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07 dicembre 2011

UN ITALIANO COL CIUFFO RIBELLE / UN ITALIANO COL ROCK NELLA PELLE (R.I.P. Mino Reitano)



Qualche giorno fa cazzeggiando in rete mi sono imbattuto in un favoloso post di Sabina Guzzanti datato settembre 2010. Il post in questione è una roba di seconda mano ma sempre valida, visto che questa celeberrima comica (o ex-comica? Non so dirlo con precisione) se la prende niente popo' di meno che con Ryanair facendo immediatamente balzare alla mente i peggiori luoghi comuni relativi all'italiano in viaggio all'estero (o in Italia, tanto è uguale) e più in generale l'italiano che si lamenta sempre senza pensare che c'è libertà di scelta e volendo si anche può optare per altro (in questo caso, volare con un'altra compagnia spendendo molto di più e mangiando un panino gonfiabile gentilmente offerto dalla stessa – oppure stare a casa).

In soldoni: la Guzzanti di ritorno dalle vacanze in Sicilia si è sentita vessata da Ryanair e ci ha scritto un pezzo, arrivando perfino a canzonare il personale di volo che fa il suo lavoro (se avesse messo anche foto ed email dei soggetti in questione catalogandoli come spie sarebbe arrivata ai livelli di Chemtrails e delle sue fantasmagoriche liste di proscrizione – pubblico il link così se ne accorgono e finisco anch'io sulla loro black list) e concludendo con un invito a boicottare Ryanair e/o inondarla di fax di protesta perché non lascia portare in cabina le latte di olio e le confezioni di pasta da 5 kg ai poveri italiani in viaggio.

Tutto legittimo, per carità, ma tutto semplicemente eccezionale: sintassi e grammatica zoppicanti (proprio come le mie, solamente che io scrivendo cazzate purtroppo non ci guadagno nulla mentre la Guzzanti ne approfitta per pubblicizzare un suo spettacolo o a scelta un suo dvd), contenuti discutibili, mancata conoscenza delle condizioni di acquisto Ryanair, mancata lettura delle email che Ryanair invia per ricordarti qualsiasi cosa (dalla stampa della carta d'imbarco ai limiti di peso per il bagaglio a mano), lamentele per la pubblicità stile televendita durante il viaggio, commenti dei lettori che hanno suscitato la mia invidia, risposte della Guzzanti che gettano benzina sul fuoco incitando alla ribellione, gente che si ribella sul serio ed afferma di aver già inviato un fax a Ryanair (che probabilmente è volato in un cestino della spazzatura accompagnato dalla stessa sinfonia che parte quando un aereo Ryanair atterra in anticipo), varie ed eventuali.

Ad un certo punto vien perfino da chiederti: ma qual'è il senso di tutto ciò? Ribellarsi al sistema o far parlare di sé per vendere un libro e/o un dvd e/o un biglietto di uno spettacolo? A fine post la Guzzanti tra l'altro invita i lettori alla presentazione di un suo film, e – ragiono per assurdo perché so che non è così – se scrivendo un post per vendere un libro (o un dvd, o un biglietto - tanto è uguale, non lo compro comunque) la Guzzanti si comportasse esattamente come le hostess che vogliono venderti una sigaretta smokeless su un volo Ryan? E cos'è la ribellione? Volare Alitalia per un nuovo miracolo italiano a spese del contribuente, pigliare un treno Trenitalia con relativo odore di ascella trascurata o rimanere in casa guardando le scie chimiche in cielo invidiando chi nonostante tutto viaggia? Francamente non lo so, però io viaggio come capita cercando di spendere il meno possibile e sto a posto così. Certo, a differenza di Sabina Guzzanti se avessi un padre parlamentare gli ruberei la tessera da parlamentare e viaggerei solo in business class prenotando i voli più costosi che esistono (dicendo magari in giro che è stata tutta un'idea di Mario Scaramella per sentirmi a posto con la coscienza), ma queste sono scelte personali e comunque non avendo padre parlamentare opto per il risparmio mangiando junk food prima di partire così in volo non mi viene fame (al limite sto male, ma tanto il bagno è gratis e non spendo nulla). Il mondo è bello perché vario ed ognuno fa ciò che vuole.

Che poi il post della Guzzanti è del settembre 2010 e nel frattempo è trascorso quasi un anno e mezzo (esagero), tempo che in rete equivale almeno a dieci anni o forse più (esagero ancora). Nel frattempo qualunque cosa può essere avvenuta e quel post non vale più o ha perso il senso originario anche se rimane fissato sulle pagine di un blog fino al momento in cui lo stesso viene chiuso. In pratica parlandone ho scritto cose a vanvera perché nel frattempo la Guzzanti può essere diventata assidua cliente Ryan, ma resta solo un fatto: voglio che la Guzzanti a La7 torni a far ridere davvero come ai tempi de L'Ottavo Nano. Mi faceva ridere e pensare molto di più allora, mentre adesso vederla rincorrere un Beppe Grillo qualunque mette addosso una grande tristezza. Sono comunque scelte personali che non si discutono, e se sta bene a lei buona camicia a tutti (come diceva Massimo D'Alema quando lavorava a Mediaset ed era grasso e pelato).

29 novembre 2011

SIAMO SOLI, COME CANTAVA VASCO ROSSI



Se c'è una cosa che mi fa ridere tantissimo (o a scelta mi mette addosso una tristezza infinita, tanto è uguale), questa è la gente che dopo una lunga giornata di lavoro sale sui mezzi pubblici (treno, autobus o tram, tanto è uguale – funzionano tutti da schifo e sono perennemente in ritardo) e si mette al telefono a parlare di lavoro a volumi stereofonici, molestando i presenti, gli assenti ma soprattutto il sottoscritto che vorrebbe tanto farsi i cazzi suoi in pace. Mi fanno quasi pena, o forse no. Hanno ragione loro perché in Italia c'è ancora libertà di espressione.

Ma come si fa a parlare ancora di lavoro dopo una lunga giornata di lavoro? Su, non è umano. Bisogna crederci sul serio, o ben più probabilmente bisogna aver trascorso una intera giornata a guardare gli altri che lavorano e/o a fingere di lavorare e/o a dare ordini a chi sta sgobbando sul serio. Mica puoi metterti a parlare di lavoro dopo una intera giornata trascorsa a cercare in rete notizie
et similia, devi per forza essere molto stressato o devi avercela con il mondo intero (o con te stesso, tanto è uguale – funzionano tutti da schifo e sono perennemente in ritardo. repetita juvant). Qui ad occhio e croce ci vuole un dottore di quelli bravi, anche perché l'85% delle volte questi soggetti al telefono sparlano di un collega/di un sottoposto senza sapere che io magari il collega/sottoposto potrei anche conoscerlo (e dunque potrei fare la spia, cosa che tra l'altro mi riesce particolarmente bene essendo io stato comunista per anni).

Un momento: e se invece questi soggetti da studiare facessero in realtà solamente finta di telefonare, tanto per darsi un po' di arie in pubblico dimostrandosi persone di polso che sanno dare ordini anche quando non sono in loco? O se magari le telefonate fossero tutte una copertura, ossia una serie di messaggi in codice all'indirizzo di un interlocutore che non è un collega/sottoposto ma un boss mafioso o magari un'amante? Non lo sapremo mai, perché su nessun sito internet è stato ancora pubblicato un codice da inserire nelle impostazioni di un cellulare Nokia per ascoltare le conversazioni altrui ed i potenti mezzi della tecnologia attuale non possono darci risposta. Limitiamoci allora a mandare affanculo chi ci disturba facendo telefonate di lavoro sui mezzi pubblici, preparandoci a cambiare di posto qualora le circostanze lo richiedano. Funziona sempre, l'ho letto su Internet.

23 settembre 2011

Get Out Of Your Lazy Bed

Gira già da un po' il leak del nuovo disco di Blink 182 e – diciamolo fuori dai denti – pensandoci bene ne vien fuori che quella della reunion dei Blink 182 è un'operazione talmente raccapricciante che l'idea di far uscire un singolo inedito di Amy Winehouse il giorno del suo compleanno non è nulla al confronto. Pura necrofilia, e lo dico non avendo nemmeno ascoltato né il disco della pur simpatica band californiana né il singolo della recentemente morta cantante inglese.

Si sentiva davvero il bisogno di un ritorno di una band del genere? Non era meglio lasciarla consegnata all'album dei ricordi relativi quel periodo a cavallo tra la fine dei 90's e l'inizio degli Anni Zero, un'epoca in cui visto che ce l'avevano fatta i Blink sono spuntate una miriade di band italiane che ci hanno provato (Sun Eat Hours, Succo Marcio et similia) ed una rivista che su quella musica e quelle band ci ha campato alla grande (Rocksound, che costava diecimila lire e ti regalava pure un cd sampler)? Non era meglio lasciare Travis Barker alle sue collaborazioni eccellenti, ai suoi reality su Mtv e ai suoi crash quasi mortali in elicottero? Non era meglio lasciare gli altri due al loro destino fatto di nuove band che non son mai riuscite a replicare il successo ottenuto anni prima sulla scia di un video in cui correvano nudi per strada?

E invece ce li sciropperemo tutti e tre, invecchiati ma ancora parecchio combattivi. Suoneranno a luglio 2012 in un concerto annunciato addirittura due anni fa e poi rinviato (probabilmente è il concerto annunciato con il maggior anticipo nella storia della musica) e quasi quasi ci andrò, in ricordo delle bottiglie che non ho mai lanciato loro durante quella celeberrima esibizione a Bologna interrotta dopo solo sei brani (me ne sono andato prima che suonassero ed ancora lo rimpiango, ma questo è un altro discorso che non sto qui ad approfondire perché altrimenti dovrei dire che a quel festival ero entrato scavalcando i cancelli). Se Ernesto Assante scrive sul suo blog un post sul nuovo disco dei dEUS e lo fa sparire nel nulla il giorno dopo perché per errore ha linkato i brani in download gratuito (la cache della pagina comunque esiste ancora, che te lo dico a fare? Non c'è bisogno di giustificare la scomparsa della pagina favoleggiando di anteprime che duravano un solo giorno...) perché non posso andare a sentirmi i Blink dal vivo anche se all'epoca non mi son mai piaciuti? E se Lou Reed ed i Metallica se ne escono con una collaborazione che potenzialmente è molto più necrofila di tutti gli inediti di Amy Winehouse che usciranno in futuro, perché deve fregarmene qualcosa se una simpatica band che ha ottenuto successo dieci anni fa si riunisce per guadagnare ancora un bel po' di soldi? Al loro posto lo farei anche io, senza nessun rimorso.


22 luglio 2011

MANI BUCATE COME PADRE PIO


La cosa che mi frulla in testa da un po' di tempo a questa parte è che Child di Mark Owen è una delle canzoni pop più belle degli ultimi quindici anni. Una voce così fragile e così toccante, una melodia semplice che nonostante tutto riesce a parlare al tuo cuore e la tua anima: non smetteresti mai di ascoltarla, anche se ammetterlo pubblicamente potrebbe avere ripercussioni sulla tua vita sociale. E poi Mark Owen è un bel personaggio, ha anche dovuto superare dipendenze varie uscendone più forte di prima. Mi sta simpatico, così come mi è stato simpatico a prima vista Robbie Williams quando ha esordito da solista con una cover di George Michael e relativo video in cui era gonfio da far paura con l'effetto Mick Hucknall che non riusciva neanche per sogno a farlo sembrare snello come ai tempi dei Take That – ma questo è un altro discorso da approfondire in separata sede. Comunque Child io l'ho sempre ascoltata anche se in prevalenza ascoltavo tonnellate di skate punk californiano e prima ancora tonnellate di metal da dementi, dove sta il problema? Bisogna essere duttili e malleabili.

Altra canzone pop da paura è Your Woman di White Town, una cosa che divenne tormentone pop una vita fa ma sembra domani per quanto è attuale. White Town era proiettato nel futuro ed ha avuto intuizioni sulle quali Moby ha (ri)costruito una carriera da popstar, peccato che poi sia caduto nel dimenticatoio (o magari va avanti imperterrito a far musica ed io non mi sono più preso la briga di seguirlo, indagherò in rete) non deliziando le nostre orecchie con altri capolavori come Your Woman – una canzone capace di emozionare ora come allora, nella quale senti che dietro c'è passione e c'è duro lavoro per assecondare questa passione. Avercene oggi di canzoni così, sia a livello mainstream che a livello indie.

E a proposito di tormentoni da paura, perché non menzionare Sex & Candy dei Marcy Playground? Roba di gran classe fondamentalmente figlia di tanta paranoia, dei Nirvana e di Beck, roba che è invecchiata bene anche se ascoltandola oggi ti rendi conto che è When I Come Around dei Green Day suonata al 75% della velocità ed addizionata con uno stacco chitarristico preso di peso da My Friends dei Red Hot Chili Peppers (non ci sono arrivato io, questa è una cosa che mi hanno segnalato ma spaccio per una mia intuizione), roba che siamo nel 2011 e certi suoni sono ormai passati di moda ma ritorneranno più prepotenti che mai dopo che si sarà generata l'isteria collettiva per il ventennale di Nevermind dei Nirvana. E solo allora verrà riesumata Sex & Candy e verrà riconosciuto il suo valore di monumento (ma non di lapide) ai bei tempi che furono. Luci accese anche di giorno e prudenza, sempre – come diceva Nico Cereghini, uno che ci è rimasto sotto con le paste ad Ibiza ed allora si è fissato con la sicurezza stradale. Magari anche a lui come a me piaceva (e piace anche oggi) One and One di Robert Miles, ma mi fermo qui che Robert Miles va trattato con più rispetto.

24 marzo 2011

AREARE IL LOCALE PRIMA DI SOGGIORNARVI



Un paio di sere fa mi sono sintonizzato su Play.me per gustarmi quel fantastico programma dove ti fanno vedere persone vestite malissimo e palesemente calate che ballano la minimal (no, a chiamarla tecktonik non ce la faccio proprio – non sono così progressista) in discoteca oppure ad aperitivi in spiagge non meglio identificate. Lo guardo spesso e volentieri perché, nonostante proponga musica assolutamente terrificante, aumenta di botto la mia autostima e mi rende una persona effettivamente migliore di quello che sono (ridurmi così? No grazie, e poi farlo per ballare la minimal è ancor più da perdente. Meglio guardare la gente che balla la minimal ed ha gli aloni di sudore chimico sotto le ascelle, fa più ridere). Mi aspettavo di vedere visi deformati dalle pasticche & dalle polveri magiche ed invece stava andando in onda il video di Thriller di Michael Jackson. E non stava andando in onda un momento qualunque del video, stavano proprio scorrendo le immagini di Jacko ormai zombie che balla snodato come non mai. Ho iniziato a ridere tantissimo perché non mi ero già scordato che Michael Jackson è morto sul serio (anche se i tg di regime continuano a dar spazio alle notizie riguardanti l'uscita di suoi nuovi singoli postumi, sciacalli) e vederlo all'improvviso in versione zombie danzante al posto di gente che balla strafatta la minimal fa sempre un certo effetto. Chissà se nei nuovi video postumi si muove ancora così grazie ad un qualche trucco post-produzione o semplicemente vengono usate immagini di repertorio, poveretto.

E poi tutto è finito quando le tv di regime (e dunque non Play.me) hanno iniziato a dare notizie riguardanti i bombardamenti in Libia. Non esistono guerre giuste, la guerra è sempre sbagliata quando non si è fatto nulla (o al limite troppo poco) per evitarla. Esiste il cercare di risolvere le cose prima, esiste il fare in modo che le cose non accadano, esiste l'evitare di fare affari con un dittatore sanguinario che opprime un popolo, esiste l'intervenire quando il dittatore è ormai alle corde e non quando ha ripreso il controllo di quasi tutto il paese, esiste l'evitare di accogliere il dittatore a Roma come un eroe salvo poi bombardarlo un anno dopo. Quando sei in ballo devi ballare ed evitare un genocidio (preferisco far finta che la Francia e di conseguenza anche gli altri non abbiano accelerato i tempi solo per mettere le mani sul petrolio libico, ma tant'è), però non si doveva arrivare fino a questo punto. Qualcuno prima o poi dovrà risponderne, ma come si può sperare di avere una risposta univoca quando il dittatore libico viene chiamato Gheddafi in Italia, Kadafi degli States, Gaddafi nel Regno Unito e Khadafi in Francia? La risposta mi sa che non arriverà mai.

Ovviamente alla grande kermesse partecipa anche l'Italia che, come dicevo, accoglieva come un eroe il colonnello Gheddàun (cit.) appena un anno fa ed ora verosimilmente lo bombarderà, sperando che non si incazzi sul serio e non rimandi suo figlio Saadi a giocare nel campionato italiano. Italo Balbo sta già scaldando i motori, lo hanno caricato a fatica su un caccia e imbottito a dovere di energy drink Azzurri (quello special creato in occasione degli scorsi mondiali di calcio, una roba che dopo il flop della nazionale italiana li trovi a prezzi stracciati nei discount), si è ripreso dopo una lunga sosta forzata e dopo ottanta interminabili anni ha finalmente l'occasione per chiudere alcuni conti in sospeso con la Libia. Non voglio neanche sapere come andrà a finire.

Se penso a Michael Jackson che era buono e giusto ed è morto senza riuscire a fermare le guerre nel mondo mi viene il mal di stomaco. Ci rimane solo sperare in Justin Bieber, prendiamolo di peso e gettiamolo su Tripoli poi stiamo a vedere che succede. Magari tutto si ferma, chissà.

05 febbraio 2011

QUESTE DELIZIOSE CANZONI DI APPARTENENZA



Ne ero praticamente certo: gli Arcade Fire sono destinati ad essere i nuovi Coldplay. L'estate prossima faranno un paio di date in Italia ad un costo proibitivo (anzi, quasi proibitivo – basta rimanere in piedi ed il costo diventa appena appena appena affrontabile. Sono i posti a sedere che hanno un prezzo esorbitante) e già mi aspetto folle urlanti ed accendini al vento, ma anche un suono come si deve ed un palco da grande rock band. Speriamo solo che gli Arcade Fire non facciano la fine dei Coldplay, che erano partiti molto bene ed ora si sono ridotti a raschiare il fondo del barile e soprattutto a dedicarsi sempre più di frequente alla nobile arte del plagio musicale (il re del plagio comunque resta sempre Gigi D'Alessio, uno personaggio che è talmente poca cosa che non vale nemmeno la pena di perdere troppo tempo a parlarne male. Anche Zucchero plagia alla grande, ma almeno è simpatico e soprattutto è sempre strafatto. Gigi D'Alessio ben che vada sniffa Orzobimbo e mi sta poco simpatico, ecco tutto), anche se alla fin fine ai Coldplay degli esordi io ho sempre preferito di Doves (R.I.P.) e dunque il discorso che ho fatto diventa completamente inutile.

A proposito di cose inutili, Nek esce finalmente con il suo primo Greatest Hits (inutile è il Greatest Hits di Nek, non Nek che almeno fa ridere perché è un tamarro della bassa modenese che ce l'ha fatta e resta sempre un tipo genuino, di quelli che quando ci esci insieme ti fanno il giochino di chiederti di tirare loro il dito per poi emettere peti rumorosissimi – incolpando magari te se per caso qualcuno se ne accorgesse) ed al più presto mi fionderò in un qualsiasi negozio di dischi per comprarlo. Non sembra proprio ma Nek è in giro addirittura dal 1992, cioè da quando si è presentato al Festival di Sanremo con quell'abominevole canzonetta clerico-fascista contro l'aborto ed aveva i capelli lunghi (ed unti) parecchio diradati in cima al capo, ed ora che siamo nel 2011 è ancora in giro a cantare canzonette dannatamente orecchiabili che funzionano alla grande e a mostrare al mondo intero come si indossa un parrucchino di ottima fattura (così pare, stando almeno a ciò che si può leggere su certi siti specializzati ove Nek viene addirittura definito un cesarato) per mascherare ogni problema tricologico.

Canzonette clerico-fasciste contro l'aborto a parte, io Nek lo apprezzo parecchio. È un grande anche solo perché quando frequentavo le scuole superiori la madre di una mia compagna di classe diceva in giro che gli somigliavo tantissimo (la madre della mia compagna di classe si sbagliava di grosso. I miei capelli sono veri ma tanto per mettere le cose in chiaro ho cambiato subito acconciatura e li ho tinti di blu) e perché ha scritto cose memorabili come Laura non c'è (ah è vero, è un plagio) e Almeno stavolta (ah è vero, è un plagio multiplo), ma soprattutto perché una mattina in cui mi ero svegliato molto presto ho visto su Raidue un filmato di repertorio in cui cantava a Top Of The Pops nel 2005 ed ho capito che dovevo mandare affanculo ogni impegno e tornarmene a letto, a riflettere sui problemi del mondo ma soprattutto a dormire alla faccia di chi spende soldi per scaricare le canzoni di Nek e poi le usa come suoneria nel cellulare infastidendomi tantissimo. La gente che fa cose del genere non merita altro che il mio fancazzismo. Nella vita raggiungere un certo grado di consapevolezza è molto importante, ed in questo Nek mi è stato di grande aiuto e gliene sono infinitamente grato.

06 dicembre 2010

Il disco dell'anno (anzi no, il disco dell'ano): Daft Punk – Tron Legacy O.S.T.

Chi si sarebbe aspettato un passo del genere dai Daft Punk? Dico, chi si sarebbe aspettato una colonna sonora nella quale Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo dimostrano di saper maneggiare a dovere anche partiture orchestrali da mega-kolossal americano, soluzioni kitsch alla Vangelis, minimalismo alla Philip Glass e certo space kraut di band come Tangerine Dream, Cluster e Harmonia? Nessuno, direi.

Tutti immaginavano un altro “Discovery” dieci anno dopo o al limite un altro “Homework” quattordici anni dopo (nessuno purtroppo immaginava un altro Human After All, visto che è un disco favoloso che però non è stato capito e pertanto nessuno lo ricorda mai), ed invece i Daft Punk sono già lontani, pronti ancora una volta a stupire il mondo e a spiazzare chiunque si trovi ad affrontare la loro musica. D'accordo, una colonna sonora è una colonna sonora e decontestualizzata può risultare difficile da digerire (per la cronaca: il film “Tron Legacy” uscirà nelle sale italiane a gennaio ma già promette di diventare un culto totale), ma qui ci sono numeri non da poco e momenti che riescono a risultare parecchio suggestivi anche se slegati dalle immagini che dovranno accompagnare in un futuro prossimo venturo: l'impetuosa “Recognizer”, la magmatica “Rinzler”, la enigmatica e moroderiana “End of Line”, la tamarrissima “Derezzed” (quasi un premio di consolazione destinato a chi si aspettava un disco per muovere le chiappe e sudare, sudare, sudare), la acieeedissima “Tron Legacy”, tutto il resto ed anche di più. Qui c'è un intero mondo, il mondo di due ragazzi che hanno apertura mentale, conoscenze musicali, gusto e tanto coraggio – il coraggio che ha permesso loro di farsi strada e diventare famosi uscendo dagli schemi e dalle soluzioni prederminate. Un mondo in cui è facile perdersi, ma dal quale si può anche uscire consapevoli dell'importanza capitale che i Daft Punk stanno avendo per l'evoluzione della musica odierna.

Poi magari vien fuori che questo disco è una marchetta colossale ed i Daft Punk l'hanno imbastito in quattro e quattr'otto per incassare un bel po' di soldini (sicuramente è così), però resta il fatto che è l'ultima cosa che ci si sarebbe aspettati da loro in un momento del genere, con gente tipo i Justice che ha costruito una carriera su intuizioni che loro hanno avuto cinque anni fa e viene idolatrata dalle folle. I Daft Punk con la colonna sonora di “Tron Legacy” hanno semplicemente avuto il fegato di non dare alla gente ciò che la gente voleva da loro, e non è cosa da poco (soprattutto se così facendo riescono ugualmente a guadagnarci una bella somma di denaro). Quale sarà il loro prossimo passo?

(IFB)

24 luglio 2010

"Secondo me Mengoni è gay ma non può dirlo perché altrimenti non venderebbe più una copia"



Tutti a lamentarsi perché Fabri Fibra ha espresso una sua personale opinione su Marco Mengoni (che poi è anche una mia opinione e forse è pure un segreto di Pulcinella – come d'altronde nel caso di Tiziano Ferro, Paolo Meneguzzi e Marco Carta) e non ha insultato nessuno perché gay non è un insulto, tutti a minacciare il boicottaggio di Fibra (o, peggio, la querela – come se gliene fregasse qualcosa) e mai nessuno che si ricorda che i veri omofobi sono coloro che smetterebbero di comprare i dischi un cantante da teenager se questi dichiarasse al mondo la propria omosessualità.

Ancora una volta Fabri Fibra ha visto giusto.

25 giugno 2010

SCENARI DA UN PAESE DEVASTATO #4: speciale anniversario della morte di Maicol Gecson.



Maicol Gecson è morto da un anno ma sembra che ne siano già passati dieci. La gente lo ricorda a malapena, la tv non parla più di lui però intanto importanti negozi di dischi del capoluogo della regione Emilia Romagna (ossia Bologna, tanto per chiarire il concetto a chi casualmente giungerà a questo post credendo che Michael Jackson si scriva Maicol Gecson) hanno da almeno una settimana fatto sparire tutti i suoi dischi low price e vendono solo roba a prezzo intero/in confezione extralusso. Ci sarà sempre un qualcuno che si ricorderà chi era Maicol Gecson e deciderà di fare acquisti spendendo metà del suo stipendio in nome di un passato che non tornerà, ci sarà sempre qualcuno che cadrà nella trappola del ricordo.

Quel qualcuno non sarò io. Al limite scarico.

10 giugno 2010

Arrota libbera #1: forse Andrew W.K. è un genio, forse ma forse


Arriviamo al dunque: il remix di The Afterlife a cura di Andrew W.K. è la cosa più rock del 2010, talmente rock che non se ne trova traccia né su YouTube né su altri siti specializzati in visioni gratuite di file video caricati illegalmente dagli utenti iscritti. Se ne trovano solo brevi estratti audio che non rendono giustizia alla bellezza dell'originale (anche perché il primo minuto non c'entra nulla con il resto del brano, che a sua volta non c'entra nulla con l'originale di/degli Yacht), un mostro a 140 bpm di velocità fatto di continue ripetizioni di note che paiono buttate lì a caso ma non lo sono, voci all'elio, synth che ti entrano nel cervello e lo perforano, drum machine da parata, devastazioni di appartamenti con vista Colosseo, lingue felpate, miraggi. È roba per gabber, ma anche no. Ultimamente non sto ascoltando altro, e comincio ad essere preoccupato perché continua a ronzarmi di continuo nel cervello. Quasi quasi chiamo un dottore, quasi quasi chiamo Valentino Rossi a cambiarmi la connessione Adsl che non funziona più bene (Vale, ne voglio una più veloce anche se hai la tibia sfasciata. E ricordati che le tasse vanno pagate tutte).

Se il mondo fosse un luogo più giusto&bello The Afterlife Andrew W.K. Remix sarebbe per il 2010 quello che Bonkers di Armand Van Helden e Dizzee Rascal è stato nel 2009, ma come al solito la gente non se ne accorgerà e lo snobberà perché troppo impegnata ad osannare Sperm Donor di/dei Rifoki, progetto hardcore di Steve Aoki e Bob Rifo dei Bloody Beetroots, una massa informe di electropunk da appartamento con vista Colosseo che può essere considerato hardcore giusto da coloro che conoscono solo l'hardcore che si può vedere gratuitamente su YouPorn (non per nulla il disco si chiama Sperm Donor)(ovviamente scherzo. Ho massimo rispetto di chi lo considera un disco hardcore ed ho massimo rispetto di Steve Aoki e di Bob Rifo. L'opinione altrui va sempre rispettata. Un Padre Nostro e tre Ave Maria per penitenza. Oltretutto è un gran bel disco davvero, e sono cinquanta di bocca e centomila a scopata)

A questo punto oserei addirittura dire che The Afterlife Andrew W.K. Remix potrebbe essere considerata di diritto la versione ariana di Bonkers, ma siccome non voglio essere bollato come un fottuto nazistoide non lo dico e me ne sto zitto nel mio angolino col pugno alzato. Dico invece che Andrew W.K. nel tempo si è dimostrato a modo suo un genio e che ho sbagliato a snobbarlo (e a sfotterlo) agli inizi. A volte capita di sbagliare, l'importante è rendersene conto in tempo ed imparare dai propri errori.

(Bastonate)

04 giugno 2010

SCENARI DA UN PAESE DEVASTATO #1



Tutti a ridere di una ragazzina palesemente minorenne che si mette di fronte ad una webcam e dice di essere stata contattata su Msn da LA MEDIASET PREMIU per fare la tronista e/o partecipare a Pomeriggio Cinque e mai nessuno che provi pietà di lei che per cercare di emergere ed avere il suo bel quarto d'ora di popolarità si mette alla berlina come pochi altri fenomeni da baraccone hanno fatto in passato. Mai nessuno che invece se la prenda con i suoi genitori, che oltre a non averla educata a dovere non hanno nemmeno mai lontanamente pensato di metterla a dieta, e soprattutto mai nessuno che se la prenda con Clemente Mastella che va all'Isola dei Famosi e dice che entrerà nel programma solo per dimagrire e rilassarsi quando in realtà non se lo fila più nessuno e non gli è rimasto altro da fare che diventare ancor più fenomeno da baraccone di quanto è già. Mi stupisco di come Berlusconi non abbia contattato anche lui su Msn per ringraziarlo per aver fatto cadere il governo di Prodi, ma forse allora non esisteva ancora LA MEDIASET PREMIU e dunque il problema non si pone.

Un video a caso, un video che c'entra abbastanza (almeno fino a che non lo rimuoveranno perché la tipa è minorenne):



Stella del Sud - Paparazzi



Avanti così verso il baratro.

04 febbraio 2010

L'ACQUA FA MALE - IL CRACK FA CANTARE


È bufera: Morgan ha dichiarato ad XL che fuma regolarmente crack, poi ha detto che gli serve per combattere la depressione, poi ha smentito, poi le solite educande che stanno sedute in Parlamento a spingere bottoni e a dire sissignore al grande burattinaio si sono scandalizzate, poi è stato escluso dal Festival di Sanremo, poi ha detto che fumava crack ma ha smesso ed ora si sta disintossicando. Fine della storia.

E allora? Cos'ha detto di tanto male Morgan per causare una bufera e per essere escluso da quella rassegna di morti viventi che risponde al nome di Festival di Sanremo? Ha detto che si droga come fanno tutti quelli che popolano il sottobosco musical-televisivo, solo che lui non è stato ipocrita come gli altri e lo ha ammesso, e per questo è stato crocifisso nonché costretto a ritrattare dalle solite iene che farebbero bene a pensare a problemi ben più gravi dei vizi privati dell'ex cantante dei Bluvertigo.

Cosa c'è di male in quello che fa Morgan a casa sua? Nulla, visto che lo fa per i cazzi propri e (lo spero per lui, ma vista l'intelligenza del personaggio in questione sarei pronto a giurare di sì) non lo usa come squallido mezzuccio per portarsi a letto minorenni. Si potrebbe anche obbiettare che gira e rigira l'acquisto di sostanze stupefacenti finisce per arricchire la malavita organizzata, ma se per questo esistono anche uomini politici che fungono da veri e propri referenti politici della malavita organizzata e lavorano per conto della stessa a spese dell'erario, quindi siamo pari e il problema non si pone più.

Dunque, l'unico argomento per cui deve essere giudicato Morgan è la musica ed il suo modo di porsi come artista e personaggio televisivo, e nulla più. È una persona tormentata, che sta male (fino a prova contraria la depressione è una malattia, ma magari il governo che ci vuole dire cosa mangiare, cosa guardare in tv, che musica ascoltare, che giornali leggere, che libri leggere, chi voler diventare, come nascere e come morire ha deciso il contrario – sto parlando del governo della Repubblica Italiana, non di quello della Repubblica Islamica Iraniana), che tenta di curarsi e per farlo ha scelto metodi discutibili – ma pur sempre sta cercando in un qualche modo di sfangarla. Magari andrebbe aiutato e non escluso (peraltro in caso di depressione un'esclusione del genere potrebbe anche essere una di quelle botte definitive che ti spingono nel baratro, ma non andiamo a spiegarlo ai soliti liberali all'amatriciana che quando si parla di libertà del singolo individuo capiscono solo libertà del loro burattinaio), anche perché se proprio volessimo essere pignoli son tanti i personaggi televisivi e/o cantanti di grido che (a detta dei soliti ben informati) c'hanno il vizio nasale ma non lo dicono – e se ad uno ad uno dovessimo escluderli (e crocifiggerli) negli studi televisivi e sui palchi dei megaconcerti da palasport non ci sarebbe che il deserto.

E che il Corriere della Sera continui pure a raccontare divertito le mirabolanti imprese sessual-chimico-goderecce di Amy Winehouse. Tutto ciò che viene dall'estero è buono e giusto (e fa vendere copie e/o fa aumentare il numero di click sul proprio, prestigioso sito internet), mentre i panni sporchi è meglio lavarli in casa propria gridando ai cattivi maestri che portano i giovani a seguire la via della perdizione.