirittura di voto che ha cercato di farlo fuori, ed ovviamente andrà a finire che il grande stratega politico, l'uomo delle grandi vittorie elettorali, colui che riesce a tener testa a Silvan Berlusconi farà di tutto per far vincere il candidato della destra contro Nichi Vendola. Berlusconi ed i suoi più stretti collaboratori (Capezzone, Gasparri e Bondi – quello abbronzato) stanno ancora esultando al solo pensiero di poter ancora una volta contare su un alleato fedele come D'Alema. Beati loro.

24 gennaio 2010

UN DISCO DA MASSIMO DEI VOTI: Of the Blue Color of the Sky degli OK Go.

Alzi la mano chi si sarebbe aspettato un disco del genere dagli OK Go, quelli del video virale sul tapis roulant, quei cazzoni che ballavano e cantavano sul tapis roulant ed intanto vendevano vagonate di dischi finendo pure in heavy rotaton su Mtv. Alzi la mano chi in vita sua non ha mai giocato a fare lo snob salvo poi pentirsene un attimo dopo.

Tre anni fa accendevi la radio e sentivi il loro power-pop, gradevole fin che vuoi ma pur sempre del tutto inoffensivo, roba che te ne scordavi un attimo dopo averlo ascoltato e non ti chiedevi nemmeno perché. Tre anni dopo tre anni fa (quindi adesso, ma potremmo essere anche ai tempi di certi Beatles di fine anni sessanta, del Prince più illuminato, del Beck che cazzeggia con il funk in “Midnite Vultures”, dei Blur del disco omonimo, dei They Might Be Giants più maestosi, degli Eels dei primi due dischi) gli OK Go pubblicano il loro capolavoro, “Of the Blue Color of the Sky”, un disco che ha voglia di osare e sperimentare e che soprattutto non c'entra assolutamente nulla con quanto il combo americano ha finora detto.

Un disco che inizia con una cosa (“WTF”?) che suona come Prince che canta chiuso nel bagagliaio dell'auto degli Enon non è un disco che passa inosservato, eppure via via che si procede nell'ascolto e ci si addentra nelle pieghe più nascoste dell'opera ci si rende conto che gli OK Go sono arrivati ad un tale livello di consapevolezza che se ne fregano delle vendite perché vogliono suonare solo ciò che amano. E, visti i risultati ("Skyscrapers", “In the Glass”, “White Knuckles”), fanno benissimo.

Se fossero una band esordiente tutti griderebbero al miracolo, ma siccome sono quelli del video sul tapis roulant e dell'heavy rotation su Mtv se li fileranno in pochissimi. Brutta cosa lo snobismo a prescindere.

(IFB)



20 gennaio 2010

NON È BELLO CIÒ CHE PIACE MA È BELLO CIÒ CHE È (Un post da leggere a tranci, in tre diversi momenti della vita)



Sabato 16 gennaio, serata strana. Serata a tranci.
Mi son trovato a dover decidere tra tre grandi eventi – Alessandra Amoroso al Gran Teatro di Padova, i Kap Bambino al Covo di Bologna e Morgan al Sinatra di Ferrara – e giustamente nel dubbio ho deciso che valeva la pena di provarci fino in fondo facendo in modo di essere presente a tutti e tre gli imperdibili appuntamenti, alla faccia di Milano che impone il limite di 78 decibel per i concerti rock e di Paul McCartney che rinuncia all'esibizione milanese per non dovere abbassare il volume (non male, per uno morto da quasi quarant'anni).
Ho preso la mia Porsche targata Londra (pronunciato tavgata Londva, con la evve moscia di Gianni Agnelli, un grande uomo che resta pur sempre un mio solido riferimento culturale anche se io la Porsche targata Londra l'ho vinta con il panettone Melegatti), ho fatto il pieno e son partito, cercando di annullare le distanze grazie ad Autostrade per l'Italia S.p.a. e alla guida sportiva ad alta velocità in autostrada.

Prima tappa: Padova, tanto il concerto della Amoroso iniziava presto e durava poco perché il repertorio della Amoroso è molto, molto limitato.
Sono arrivato al Gran Teatro di Padova con largo anticipo, ho parcheggiato l'auto (o meglio, ho parcheggiato la mia Porsche targata Londra) e mi sono diretto verso entrata fischiettando quando, leggendo un avviso affisso alla porta, ho scoperto – sorpresa delle sorprese – che il concerto della Amoroso era stato rinviato a data da destinarsi per indisposizione della cantante. Studio Aperto non aveva detto nulla in merito ed io ho sprecato benzina inutilmente: peccato, perché mi sa tanto che al concerto di Alessandra Amoroso ci sarebbe stato da ridere parecchio. Il concerto forse un giorno verrà recuperato, ma non sarà la stessa cosa perché probabilmente quel giorno Alessandra Amoroso sarà già caduta nel dimenticatoio, sostituita dal prossimo fenomeno da baraccone vincitore di Amici di Nacha World. Tra l'altro ho strappato il biglietto, non posso nemmeno andare all'eventuale data di recupero. L'ho strappato apposta per non andarci perché fondamentalmente non me ne frega un cazzo. E me ne vanto.

Seconda tappa: Bologna, tanto la Bologna-Padova è tutta un rettilineo e ci vuole un attimo ad arrivare a destinazione.
La Porsche targata Londra filava molto karaskov,
con piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino – anche perché durante il tragitto ho ascoltato in loop Kings of Metal dei Manowar e, si sa, i Manowar procurano vibrazioni al basso intestino e quando guidi di notte mentre li ascolti quello che ti circonda più che buio di campagna è paura di non fare in tempo ad arrivare al bagno e fartela sotto. Ad arrivare a Bologna ci ho messo un attimo, fottendomene degli autovelox e del codice della strada (tanto la Porsche è targata Londra e l'ho intestata ad un prestanome, voglio vedere come fanno a mandarmi le multe a casa), ad arrivare al Covo ci ho messo un pochino di più perché come al solito mi sono perso in tangenziale.
Ma è stata tutta fatica sprecata: fila chilometrica di persone che volevano entrare e locale esaurito tutto un'ora prima del concerto. Non hanno fatto entrare me, non hanno fatto entrare tanti altri ragazzi che son venuti da lontano solo per vedere i Kap Bambino, hanno fatto entrare una coppia di distinti cinquantenni lei-in-pelliccia-e-botulino-lui-in-giacca-e-cravatta anche se non avevano prenotato ed io mi sono incazzato (ma questo è un altro discorso che non sto ad approfondire in questa sede, anche perché il Covo non è una pizzeria. O meglio, il Covo non è ancora una pizzeria). Son rimasto un pochino nei giardini adiacenti a fare le sgommate e i testacoda con la mia Porsche targata Londra e poi son ripartito verso Ferrara senza nessun rimpianto, tanto tra la gente che attendeva invano fuori dal locale girava voce che i Kap Bambino non siano tutto 'sto granché, che fingano di suonare dal vivo, che per i loro live fake usino gli stessi cd che utilizzano per tirasi lo
speed (cit.) e che dietro l'hype che li circonda ci sia ben poco di buono. Oltretutto ho evitato di respirare il fumo di sigaretta che impesta il Covo, e la mia salute non può che trarne giovamento. Prevenire è meglio che curare, prevenire è meglio che curvare.

Terza tappa: Morgan al Sinatra, ed ho detto tutto.
Bologna-Ferrara in un quarto d'ora netto tappa Autogrill compresa: nuovo record mondiale, anche perché all'Autogrill ho acquistato un libro a caso di Bruno Vespa (tanto son i suoi libri son tutti uguali e soprattutto non li scrive lui) la cui lettura mi ha accompagnato per il resto del tragitto (mi dicono dalla regia che guidare mentre si legge un libro di Vespa non è facile e non è nemmeno legale. Non lo farò mai più, promesso. Non leggerò più nulla di Bruno Vespa). Ed arrivati a Ferrara ci vuole un attimo a dirigersi verso il Sinatra, storico locale sito nella periferia ferrarese più profonda (anzi, sito nei pressi della Copparo Violenta) teatro di epici pomeriggi domenicali per centinaia e centinaia di giovani ferraresi che sono stati giovani e minorenni negli anni novanta (e quindi dal 1992 fino al 2001).
Ci ho messo poco, ma sono arrivato ugualmente troppo tardi: Morgan aveva già finito di esibirsi e si aggirava per il locale con l'occhio spillato ed un distillato in mano. Rum col sonnifero, sottocombinazione di Dio e Lucifero: una manciata di minuti dopo Morgan giaceva esanime su un divanetto del locale, nell'indifferenza generale. Mi son seduto di fronte a lui mentre sorseggiavo un chinotto e gli ho parlato, facendolo rinvenire/risorgere nell'attimo esatto in cui gli ho chiesto scusa per averlo preso per il culo per circa dodici anni e per non aver capito la grandezza della sua figura. Morgan ha sorriso e mi ha ringraziato, io l'ho salutato e me ne sono andato. Una scena imbarazzante.

E tornare a casa dopo aver mancato tutti e tre gli appuntamenti imperdibili è stato bellissimo. La Porsche targata Londra rombava, era ancora notte fonda ed avevo ancora tante energie da spendere, ma ho preferito andarmene a letto perché in fondo mi sentivo un vincitore morale ed ero già appagato così. Non son riuscito a chiudere occhio, deve essere stato il chinotto che ho bevuto di insieme a Morgan o molto più probabilmente la miriade di video di Annoying Orange che mi sono guardato prima di coricarmi a letto. In compenso però ho dormito la domenica, quando la gente normale che lavora, produce e fa girare l'economia italiana va a messa in giacca & cravatta, pelliccia & botulino, libro & moschetto fascista perfetto. Son cose che capitano.

18 gennaio 2010

L'ULTIMO TANGO DI JOHN TITOR

Silvio Berlusconi è tornato dal regno dei morti per salvare l'Italia, e mo' son cazzi. Si potrebbe anche chiudere qui il pezzo, ma i tipi di Mediaset mi pagano in nero per scrivere almeno 2000 caratteri (spazi compresi) ed allora son costretto mio malgrado ad andare avanti pur non avendone alcuna voglia. Quasi quasi vorrei essere un intellettuale del calibro di Vittorio Sgarbi per non avere un limite minimo di battute da rispettare. Vorrei il ciuffo di Vittorio Sgarbi. Vorrei la forfora perenne che Vittorio Sgarbi ha sulle spalline della giacca. Vorrei, vorrei, ma quante cose che vorrei.

Dicevamo, è tornato Silvio ed in quasi una settimana ha sparato una raffica di cazzate talmente prive di una qualsiasi forma (anche apparente) di decenza da far impallidire il celeberrimo John Titor. É quasi un record mondiale: ha parlato di riforma fiscale, riforma delle aliquote, taglio delle tasse, smentita del taglio delle tasse, riforma della giustizia, riforma della costituzione, andare avanti da soli, legittimo impedimento e modellini del Duomo di Milano talmente inflazionati che te li scagliano addosso senza che nessuna delle sue affermazioni venisse anche solo lontanamente messa in discussione da chicchessia. Se le minchiate a caso le avesse dette John Titor tutti si sarebbero messi a ridere poi avrebbero chiamato la guardia medica dopo aver aggiornato la pagina che Wikipedia ha dedicato alle sue prodezze, le ha dette Berlusconi con indosso il piumino della Marina Militare russa ed allora in Parlamento ed in televisione (ormai i due luoghi spesso e volentieri tendono a coincidere) non si parla d'altro – come se le sue promesse fossero qualcosa che lui intende mantenere sul serio e non specchietti per le allodole ad uso e consumo dei gonzi indecisi se votarlo o no alle prossime elezioni regionali (io personalmente intendo votarlo perché mi è simpatico e vuole davvero il Bene della Nazione, ma questo è un altro discorso).

C'è gente che è ancora convinta che Berlusconi prima o poi manterrà le promesse e continua a credere in lui. Son 16 anni che promette il taglio delle tasse (l'esordio del tormentone-tasse fu infatti nel 1994, e da allora è stato un crescendo continuo) ma non l'ha mai fatto, nemmeno quando era all'opposizione (è noto a tutti che Berlusconi governa anche quando è all'opposizione perché gli esecutivi di centrosinistra hanno avuto negli anni la stessa consistenza del burro usato da Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi). Beato chi ci crede ancora e chi aspetta fiducioso. La pazienza è una virtù che io apprezzo molto, soprattutto in coloro che non si formalizzano di fronte ad un tizio con i capelli disegnati che va in giro vestito con il piumino della Marina Militare russa.

E beato chi aspetta da troppo tempo un segno di vita dalla falsa opposizione (il Partito Democratico di D'Alema, fine stratega politico che se deve fare una cosa di sinistra stai sicuro che non la fa salvo poi far sì che la colpa ricada sul suo ventriloquo di fiducia Bersani) o chi crede veramente nella falsa-vera opposizione (Antonio Di Pietro, uno che ogni volta che apre bocca regala a Berlusconi una scusa per recitare il ruolo a lui più congeniale: la vittima di un complotto ordito dai comunisti). Se ci fosse il Partito d'Azione voterei più volentieri, ma visto che non c'è il Partito d'Azione mi dovrò mio malgrado rassegnare a decidere sul momento chi non votare e chi votare per non fare un favore agli altri contendenti.

I LIKE TO PLAY THE DRUMS. I THINK I'M GETTING GOOD, BUT I CAN HANDLE CRITICISM.

Sembra uno scherzo ma è il mondo reale: è tempo di mash-up Lady Gaga vs. Nirvana. Nirgaga, Poker Face vs. Smells Like Teen Spirit (o come cazzo vogliamo chiamarlo) è quasi più bello dei rispettivi originali, però ad occhio e croce mi aspetto che da un giorno all'altro Kurt Cobain esca dalla tomba per spararsi un'altra fucilata, perché la prima forse non è bastata (e parlo con tutto il rispetto possibile per Lady Gaga, artista che stimo parecchio perché ha portato una zaffata di novità nel piatto panorama pop delle tv musicali di regime).



(via Stereogram)

15 gennaio 2010

LA VIA DELL'OPPIO



Qualche sera fa sul mio schermo televisivo è apparso quell'uomo alto, unto e pelato che a quanto pare svolge le funzioni di direttore del Tg1. Parlava di Craxi, del Papa (anzi,mi correggo: del papa), di euromissili, di finanziamenti sovietici al Partito Comunista Italiano, di ingiusto martirio subito da Craxi e di altre cazzate simili, ma non sono riuscito a capire il senso del discorso perché il filmato si è improvvisamente interrotto e sono apparse le immagini di un vecchio tossico sdentato (uno dei reduci degli anni ottanta, gli anni in cui da un lato della strada imperava il craxismo mentre dall'altro imperava l'eroina) intento a spararsi in vena una dose di eroina mediante siringa ipodermica. Nel collo, mica nell'avambraccio.

È stato uno spettacolo assolutamente disgustoso, immagino che la vita di milioni di famiglie italiane sia stata sconvolta da immagini del genere trasmesse ad orario pasti, però le droghe pesanti sono una grave piaga sociale che va affrontata con coraggio e decisione, a muso duro, senza nascondersi di fronte ad inutili forme di ipocrisia che alla lunga provocano solo danni e null'altro. Meglio mostrare ciò che non si vorrebbe vedere, per far sì che le giovani menti non cadano in tentazione e non scelgano il vizio in luogo della retta via.

Avrei tanto voluto capire cosa stava dicendo il tiramolla che dirige il Tg1, ma non mi è stato possibile per via del vecchio tossico che si faceva in diretta tv e forse è stato meglio così. Solo riflettendo sugli errori/orrori del passato e facendo autocritica è possibile evolversi e diventare persone migliori: Minzolini l'ha fatto e partendo da Servire il popolo e dalle severe critiche ai compagni di lotta perché da lui ritenuti socialdemocratici è arrivato sino ai vertici del più importante telegiornale italiano. Dedichiamo dunque una via in ogni città a Bettino Craxi, legalizziamo le droghe pesanti così gli editoriali in difesa della figura di Craxi non verranno più interrotti dall'altra faccia della medaglia del craxismo e soprattutto facciamo come il tiramolla che dirige il Tg1: autocritica, specie schierandoci sempre e comunque dalla parte di chi comanda ed è più forte. Anche a costo di oltrepassare il limite del ridicolo.

13 gennaio 2010

PLEASE REMAIN SEDATE


Ieri mattina sono andato al Lidl a fare la spesa. C'era il pienone causa saldi ed è stato estenuante, ho pensato più volte di fuggire senza comprare nulla ma quando ho visto in un cesto delle offerte il libro dedicato ad Alessandra Amoroso a 3,99 € non ho resistito e l'ho acquistato senza nessun senso di colpa. Come resistere ad un libro che racconta (copiaeincollo a caso da una delle migliaia di pagine che in rete parlano di questa monumentale opera che cambierà il corso della storia) “i sogni e le speranze, i desideri e i nuovi progetti di una giovane artista protagonista di una favola moderna”?

Durante il viaggio di ritorno in macchina l'ho letto tutto (è un libro talmente poco impegnativo che lo puoi benissimo leggere mentre stai guidando, oltretutto senza nemmeno bisogno di togliere le mani dal volante – quindi non rischi il ritiro della patente e probabilmente nemmeno l'arresto) e posso dire con assoluta onestà intellettuale che è una cagata pazzesca.

Impossibile ignorare un talento e una potenza vocale così trascinanti, impossibile ignorare il fatto che il libro è scritto con una prosa da terza media (all'interno c'è pure un poster della Amoroso che ho già provveduto ad appendere nel mio ufficio, cioè nel bagno di casa mia) Angelo Gregoris e Alessandra Celentano devono essersi impegnati parecchio per partorire queste 120 pagine (scritte oltretutto con caratteri ben visibili anche a chi ha meno di 4/10 di vista stabili) nelle quali si racconta senza giri di parole tutta-ma-proprio-tutta la vita professionale della Amoroso: i duri inizi, la vittoria ad Amici di Marione De Filippi, l'esordio con Immobile, il grande successo, l'uscita nell'estate 2009 del primo album Senza Nuvole, la memorabile intervista a Vanity Fair, la prima pera, il pentimento dopo aver scoperto che dopo la prima pera si sta malissimo e si vomita sangue, il programma di cucina con GG Morandi, la somiglianza con Edgar Davids, il primo posto in classifica. Un libro che praticamene più che un libro è la nuova Bibbia.

Pagina dopo pagina, parola dopo parola si ride tantissimo, si rischia di soffocare salvo poi iniziare a porsi domande inquietanti come “perché fenomeni da baraccone del genere vengono definiti artisti?”, “perché i teenagers si riconoscono in lei?”, “perché i suoi dischi vengono pubblicizzati anche sugli scontrini degli Autogrill?”, “perché lei sì e invece tanti altri musicisti di talento no?”. Da quando l'ho letto non riesco più a darmi pace.

A questo punto andare il 16 gennaio al suo concerto di Padova diventa un dovere morale. Per capire, per ritrovarsi, per ridere ancora una volta di lei.