26 dicembre 2009

Per un nuovo miracolo italiano: la solita classifica di fine anno


È finito il 2009, Michael Jackson è morto da pochi mesi ma sembra una vita (cit.) e per me come ogni anno è già tempo di classifiche di fine anno. Ovviamente, con le classifiche di fine anno non si ha la pretesa di stabilire quali siano stati "i migliori dischi dell'anno" (infatti capita regolarmente di lasciare fuori album belli-ma-sottovalutati e/o ascoltati distrattamente e che magari riemergono in tutto il loro splendore anni dopo, lasciando in chi ha redatto la classifica una strana sensazione di pentimento mista a frustrazione), ma si vuole mettere nero su bianco una sorta di elenco dei dischi che durante l'anno appena trascorso hanno regalato sensazioni, situazioni, simulazioni e vibrazioni. Praticamente, le classifiche di fine anno vogliono essere il Diario di Anna Falchi, una sorta di diario socio-cultural-musicale dei mesi passati da lasciare ai posteri affinché possano documentarsi e (perché no) ridere di chi ha avuto la presunzione di perdere del tempo stilando una classifica del genere. I blogger perdono tempo a scrivere le classifiche di fine anno perché tutti i blogger lo fanno e loro non vogliono essere da meno, è doveroso deriderli/è doveroso deridere questo blog. Fine del noioso pistolotto introduttivo.

Dalla top ten sono rimasti fuori per poco fior di dischi come Rules dei Whitest Boy Alive (il nuovo disco dei Kings of Convenience era uguale agli altri, Occhialone non entra in classifica solo per questo), Begone Dull Care dei Junior Boys (è favoloso ma è un tantino inferiore ai suoi predecessori, e poi in rete girava già tre mesi prima della sua uscita, quindi il gioco non vale la candela), l'omonimo di The Pains of Being Pure at Heart (bellissimo, ma dal vivo suonano meglio che su disco, quindi mi tengo il live), Beacons Of Ancestorship dei Tortoise (gran disco, ma dal vivo i Tortoise rovinano tutto menandosela troppo), The Future Will Come di Juan MacLean (disco della madonna, ma dopo molteplici ascolti inizia a stancare – e non è un buon segno), Dark Days/Light Years dei Super Furry Animals (commovente il fatto che dopo tanti anni i Super Furry riescano ancora a fare dischi così belli, ma non è il loro disco più bello e dunque restano fuori), It's Blitz degli Yeah Yeah Yeahs (troppo bello per essere farina del loro sacco) e Guilty di Noyz Narcos (non l'ho ancora sentito, è uscito oppure lo han rinviato ancora?), ma in fondo chi se ne importa? Son sempre grandi dischi anche se non sono entrati nella top ten. È solo questione di gusti ed opinioni discutibili.

Comunque, la top ten di fine anno è la seguente, dal basso verso l'alto o dall'alto verso il basso, tanto è uguale (no dai, dalla uno alla dieci e che non se ne parli più).

The Horrors – Strange Colours (Beggars Banquet)
Un disco perfetto dall'inizio alla fine, magistrale per produzione, attitudine e canzoni. Ecco, Strange Colours è un disco di canzoni. E nel 2009 non è poco.

Animal Collective – Merriweather Post Pavilion (Domino)
Un disco fatto di canzonette, canzoncine ed abusi di sostanze psicotrope. Sembrano dei bambini rinchiusi in una sala di giocattoli, con tutto ciò che ne consegue.

GusGus – 24/7 (Kompakt)
Ti toglie il fiato. È techno di quella che si faceva un tempo eppure è un disco proiettato nel futuro. Il 2010 è già arrivato, ma potrebbe essere il 1996 oppure il 2050.

Ebony Bones – Bone Of My Bones (Sunday Best)
Musica da party. Per la precisione uno di quei party in cui la gente si diverte parecchio e poi distrugge una casa intera.

Kasabian - West Rider Pauper Lunatic Asylum (Red Ink)
Il loro disco più bello e, visto quanto erano belli i due dischi precedenti, ho detto già tutto.

Grizzly Bear - Veckatimest (Warp)
Struggente, finisce il disco e scende una lacrima. Poi ricominci ad ascoltarlo, incurante di ciò che ti gira intorno. È incredibile ma questa roba esce per la Warp.

Lemonade – S/T (True Panther)
Un disco che riesce a sorprenderti anche dopo che lo hai già ascoltato cento volte. È musica concepita per essere ballata ma ci son dentro idee che altri avrebbero utilizzato per fare due o tre dischi.

Doves – Kingdom Of Rust (Heavenly)
Quanto tempo dovrà ancora passare prima che la gente che si renda conto che i Coldplay sono inutili e che l'unico gruppo da ascoltare sono i Doves?

King Midas Sound – Waiting For You (Hyperdub)
Un disco impossibile da incasellare in un genere musicale perché più che musica questa è poesia.

Mi Ami – Watersports (Touch & Go)
Collisione/collusione dub-noise, clima di tensione dall'inizio alla fine, rasoiate che fanno male. Nonostante il nome i Mi Ami han tirato fuori un disco pazzesco.

Son rimasti fuori pure Milky Ways di Joakim e Sing Along To Song You Don't Know dei múm ma non ho più voglia di scrivere e dunque termino qui, anche perché gran parte di questo pezzo è in realtà stato scritto il 7 giugno 2009 e non avrebbe senso andare ancora avanti ad aggiungere parti nuove.

24 dicembre 2009

DONNE E MOTORI, GIOIE E DOLORI. IL TEATRO DEGLI ORRORI, L'ITALIA DEI VALORI.



L'Italia è un paese in ginocchio.
Arrivano neve e ghiaccio, i treni si fermano e Moretti di Trenitalia consiglia a chi deve mettersi in viaggio in treno di portare con sé coperte, panini ed una P38.

-Imbecille! Stai parlando dell'amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti, non di Mario Moretti delle Brigate Rosse. -
-Ok, rettifico subito. -

Mi dicono dalla regia che Moretti di Trenitalia (e non Moretti delle BR, e nemmeno Nanni Moretti) consiglia a chi deve mettersi in viaggio in treno di portare con sé coperte e panini, ma la sostanza non conta: l'Italia è in ginocchio per neve e ghiaccio, due fenomeni alquanto rari in pieno inverno. La colpa ovviamente è di Travaglio, Santoro e Scalfari che non sono andati in giro per l'Italia a spalare la neve e a spargere il sale.

L'Italia è in ginocchio perché non ha più il suo Conducator Silvio Berlusconi, ancora convalescente in un ospedale privato dopo l'incresciosa aggressione a seguito della quale non si è nemmeno macchiato la camicia di sangue. La colpa ovviamente è di Travaglio, Santoro e Scalfari che non sono andati in giro per l'Italia a spalare la neve e a spargere il sale (l'ho già scritto sopra, ma va bene anche in questo caso). È scandaloso che il premier di un paese civile venga ferito da una palla di neve lanciata dai gruppi che su Facebook inneggiano al suo feritore.

L'Italia è in ginocchio perché Clemente Mastella è stato costretto ad andarsene al Parlamento Europeo mentre sua moglie Sandra viene continuamente perseguitata per le sue idee politiche ed ultimamente è stata addirittura mandata in esilio a Guantanamo. E la colpa di chi è? Ovviamente di Travaglio, Santoro, Scalfari e Luttazzi che non sono andati in giro per l'Italia a spalare la neve e a spargere il sale (a questo giro ho aggiunto anche Luttazzi perché ci stava bene). Sandra Lonardo in Mastella comunque è stata gentile ed ha fatto gli auguri a tutti gli italiani con un videomessaggio clandestino, ed a questo punto una domanda sorge spontanea: può una donna del genere essere colpevole di tutte le nefandezze che le vengono attribuite? No, anche se andrebbe punita in maniera esemplare per come maltratta la grammatica italiana durante i due minuti e mezzo dell'esilarante filmato.

(forse seguirà classifica dei dischi del 2009, tanto per uniformarsi al clima imperante sugli altri blog)

Renato Curcio Editore presenta: Pagherete caro per Cantare Gridare Sentirsi Tutti Uguali


Spadrillas in da mist ha un nuovo collaboratore, e che collaboratore: un anonimo congiurato proveniente da quella parte d'Italia che lavora e produce che ha immediatamente assunto il nome di battaglia di Partigiano Nullo, deciso portare a termine a tutti i costi la sua missione (che è poi anche la nostra missione, ma non c'era bisogno di dirlo).

Primi effetti della nuovo corso: Spadrillas in da mist è in grado di rivelare in anteprima i nomi dei gruppi che il 6 febbraio 2010 suoneranno (ma che a questo punto non suoneranno più, visto che è stata rovinata l'esclusiva) al Mi Ami Ancora. Non lo ha annunciato nemmeno il celeberrimo sito che organizza l'evento, lo annuncia a sorpresa Spadrillas. Ed è solo l'inizio.


21 dicembre 2009

IT'S MY JOB TO KEEP (conservative) PUNK ROCK ELITE

Il nuovo singolo dei 30 Seconds to Mars fa schifo. Non so nemmeno come si chiami, so solo che nel video si vedono dei tizi in bicicletta che girano a vuoto e che la canzone riesce nell'impresa essere molto più inoffensiva e finto-ribelle del video stesso. Basterebbe questo a rinunciare, ma io vado avanti nell'opera di denigrazione, perché non è possibile che band del genere riescano a vendere più dischi di (inserire un nome a piacimento) e a piacere alla gente più di (vedi nome inserito in precedenza).

Ha girato per settimane in heavy-rotation su Virgin Radio e questo può servire a spiegare molte cose: la voce di Ringo annunciava come se si trattasse del nuovo singolo della punk band più incazzata del pianeta (quella in cui il cantante si tira una revolverata in testa ad ogni concerto e risorge in occasione del concerto seguente) e poi partiva una nenia tediosa che può piacere solo a Ringo, che almeno è pagato per farsela piacere e si definisce pure un conservative punk (probabilmente ci deve essere un legame tra le due cose, ma non è stato ancora dimostrato scientificamente. Questione di tempo, comunque). Chi li ascolta di sua spontanea volontà deve crederci veramente: tanto per dire, la radio della mia auto cambiava stazione in automatico ed improvvisamente partiva una voce con tono metallico standard che mi ricordava che il valore di una band non si misura secondo i parametri “dischi venduti” e “fan minorenni accumulati nel globo terrestre” ma secondo altri ben più importanti parametri che un buon uomo come Ringo non potrà mai capire perché non è pagato per farlo.

Ed a questo punto scaricare il disco nuovo dei 30 Seconds To Mars e cestinarlo senza nemmeno averlo mai degnato di un ascolto (anche distratto) diventa un dovere morale.

(nessuna pietà per gente che fa video così)

LA DITTATURA LOGORA CHI NON CE L'HA



Che tempo che fa? Nevica e fa freddo, molto freddo. Fabio Fazio ospita Marco Pannella, ed io seduto in poltrona mi addormento dopo circa cinque minuti.
Davvero, non ci ho capito più nulla e sono crollato in un sonno profondo perché era tutto maledettamente troppo complesso. Al risveglio lo spettacolo purtroppo era finito ed io per qualche attimo che mi è parso eterno ho creduto di essere in Bielorussia (per la neve e per tutto il resto) o in qualche altra dittatura del cazzo. Poi ho capito: nessuna dittatura finché ci saranno uomini come Pannella - che, per inciso, con la coda di cavallo è davvero clamoroso - anche se a volte questi Grandi Uomini svalvolano un pochino troppo lasciando incredulo perfino un personaggio ultra-democristiano come Fabio Fazio.

LOADED LIKE A FREIGHT TRAIN, FLYIN' LIKE AN AEROPLANE


Trenitalia ha già trovato il sistema per ovviare ai ritardi cronici che affliggono il sistema ferroviario italiano quando nevica (ma anche quando non nevica): dall'01/01/2010 tutto il personale sui treni in viaggio indosserà l'uniforme da clown.

18 dicembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI #5: Schifan Tse Tung salverà i nostri occhi



COMUNICATO #5
È già stato scritto in passato ma repetita iuvant
: l'imperativo è vincere, la sola regola del gioco è impedire l'uso della rete a chiunque abbia cose anche solo mediamente interessanti da proporre. La banda è poca, e allora perché sprecarla per dare spazio a video musicali che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso alle case discografiche, spezzoni di trasmissioni tv che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso a Berlusconi, blogger che tanto nei loro post dicono sempre le stesse cose e nessuno li legge perché tanto a guardare la tv si fa meno fatica? E soprattutto (e qui si entra nel terreno dell'inedito), perché continuare ad andare avanti con quella cazzata immane che risponde al nome di Facebook?

Il presidente del Senato Renato Schifani ha ragione: Facebook è peggio (anzi, molto peggio) dei gruppi organizzati che terrorizzavano l'Italia negli anni settanta. Chiudiamolo (un'utopia, perché Facebook è americano e gli americani su queste cose non scherzano) o quantomeno chiediamo al validissimo ministro Roberto Maroni di limitarne l'uso attraverso filtri ed altri giochi di prestigio vari, e che non se ne parli più. La rete è buona solo per scaricare i dischi di Gigi D'Alessio e di GG Morandi, per scaricare le suonerie e i loghi per il cellulare, per sfogare quotidianamente le proprie frustrazioni sul blog a buon mercato di Beppe Grillo ma soprattutto per scaricare filmati porno di varia natura e specie. La rete non deve fornire possibilità a gruppi antagonisti di aggregarsi, senno poi qualche testa calda vorrà sicuramente emulare ed inizierà a lanciare soprammobili da tavolo ed altri potenziali oggetti contundenti (password, account, post, link, foto delle proprie vacanze, foto di serate in discoteca, richieste di amicizia, filtri antispam). Fermiamo la follia prima che sia troppo tardi.

I ragazzi devono solo divertirsi in modo sano, fumandosi i 140 canali disponibili sul digitale terrestre e stando ore ed ore in fila per partecipare ai provini del Grande Fratello e di Amici di Marione De Filippi. Se i ragazzi oggi non si divertono più o faticano a trovare un impiego stabile, duraturo ed economicamente gratificante è perché sono minacciati da Internet e più in particolare da Facebook. Limitiamo l'accesso a questi strumenti di perdizione ed il problema sarà risolto in quattro e quattr'otto senza che nessuno ci resti troppo male (in Italia, si sa, la rete è appannaggio di una ristretta fascia della popolazione).

Bisogna fare in fretta però: il rischio è che succeda quello che é accaduto in Cina, un paese in cui una intera generazione di ragazzi si è rovinata irrimediabilmente la vista e si è ritrovata con gli occhi a mandorla a causa delle troppe ore passate su Facebook prima che il governo comunista cinese si rendesse conto della gravità della situazione e decidesse di ricorrere ad utilissimi filtri per censurare determinati contenuti ritenuti pericolosi per la vista.

17 dicembre 2009

È ARRIVATO WEAH E BARESI È DI NUOVO PAPÀ


Personalmente non sono invidioso di Berlusconi e nemmeno lo odio. Ero sereno e sicuro, e lo sono tutt'ora.

Anzi sì, lo ammetto: io un pochino invidio Berlusconi. Ma solo perché se vuole può dire tranquillamente in pubblico che Franco Baresi ha un figlio nero perché a sua moglie piacciono i mandingo.

Berlusconi può sbeffeggiare Baresi senza correre il rischio essere linciato dagli ultras del Milan mentre io non posso, ecco perché lo invidio. Fine della storia.

16 dicembre 2009

COSA RACCONTEREMO DI QUESTI CAZZO DI ANNI ZERO? TANTO PER INCOMINCIARE UNA FOTO ED UNA CLASSIFICA DI VENTICINQUE DISCHI, POI VERRÀ IL RESTO

(La foto più bella degli Anni Zero: Emilio Fede, Silvio Berlusconi e suo figlio Piersilvio fanno jogging nei giardini della megavilla imperiale Arcore. Notare la tipica tenuta da atleta dei tre Atleti d'Italia, le gambe in cemento armato di Berlusconi, la grinta di Emilio Fede ed il prodigioso parrucchino antivento di Piersilvio Berlusconi. Bei tempi quelli in cui Emilio Fede poteva fare la cacca in giardino e non doveva limitarsi a spacciare propaganda politica travestita da telegiornale...)

Stan finendo gli Anni Zero ed è tempo di classifiche dei dischi del decennio. Le stan facendo più o meno tutti, provo a farla anche io anche se a dire il vero manca ancora poco meno di un mese alla fine degli Anni Zero e i ripensamenti sono sempre dietro l'angolo.

Fare una top ten è praticamente impossibile, meglio spararne lì 25 che così non si corre il rischio di dimenticarne per strada troppi. Le posizioni in classifica non sono poi così indicative (a parte la numero uno, ovviamente – ma questo è un altro discorso), i dischi in questione sono più o meno tutti dischi importanti (per me e/o più in generale) che hanno saputo nel loro piccolo cambiare qualcosa o qualcuno.

Partiamo e non torniamo più:

  1. The Avalanches – Since I Left You (XL, 2000)

  2. Daft Punk – Discovery (Virgin, 2001)

  3. The Notwist – Neon Golden (City Slang, 2002)

  4. At The Drive-in – Relationship of Command (Grand Royal, 2000)

  5. Les Savy Fav – Go Forth (French Kiss, 2001)

  6. El Guapo – Fake French (Dischord, 2003)

  7. Thursday – Full Collapse (Victory, 2001)

  8. Doves – Lost Souls (Heavenly, 2000)

  9. Deftones – White Pony (Maverick, 2000)

  10. múm – Finally We Are No One (Fat Cat, 2002)

  11. Elbow – Asleep In The Back (V2, 2001)

  12. Burial – Untrue (Hyperdub, 2007)

  13. Cave In – Jupiter (Hydrahead, 2000)

  14. The Postal Service – Give Up (Sub Pop, 2003)

  15. The Strokes – Is This It (RCA, 2001)

  16. Phoenix – United (Virgin, 2000)

  17. Bjork – Medúlla (One Little Indian, 2004)

  18. The Sleepy Jackson – Lovers (EMI, 2003)

  19. Arcade Fire – Neon Bible (Merge, 2007)

  20. The Streets – Original Pirate Material (Locked On, 2002)

  21. Air – 10000 hz Legend (Astralwerks, 2001)

  22. The White Stripes – Elephant (XL, 2003)

  23. Cursive – Cursive's Domestica (Saddle Creek, 200)

  24. Liars – They Were Wrong, So We Drowned (Mute, 2004)

  25. Arctic Monkeys – Whatever People Say I Am, That's What I Am Not (Domino, 2006)

(Va da sé che il filmato più bello è sicuramente quello in cui un fattissimo Vittorio Sgarbi inscena una performance di grande spessore artistico e poi insulta tre tipi de Le Iene coniando il favoloso neologismo "culattoni raccomandati". La classe non è acqua, onore al genio di Vittorio Sgarbi che ci ha regalato momenti cosi belli ed esilaranti. Io personalmente rido ancora pensando al termine "culattoni raccomandati" e ai molteplici usi che se ne potrebbero fare - anche per insolentire lo stesso Vittorio Sgarbi, un vero intellettuale per tutte le stagioni...)



14 dicembre 2009

VIVA LA LIBERTÀ DI STAMPA, PERÒ FARE LO STALLIERE RENDE MOLTO DI PIÙ



Solidarietà senza se e senza ma a Silvio Berlusconi, colpito da un Duomo di Milano volante e ferito gravemente al volto. La violenza è sempre sbagliata, soprattutto quando poi genera oscene puntate speciali di Porta a Porta, trasmissioni che vanno talmente oltre il limite della decenza da farti pensare che forse sarebbe meglio che al loro posto la Rai trasmettesse il film in cui Cicciolina si accoppia con un cavallo. Con film del genere oltretutto si coglierebbero due piccioni con una fava: la degenza ospedalieria di Berlusconi sarebbe molto più piacevole e ce lo restituirebbe più in forma che mai, ed anche le famiglie comodamente sedute in poltrona potrebbero passare ore spensierate invece di essere costrette a sentire uomini politici che dicono le solite frasi di circostanza.

Aspettiamo fiduciosi un cenno da parte dalla dirigenza Rai.

13 dicembre 2009

ESSER STRONZI VERAMENTE SENZA GUSTO NÉ MORALE È UN PRIVILEGIO DI CUI ABUSA UN SOL TIPO DI ANIMALE



“Legalizzare la mafia sarà la regola del duemila,
sarà il carisma di Mastro Lindo a regolare la fila
e non dovremo vedere niente che non abbiamo veduto già.
Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque.
Bambini venite parvulos, c'è un applauso da fare al Bau Bau,
si avvicina sorridendo, l'arrotino col suo Know-How,
venuto a prendere perline e a regalare crack”
(Francesco De Gregori, Bambini Venite Parvulos, 1989)

Venerdì sera ad orario pasti serali un tizio magro, unto e pelato (che a quanto pare dirige il Tg1, ma visto il suo aspetto fisico non ne sono poi così sicuro) ha iniziato a parlare di un pentito di mafia, dell'attuale Presidente del Consiglio, di un mafioso che lo ha scagionato negando le parole di un pentito, di Giulio Andreotti, di persecuzioni mediatico giudiziarie e di immagine dell'Italia danneggiata a livello internazionale, ma purtroppo non sono riuscito a capire bene il senso del discorso perché un commando armato ha fatto irruzione in casa mia ed ha distrutto lo schermo televisivo a colpi di kalashnikov.
Minzolini non si è fatto niente, però intanto io devo cambiare televisore (è il terzo in meno di un mese, un'ottima scusa per passare al digitale terrestre) e per i prossimi giorni non riuscirò ad essere al corrente di cosa succede in Italia e, soprattutto, di cosa non succede in Italia.
Peccato.

11 dicembre 2009

HUMANITY IS THE DEVIL

Federico Bricolo della Lega Nord non esiste. Me lo sono immaginato.

È un personaggio favoloso, parla come Maurizio Milani ma sembra Terminator.

Praticamente è Terminator doppiato da Maurizio Milani ed ogni volta che lo vedo grido al miracolo anche se poi la mia tv prende fuoco e devo correre ad acquistarne una nuova. Succede sempre quando parla uno della Lega, non riesco a spiegarmi il perché.

Un paio di sere fa al Tg1 Bricolo si è superato: parlava di non-so-che-cosa (io sono intollerante ed i leghisti non li ascolto mai) ma mentre lo faceva roteava di scatto il busto più o meno di 45°, ora a destra ora a sinistra, e di conseguenza guardava ora a destra ora a sinistra senza soluzione di continuità. Un pendolino umano, direi.

Non ho capito perché lo facesse e me lo sto ancora chiedendo (ipotizzo: stava scuotendo con decisione i suoi unici due neuroni per produrre qualcosa di interessante da poter poi riferire al pubblico comodamente seduto di fronte al teleschermo) ma in quel preciso istante l'ho eletto a mio idolo definitivo. Bricolo avrà un aspetto strano ma almeno è la dimostrazione vivente del fatto che la Lega ogni tanto lancia qualche personaggio nuovo ed in grado di regalare il buonumore, non come la sinistra che son vent'anni che propone gli stessi tristi volti televisivi e poi perde sempre le elezioni.

09 dicembre 2009

WHAT ELISABETTA AND GEORGE DO IS SECRET


Avrei potuto essere un famoso pianista, sarei potuto diventare un dj, ed invece ho scelto di andare ad un concerto dei Germs.
Un concerto dei Germs. Nel 2009. Con Darby Crash morto e sepolto da trent'anni esatti, Pat Smear obeso probabilmente a causa del metadone, Lorna Doom che sembra Wanna Marchi e Don Bolles che sembra un morphing tra Marylin Manson ed Izzy Stradlin. L'ex attore di E.R. Medici in prima linea Shane West sostituisce Darby Crash dopo averlo interpretato in What We Do Is Secret, il film dedicato alla band. Brividi.

E sono andato, in nome della nostalgia di un passato che non ho mai vissuto perché non ero nemmeno nato.
Il risultato è che mi sono divertito un sacco. I Germs si son riformati e negli anni hanno imparato a suonare i loro pezzi, Shane West se l'è cavata molto bene per essere un attore che ha recitato con George Clooney e la gente sopra e sotto al palco ha gradito parecchio. I più giovani han pogato a sangue, i più vecchi han sorriso, Pat Smear rideva sempre, Don Bolles ha fatto un paio di volte il saluto romano e Lorna Doom sembrava la madre dei ragazzini che salivano sul palco e si tuffavano. Non fa una piega.
Da un concerto del genere non si poteva pretendere di più, o forse sì. Si poteva pretendere un clamoroso Shane West che indossa la maglietta degli Impact, ed infatti Shane West per tutta la durata del concerto ha indossato la maglia dei ferraresissimi Impact. Solo per questo ho sentito subito l'esigenza di correre al banco del merchandising ad acquistare la maglietta di (GI) Germs, ma conto un giorno o l'altro di vedere George Clooney che porta a passeggio Elisabetta 'analis mentre indossa la maglia degli Impact e si sente pure parecchio a proprio agio. Nespresso, what else?[*]

[*]Tra l'altro il Nespresso sa di tutto tranne che di caffè, non capisco perché Clooney continui a fare quella pubblicità. O forse lo capisco: lo pagano molto bene e tanto gli americani non capiscono nulla di caffè. C'entra poco con i Germs, ma era bello dirlo visto che E.R. ha regalato al mondo un cantante dei Germs e un fidanzato della Canalis.

LE PASTIGLIE DEL '96

”24/7” dei GusGus non è un disco vecchio, è semplicemente un disco di musica senza tempo. Uno di quei bei dischi di techno come si faceva una volta e come oggi purtroppo non si fa più, con synth che paiono scolpiti nel ghiaccio, bassi da lesioni interne e beats austeri e marziali – com’è giusto che sia. Dopo un paio di ascolti 24/7 è già un classico, o forse lo è sempre stato e sempre lo sarà: la struggente “Add This Song” è da lacrime agli occhi con i suoi loop che riescono ascavartinell’anima, “Bremen Cowboys” è il ritorno della trance sul luogo del delitto, “Thin Ice” è la quiete prima di una devastante tempesta, “Take Me Baby” salva Jimi Tenor dai deliri afrofunk nei quali si è perso da ormai troppo tempo e lo riporta ai fasti di un tempo (anche se solo per quattro minuti circa).

Il resto è la dimostrazione che la classe non è acqua e che “24/7″ è quasi un ideale tributo al grande ed importante lavoro che gli islandesi GusGus hanno fatto nel corso degli anni. Gente che ci ha sempre creduto e ci crede come allora, che ha portato avanti un certo tipo di discorso con grande coerenza e che continua a portarlo avanti, incurante del trascorrere del tempo e del modificarsi delle cose e delle persone. Eppure in tanti tendono a sottovalutare.

Un disco del genere sarebbe potuto uscire indifferentemente nel 1996, nel 1999 oppure nel 2012 e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire sulla sua bellezza e sulla sua perfezione. Eppure esce nel 2009 e nonostante tutto il carico di pathos che si porta appresso viene sistematicamente snobbato/stroncato dai soliti cacciatori di trend - gli stessi che nel corso degli anni come se nulla fosse si sono strappati i capelli (nell’ordine:) per jungle, drum’n'bass, big beat, 2 step, electroclash, rocky house e fidget, dimenticando improvvisamente ciò che avevano ascoltato fino all’anno prima, sempre in cerca dell’ennesima novità (che poi gira e rigira è sempre un revival/risciacquatura di piatti) buona per renderli del tutto conformi alla massa.

Peccato per loro, non sanno cosa si perdono (ma tanto se lo sarebbero perso pure nel 1996, nel 1999 oppure nel 2012, quindi non fanno testo e “24/7″ resta un grandissimo disco a prescindere dal loro gradimento).

(IFB)



07 dicembre 2009

DEMOCRAZIA CRISTIANA, DEMOCRAZIA CRISTIANO SPILLER, SPILLER È VIVO E LOTTA INSIEME A NOI: Avere vent'anni, averli anche diversi anni dopo.

Sono parecchio emozionato: dopo anni ed anni di peripezie e disavventure varie, ho finalmente ho trovato un locale in cui mi permettono di entrare col mio Booster truccato.

Ma andiamo con ordine. Ho preso armi e bagagli, ho falsificato i miei documenti di riconoscimento, ho acceso il Booster e sono andato alla serata Urban Disorder, a monthly appointment in un locale più meno vicino a Ferrara. Suonava Spiller e valeva la pena di rischiare la vita arrivando lì in scooter per sentire l'uomo che ha regalato al mondo una cosa meravigliosa come Groovejet.

E com'è stato il tutto? Direi parecchio fico. Spiller ha spaccato, non me lo immaginavo così alto e non me lo immaginavo nemmeno così convincente. Pensavo che fosse rimasto fermo al 2000 circa ed invece ha tirato fuori un set che, a parte raro qualche momento un pochino troppo fidgettoso per i miei gusti (ma mi ero premunito portando con me una copia di Blow Up da leggere comodamente seduto su un divanetto qualora le cose avessero preso una brutta piega – per la cronaca durante la serata ho tirato fuori la suddetta copia di Blow Up solo un paio di volte, segno che le tutto ha girato bene anche per merito dei local heroes VKNG e Bedroom Boys), mi ha fatto muovere il culo più o meno come in una discoteca non accadeva dal 2002 D.C. (ovviamente nel mio caso D.C sta per Democrazia Cristiana). Un uomo che ha il coraggio di suonare una tamarrata imperiale come Elvi$ di Felix Da Housecat merita la mia stima ed il mio rispetto incondizionato, così come merita stima e rispetto incondizionato quel buttafuori che mosso a compassione mi ha concesso di lasciare parcheggiato il mio mezzo all'interno del guardaroba al modico prezzo di € 2. Per fortuna che al mondo esistono ancora persone così (e per fortuna che esistono ancora serate così).

Stanco ma appagato, soddisfatto e rimborsato ad una certa ora ho ritirato il mio Booster e sono ripartito per tornare a casa. Ed il viaggio di ritorno è passato in un attimo perché in testa mi giravano ancora i sintetizzatori killer di Elvi$ Da Housecat, e per giunta non ho dovuto nemmeno bere la solita lattina di Red Bull che mi trangugio per non rischiare di addormentarmi durante il tragitto. È un buon segno, vuol dire che non sono ancora troppo vecchio per certe situazioni.

CERTI PROGRAMMI TELEVISIVI SONO PERICOLOSI: I BAMBINI POTREBBERO GUARDARLI ED INIZIARE A SOGNARE DI DIVENTARE COSÌ



Ha avuto successo solo con questo pezzo poi è sparito nel nulla. È finito pure in un film con Jerry Calà. Probabilmente con i diritti d'autore ci sta campando ancora.

A giudicare da come canta, i diritti d'autore se li è sniffati tutti. Non ha ancora azzeccato una nota.

È vero, non sa cantare. Forse non ha mai saputo cantare.


Lo penso anche io. È il peggio degli anni ottanta, l'epoca peggiore di tutti i tempi.

Cazzo c'entra poi il balletto???

Boh?


Il filmato più bello (e più trash) dell'anno: Gazebo che ventisei anni dopo canta in un terrificante programma di Carlo Conti il suo superclassico I Like Chopin. Chi ha vissuto questi momenti in diretta è fortunato, io sono fortunato.

04 dicembre 2009

TE DO LA CACCIA COME UN SETTER / ANCHE BERLUSCONI IS A GANGSTA RAPPER

“Si incrociano dimensioni sensoriali con pulsioni acustiche. La radio racconta con un delay di trenta secondi quello che tu trenta secondi prima avevi intuito nell'aria”. Silvio Berlusconi ha commentato così le dichiarazioni del pentito Spatuzza, utilizzando parole tipiche di chi ormai ha l'acqua alla gola. L'uomo sembra ormai finito eppure anche questa volta ne uscirà fresco e pulito (grazie anche ad un sistema informativo blindatissimo – vedasi il Tg1 di stasera in cui non si è capito un benemerito cazzo della vicenda se non che l'attuale governo è quello che ha fatto di più per combattere la mafia e che Pierluigi Bersani è meglio mostrarlo in immagini che paiono girate col telefonino – ma questo è un altro discorso che un giorno verrà approfondito a dovere).

Per quanto possa essere basso, complessato e disposto a tutto pur di conquistare sempre più potere, Berlusconi non può essersi spinto fino ad un'alleanza con una organizzazione criminale che scioglie i bambini nell'acido. Combattere i comunisti che mangiano i bambini alleandosi con chi i bambini li scioglie nell'acido non è bello e non è nemmeno troppo salutare. L'opinione pubblica non gradisce certe cose.

Sta di fatto che Berlusconi è nell'occhio del ciclone e domani a Roma c'è la manifestazione del No B-Day. Gli organizzatori annunciano almeno 350.000 manifestanti incazzati neri e a quanto pare saranno presenti pure il trattore di Di Pietro. il suv di Beppe Grillo e la Ferrari di Beatrice Borromeo. Sarà una bella giornata di democrazia che speriamo contribuisca a mandare a casa per vie democratiche il nano con il parrucchino (anche se la vedo dura, quello lì non si schioda nemmeno se lo prendono a calci). Io me ne starò a casa in pantofole a riposare perché faccio parte dell'Italia che durante la settimana lavora e produce, casomai faccio sempre in tempo a salire sul carro del vincitore in caso di vittoria dei manifestanti. C'è più gusto a godere dei frutti del sudore e della fatica altrui.

FILE UNDER: Tricky se fosse ancora vivo.


Un disco dubstep che ha ben poco di dubstep (sempre che la parola dubstep abbia oggi un significato ben preciso, sempre che le etichette abbiano un significato ben preciso in questi convulsi giorni di fine 2009), un disco che sfugge a chiunque voglia provare ad inserirlo in una categoria ben precisa. Per definirlo qualcuno riesumerà la parola trip-hop, qualcun altro userà la parola nu-soul, qualcuno oserà spararla grossa e dirà dub, qualcuno non ci proverà nemmeno ma la sostanza è che “Waiting For You” di King Midas Sound è un disco che riesce contemporaneamente ad essere un passo avanti e un passo indietro rispetto alla concorrenza. Anzi, è un disco che riesce ad essere contemporaneamente un passo avanti ed un passo indietro rispetto alla concorrenza.

Definizione alquanto contorta, ma con una sua logica ben precisa: Kevin Martin (Techno Animal, God ed un milione di altre notevoli cose) e Roger Robinson – le menti che stanno dietro a questo sontuoso progetto – tirano fuori qualcosa di diverso, qualcosa di ‘altro’ ed intenso che li colloca un passo avanti rispetto alla concorrenza, e per farlo ricorrono al formato canzone, alla bassa battuta, ai ritmi spezzati, alla sospensione temporale. Un elogio al ritardo ed alla lentezza congenita che però riesce ad essere incredibilmente dinamico e a sparigliare le carte, proiettando King Midas Sound nell’olimpo dei nomi caldi dell’anno in corso (e probabilmente anche di quello venturo).

Ascoltando “Waiting For You” viene in mente una versione liofilizzata e cantata dell’ineguagliato capolavoro “76:14” di Global Communication, vengono in mente gli anni d’oro in cui la Warp produceva Intelligent Dance Music per far ballare più il corpo che la mente, ma in questo caso gli additivi usati non sono di natura chimica bensì provengono dalla Giamaica – con tutto ciò che ne consegue in termini musicali e non. E chi temeva che il King Midas Sound non reggesse la prova sulla lunga distanza e fosse solo un progetto buono solo per il formato EP è accontentato: un disco così è lento ma non annoia mai, è intenso e carico di contenuti ma non sfianca l’ascoltatore. Si arriva alla fine e si ricomincia, come se il tempo si fosse fermato e continuasse ad andare in loop, come se tutto cambiasse per non cambiare mai. Questa è roba che può uscire solo per la Hyperdub.

(Indie For Bunnies)

03 dicembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI #4: Why Studio Aperto and Striscia la Notizia sucks in 2009




COMUNICATO #4
La violenza e il terrorismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali che si abbattono quotidianamente sul proletariato dimostrano che la belva imperialista possiede sì artigli d'acciaio, ma dicono anche che è possibile colpirla a morte, che è possibile annientarla strategicamente. Come pure non incantano nessuno gli isterismi piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalistica e piccolo borghese della lotta di classe, si è già arreso ed ha accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere grottesco reggicoda di ogni manovra reazionaria. In sostanza: perché piangersi addosso di fronte ai problemi del mondo quando si può essere felici pensando ad altro?

Basta con i Tg così come venivano intesi nel passato. Le notizie importanti non servono più a nulla, sono roba da intellettuali che non hanno niente di meglio da fare che seguire vicende di cui non importa più niente a nessuno. Le notizie importanti sono un ricordo del passato, meglio parlare delle cose che interessano davvero la gente. Le notizie importanti e i grandi drammi del mondo sono roba da sfigati.

La mafia e la camorra no. La criminalità e i romeni sì. La disoccupazione e le disavventure di importanti esponenti del partito che ci governa no, il calcio e i personaggi della tv commerciale sì.

Rendiamo telegiornali (presunti) programmi comici come Striscia la Notizia, rendiamo programmi comici (presunti) telegiornali come Studio Aperto.
Rendiamo grazia ai grandi intellettuali come Ezio Greggio, mattatore di entrambi i programmi nelle vesti di ospite o conduttore ed autentico luminare del pensiero moderno. Un uomo che non invecchia mai, che è sempre uguale negli anni a parte la pettinatura. Ezio Greggio è come Dave Gahan dei Depeche Mode, che dopo anni e anni di abusi chimici di varia natura e specie sembra essere miracolosamente ringiovanito ed è un animale da palcoscenico ora come allora. Ezio Greggio come Dave Gahan un giorno verrà studiato in laboratorio per capire come cazzo faccia ad essere sempre uguale negli anni. Chi meglio di lui sarebbe in grado di guidare il proletariato alla rivoluzione portandolo fino alla vittoria?

01 dicembre 2009

(Appunti disordinati di viaggio, disordine mentale, degrado sociale, calcolo renale, fistola anale, blocco intestinale, vaglia postale)


Tortoise @ Estragon, Bologna, 27 Novembre 2009
  • Un concerto per vecchi?

  • C'è tanta gente, ma sembra di essere rimasti fermi al 2001 -con tutto ciò che ne consegue in termini di livello socio-culturale del pubblico, relativa anzianità anagrafica e fumo di sigaretta prodotto.

  • Persi colpevolmente gli ottimi Bachi da pietra (peccato, sarebbe stato interessante confrontare il loro minimalismo con l'opulenza musicale dei nostri eroi) si passa direttamente al piatto forte della serata.

  • Soundcheck di durata biblica. Si teme il peggio, anzi si acquista consapevolezza di ciò che si dovrà sopportare in seguito. Carlos Santana?

  • I Tortoise sanno suonare in maniera divina ma purtroppo te lo fanno pesare, e - ciò non è bene.

  • Prima parte di concerto stellare, poi la stessa idea riciclata all'infinito per un tedio che finisce per rovinare ciò che di buono è stato inizialmente fatto.

  • Minime variazioni sul tema, tanta masturbazione mentale. Si dorme in piedi.

  • Qui non si suona rock, qui si spacca il capello in quattro. E poi in otto, in sedici e si ricomincia, senza pietà.

  • Chi si aspettava un concerto fresco e snello come l'ultimo, favoloso Beacons Of Ancestorship è rimasto deluso. Ma a quanto pare ero l'unico ad aspettarmelo, visto che a fine concerto il pubblico era in delirio.

  • Sono entrati ed usciti tre volte per il bis, manco fossero gli Yes. Ho passato una vita a combattere roba del genere, per me il rock è altro ma forse lo sconfitto sono io.

  • Non è stato un bel concerto, ma nemmeno si può dire che sia stato brutto. Non è stato nulla, me lo sono solo immaginato.

  • Il rock salire sul palco in uno stato avanzato di fattanza e sparare tutte le proprie cartucce (sia in senso figurato che nel vero senso della parola), non dimostrare con freddezza la propria bravura tecnica mediante sterili esercizi di stile.

  • Salgo in macchina che ho voglia di ascoltare i primi Royksopp, il che è tutto un dire riguardo cosa è stato per me il 2001 e cosa invece non è stato.

  • Buonanotte ai suonatori.

múm @ Bronson, Ravenna, 28 Novembre 2009

  • Da un concerto del genere mi aspetto tanto (anzi tantissimo), ma nello stesso tempo son perplesso. Forse soffro di sdoppiamento della personalità.

  • Temo molto la dimensione live per un progetto del genere, e temo molto la dimensione big band. Succede.

  • I múm li ho colpevolmente persi in qualunque occasione, perfino quando hanno suonato gratis a due passi da casa mia. Succede.

  • Si va a sentirli, incuranti dei dubbi e delle occasioni perse nel passato. Ed incuranti del rischio nebbia che come una mannaia ci pende sul capo.

  • Sorpresa: nonostante siano vestiti malissimo i múm suonano da dio.

  • Caldi e coinvolgenti, riescono perfino a far muovere e, perché no, a far ballare la gente.

  • Magistrali intrecci vocali, arrangiamenti maestosi, un batterista a dir poco formidabile. Grande band.

  • Una scaletta quasi del tutto incentrata sugli ultimi due dischi (quelli della svolta big band per intenderci) che ti convince definitivamente del fatto che i múm hanno solo tratto vantaggio dall'abbandono delle due gemelline e dal conseguente cambio di dimensione sonora.

  • Un solo bis: la celeberrima Green Grass Of Tunnel, che scatena ovazioni ed è pure meglio della versione originale presente su Finally We Are No One. Confermo e ribadisco: i múm hanno solo tratto vantaggio dall'abbandono delle due gemelline e dal conseguente cambio di dimensione sonora.

  • E si torna a casa, sfidando la nebbia. Il revival dei tempi che furono è talmente in voga che dopo aver idealmente raggiunto il picco più alto della carriera dei Subsonica si passa direttamente a White Pony dei Deftones. Ci sta tutto.

  • Bisognerebbe andare più spesso al Bronson, ma non sempre è bello sfidare così la nebbia. Dovrei trasferirmi a Ravenna, un giorno o l'altro lo farò. Sono stanco di seguire alla lettera le indicazioni del mio navigatore satellitare che regolarmente mi costringe a fare giri stranissimi per arrivare a destinazione.

***************************************

Dopo due giorni del genere la voglia di revival del 2001 è talmente alta che per qualche istante ho anche pensato di fare la cazzata definitiva di questi Anni Zero: andare di domenica sera a sentire i Placebo a Casalecchio di Reno.
I Placebo.
Nel 2009.
Brian Molko con i capelli lunghi.
Brian Molko, che probabilmente ha una parrucca visto che anni fa aveva la chierica.

Poi ho rinunciato, quaranta euro son troppi e pure tre concerti in tre giorni mi sembrano eccessivi. Ho una certa età, in tasca manca money e dunque è meglio ricordare le prodezze di Brian Mongo
a Sanremo nel 2001, quando aveva ancora la chierica ed in evidente stato di ubriachezza ha devastato una chitarra in diretta tv. Si è preso raffiche di insulti dalle mummie che stavano sedute in platea ed ha reagito con una classe incredibile, è entrato nella leggenda ed ha da esserne parecchio fiero. Senza ombra di dubbio uno dei momenti più alti della storia della televisione italiana.

30 novembre 2009

CASTLES MADE OF SAND



Ultimamente ho sentito dire che Roberto Castelli vorrebbe mettere la croce nella bandiera italiana, solo che non sono riuscito a capire bene il succo del discorso perché mentre il Tg1 passava la notizia il mio televisore ha inspiegabilmente preso fuoco.

Probabilmente era la solita sparata del leghista di turno che diventa notizia del giorno per un paio di giorni salvo poi finire inspiegabilmente nel dimenticatoio, probabilmente si parlava della stessa bandiera che l'Umberto Bossi dei tempi che furono voleva utilizzare al posto della carta igienica.

Ecco, molto probabilmente Roberto Castelli parlava di modificare la Costituzione introducendo le sgomme di Bossi come fregio ornamentale nella bandiera italiana, ma purtroppo non è dato sapersi cosa passi veramente nella testa di un leghista quando si trova di fronte al microfono di un giornalista perché il vero leghista è colui che pensa tutto e il contrario di tutto e quando parla prende fuoco il mio televisore.

Castelli con quei capelli da omino Lego non pensa nulla, ecco la verità.

28 novembre 2009

IL SIGNORE DEGLI ANELLI VAGINALI ANTICONCEZIONALI


È stato più forte di me, ci sono cascato: ho acquistato in numero di Rolling Stone con in copertina Berlusconi rockstar dell'anno ed ho pure provato a leggerlo.

Non volevo farlo, ma quando una sera guardano la tv mi sono imbattuto nel ministro Angelino Alfano ed ho capito che esteticamente è identico a Gollum de Il Signore degli Anelli ho immediatamente avvertito l'esigenza di capire perché questo attempato signore con i capelli finti, il cerone, la panza prominente, i rialzi nelle scarpe e svariati complessi di inferiorità che ne condizionano l'operato venga:

  • idolatrato visceralmente da coloro che stanno dalla sua parte

  • schifato visceralmente da coloro che stanno dalla parte avversa

  • ignorato visceralmente da coloro che hanno il coraggio di ignorarlo

senza che nessuna di queste tre posizioni riesca a comprendere e ad accettare pienamente le ragioni delle altre due.

Non ho capito nulla, ma è stato bello provarci. In compenso, fermo restando il fatto che Berlusconi è un'icona pop perché riesce a suscitare nella gggente sensazioni forti ed inequivocabili (che siano amore, odio o grassa indifferenza), ho raggiunto altre (e più alte) consapevolezze.

Se Rolling Stone cercava di farsi della sana pubblicità con una sana provocazione ce l'ha fatta alla grande. Ha fatto parlare di sé, ha venduto molte più copie del solito, è riuscito a risultare interessante e (forse) ha trovato un nuovo lettore nel sottoscritto. Bello il pezzo di Pistolini, belli altri pezzi che non c'entrano nulla con il soggetto che si trova in copertina, bello il rapporto qualità/prezzo, bella la carta utilizzata dal magazine. Però la provocazione copertina + Silvio Berlusconi + rockstar dell'anno (con contorno di Barack Obama e Papa Ratzinger rispettivamente al secondo e terzo posto in questa speciale classifica di fine anno) alla prova dei fatti si è rivelata del tutto innocua. Non graffia come dovrebbe, risulta piuttosto deboluccia e forzata (aggiungerei anche che sembra quasi fatta per far parlare di sé e vendere più copie, ma preferisco credere alla buona fede della rivista in questione).

Non ci siamo proprio, le vere provocazioni sono altre. Tipo chiamare un gruppo musicale “i Kennedy Morti” e rischiare la vita suonando in giro per l'America, tipo avere il fegato di mettere in copertina nel 2009 Claudio Baglioni, un uomo che ormai è stato bandito da tutte le linee aeree del pianeta perché ha si è regalato talmente tanti interventi di chirurgia plastica da essersi tramutato in materiale infiammabile (e come tale non in linea con le severe disposizioni sulla sicurezza aerea post-11 settembre). Vanity Fair ce l'ha fatta, lo ha anche intervistato utilizzando come scusa ufficiale l'uscita del suo nuovo album (che poi è l'ennesima riedizione di Questo piccolo grande amore, questa volta riveduto e corretto con il contributo di ben 70 musicisti famosi) e già che c'era ha intervistato pure la salma di Liam Gallagher degli Oasis (che osa ancora fare proclami da rockstar in nome di un passato che purtroppo per lui non tornerà mai più) e – ciliegina sulla torta – addirittura Andrea Pezzi, un grande uomo che a quanto pare ha perso il lume della ragione per colpa di una pseudo-setta religiosa(?) ed ha cercato di ritrovarlo scrivendo un libro. Questo si chiama rischiare davvero, altroché mettere in copertina di un mensile musicale un disegno che più che un disegno sembra il necrologio di Silvio Berlusconi in persona.

26 novembre 2009

HOW COULD HELL BE ANY FORST?



Sono solo chiacchiere da bar, ma hanno un loro peso specifico: la fidget non ha senso. Farà la fine del big beat, che dieci/undici anni fa pareva essere l'uovo di Colombo salvo poi finire nel dimenticatoio dopo una sola (intensa) stagione, sconfitto dalla storia come certa sinistra che si ostina a non cambiare mai i propri leader.

Adesso va di moda questa roba che-house-non-è, che-rock-non-è, che-electro-non-è che fondamentalmente non è un cazzo ma all'apparenza sembra roba dura ed in grado di scandalizzare i benpensanti (qualcuno si è addirittura illuso che i Bloody Beetroots siano punk: Darby Crash probabilmente si sta rivoltando nella tomba) mentre in realtà è solo un ottimo veicolo per vendere una determinata tipologia di capi d'abbigliamento e nulla più.
E di chi è la colpa di tutto ciò? Dei Daft Punk, che con l'album-truffa Human After All hanno dato via a tutto. I Daft Punk erano in buona fede quando in quindici giorni registrarono quel capolavoro, stavano prendendo per il culo il mondo ma poi il loro pensiero è stato distorto ed allora son venuti i Justice, falsi eredi assassini che hanno ucciso (non si sa se volontariamente o meno) un genere musicale dando inizio ad un slto nel vuoto che purtroppo deve avere ancora fine. I Daft Punk non l'hanno fatto apposta, i Daft Punk non volevano fare male a nessuno tranne all'industria discografica, ma dopo il botto dei Justice son venuti fuori come funghi progetti musicali tutti uguali ed intercambiabili che fanno addirittura pogare la gente in discoteca – che sacrilegio!

La sparo grossa: un intero dj set di fidget è quanto di più insostenibile ci possa essere al mondo. Almeno il big beat faceva (sor)ridere, mentre 'sta roba sembra tutta uguale, con i sintetizzatori anabolizzati e tutto quanto. Urge una moratoria sulla fidget nelle discoteche alternative, ne va della salute di tutti noi che siamo stati giovanissimi negli anni novanta.

23 novembre 2009

È TEMPO DI CAMBIARE LE PROPRIE ABITUDINI ALIMENTARI: BASTA PERE, SOLO BOMBOLONI




Gli Horrors sono tipi che sanno il fatto loro. Certo, se cerchi storie tipo Darby Crash quelle non le fanno neanche per il cash, ma al Bronson di Ravenna hanno dimostrato che dietro l’hype, le copertine su NME, il look studiato e le storie da dopoconcerto c’è di più, molto di più.

C’è una band che è riuscita a rendere dal vivo in maniera assolutamente convincente un disco clamoroso come Primary Colours (e con quei suoni non era facile riuscirci, davvero), c’è una band che quando si è trattato di tirare fuori dal cilindro il materiale del primo disco lo ha fatto ed ha suonato con una foga ed un’urgenza da qui ed ora (e nessuno se lo sarebbe mai aspettato, davvero), c’è una band che ci crede ed ha le palle per dare risposte adeguate ai (tanti, troppi) detrattori. Punto e basta.

In poche parole, a Ravenna gli Horrors nel loro piccolo hanno appiccato un incendio che è durato poco più di un’ora. Una prima parte interamente basata sulle atmosfere shoegazing di Primary Colours per ciondolare la testa tutti insieme (Scarlet Fields dal vivo è roba da far tremare le vene ai polsi) e come bis le botte da orbi dei supersingoli da Strange House (su tutti una tiratissima Count In Five), con in sovrappiù una ancestrale cover di Ghostrider dei Suicide tanto per ricordarci da dove veniamo e cosa siamo. E dopo uno spettacolo del genere esci dal locale soddisfatto e consapevole di aver visto qualcosa di grande, ed altro non puoi fare che mendicare un bombolone caldo - uno di quelli che il fornaio dietro al Bronson sta cucinando con tanta cura & amore – da mangiare prima di affrontare il viaggio di ritorno. Non siamo di ferro noi, e credo che non siano di ferro nemmeno gli Horrors.

In definitiva, è punk o è la solita roba che ricicla il meglio di musiche del passato per farne qualcosa da vendere ad un pubblico pronto a bersi qualunque cosa pur di essere alla moda? Arriveranno lontano o spariranno nel nulla? Non è dato sapersi, però ciò che è certo è che gli Horrors hanno attitudine, suonano alla grande e sul palco danno tutto. Hanno grande presenza scenica, grandi canzoni, un pubblico che gradisce e soprattutto un pubblico fatto non solo di modaioli come agli inizi ma anche di gente attenta che ne sa – segno che piano piano stanno riuscendo a convincerci di non essere solo un fenomeno passeggero.

(Indie For Bunnies)

SE QUESTO È UN (EX) UOMO



Un lucidissimo Vasco Rossi rassicura con un gesto da terza media (per la precisione terza media in ultima fila, dove si copiava meglio dai compagni secchioni) i suoi fan più accaniti dopo la clamorosa caduta sul palco a Caserta.
Ognuno ha i fan che si merita, ognuno ha gli idoli che si merita. Neanche Zucchero è mai arrivato a tanto (o forse sì, ma almeno Zucchero non è mai caduto durante un concerto. Zucchero camuffa meglio l'ubriachezza e/o la fattanza).

THE KING OF POP


La rivista musicale Rolling Stones a sorpresa ha incoronato Silvio Berlusconi rockstar dell'anno. Sono mesi che rischio la vita dicendo che Berlusconi è il Michael Jackson italiano, finalmente qualcuno ha capito.

Ma è davvero una rivista musicale Rolling Stone?

No.

Ma è davvero una rivista Rolling Stone?
No.

Com'è l'edizione italiana?
Praticamente illeggibile, soprattutto quando parla di Vasco Rossi o Ligabue (cioè ogni mese).

La compreresti almeno per questo mese?

Forse sì, solo per la copertina. Tra l'altro nella roboante illustrazione Berlusconi sembra una salma, proprio come nella vita ideale. Almeno una cosa i tipi di Rolling Stone l'hanno azzeccata. Complimenti.

20 novembre 2009

COME SCENDERE DAL CARRO DEI VINCITORI ED USCIRNE (MEDIAMENTE) INDENNI #3: Scimone l'africana terrorizza anche l'occidente.



COMUNICATO #3
L'imperativo è vincere, la sola regola del gioco è impedire l'uso della rete a chiunque abbia cose anche solo mediamente interessanti da proporre. La banda è poca, e allora perché sprecarla per dare spazio a video musicali che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso alle case discografiche, spezzoni di trasmissioni tv che infrangono il copyright perché postati senza chiedere il permesso a Berlusconi, blogger che tanto nei loro post dicono sempre le stesse cose e nessuno li legge perché tanto a guardare la tv si fa meno fatica?

Diamo spazio a chi non ha un cazzo da dire e proprio per questo deve per forza diventare un fenomeno da baraccone. Ergiamo Laura Scimone a simbolo di una intera generazione, omettiamo di dire che esteticamente è identica a Walter Veltroni con i capelli lunghi & unti e facciamola parlare di Maigol Gekksson (o di Maicol Gecson che dir si voglia) in un italiano incerto e pieno di lacune sintattiche. Diamole spazio sul Corriere della Sera e su Studio Aperto senza che abbia talento alcuno per ottenere visibilità, dividiamoci tra chi la infama perché è palesemente una persona che finge di essere ritardata e chi la difende perché in fondo è spontanea e fa la sua cosa senza infastidire nessuno. Facciamo la rivoluzione dal basso utilizzando la rete, evitando però di dire che la stiamo facendo alle spalle di una persona che se ci crede sul serio e non sta recitando una parte sta dimostrando di avere talmente poco rispetto per la propria dignità da rasentare l'incredibile.

Quando si parla di Maigol Gekksson, diventa un dovere morale citare l'immortale Paolino Paperino Band e la sua ancor più immortale megahit Maicol. Sarebbe favoloso imbottire Laura Scimone di pasticche di qualità scadente e farle cantare Maicol Gecson, ma per ora purtroppo non si può fare perché la ragazza è ancora acerba. Un giorno ci arriveremo sicuramente, ma per ora è prematuro lanciarci in avventure così rischiose.

LA CINICA LOTTERIA DEI RIGORI




Certa sinistra radical-chic e salottiera ha rotto gli zebedei quasi quanto i minus habens che cascasse il mondo votano a Silvio anche se hanno le pezze al culo perché sperano ancora che faccia qualcosa per il bene del paese. Sempre a lamentarsi, sempre a protestare, sempre ad organizzare manifestazioni contro il povero Berlusconi (una persona anziana e malata che nonostante tutto è stata eletta con legittime elezioni politiche). È ora di finirla.

Se cade questo governo si va ad elezioni anticipate e vince ancora Berlusconi per la quinta volta in quindici anni (nemmeno in quel noto paradiso fiscale che risponde al nome di Uganda si è arrivati a tanto). Punto e basta.

Il No B Day vuole la caduta di Berlusconi e le elezioni anticipate, il Sì B Day per certi versi vuole lo stesso, ed allora tanto vale aderire simbolicamente al Sì B Day perché è un'iniziativa più fresca e spontanea perché non si accettano lezioni su come essere di sinistra da un personaggio come Di Pietro e perché se ci tolgono Berlusconi in Italia non rimane più nessuno a farci ridere sul serio.

Anzi no, aderisco al No B Day perché Silvio Berlusconi rappresenta in concentrato un intero sistema di valori che da sempre combatto.

Anzi no, sto a casa a riposarmi e a scrivere cazzate così mi si nota di più.

Comunque, ricapitolando: il 5 dicembre a Roma si affrontano No B Day e Sì B Day, si prevedono cielo sereno e spalti gremiti. Sfida all'ultimo sangue, arbitra il celeberrimo arbitro di calcio Collina - forse l'unico potenzialmente in grado di gestire una situazione tipica di un paese come il nostro. Che vinca il migliore.