10 gennaio 2011
SEI GIÀ DENTRO L'HAPPY HOUR / VIVERE VIVERE COSTA LA METÀ / QUANTO COSTA FARE FINTA DI ESSERE UNA STAR?
13 dicembre 2010
FOLLOW ME TO THE POINT OF NO RETURN
Immanuel Casto è ufficialmente il mio punto di non ritorno, il concerto più basso e nello stesso tempo più alto della mia carriera concertistica. All'Unwound ho visto di tutto. Ho visto gente che pogava, gente che incredibilmente faceva crowd surfing rischiando di schiantarsi contro l'impianto luci, gente in camicia e pullover, gente che rideva a crepapelle perché credeva di essere ad un concerto delle Teste Sciroppate, gente che non capiva le provocazioni semplicemente perché non aveva i mezzi per capirle. Assistendo ad uno spettacolo del genere ho raggiunto un certo grado di consapevolezza.
Immanuel Casto ha cose da dire e le dice nell'unico modo che sa, ossia utilizzando un linguaggio più forbito della media, tanta ironia e basi che puzzano parecchio di anni ottanta e relativo revival (spesso siamo addirittura ai limiti del plagio di gente come Fischerspooner, ma ciò non è un grosso problema). È conscio di fare musica usa e getta buona solo per essere vista su YouTube, è arrivato al (relativo) successo ed ora si gode il suo momento di gloria proponendo canzoni sempre uguali a se stesse, tanto nessuno ci fa caso perché lui è quello che dice cose sconce, lui è quello che parla di cazzofigaculotette et similia, lui è quello che fa divertire. In definitiva: Immanuel Casto passa all'incasso dopo aver giustamente scosso il mondo con un paio di canzoni notevoli, non ha grosse pretese ma nei suoi testi continua a lanciare messaggi che non tutti arrivano a capire perché si fermano alla fase uno (ossia ridere quando senti uno che dice le parolacce, più o meno come si faceva in terza media). Un suo concerto è cosa buona e giusta, si fatica un po' ad arrivare alla fine proprio perché tutto sembra replicarsi di continuo ma in definitiva Immanuel Casto vale ben più di quanto la gente creda. Oltre l'ambiguità ed il doppio senso c'è di più, basta solo saper scavare e non fermarsi in superficie. Non è facile, ma con un po' di sforzo ci si riesce.
E comunque il momento in cui è partita Che bella la cappella ed in simultanea sono partiti visuals del Papa attuale, di Papi del passato (Wojtyla con Pinochet!) e di altri loschi figuri è uno dei momenti più metal di sempre. Complimenti a chi rideva senza sosta per le immagini che venivano proiettate e magari tutte le domeniche ad orario pasti se ne va dritto alla Santa Messa (e ancor peggio ad ogni appuntamento elettorale vota regolarmente la Santa Lega Nord per l'Europa Cristiana e mai Musulmana). L'arguzia non è una dote che tutti possiedono, purtroppo.
Un video a caso:
09 novembre 2010
SALLUSTRIIIIIIII, FRA ME E TE NON CAMBIEREI MAI! SALLUSTRIIIIII (cit.)
Ho visto un favoloso Oliviero Toscani che, ospite di In Onda su La7, ha iniziato a sparare a zero sul Presdelcons Silvio Berlusconi. Non avevo mai sentito nessuno arrivare a dire che il Presdelcons è un malato di mente, che sembra un becchino ma soprattutto che ha la diarrea al posto dei capelli, eppure Toscani ha abbattuto anche questi tabù e si è confermato ancora una volta quel grande genio che è. Uno che continua per tutta la durata del programma a chiamare Alessandro Sallusti “SALLUSTRI” oppure “FELTRI” è solo un genio, punto e basta. Null'altro da aggiungere dunque.
Ed è con in testa il concetto di “diarrea al posto dei capelli” (e tanta gioia nel cuore per aver già trovato i biglietti per i Take That a Milano il 12 luglio 2011, finalmente riesco a coronare un sogno. Robbie Williams non te ne andare ancora, ricomincia a drogarti a più non posso ma non te ne andare più) che son partito in direzione Link per andarmi a sentire Caribou e Four Tet, super-evento imperdibile ed immancabile (anche qui ho comprato i biglietti con un anticipo clamoroso, onde evitare brutte sorprese).
E come andata? Gran serata, al netto del fatto che il mio Autogrill di fiducia era chiuso per lavori in corso (sono gli ultimi fuochi del Governo del Fare, che finanzia lavori su un'autostrada dove sono stati già fatti importanti lavori un anno fa. L'importante è fare, l'importante è farsi), del fatto che l'attesa del concerto è stata rovinata dalla grande lungimiranza dei gestori del locale che hanno mandato per sei volte di fila lo stesso terrificante disco in loop e soprattutto del fatto che al Link c'erano troppi studenti Erasmus dall'ascella un po' troppo insidiosa per i miei gusti. Succede.
Caribou è stato un'esperienza soprannaturale, suona praticamente qualsiasi cosa e lo fa riuscendo sempre a mantenere un'espressione del volto molto tranquilla e serena, ed il bello è che dal la sua musica riesce ad essere ancora più convincente che su disco. A tratti il mio cervello partiva per la tangente e tornava dopo parecchio tempo (ed ignorava le zaffate di sudore di inglesi & spagnoli Erasmus), segno che Caribou è uno che vale moltissimo ed un disco della madonna come Swim non è un fuoco di paglia (ma che lo dico a fare. Io l'avevo già capito ai tempi in cui si faceva chiamare Manitoba e la salma di Handsome Dick Manitoba gli mandava gli avvocati a casa per costringerlo a cambiare nome d'arte. Anzi, l'avevo già capito molto prima). Grandissimo.
Four Tet invece è stato bella roba ma proprio non ne volevo sapere. Non è colpa sua ma è solo colpa mia: semplicemente non ho mai gradito troppo la deriva technoide degli ultimi due album, e sentire dal vivo roba così (oltretutto proposta nelle pericolosissime vesti di simil-dj set con musica suonata dal vivo) mi ha un tantino allucinato. A me piace la roba ignorante (come la musica da autoscontri, ad esempio), mentre Four Tet fa roba talmente colta da spingermi ad affermare che lo preferivo di gran lunga agli esordi. Me ne sono andato via dopo tre quarti d'ora quando ho iniziato a vedere i mattoncini del Tetris che vagavano nell'aria per poi scendere verso di me a velocità inquietante, mi dispiace perché quella di Four Tet era roba di qualità ma non ce la facevo davvero più.
E ripartire uscendo per miracolo dal parcheggio del Link è stato favoloso, come lo è stato ascoltare il disco d'esordio dei Buzz Aldrin a volumi da denuncia, fottersene della nebbia che è scesa all'improvviso, pensare che il 12 novembre uscirà il disco d'esordio dei Buzz Aldrin che sono bolognesi e suonano nettamente meglio di tanti gruppi stranieri, pensare che il disco d'esordio dei Buzz Aldrin spacca il culo assai. Sulla strada del ritorno avevo addirittura pensato di fare un salto allo Urban Disorder ma poi non me la son sentita, ero troppo stanco e necessitavo di una tisana, un bagno caldo e tipo dodici ore di sonno. A dieci metri da casa mi ha fermato una pattuglia delle Forze dell'Ordine che mi ha subito lasciato proseguire il cammino senza nemmeno voler vedere i documenti. Io ero pallido come un cencio a causa della stanchezza ed avrei voluto almeno che mi facessero la prova del palloncino o al limite il narcotest (tanto avrebbero dato entrambi esito negativo), ma invece nulla, non ho avuto questa ultima soddisfazione. Ho pensato ancora una volta ad Oliviero Toscani che per definire Berlusconi ha fatto ricorso al poetico concetto di “diarrea al posto dei capelli” ed ho chiuso la porta di casa pensando che avrei voluto tanto aver inventato io un concetto del genere. Sto ancora ridendo alla faccia di Berlusconi. Che bel paese l'Italia.
07 giugno 2010
I PIXIES Vs. I POOH: ANALOGIE E DIFFERENZE NEL MODO DI VIVERE UN CONCERTO DA PARTE DEI RISPETTIVI FAN (o fans per gli anglofili)
I Pixies hanno fatto un concerto della madonna. E chi se ne frega se c'era caldo e stavo collassando per la sete (colpa mia, colpa della piadina gonfiabile che ho mangiato al pomeriggio in piscina, colpa mia e soprattutto della gente superpalestrata che popolava quella piscina – dovrei curare di più la forma fisica, ma sono pigro e c'ho un blog da mandare più o meno avant), chi se ne frega se ad un certo punto il concerto è stato interrotto per un quarto d'ora perché c'era troppa ressa nelle prime file e la gente si stava schiacciando contro le transenne (stando dietro non me ne sono manco accorto, e poi non ho capito nemmeno il perché dell'interruzione. L'importante è che i Pixies abbiano ricominciato e che sia andato tutto liscio, tutto il resto è noia), l'importante è esserci stati, aver sentito una band che ci crede ancora nonostante l'età è i chili di troppo (Frank Black da lontano sembra addirittura il cantante degli One Life Crew) ed essere stati parte di un evento del genere.
Noi che c'eravamo un giorno potremo raccontarlo ai nostri nipoti, alla faccia di chi sul sempre puntuale Estense.com dice cose del tipo (copiaincollo un commento a caso)
“rosa ha scritto il 7 giugno 2010 alle 14:27
ma perché non ci si rivolge a veri organizzatori di eventi e non ai soliti dell’arci?”
non sapendo nemmeno che:
nelle frasi bisogna mettere anche un soggetto, non solo il complemento oggetto, i verbi, gli aggettivi e gli avverbi;
i festival non si autorganizzano e nemmeno si scelgono da soli l'organizzatore. Non è che la qualcuno svegliandosi la mattina e dicendo “Toh, dai che da domani Ferrara Sotto Le Stelle lo facciamo organizzare dalla Protezione Civile e non dall'Arci” può cambiare improvvisamente l'organizzatore. Non è così che funzionano le cose nel mondo reale (a Mediaset magari sì, ma qui non siamo in tv e dunque le cose non funzionano così). E poi cosa si intende per vero organizzatore?
se a Ferrara Sotto Le Stelle togli l'Arci, Ferrara Sotto Le Stelle sparisce. C'è tutto un anno di lavoro dietro, ci sono delle idee ma soprattutto ci sono delle persone, e non c'è Guido Bertolaso che tenga (anche perché Bertolaso trasformerebbe il festival in una parata di massaggiatrici brasiliane, e ciò non sarebbe molto bello) e nemmeno Guido Bertolaso col tanga appartenuto ad una massaggiatrice brasiliana pagata da noi contribuenti;
chi vuole i Pooh ad un festival del genere si accomodi, ma sappia che adesso al posto di Stefano D'Orazio i Pooh hanno un batterista nero (con tutto ciò che ne consegue in termini di “paura del diverso”, “come si sono ridotti i Pooh ad andare in giro con un negro alla batteria”, “quella è gente buona per giocare a basket, non per suonare con i Pooh”)
chi è razzista è stupido, chi ascolta i Pooh no. Però un concerto dei Pooh è un'esperienza ben diversa da un concerto dei Pixies, quindi magari prima di scrivere minchiate bisogna per lo meno documentarsi (personalmente io prima di scrivere minchiate mi documento parecchio, perché scrivere minchiate è insidioso).
Ho preso un commento dal mucchio ma avrei potuto prenderne anche parecchi altri, solo che devo ancora riprendermi dal concerto e mi fermo qui. Probabilmente vado a farmi di crack.
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A proposito di concerti interrotti:
questo degli One Life Crew è terminato in rissa perché quell'ignorantissimo ciccione di Steve Murad è sceso dal palco per menare un tizio che lo insultava e la situazione è degenerata fino a tramutarsi in tonnara. Figata, almeno finché YouTube non rimuoverà il filmato o non lo renderà V.M. 18.
19 maggio 2010
UN CAPPUCCINO È PER SEMPRE, MA UN MAGGIORDOMO DELL'INFORMAZIONE LO È ANCORA DI PIÙ



Augusto Minzolini stasera si è superato: mentre la gente si uccide perché perde il lavoro, mentre la situazione economica è molto pesante ed il governo si prepara a metter mano alle pensioni di chi ha lavorato una vita e alle buste paga di chi sta passando la sua vita a lavorare, mentre in Italia capita tutto questo ed altra merda ancora, il suo nobile Tg1 ha trovato la forza di dedicare almeno cinque minuti al campionato mondiale di cappuccini. O magari era il campionato italiano di cappuccini, ma io non sono riuscito a capire bene: i Baseball Furies sono arrivati in casa mia direttamente dal 1979 ed hanno devastato il mio televisore a colpi di mazza da baseball, impedendomi dunque di vedere il finale del servizio in questione e lasciandomi con un grosso dubbio esistenziale.
Era campionato italiano o mondiale? Non si sa. Sarà per la prossima volta, quando avrò comprato l'ennesimo televisore nuovo.
15 gennaio 2010
LA VIA DELL'OPPIO
Qualche sera fa sul mio schermo televisivo è apparso quell'uomo alto, unto e pelato che a quanto pare svolge le funzioni di direttore del Tg1. Parlava di Craxi, del Papa (anzi,mi correggo: del papa), di euromissili, di finanziamenti sovietici al Partito Comunista Italiano, di ingiusto martirio subito da Craxi e di altre cazzate simili, ma non sono riuscito a capire il senso del discorso perché il filmato si è improvvisamente interrotto e sono apparse le immagini di un vecchio tossico sdentato (uno dei reduci degli anni ottanta, gli anni in cui da un lato della strada imperava il craxismo mentre dall'altro imperava l'eroina) intento a spararsi in vena una dose di eroina mediante siringa ipodermica. Nel collo, mica nell'avambraccio.
È stato uno spettacolo assolutamente disgustoso, immagino che la vita di milioni di famiglie italiane sia stata sconvolta da immagini del genere trasmesse ad orario pasti, però le droghe pesanti sono una grave piaga sociale che va affrontata con coraggio e decisione, a muso duro, senza nascondersi di fronte ad inutili forme di ipocrisia che alla lunga provocano solo danni e null'altro. Meglio mostrare ciò che non si vorrebbe vedere, per far sì che le giovani menti non cadano in tentazione e non scelgano il vizio in luogo della retta via.
Avrei tanto voluto capire cosa stava dicendo il tiramolla che dirige il Tg1, ma non mi è stato possibile per via del vecchio tossico che si faceva in diretta tv e forse è stato meglio così. Solo riflettendo sugli errori/orrori del passato e facendo autocritica è possibile evolversi e diventare persone migliori: Minzolini l'ha fatto e partendo da Servire il popolo e dalle severe critiche ai compagni di lotta perché da lui ritenuti socialdemocratici è arrivato sino ai vertici del più importante telegiornale italiano. Dedichiamo dunque una via in ogni città a Bettino Craxi, legalizziamo le droghe pesanti così gli editoriali in difesa della figura di Craxi non verranno più interrotti dall'altra faccia della medaglia del craxismo e soprattutto facciamo come il tiramolla che dirige il Tg1: autocritica, specie schierandoci sempre e comunque dalla parte di chi comanda ed è più forte. Anche a costo di oltrepassare il limite del ridicolo.
01 dicembre 2009
(Appunti disordinati di viaggio, disordine mentale, degrado sociale, calcolo renale, fistola anale, blocco intestinale, vaglia postale)
Tortoise @ Estragon, Bologna, 27 Novembre 2009
Un concerto per vecchi?
C'è tanta gente, ma sembra di essere rimasti fermi al 2001 -con tutto ciò che ne consegue in termini di livello socio-culturale del pubblico, relativa anzianità anagrafica e fumo di sigaretta prodotto.
Persi colpevolmente gli ottimi Bachi da pietra (peccato, sarebbe stato interessante confrontare il loro minimalismo con l'opulenza musicale dei nostri eroi) si passa direttamente al piatto forte della serata.
Soundcheck di durata biblica. Si teme il peggio, anzi si acquista consapevolezza di ciò che si dovrà sopportare in seguito. Carlos Santana?
I Tortoise sanno suonare in maniera divina ma purtroppo te lo fanno pesare, e - ciò non è bene.
Prima parte di concerto stellare, poi la stessa idea riciclata all'infinito per un tedio che finisce per rovinare ciò che di buono è stato inizialmente fatto.
Minime variazioni sul tema, tanta masturbazione mentale. Si dorme in piedi.
Qui non si suona rock, qui si spacca il capello in quattro. E poi in otto, in sedici e si ricomincia, senza pietà.
Chi si aspettava un concerto fresco e snello come l'ultimo, favoloso Beacons Of Ancestorship è rimasto deluso. Ma a quanto pare ero l'unico ad aspettarmelo, visto che a fine concerto il pubblico era in delirio.
Sono entrati ed usciti tre volte per il bis, manco fossero gli Yes. Ho passato una vita a combattere roba del genere, per me il rock è altro ma forse lo sconfitto sono io.
Non è stato un bel concerto, ma nemmeno si può dire che sia stato brutto. Non è stato nulla, me lo sono solo immaginato.
Il rock salire sul palco in uno stato avanzato di fattanza e sparare tutte le proprie cartucce (sia in senso figurato che nel vero senso della parola), non dimostrare con freddezza la propria bravura tecnica mediante sterili esercizi di stile.
Salgo in macchina che ho voglia di ascoltare i primi Royksopp, il che è tutto un dire riguardo cosa è stato per me il 2001 e cosa invece non è stato.
Buonanotte ai suonatori.
múm @ Bronson, Ravenna, 28 Novembre 2009
Da un concerto del genere mi aspetto tanto (anzi tantissimo), ma nello stesso tempo son perplesso. Forse soffro di sdoppiamento della personalità.
Temo molto la dimensione live per un progetto del genere, e temo molto la dimensione big band. Succede.
I múm li ho colpevolmente persi in qualunque occasione, perfino quando hanno suonato gratis a due passi da casa mia. Succede.
Si va a sentirli, incuranti dei dubbi e delle occasioni perse nel passato. Ed incuranti del rischio nebbia che come una mannaia ci pende sul capo.
Sorpresa: nonostante siano vestiti malissimo i múm suonano da dio.
Caldi e coinvolgenti, riescono perfino a far muovere e, perché no, a far ballare la gente.
Magistrali intrecci vocali, arrangiamenti maestosi, un batterista a dir poco formidabile. Grande band.
Una scaletta quasi del tutto incentrata sugli ultimi due dischi (quelli della svolta big band per intenderci) che ti convince definitivamente del fatto che i múm hanno solo tratto vantaggio dall'abbandono delle due gemelline e dal conseguente cambio di dimensione sonora.
Un solo bis: la celeberrima Green Grass Of Tunnel, che scatena ovazioni ed è pure meglio della versione originale presente su Finally We Are No One. Confermo e ribadisco: i múm hanno solo tratto vantaggio dall'abbandono delle due gemelline e dal conseguente cambio di dimensione sonora.
E si torna a casa, sfidando la nebbia. Il revival dei tempi che furono è talmente in voga che dopo aver idealmente raggiunto il picco più alto della carriera dei Subsonica si passa direttamente a White Pony dei Deftones. Ci sta tutto.
Bisognerebbe andare più spesso al Bronson, ma non sempre è bello sfidare così la nebbia. Dovrei trasferirmi a Ravenna, un giorno o l'altro lo farò. Sono stanco di seguire alla lettera le indicazioni del mio navigatore satellitare che regolarmente mi costringe a fare giri stranissimi per arrivare a destinazione.
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Dopo due giorni del genere la voglia di revival del 2001 è talmente alta che per qualche istante ho anche pensato di fare la cazzata definitiva di questi Anni Zero: andare di domenica sera a sentire i Placebo a Casalecchio di Reno.
I Placebo.
Nel 2009.
Brian Molko con i capelli lunghi.
Brian Molko, che probabilmente ha una parrucca visto che anni fa aveva la chierica.
Poi ho rinunciato, quaranta euro son troppi e pure tre concerti in tre giorni mi sembrano eccessivi. Ho una certa età, in tasca manca money e dunque è meglio ricordare le prodezze di Brian Mongo a Sanremo nel 2001, quando aveva ancora la chierica ed in evidente stato di ubriachezza ha devastato una chitarra in diretta tv. Si è preso raffiche di insulti dalle mummie che stavano sedute in platea ed ha reagito con una classe incredibile, è entrato nella leggenda ed ha da esserne parecchio fiero. Senza ombra di dubbio uno dei momenti più alti della storia della televisione italiana.
23 novembre 2009
È TEMPO DI CAMBIARE LE PROPRIE ABITUDINI ALIMENTARI: BASTA PERE, SOLO BOMBOLONI

Gli Horrors sono tipi che sanno il fatto loro. Certo, se cerchi storie tipo Darby Crash quelle non le fanno neanche per il cash, ma al Bronson di Ravenna hanno dimostrato che dietro l’hype, le copertine su NME, il look studiato e le storie da dopoconcerto c’è di più, molto di più.
C’è una band che è riuscita a rendere dal vivo in maniera assolutamente convincente un disco clamoroso come Primary Colours (e con quei suoni non era facile riuscirci, davvero), c’è una band che quando si è trattato di tirare fuori dal cilindro il materiale del primo disco lo ha fatto ed ha suonato con una foga ed un’urgenza da qui ed ora (e nessuno se lo sarebbe mai aspettato, davvero), c’è una band che ci crede ed ha le palle per dare risposte adeguate ai (tanti, troppi) detrattori. Punto e basta.
In poche parole, a Ravenna gli Horrors nel loro piccolo hanno appiccato un incendio che è durato poco più di un’ora. Una prima parte interamente basata sulle atmosfere shoegazing di Primary Colours per ciondolare la testa tutti insieme (Scarlet Fields dal vivo è roba da far tremare le vene ai polsi) e come bis le botte da orbi dei supersingoli da Strange House (su tutti una tiratissima Count In Five), con in sovrappiù una ancestrale cover di Ghostrider dei Suicide tanto per ricordarci da dove veniamo e cosa siamo. E dopo uno spettacolo del genere esci dal locale soddisfatto e consapevole di aver visto qualcosa di grande, ed altro non puoi fare che mendicare un bombolone caldo - uno di quelli che il fornaio dietro al Bronson sta cucinando con tanta cura & amore – da mangiare prima di affrontare il viaggio di ritorno. Non siamo di ferro noi, e credo che non siano di ferro nemmeno gli Horrors.
In definitiva, è punk o è la solita roba che ricicla il meglio di musiche del passato per farne qualcosa da vendere ad un pubblico pronto a bersi qualunque cosa pur di essere alla moda? Arriveranno lontano o spariranno nel nulla? Non è dato sapersi, però ciò che è certo è che gli Horrors hanno attitudine, suonano alla grande e sul palco danno tutto. Hanno grande presenza scenica, grandi canzoni, un pubblico che gradisce e soprattutto un pubblico fatto non solo di modaioli come agli inizi ma anche di gente attenta che ne sa – segno che piano piano stanno riuscendo a convincerci di non essere solo un fenomeno passeggero.
05 novembre 2009
THE CLUB NON SI TOCCA
Gran bella cosa lo switch on di Deejay Tv (che porti qualcosa di nuovo nel piatto panorama televisivo italiano, che porti un po' della genialità di personaggi come Linus e Albertino, che mandi definitivamente al tappeto Mtv, ecc. ecc,), però la domanda fondamentale è una sola: che fine farà The Club, uno dei programmi televisivi più belli di sempre? Scomparirà insieme ad Allmusic o continuerà ad andare in onda, più rutilante che mai?
19 ottobre 2009
AUTOSTRADA DESERTA AL CONFINE DEL MARE / SENTO IL CUORE PIÙ FORTE DI QUESTO MOTORE
È un Antonello Venditti imperiale quello che si è visto sabato scorso a Che tempo che fa, lo scoppiettante programma tv magistralmente condotto dal sempre più democristiano Fabio Fazio.
Quindici minuti di puro delirio, con Venditti che sembrava fatto di cera, sfoderava incredibili capelli che sembrano pittati con l'olio di scarto di una vettura che ha percorso ben più di 35mila chilometri senza mai effettuare un cambio d'olio, ma soprattutto indossava i soliti occhiali Rayban a goccia che indossa da una vita senza che ci sia un perché ben definito. Ha parlato di tante cose (tranne che del suo grottesco giubbetto, un capo simil-fetish pareva rubato dal guardaroba del povero Maicol Gecson) ma soprattutto del suo libro nuovo (che ovviamente esce per Mondadori), della sua vita artistica (è un cantante che non ha più nulla da dire da vent'anni e vive di ricordi) e della situazione italiana (ha citato la P2 ed ha detto che il peggio deve ancora venire, speriamo che non porti sfiga). Non si è capito nulla, Venditti parlava più con se stesso che con Fazio e di conseguenza più che un'intervista è stata un flusso di coscienza senza inizio né fine, uno di quelli che le persone mediamente normali fanno quando hanno esagerato con gli Jagerbomb.
Uno spettacolo davvero esaltante, roba che ti galvanizza, ti convince che la televisione è una invenzione geniale e ti fa uscire di casa per andare al Covo a sentire questa band-di-cui-tutti-parlano chiamata XX con uno stato d'animo diverso, più cosciente del fatto che la realtà che ti circonda non è poi così brutta.
E come è stato il concerto di sabato scorso?
Misterioso, anche perché non mi han fatto entrare in quanto il locale era tutto esaurito.
Da fuori si sentiva qualcosa?
No, perché i muri del Covo sono troppo spessi, le finestre sono chiuse e le nubi di fumo che caratterizzano l'atmosfera di quel locale assorbono i suoni e non lasciano trapelare nulla all'esterno.
Non facevano più entrare gente per ragioni legate alla sicurezza nel locale?
Probabilmente sì, ma se vogliono rendere ancor più sicuro il locale i tipi del Covo devono anche far rispettare alla gente il divieto di fumo. L'aria di quel locale è irrespirabile, e le finestre chiuse di cui sopra non aiutano per nulla.
La gente era incazzata?
Tantissimo, anche perché girava voce che il locale non fosse davvero sold out e che i soliti nani e ballerine siano entrati senza fare la coda perché conoscono questo, conoscono quello ed hanno un blog. Ma son solo voci di popolo che serpeggiavano incontrollate, e spesso le voci di popolo non corrispondono a realtà – o forse sì, chi lo sa. Non sono Frate Indovino e nemmeno Frate Metallo.
Te ne frega qualcosa di essertelo perso?
Sinceramente non me ne frega nulla. È molto probabile che gli XX siano il solito gruppo da un disco e via (che per la cronaca, è comunque un gran bel disco) che a suonare dal vivo proprio non gliela fa, si andava lì solo per curiosità ma soprattutto per avere una scusa buona per fare una tappa all'Autogrill di fiducia.
E al mio Autogrill di fiducia ho scoperto (per mia grande gioia) che al banco frigo è disponibile il caffè freddo Illy in lattina, una vera bomba che ti permette di affrontare a testa alta qualunque spostamento in auto. Magari avrò perso la possibilità di vedere il gruppo del secolo, ma tutto ciò è nulla di fronte ad una scoperta del genere – e pure di fronte alla grande performance televisiva di Antonello Venditti, roba da storia della televisione. Ora basta concerti, solo Autogrill a sfondarsi di caffè freddo assumendo caffeina fino a lambire le soglie dell'autismo e poi a casa raccontando in giro di essere stato ad un concerto epocale. Son queste le cose che contano veramente nella vita, altroché il Covo e i suoi concerti esclusivi.
09 settembre 2009
I DON'T WANT FUCKIN' ALLEANZE ELETTORALI WITH PIERFERDINANDO CASINI
Ma andiamo con ordine. Di fronte ad un pubblico numeroso che non ti saresti mai aspettato hanno aperto il concerto gli italo-francesi Discofunken e la serata ha apparentemente preso una brutta piega. I Discofunken sono la reale dimostrazione di quanto i Justice abbiano (involontariamente) fatto male alla musica dance (o a certa dance): i soliti sintetizzatori distortissimi, i soliti beats secchi e perentori, il solito basso tamarr-funk d'accatto, il solito cantato che c'è e non c'è. Idee zero, voglia di rischiare ed innovare zero. I Justice erano in buona fede, questi qui no perché provano a seguirne la scia sperando di ripetere il colpo riuscito ai Bloody Betroots e fare un pochino di soldini, che certi vizi costano. Purtroppo per loro i Justice sono altro, e i Daft Punk del capolavoro disco-truffa Human After All sono e saranno sempre inarrivabili. Partono le basi e i Discofunken cazzeggiano, ogni tanto una chitarra o un basso fanno capolino, lo sparuto gruppo di quindicenni sembra gradire ma l'immagine che rimane nitida nella memoria è quella del beatmaker del duo che balla e si contorce a torso nudo finendo per somigliare ad un qualcosa che sta tra il Mr. Lui protagonista degli stacchetti che introducevano i cartoni animati sulle reti Mediaset e il sommo Mauro Repetto ballerino degli 883. Purtroppo oggi siamo nel 2009, ma servirebbe una moratoria sui progetti dance che cercano disperatamente suonare così.
E poi, Peaches. Nella band che l'accompagnava credo di aver riconosciuto suo marito Gonzales alla batteria, e solo per questo (ma anche per l'entrata sul palco accompagnata dalla sigla dell'A-Team) Peaches va rispettata. Se poi ci si mettono anche abbigliamenti impossibili, una presenza scenica come ultimamente se ne vedono poche (almeno a certi livelli), musica che riesce a coinvolgere anche il più scettico dei presenti (ovvero il sottoscritto), crowd surfing nel vero senso della parola, una finta caduta con conseguente finto infortunio e quando meno te l'aspetti relative pose alla Ozzy Osbourne con sangue che cola dalla bocca il concerto diventa uno di quelli da ricordare e la serata si risolleva all'istante. Peaches fa la sua cosa, continua a suonare la stessa roba senza voler scimmiottare nessuno o voler cavalcare l'onda, continua a lanciare i suoi (importanti) messaggi, continua a scegliere la provocazione come arma, e fa bene. È troppo vecchia Peaches per fare questo? Non si è mai troppo vecchi per essere se stessi. Aveva più senso vederla nel 2001? In parte sì, ma non è mai troppo tardi per scoprirla e comunque vale sempre la pena di vederla in concerto anche se i tempi son cambiati e l'electroclash è passato di moda (ma poi tanto lei se ne è sempre sbattuta delle mode e comunque in ambito electroclash è sempre stata considerata una delle seconde linee, dunque parlare di moda non ha troppo senso).
Magari il messaggio potrà sembrare trasmesso con meno convinzione di un tempo, ma è solo un'apparenza. E la musica resta sempre quel pasticcio kitsch senza vergogna che tanti sederi ha fatto muovere nel corso degli ultimi otto anni e che, se andiamo avanti così e soprattutto se le nuove leve si chiamano Discofunken, tanti ne farà muovere in futuro. Alla fine quello che conta davvero è questo, muovere il culo. Tutto il resto è game over.
22 agosto 2009
IL GIALLO DEL BIDONE GIALLO
E si parte, direzione Rimini. Il mio Mbk Booster fila molto karascov con piacevoli vibrazioni trasmesse al basso intestino e se tutto va bene entro tre giorni arrivo al Meeting di Comunione e Liberazione – come è giusto che sia. È palese che non posso andare in autostrada con il mio potente mezzo (ovviamente elaborato e dotato di Marmitta: Giannelli Reverse / Carburatore: 17,5 Dell'Orto / Variatore: Multivar Malossi / Frizione: Malossi Fly Clutch / Molla di contrasto: Bianca / Mollette frizione: Bianche / Rulli da 5g), è ovvio che dovrò fare delle soste per dormire ed espletare le mie funzioni corporali, ma improvvisare qualcosa strada facendo – come cantava Claudio Baglioni quando era ancora vivo e non era ancora stato sostituito dal pupazzo di gomma recante le sue sembianze che infiamma le arene di mezza Italia con i suoi indimenticabili concerti. Dunque, la sosta a Marina di Ravenna diventa assolutamente doverosa.
L'altra notte, vicino al bagno Hana-Bi, ho visto un fuoco in spiaggia. C'erano ragazze e ragazzi che cantavano e ballavano. Erano di Maglie: mi hanno accolto come se fossimo a scuola assieme ed è stato divertente finché è durato, poi stop. Quei tipi erano lì per il concerto degli Africa Unite, che a sorpresa han suonato a Marina di Ravenna nonostante il reggae solitamente non faccia parte della proposta standard del pregevolissimo stabilimento balneare/tempio dell'indie italiano. E com'è stato il concerto degli Africa Unite? Francamente non mi ricordo un granché dell'esibizione dello storico combo torinese (l'unica immagine che è rimasta nitida nella mia mente è quella di Bunna con le occhiaie sia sotto che sopra gli occhi, sembra un panda con i dread lunghi fino al culo – chissà perché?), so solo che dopo pochi istanti sono piombato in un sonno profondo e mi sono incredibilmente svegliato al bancone dello street bar più in di Marina (non faccio nomi perché altrimenti scatta la querela), seduto a fianco di un tizio lampadato che sembrava uscito dal casting di un qualsiasi programma Mediaset ma aveva indosso la maglietta dei Killers e tentava di fare il ganzo con un paio di tedesche, ovviamente senza ottenere grandi risultati. Ed io ho riso della situazione grottesca umiliando il poveretto ed ho iniziato a prestare attenzione a ciò che passava sul megaschermo a lato del bancone, ma dopo poco ho avuto l'illuminazione e non ce n'è stato più per nessuno. Dopo aver visto certe cose nulla sarà più come prima.
Mtv e ciò che resta del glorioso Brand:New di coppoliana memoria hanno programmato il video di Warp dei Bloody Betroots feat. Steve Aoki, e la serata è radicalmente cambiata ed io sono divenuto più consapevole. I due Bloody Beetroots vanno in giro mascherati come se fosse Carnevale (nel senso di Andrea Carnevale, ex calciatore ora divenuto pusher di successo), Steve Aoki è un incrocio perfetto tra Ozzy Osbourne (com'è adesso, sessant'anni sessanta neuroni) e Chino Recoba (com'è adesso, cento chili cento centimetri d'altezza) e pare incredibile che sia uno dei dj più in del mondo ma lo è sul serio, le comparse sembrano uscite da un sogno acido di Carlo Pastore (frangette, leggins e colori fluo compresi). Tonnellate di ribellione a buon mercato, musica che è sempre uguale e ripete uno stanco rituale che francamente ha rotto il cazzo già da un tot, Aoki che urla in slow motion, gente che salta e si dimena ma non risulta per nulla credibile, gente molto attenta a non spettinarsi e a non far cadere in terra i Wayfarers mentre salta, i Bloody Betroots senza maschere. Ti aspetti di veder comparire da un momento all'altro Avril Lavigne che suona una gui-board mentre sta intonando People from Ibiza, ma sarebbe troppo e va già bene così. La visione è già troppo spaventosa, i Bloody Betroots son pronti per Trl.
Ho urlato in preda al panico, sono fuggito a gambe levate, ho recuperato il Booster e sono ripartito. Il tizio con la maglia dei Killers è venuto con me perché ha detto che non ne può più, ma dopo pochi metri con una scusa banale l'ho fatto scendere dal mezzo e l'ho abbandonato come di solito la gente comune fa con i cani prima di partire per le vacanze. Ovviamente prima di abbandonarlo mi son fatto prestare la maglietta dei Killers, al meeting di Comunione e Liberazione potrebbe essermi utile.
21 agosto 2009
IL MATTINO HA L'ORO IN BOCCA, LA NOTTE HA LA BOCCA D'ORO

Traccia una riga di pizzicotti lungo il giovane braccio magro. Infilaci dentro l'ago e premi lo stantuffo mentre guardi la roba entrarci in pieno. Sparala dentro deciso questa merda e falla risucchiare dalle giovani cellule fameliche.
(William S. Burroughs, La macchina morbida)
E il messaggio sociale della prima rima è depenalizzate l'eroina
E il messaggio sociale della seconda rima è depenalizzate la rapina
In compenso criminalizzate le banche il Vaticano le banche del Vaticano il contante
i re americani i duri puri gli investimenti sicuri
(Dargen D'Amico, Anche se dite no)
Qualche tempo fa ho ricominciato a guardare la tv dopo un volontario digiuno durato un paio di settimane e mi son reso conto che la tivù italiana (salvo rare eccezioni) è peggio dell'eroina ed andrebbe vietata per legge. Oppure – ancor meglio - visto che teoricamente siamo in una liberaldemocrazia e non si può limitare la libertà d'iniziativa economica - bisognerebbe organizzare una martellante campagna televisiva per sensibilizzare la gente sui pericoli che l'abuso di televisione comporta (magari una campagna televisiva sulla falsariga di quella che sta facendo Studio Aperto per terrorizzare la gente riguardo ai rave party e all'incubo ketamina, sostanza in giro da almeno dieci anni che però è diventata pericolosa solo ora che ci è scappato il morto) e legalizzare le droghe leggere, che forse fanno meno male della tv ed una volta rese legali cesserebbero di colpo di essere fonte di guadagno per la criminalità organizzata.
(fine dell'insopportabile pistolotto iniziale)
Tanto per dire, io non bevo e non fumo ma una notte mentre zompavo da un canale all'altro cercando di capire se sulle emittenti locali esistono ancora i sexy show condotti da Lea Di Leo o da Gilian mi sono imbattuto in un divertente programma chiamato Italian Fans Club Music Awards che andava in onda su Raidue in differita da una amena località di mare con sindaco PdL. Ho potuto gustarmelo per un solo quarto d'ora (accademico) poi mi son sentito male ed ho dovuto chiamare la guardia medica, ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere nell'ordine:
quell'uomo inutile chiamato Marco Liorni, che dopo aver scritto un instant book riguardo a quello scottante tema d'attualità chiamato Facebook (uscito tra l'altro per la Renato Curcio Editore) è tornato a condurre in maniera impercettibile programmi che non lasceranno traccia alcuna nella storia della televisione;
una valletta che è una tipa che per un certo periodo ha recitato in Un posto al sole, dove faceva la parte della domestica che si innamora di un ragazzino italo-albanese e rischia di restare incinta salvo poi sparire nel nulla e ricomparire improvvisamente in un programma musicale in onda di notte su Raidue (magari dopo aver sostenuto un provino a Villa Certosa);
una decina di ballerine, che ballano a caso in puro stile balletti di Non é la rai e che probabilmente sono state anch'esse provinate dal Gianni Boncompagni di Villa Certosa;
un vocalist nero che finge di mixare dischi che non stanno girando ed intanto canta frasi a caso mentre si stanno esibendo gli artisti sul palco, disturbandoli tantissimo;
Corona che ormai sarà un quintale ma canta ancora The Rhythm Of The Night con voce non sua, i Rockets che ormai sono il cantante ed altri figuranti chiamati a sostituire i membri originali, Gary Low che ora è un cocainomane che somiglia in maniera inquietante a Claudio Baglioni, i La Bionda che in playback mimano assoli di chitarra quando in realtà ciò che viene suonato è un assolo di synth.
Come volevasi dimostrare, il classico programma imbastito ad arte per compiacere il politico di turno, far lavorare l'amante/le amanti del politico di turno, far lavorare Liorni altrimenti non ha da lavorare e senza lavoro non si porta a casa la pagnotta. Mi è andata bene perché un programma del genere è roba da collasso cardiocircolatorio, è roba che ti stronca la carriera. Ho visto solo la parte dedicata alle vecchie glorie poi sono precipitato in un oblio che è terminato solo qualche sera più tardi sentendo French Kiss di Lil' Louis utilizzata come sottofondo musicale in una replica di una puntata di Bisturi (un capolavoro totale della musica house accostato ad una donna di inenarrabile bruttezza che cerca di migliorare il suo aspetto, ricorre alla chirurgia plastica e dopo mille peripezie diventa ancor più brutta, com'è strano il mondo a volte).
(Conclusione)
Un'estate entusiasmante, non c'è dubbio. E intanto continuiamo a pagare il canone per vedere roba del genere (niente paura, il canone si paga anche per Mediaset. Ad esempio, chi li paga i voli di Stato ad Emilio Fede? Li paga Pantalone come al solito. Chi la paga la legge Gasparri? Pantalone. Chi le paga le multe per Retequattro che non vien mandata sul satellite? Idem come sopra. Si potrebbe andare avanti all'infinito ma mi fermo perché non voglio querele).
11 agosto 2009
COME SE IL FURGONCINO DEL GRUPPO PROTAGONISTA DELLO SPOT DELLA TIM VENISSE DATO ALLE FIAMME DURANTE UN CONCERTO IN SPIAGGIA

È martedì e all'Hana Bi suonano gli Oneida. È agosto, siamo tutti più buoni e rilassati però varie domande sorgono spontanee. Esserci o non esserci? Andare o partire? No veramente non... non mi va. Gli Oneida non li ho mai sentiti, non li conosco per nulla. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo... no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Come? Gli Oneida hanno resuscitato la violenza liberatoria del garage-rock dei 60, rimescolandola con acidi trip psichedelici, detonazioni hard/stoner-rock, germi di wave sintetica ed effervescenze kraut? È musica che schiuma un’elettronica ossessiva e metallica, in cui al basso sono riservati pattern elementari e ripetitivi, mentre le chitarre imperversano, tra accenni di garage e noise, e la batteria viene lanciata in esplosioni di violenza allo stato brado? Non capisco nulla di quello che mi dici perché non scrivo su Blow Up, però potrebbero piacermi molto... che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino al palco, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Anche perché di nome non faccio Michele.
E si parte in direzione Marina di Ravenna, e si arriva giusto in tempo per mangiare un boccone, bere un caffè ed iniziare a gustarsi il concerto. Cazzo che botta, gli Oneida spaccano. E non poco.
Quasi un'ora e mezza di puro delirio. Si teme la pioggia ma non piove, fa molto caldo, ci son le zanzare, non ci si capisce nulla però è tutto molto bello. Ho passato una lunga giornata in spiaggia ed al posto degli occhi ho due carboni ardenti, ho un colore della pelle indescrivibile ed ho il naso rosso fuoco dei nani da circo però non appena hanno iniziato a suonare gli Oneida ho ripreso vita. Sono risorto ed ho iniziato a camminare sulle acque. Un'esperienza extrasensoriale, molto più house di un disco dei celeberrimi Bloody Beetroots incensatissimi da una certa critica di sinistra che poi ci fa perdere le elezioni perché non dice che ormai Silvio è andato e non ritorna più, molto più psichedelica dell'ennesimo strippo di Silvio (strippo che per la cronaca mi sono perso perché in quei giorni ero troppo impegnato a leggere Blow Up in spiaggia mentre prendevo il sole, succede). A fine concerto mi sono sentito più o meno come uno di quei cosmonauti sovietici lasciati in orbita in attesa che venga inventato il dispositivo che li riporta a terra. Assolutamente indescrivibile.
E l'uomo chiave di tutto lo spettacolo è stato Kid Millions. Occhiali spessi da nerd, piglio annoiato da studente modello costretto ad ascoltare professori che ne sanno meno di lui, Kid Millions è colui che ha in mano il boccino, qualunque cosa possano voler dire queste frasi copiaincollate a caso: suona la batteria, canta, porta le pasticche agli altri della band, smonta e rimonta gli strumenti, risponde alle interviste, se ne va per ultimo. Un idolo. Mariastella Pompini (niente querele, please. Non è colpa mia se il correttore automatico di Microsoft Word® continua a correggere storpiando il nome della simpaticissima ed inconsapevole Ministressa dell'Istruzione) e Mara Carfagna non avrebbero saputo fare di più.
Dunque, lunga vita ai concerti in spiaggia – che certi fan dello stato di polizia vorrebbero eliminare o comunque sottoporre a fortissime limitazioni d'orario.
24 luglio 2009
COME UNA SPEDIZIONE PUNITIVA A CASA DELL'INSOPPORTABILE PSEUDO-GRUPPO MUSICALE PROTAGONISTA DELL'ALTRETTANTO INSOPPORTABILE PUBBLICITÀ DELLA TIM

Tra dieci anni la gente si ricorderà ancora della Ed Banger e della musica che viene spacciata da questa (a dire il vero nobile) etichetta discografica? Dico, se dopo dieci anni la gente che sa ricorda ancora con profonda emozione i travolgenti esordi dei Basement Jaxx ed i Basement Jaxx sono ancora a livello stellare, accadrà lo stesso anche per le produzioni della Ed Banger? Ai posteri l'ardua sentenza, però intanto il dubbio rimane. Ed io, che ho scoperto i Massimo Volume con quattordici anni anni di ritardo rispetto a quando avevano qualcosa da dire perché quattordici anni fa avevo solo sei anni ed avevo appena imparato a leggere e a scrivere (o forse sedici, ventisei, trentasei, quarantasei oppure cinquantasei anni, tanto invertendo l'ordine degli addendi chimici il risultato non cambia), non posso che essere sensibile a tematiche del genere. Il dubbio nobilita l'uomo ma lo rende simile ad una bestia, Paolo Del Debbio nobilita molto meno l'uomo perché a modo suo è una bestia ed anche se non c'entra nulla era bello partire così, con arroganza.
Dubbio o Del Debbio, il dato di fatto è che gli Animal Collective e i Tv On The Radio a Ferrara hanno spaccato, ed io devo ancora riprendermi pienamente nonostante siano passate molte ore (o molti giorni, visto che ho perso la cognizione del tempo, dello spazio e della profondità). Scene di vita vissuta, attimi che non ti scorderai tanto facilmente, momenti che per molto tempo racconterai a gente del tutto incredula: si fa presto ad usare frasi fatte per descrivere uno spettacolo del genere, ed allora usiamole, che non fa mai male. E per completare il tutto e rendere più credibli certe affermazioni diamo anche libero sfogo a tante cose ma soprattutto
all'autocitazione/autoreferenzialità/autoplagio/autoflagellazione:
Han suonato prima gli Animal Collective e poi i Tv On The Radio (e comunque a parti invertite avremmo ottenuto esattamente il medesimo risultato), ma è stato come se il concerto fosse un unico flusso capace di rubarti il cervello per alcune ore, utilizzarlo per non meglio precisati scopi e restituirtelo praticamente intatto alla fine di tutto.
Gli Animal Collective sembrano fuori di testa ma sono lucidissimi, sono una delle cose più pop che esistano pur essendo materiale molto ostico, ed a Ferrara han suonato per un'ora e mezza eppure avrebbero potuto suonare per altre tre ore e nessuno avrebbe avuto di che lamentarsi.
Strati sonori che si sovrappongono, si intrecciano, mutano, cambiano pelle quando meno te lo aspetti dando vita a qualcosa che solo in apparenza è radicalmente diverso dal punto di partenza. Armonie vocali che sembrano essere solo abbozzi di idee ben più complesse eppure funzionano, eccome se funzionano. Musica che sembra suonata assolutamente a caso eppure ha una sua logica, improvvisazioni che hanno come unico filo conduttore la voglia di sperimentare, osare, andare oltre.
Sintetizzatori alla muoio domani come Pantani.
E poi, i Tv On The Radio. Questi tre, quattro, cinque, sei ragazzi newyorkesi che, suonando una peculiarissima mistura in parti variabili di My Bloody Valentine, Prince, Peter Gabriel, soul, electro e oppioidi, stanno nel loro piccolo conquistando il mondo sono scesi a Ferrara e non hanno fatto prigionieri.
Mancava solo Ambulance per trasformare il set in un set definitivo, ma sarebbe stato chiedere troppo ad una serata di quelle che comunque le racconterai per molto tempo.
Siam partiti dal raccontare una serata e siamo arrivati al raccontare una serata. Il cerchio si chiude perfettamente, ed è chiaro che se dovessi scegliere dire quale tra i due gruppi è stato quello che ha spaccato di più direi senza esitazione “Animal Collective!”, ma è un dettaglio assolutamente di poco conto visto il livello eccelso del concerto. È solo questione di gusti personali, spero che i Tv On The Radio non se la prendano troppo. E magari spero che Paolo Del Debbio (uno dei principali strateghi dei Michael Jackson italiano) non se la prenda troppo.
Peccato solo aver perso David Byrne che suonava la sera successiva. Ero ancora perso nel limbo e non sono riuscito ad andare causa miei limiti psicofisici, non ce la facevo proprio. Succede. Alcuni miei informatori fidati mi hanno riferito che tra il folto pubblico c'era pure Marco Giusti, sarebbe stato doveroso andare anche solo per quello. Sarà per la prossima.
02 giugno 2009
LIKE TORNATORE AND CAMORRISTA / BEACH BEACH BOYS, VITA DA SURFISTA
Due concerti in due sere, due sere in una, The Pains Of Being Pure At Heart + Vivian Girls la domenica e Akron/Family il lunedì – con annessa e connessa distorsione spazio-temporale che ha annullato ogni distanza ed barriera portando gli Akron/Family a suonare subito dopo il concerto di domenica sera. In sostanza, finisce la domenica sera che è già lunedi sera, e come se ne esce? Molto stanchi e mentalmente provati, ma nello stesso tempo ebbri di gioia e soddisfazione personale, anche solo per il fatto che ho finalmente avuto l'opportunità di saggiare la cucina dell'Hana Bi e sono rimasto piacevolmente impressionato (e ben nutrito, il che non guasta quando c'è da affrontare serate così impegnative). Gnocchi alle vongole e funghi porcini, insalata fredda di pesce, acqua, un sorbetto senza vodka, caffè: tutto ciò che ti serve per essere fresco e sveglio per il resto della serata e viverla da fuoriclasse. (voto: cinque cucchiai su cinque)
E, poi la musica. Ma che musica maestro! Attaccano i Pains Of Being Pure At Heart, ma è il soundcheck ed io e la mia combriccola stiamo ancora mangiando. Falso allarme, il concerto sarebbe iniziato di lì a poco, ma l'attesa era tale che noi ci siamo un tantino allarmati (e qualcuno è corso via senza rendersi conto che erano solo prove tecniche di trasmissione). Successivamente i Pains Of Being Pure At Heart attaccano sul serio, ed un pochino sembra addirittura di essere in Scozia ai tempi d'oro: degli ipotetici Jesus & Mary Chain meets Belle & Sebastian (il gruppo) meets Belle & Sebastian (il cartone animato) che suonano molto meglio dal vivo che su disco (che pure è un disco fichissimo), un'autentica goduria per le orecchie e per la mente. Belli da sentire e da vedere, alla voce hanno Dan Black dei Planet Funk e con un po' di fortuna potrebbero addirittura diventare delle popstars. Grande concerto e grande gruppo.
Seguono le Vivian Girls, ed è subito fuga verso l'esterno per sedersi a chiacchierare comodamente seduti nel cortile dell'Hana Bi nonostante l'umidità. Non si è capito nemmeno se si trattava di un soundcheck, di uno scherzo ben riuscito o di un concerto vero e proprio, ma resta il fatto che sono inascoltabili quasi quanto un gruppo da festa di fine anno al liceo – per la precisione Classe Mista 3A. Mi lascia molto perplesso tutto l'hype che le circonda, mi lasciano molto perplesso una batterista che pare quasi una favolosa Arisa meets Luciana Turina, una goffa bassista che si ostina ad indossare gli shorts nonostante abbia talmente tanta cellulite che puoi accendere i raudi sfregandoli sulle sue gambe e una cantante che bella non è ma che se confrontata alle altre due tizie del gruppo sembra bellissima, ma soprattutto mi lascia perplessa la loro musica senza capo né coda. Magari sentirò su disco, ma dal vivo proprio non mi han preso. Succede.
Concludono il tutto gli Akron/Family, ed è subito bolgia infernale – ma una di quelle bolge infernali che ti fanno pensare che gli Akron/Family si facciano di eroina stagionata del '76, la stessa eroina che girava al festival del Parco Lambro opportunamente conservata ed utilizzata oggi per far musica come si usava fare un tempo. Concerto magistrale nel quale il gruppo americano prende le proprie canzoni e le ribalta come un calzino, rendendole del tutto irriconoscibili grazie ad una perizia tecnica che li ha portati a radicali improvvisazioni del tutto free (questa grammaticalmente incerta definizione è roba buona per essere utilizzata su Rockit in una qualunque recensione di un gruppo a caso, Carlo prendi nota e diffondi il verbo presso i tuoi valenti colleghi). Un magistrale mash-up tra Franchino e Jerry Garcia dei Grateful Dead alla chitarra ha preso per mano i suoi compagni d'avventura e li ha guidati alla vittoria finale, ed il bello è che questi tre tizi vestiti con stracci presi in offerta all'Uba Uba mentre suonavano e deliravano avevano sempre il sorriso sulle labbra – segno che in fondo l'eroina del '76 era buona davvero. I Mars(turbation) Volta dovrebbero essere obbligati con l'inganno e con la forza a sentire un concerto degli Akron/Family, e forse tornerebbero ad essere quel grande gruppo che sono stati per i primi due dischi - quando Omar Rodriguez non era ancora stato colpito da delirio di onnipotenza musicale ed era ancora un umile(?) mestierante della chitarra. Senza ombra di dubbio Omar Rodriguez ha tutto da impararare da un tizio come Franchino Garcia.
E dopo una maratona come questa il ritorno in macchina è stato inaspettatamente tranquillo. La mia Ritmo a metano filava molto karaskov, merito forse dei Pnau ascoltati a volumi da arresto, o molto più probabilmente dal fatto che finalmente l'Italia intera ha potuto apprendere che Veronica Lario ha un compagno e Silvio si comporta da imperatore romano per colmare un vuoto. L'attendibile fonte che ci ha svelato questa verità è Daniela Santanchè, la stessa persona che non più tardi di un anno fa ha dichiarato “Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do. Donne non votatelo, ci vede solo in posizione orizzontale”. Tu passamela che sto de nnovo pe strada / A venne du scudi de dramma Aggiungice na canna / L’immunità diplomatica maa so dimenticata a casa.
Ormai ci siamo, essere un leader di sinistra equivale ad essere una schifezza d'uomo e l'Italia è pronta ad ospitare il G8.
09 maggio 2009
BIGOTTA
Barbara Palombelli è a libro paga di Silvio Berlusconi così come suo marito Francesco Rutelli, e non dovrebbe essere mai più invitata a parlare nei programmi tv perché come suo marito è solita parlare senza in realtà dire nulla.
Detto questo, non si può far altro che ammirare incondizionatamente Emma Bonino, a maggior ragione dopo averla visto dire la sua su Silvio Berlusconi e sul suo modo di trattare le donne.
Niccolo Ghedini era livido di rabbia e non sapendo più che dire è arrivato a darle della bigotta.
Niccolo Ghedini che dà della bigotta alla Bonino e dice pure che Berlusconi negli incontri internazionali ha sempre grande successo. Psichedelia purissima.
27 aprile 2009
ERASE AND REWIND
Ho passato dodici lunghi anni della mia vita a prendere per il culo Morgan ma ora devo ricredermi. Mi cospargo il capo di cenere di fronte alla grandezza del personaggio, al suo enorme spessore culturale, alla sua carica dissacratoria ed al suo essere fuori dalle righe pur essendo un ingranaggio del sistema.
Cancelliamo tutto e ricominciamo da capo. L'ho sempre ritenuto un grande, non l'ho mai preso per i fondelli. L'ho sempre ritenuto il profeta di una generazione che c'è - eccome se c'è - e vince tutte le battaglie senza nemmeno bisogno di combattere troppo. Morgan è il mio idolo.
Un filmato assolutamente psichedelico per qualità delle immagini e tematiche trattate, Morgan è palesemente strafatto e regala al pubblico a casa, al pubblico in studio e al pubblico comodamente in piedi a Piazza San Babila uno show indimenticabile. Carlo Pastore è imbarazzato e non sa più che pesci pigliare, Morgan lo sta mettendo alla berlina ed incidentalmente sta presentando un disco dalla copertina di una bruttezza inenarrabile.
Attimi di tv che entreranno nella storia e verranno tramandati ai posteri.
Lo ribadisco: Morgan è il mio idolo.



