07 febbraio 2010

LA MIA VITA VIOLENTA #1: DAMMI LO SPECIAL E TI PORTO IN VACANZA

Pronti, via: dopo una lunga attesa inizia finalmente la mia collaborazione con Il Giornale, glorioso quotidiano fondato da Silvio Berlusconi e diretto in maniera impeccabile da Vittorio Feltri. Grazie all'intervento decisivo di mio padre – per la cronaca: ex militante di Potere Operaio passato dall'altra parte della barricata come il suo compagno di scorribande giovanili Vittorio Feltri – mi è stata assegnata una rubrica dall'eloquente titolo di “La mia vita violenta”, un piccolo ma significativo spazio nel quale ogni settimana cercherò di raccontare un anno a caso degli anni novanta e lo farò con l'ausilio di un paio di dischi significativi usciti in quel periodo (leggo e rileggo la frase che ho appena scritto, non riesco a capirne il senso ma mi piace così e non voglio assolutamente modificarla). Si parte con il 1996, si finirà quando si finirà – sempre se si finirà. Mi pagano bene e sono felice, i soldi di (Paolo) Berlusconi non puzzano.

Nel 1996 l'Italia era in piena dittatura cattocomunista e la gente era incazzata abbestia per le troppe tasse, ma non è di politica che bisogna discutere ora. Si deve discutere di musica, si deve discutere di giovani e di come grazie alla musica i giovani potevano ribellarsi al sistema nell'anno d'oro 1996.
No, non erano gli 883 la via per sfuggire al giogo dello stato di polizia fiscale messo in piedi da Romano Prodi. Troppo mainstream la musica proposta dal gruppo italiano, troppo paludato e borderline Max Pezzali – che tra l'altro per anni si è finto un fascistone salvo poi svelare la sua vera natura veltroniana nel corso della campagna elettorale 2008 – per riuscire a sferrare l'attacco decisivo al sistema. E poi se ascoltavi gli 883 (ma lo stesso vale per gli Articolo 31, Gianluca Grignani e tutta la musica dance che imperava all'epoca nelle radio
di regime e nei migliori autoscontri d'Italia) non eri considerato un reietto, e di conseguenza non eri credibile nelle vesti di alfiere del disagio e della ribellione giovanili perché fondamentalmente chi viene accettato dal punto di vista sociale non ha nulla di cui lamentarsi.

La musica per uscire dal cerchio e crearsi un proprio spazio vitale era altra e traeva linfa vitale dalla tradizione e nello stesso tempo dal rinnovamento. Esiste qualcuno che ha mai sentito suonare in radio o in tv un brano qualsiasi di Undisputed Attitude degli Slayer? E qualcuno che ha preso lo scooter, si è recato al più vicino autoscontro o nella peggiore discoteca minorenne di provincia ed ha sentito suonare Pansoul dei Motorbass? Eppure questi due dischi usciti nel 1996 sono diventati due classici proprio perché all'epoca non ne è stata riconosciuta l'importanza sociale e perché, partendo da cose fatte da altri in passato, sono riusciti a creare qualcosa di nuovo e pericoloso – talmente pericoloso che se ascoltavi gli Slayer o i Motorbass eri considerato un disadattato o un freak.

Undisputed Attitude è il disco in cui gli Slayer han provato a fare qualcosa di nuovo per i loro standard (del tipo: prendere superclassici dell'hardcore e risuonarli in versione anabolizzata e metal), Undisputed Attitude è il disco che è riuscito a schifare in un colpo solo sia i fondamentalisti metal (i quali non accettavano la svolta della thrash band californiana e che non hanno nemmeno gradito gli inediti/fondi di magazzino piazzati qua e là nel disco come meri specchietti per le allodole) che i fondamentalisti hardcore (i quali hanno percepito come una autentica profanazione l'intelligente operazione di revisionismo storico attuata dagli Slayer con questo disco). In un epoca in cui hc band come Earth Crisis ed Integrity suonavano identico agli Slayer ma si vergognavano ad ammetterlo, la band californiana ha deciso di andare alla radice del problema ed ha dato alle stampe un disco stupendo, troppo spesso sottovalutato da coloro che non han saputo capire che un'opera così era lo strumento ideale per fomentare la ribellione giovanile. I gggiovani italiani pensavano che fosse meglio Babylon Zoo perché aveva le chitarre incazzate e fingeva di essere venuto dallo spazio, pensa un po' te che paese di merda era l'Italia nel 1996 (e lo è ancora oggi, solo che ora almeno non ci sono più i comunisti a rompere i coglioni a chi lavora e produce).

Pansoul dei Motorbass, invece, è un'opera che a distanza di quasi quattordici anni suona ancora come un autentico mistero. Non si capisce ancora come abbiano fatto a spingersi a tanto Etienne De Crecy ed il futuro Cassius Philippe Zdar (i due geniali componenti del collettivo dance francese), eppure un disco del genere contiene germi ed intuizioni che, opportunamente sviluppati, hanno negli anni fatto la fortuna dei Daft Punk (per la cronaca: Pansoul è uscito diverso tempo prima di Homework). I Motorbass hanno fatto la cosa apparentemente più semplice del mondo: han preso vecchi campioni disco-funk, li hanno filtrati e resi materia nuova e pulsante, accostandoli poi a trame ritmiche che paiono tagliate con un coltello a serramanico (meglio se sporco di sangue). Ora lo fan tutti, ma nel 1996 non era così tanto ovvio farlo (ed oltretutto i Motorbass l'hanno fatto ottenendo risultati sonori clamorosi). Questa è roba grezza e feroce che in pochi all'epoca si sono filati, questa è roba che ancora oggi fa la differenza e che ora come allora spaventa coloro che erano soliti andarsene in giro con i finestrini dell'auto abbassati ed Alexia a palla nello stereo. E forse spaventa anche chi Alexia suo malgrado era costretto a subirla ed avrebbe voluto fuggire, ora come allora.

8 commenti:

Pessottino ha detto...

Gran colpo quello della tua collaborazione col Giornale! Finalmente qualcuno ha riconosciuto le tue capacità di scrittura ed ha saputo valorizzarle.

Anonimo ha detto...

Post definitivo

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

mi devo assolutamente procurare questo disco dei motorbass!

delrio ha detto...

Pansoul è un capolavoro incredibile, peccato solo che la versione che ho io in cd non renda un granché dal punto di vista sonoro. E pensare che il vinile mi guardò per dei mesi, voglioso del mio acquisto, nello scaffale dance di Supporti Fonografici (negozio di Milano in Corso di Porta Ticinese che credo abbia chiuso da tempo). All'epoca ero fissato coi cd,adesso mi son ricreduto, lo ricomprerò su Ebay.

Alessandro Dal Cin ha detto...

Erano anni incredibili a Parigi quelli, i Motorbass hanno pubblicato il loro capolavoro pochi mesi prima dei Daft Punk, ma quelle idee, quei suoni erano nell'aria. Come dice Jung le idee sono in giro, esistono già, e solo chi ha le antennine più alte le sa cogliere. I Daft Punk hanno avuto la fortuna di capitalizzare un intero movimento. D'altronde anche i Suicide sono stati tra i primi ad inventare l'electro rock, ma poi sono arrivati altri a farne un fenomeno di massa...
ciao e grazie per avermi fatto ricordare quegli anni:-)

accento svedese ha detto...

@ Pessottino: è stato tutto merito di mio padre e di una raccomandazione all'italiana. Ma sei il Pessottino ex calciatore che ha tentato di suicidarsi lanciandosi da una finestra o è un caso di omonimia?

@ anonimo: grazie. ;)

@ marco: procuralo e non te ne pentirai.

@ delrio: hai detto bene: capolavoro incredibile. Io ce l'ho in cd, lo vorrei in vinile perché ho l'impressione che in cd si perda parecchio del calore che un'opera del genere è in grado di trasmettere.

@ alessandro dal cin: non ringraziare me, ringrazia Il Giornale che mi ha comprato per questo. ;) Detto questo, dico solo che quegli anni (gli anni di Homework, gli anni di Pansoul - anche se su Pansoul ci sono arrivato più tardi) sembrano ancora vicinissimi perché parecchia della dance che si ascolta ora nasce indirettamente da lì. Non so se si è capito, spero di essere stato chiaro.

Alessandro Dal Cin ha detto...

Si è capito si, ed è vero. Madonna stessa ha fatto spesso uso di quelle sonorità. Ma l'euforia di quei tempi, si è persa... è come sentire la new wave originaria o il punk funk e la riproposizione attuale... secondo me, naturalmente

accento svedese ha detto...

Ti dico la verità: anche secondo me.