03 aprile 2012

NIENTE FIORI MA OPERE DI BENE


Mi ha molto colpito la storia di quella ragazza inglese che beve benzina. L'ho letto su Leggo e dunque è vero, e da quando l'ho saputo non faccio che pensare a quello. Ma come si fa ad arrivare a bere benzina? E come si può farlo senza riportare danni permanenti all'apparato digerente? Ma soprattutto, perché l'ho letto solo su Leggo e non su altri prestigiosi organi d'informazione? Non è che è una bufala, magari una notizia non verificata che poi per mera dimenticanza non è stata smentita il giorno dopo? Non lo so, ma so solo che a quanto pare la ragazza in questione è diventata la protagonista di un programma su un qualche canale televisivo inglese a caso e va piuttosto fiera di questa sua bizzarra abitudine. Chissà i suoi rutti come sono.

Dunque, ricapitolando: quanti anni sono che ho questo blog? Circa sei anni. Non c'entra un cazzo con la benzina da bere (o forse sì), ma sei anni sono veramente tanti. Direi troppi. A sei anni un bambino inizia ad andare a scuola ed inizia a leggere e a scrivere, mentre un blog probabilmente ha già esaurito il suo ciclo di vita da un bel pezzo. Direi che a questo punto della sua esistenza (ne parlo come se fosse una persona, sono in pieno delirio di onnipotenza/autoreferenzialità) il mio blog cessa di essere aggiornato. Ci fermiamo qui (ormai parlo di me stesso/del mio blog al plurale, come Scilipoti), improvvisamente, in un momento in cui la media giornaliera dei visitatori è un numero che sta tra novecento e mille (come se contasse qualcosa, come se non fosse una soddisfazione sapere che arrivano tutti su queste pagine per cercare foto degli One Direction). Una piccola vittoria, direi.

Fine della corsa, dunque. Continuerò a fare altro in rete, in maniera diversa, ma non qui e non ora. Un saluto particolare a coloro che sono arrivati al mio blog cercando "Miley Cyrus bocchino", "Mimmo Drughi", "Nicoletta Paciaroni chi c'è stato?" e soprattutto un epico "Milly D'Abbraccio anale intervista". Il duro lavoro paga sempre, anche quando fondamentalmente si scrivono cazzate a mo' di antistress.

Adieu.

SALLUSTI E LA SANTANCHÈ STANNO PER AVERE UN FIGLIO, UNA COSA TIPO IL FILM JUNIOR CON ARNOLD SCHWARZENEGGER


Credevo fosse morto invece Dave Mustaine è ancora vivo e lotta insieme a noi. Tanto per dire, dopo tanti anni di attesa ha finalmente fatto un endorsement pro-Partito Repubblicano – e che endorsement! Ha detto di sperare che vinca quella merdaccia di Rick Santorum, una specie di fanatico religioso che ad occhio e croce da giovane deve aver esagerato con la masturbazione ed ora ce lo fa pesare (speriamo che non lo faccia pesare anche con quattro anni di presidenza, visto che ad occhio e croce uno del genere è capace perfino di sganciare l'atomica sull'Iran e causare la Terza Guerra Mondiale) con uscite che farebbero rabbrividire perfino un Giuliano Ferrara qualsiasi (Giuliano Ferrara ti voglio bene, sappilo).

Ma suona ancora Dave Mustaine? Esistono ancora i Megadeth? Io sapevo che come gruppo avevano smesso di avere una dignità più o meno dal 1998 e da allora si trascinavano pateticamente tra scioglimenti, reunion, cambi di formazione, cancri al ginocchio, abbandoni delle scene, conversioni & rinascite con Cristo e in Cristo amen, rifiuti di suonare di domenica, rifiuti di suonare sullo stesso palco dei Rotting Christ ma non sapevo che Dave Mustaine avesse ancora voce in capitolo e potesse permettersi di esprimere una sua opinione (venendo perfino citato su Libero, particolare da non sottovalutare). Ma chi glielo fa fare di andare avanti facendo la figura del perfetto fallito? Ok, ognuno è libero di esprimere la propria opinione e ci mancherebbe che non fosse così – ma come la mettiamo con i brani del repertorio dei Megadeth che stridono palesemente con il suo nuovo modo di intendere la vita? Mustaine li canta ancora come se nulla fosse o deve chiedere scusa a Santorum dopo ogni concerto, magari nascondendosi sotto la sua scrivania (chiara e gratuita allusione sessuale solo per fare incazzare i bigotti Mustaine e Santorum)? O canta canzoni nuove che inneggiano al Signore Suo Dio e finge di vergognarsi di ciò che era un tempo e non è più per ovvie ragioni anagrafiche? Quanti neuroni ha lasciato sul campo per colpa di anni di abusi di ogni tipo? Siamo proprio sicuri che non si faccia ancora e abbia scoperto il Signore Suo Dio grazie al crack? E i suoi capelli sono veri o è una parrucca? Non so rispondere e non so nemmeno perché sto perdendo tempo con Mustaine, ma so solo che mi sorge spontanea una domanda: quanto è metal il nome “Rick Santorum”? Personalmente se suonassi in una metal band lo sceglierei come nome d'arte, incute timore solo a pronunciarlo.

(Il Giornale)

UN DISCO DI UNA CHE HA CINQUANTA E PASSA ANNI MA NELLE CANZONI SI DEFINISCE ANCORA GIRL: MDNA - MADONNA


Un album nuovo di Madonna nel 2012 è roba per stomaci forti, soprattutto se anticipato da un singolo come “Gimme All Your Luvin’” – ossia qualcosa niente male ma che suonerebbe imbarazzante cantato da una Avril Lavigne qualsiasi, figuriamoci da lei che ha passato i cinquanta ed un bel po’ di storia della pop music l’ha fatta anche se sono anni ed anni che va avanti per inerzia (quanti anni? Dodici? Quindici? Diciotto? Non sono dotato di pallottoliere per contarli con precisione, ma so solo che sono parecchi e ciò mi basta). Ci vuole coraggio per affrontarlo e bisogna avere la capacità mentale di separare ciò che è stata Madonna (grande innovatrice sia a livello musicale che a livello di immagine, anticipatrice di trend, figura in grado di provocare le masse con intelligenza e furbizia) da ciò che è diventata invecchiando (artista che insegue disperatamente i trend ma arriva sempre troppo tardi, artista che come attitudine è più anni ottanta ora che allora, donna che ha fatto un uso troppo sbagliato del botox), eppure è doveroso farlo – per rispetto, per dovere di cronaca e, perché no, per le sorprese che possono derivare dall’ascolto prolungato di un’opera coraggiosamente intitolata “MDNA” (un gioco di parole MDMA/MDNA nel 2012? Puah!).

Come approcciarsi ad un’opera del genere? Con disincanto, anche se non sono perfettamente certo che il termine “approcciarsi” esista nella lingua italiana correntemente parlata. Non ci si devono attendere di certo miracoli (Madonna ha già dato, e non è una metafora di natura religiosa – qui si sta parlando di musica) o rivoluzioni copernicane di sorta (vedi il discorso fatto in precedenza riguardo all’invecchiamento di Madonna, con in sovrappiù il fatto che in un mondo dove grazie al web la musica è già vecchia prima di uscire non basta più ingaggiare produttori di grido per farsi confezionare su misura un disco che funzioni bene – serve ben altro, ma ci arriveremo), si deve ascoltare e basta come se il disco fosse opera di una persona qualsiasi e non di Madonna. Quella Madonna, la Madonna che ci piaceva tanto, è finita almeno nel 1998 con “Ray Of Light” (e relativo video copiato a Biagio Antonacci che le ha garantito l’invidiabile privilegio di poterlo sfottere tramite i suoi legali apostrofandolo come “fattorino delle pizze”) e dobbiamo imparare a considerarla un ricordo lontano parente della Madonna attuale.

E come suona “MDNA”? Suona alla grande quando vuol fare ballare (“Gang Bang”, “Some Girls”), peggiora parecchio quando sceglie di fare altro (“Falling Free”, “I’m a Sinner”). La mano dei Benassi Bros (“Girl Gone Wild” ed “I’m Addicted”, che ranze!) e di Martin Solveig si sente parecchio (“Turn Up The Radio” e “Superstar” sono Madonna che fa karaoke su “Ready 2 Go” ed “Hello” , Solveig deve aver azionato il pilota automatico), e le ospitate della militante a buon mercato M.I.A., degli erotomani LMFAO, di Nicki Miraj ed altri personaggi a caso che andavano per la maggiore un anno addietro aggiungono poco a quanto sarebbe sicuramente riuscita a fare Madonna da sola (avrei voluto scrivere “senza questi specchietti per le allodole, tra l’altro da lei pagati profumatamente”, ma la rispetto troppo e dunque non lo faccio). Facendo una media matematica “MDNA” è un disco assolutamente dignitoso, di quelli che però li ascolti per un paio di settimane poi te ne scordi perché ce ne sono tanti altri uguali in giro, di quelli che se hanno la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto (o se hanno dietro una buona strategia di marketing dietro – vero Lana Del Rey?) parte il tam tam in rete e fanno il botto ma se hanno sfortuna rimangono sul tuo hard disk per circa anno salvo poi venire cancellati quando si tratta di fare spazio ai dischi che usciranno durante l’anno successivo. L’unica differenza è che Madonna per quei dischi ha budget milionari e gli altri invece no, ma in fondo siamo in democrazia e bisogna trattare tutti quanti allo stesso modo.

(Indie For Bunnies)

UN'INTERVISTA, STAVOLTA VERA: BUGO


Qualche tempo dopo l’uscita di “Nuovi Rimedi Per La Miopia” (lavoro amato e nello stesso tempo odiato dagli appassionati di un certo tipo di musica – sembro Red Ronnie quando mi esprimo così – incensato oppure stroncato dagli addetti ai lavori) e nel bel mezzo delle nuove date del suo tour italiano abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere co Bugo, artista poliedrico che non ha di certo bisogno di presentazioni (sembro ancora Red Ronnie). Niente presentazioni dunque, procediamo con le chiacchiere.

Innanzitutto, per cominciare facciamo un gioco: visto che che più o meno tutti quando ti intervistano pretendono di parlare con il Bugo di dieci anni fa, io vado oltre e fingo di parlare con il Bugo del 2022. Dove ti vedi tra dieci anni? Ancora musica? E se sì, dove sarai approdato? (perché avrai cambiato ancora pelle, non ha senso andare avanti una vita suonando lo stesso album per far felici i soliti noti, no?)
Non posso saperlo ora. Io vado avanti per progetti che mi tengono occupato uno/due anni. in questo modo ho già fatto diversi dischi senza preoccuparmi per il futuro. Mi adatterò e vedrò. Sai, io non credo di cambiare pelle come dici tu, io in realtà ho già dentro di me molte cose che voglio raccontare, si tratta di tirarle fuori in certi momenti della mia vita. Quello che racconto oggi è sempre stato dentro di me, e così magari tra 10 anni tirerò fuori un altra cosa di me che prima non ho mostrato.

Questo tuo nuovo album “Nuovi Rimedi Per La Miopia” è stato accolto in maniera piuttosto controversa. Che chi ha gradito e chi no (come è giusto che sia visto che i gusti son gusti e siamo in democrazia), ma quello che mi ha più colpito son state le stroncature preventive o comunque premeditate. Gente che che ha stroncato il primo singolo senza nemmeno averlo sentito sul serio oppure gente che ha stroncato l’intero album sulla base di supposte “svolte troppo pop di Bugo”. La mia impressione è che ci sia un certo accanimento verso di te da parte di certa critica musicale, ma appunto è solo una mia impressione dettata dalla lettura di recensioni altrui (e dal fatto che a mio avviso questo disco necessita di più ascolti per essere capito e digerito, non lo si può liquidare dopo due ascolti). Come vivi questa situazione? Più che altro, ti causa particolari pressioni o vai avanti per la tua strada come è giusto che sia?
Guarda, io ho sempre fatto pop, lascia stare il vestito, ma le mie canzoni sono sempre state molto semplici e popolari. La critica militante non mi ha mai promosso veramente, non ho mai avuto copertine di riviste, speciali e cose del genere. Io vado avanti solo per la mia musica. c’è sempre il sospetto sulla mia persona perchè non rientro nei canoni. ma forse va bene cosi, perché comunque il giudizio su un artista non è mai definitivo. tuttavia ho avuto ottimi riscontri da persone e situazioni che prima non mi consideravano. Quindi vedi, io vado dritto per la mia strada e so difendere quello che faccio. Il mio nuovo disco è molto semplice, non c’è nulla di cosi complicato, basta ascoltarlo con “grandi orecchie libere” , non c’è niente di complicato in frasi come “i miei occhi vedono perchè vedono te” oppure “cammino piegato in avanti ,faccio la salita”, oppure “non ho tempo per cenare, posso solo assaggiare”. È molto intenso, questo sì, forse è questo che spiazza.

Quanto ha pesato la firma con una major nel rapporto con certa critica musicale e/o sulla tua carriera?
Quando ho firmato 10 anni fa era successo un bel casino ma io ne ero consapevole. sicuramente qualcuno mi ha snobbato solo perchè stavo con Universal, ma per fortuna non tutti sono così, non tutti giudicano un artista per l’etichetta con cui pubblica. A me interessano le canzoni, non chi te le pubblica. Cosi come contano le canzoni non le recensioni.

Sempre riguardo a “Nuovi Rimedi Per La Miopia”, non mi sarei aspettato un album del genere (o forse sì, vista la tua abilità nel cambiare pelle album dopo album spiazzando l’ascoltatore). Il suono si è fatto più “da stadio” – se mi passi il termine – e certe canzoni paiono fatte apposta per essere cantate in coro da migliaia di persone in un live a San Siro (tanto per rendere l’idea). Effetto voluto, ideale tributo ad alcune delle tue passioni musicali o è semplicemente un mio viaggio mentale?
Non è un tributo a certo tipo di musica. ho seguito quello che certe canzoni richiedevano. Niente di premeditato. Certo è che ad esempio, una canzone come “E ora respiro” è un urlo liberatorio, e un urlo richiede un certo tipo di intensità. Quel ritornello “nannana”, è un urlo di gioia, di voler sentirsi liberi , mi immagino un grande numero di persone che urla con me, cosa che succede nei live. Tutti vogliamo sentirci liberi, e io l’ho raccontato con quella canzone. Non ci avevo mai pensato, ma certo, in uno stadio sarebbe un tripudio. Mi vengono in mente anche certe cori dei Kasabian, adatti per essere cantati in coro da tutti.

Mi riallaccio alla domanda precedente ma più in generale: il tuo percorso fatto è fatto di scelte nette e cambiamenti decisi, un album eri un Bugo e l’album dopo sei un Bugo diverso, familiare ma con una pelle del tutto differente. Mai hai fatto qualcosa di uguale a ciò che facevi prima e la scelta musicale è sempre “opposta” a quella fatta per il disco precedente. Da cantautorato ad elettronica, da pop a rock “da stadio”, senza mai fare scelte scontate o prevedibili. Come arrivi a fare ciò? Come arrivi a queste scelte di cambiamento netto?
Ripeto, non si tratta di cambiamento di pelle, non sono un trasformista. Sono un uomo complesso e racconto tante cose di me e del mondo, che è complesso. Il vestito è solo un vestito. se metti insieme tutti i miei testi senza musica hai un racconto , la mia storia.

Come nasce una canzone come “Lamentazione nr 322” (che per inciso, è una delle tracce che più mi hanno colpito di più in questo disco) e più in generale, come vivi la tua spiritualità? Trovo che in tutto il disco si respirino un senso di pace e di positività, ed anche le tracce più “giocose” come “Mattino” parlano in maniera più implicita di come si può “rinascere”.
Pace? “Lamentazione” non è brano positivo, il testo dice ben altro. Io ti sto chiedendo aiuto, io grido a te ma non rispondi ti sembra un verso che esprime serenità? Non è una canzone spirituale. Non sono attratto dallo spirituale, mi interessano quando certe tematiche religiose si affiancano all uomo. Quindi, ascolta bene le parole prima. “Mattino” è una brano gioioso sì, ma che nulla ha a che vedere con la religione. si tratta di rappresentare la gioia del risveglio con la propria donna. Il disco non è tutto serenità e pace, non è corretto quello che dici. Io non ho trovato pace. Sono sempre molto miope. Io piuttosto mi chiedo da sempre cosa fare per vivere meglio. Io mi pongo delle domande, non dico agli altri quello che devono fare. “I miei occhi vedono” non significa che io ho capito tutto della vita e dell’ amore. È una canzone semplice sul mio amore per mia moglie.

Domanda semiseria: nell’affrontare le tue opere i critici tirano praticamente sempre in ballo Beck e non riesco capire il perché perché sei totalmente differente. E se io tirassi in ballo Gianluca Grignani (come ho effettivamente fatto) ti scandalizzeresti? Ho sentito parecchie “similitudini attitudinali” tra “Nuovi Rimedi Per La Miopia” e il suo “La Fabbrica Di Plastica” e sono del parere che se avesse continuato su quella strada invece di “normalizzarsi” sarebbe arrivato a fare un album come il tuo. Che ne pensi de “La Fabbrica di Plastica”? L’hai mai ascoltato? Io personalmente trovo che sia uno degli album italiani più coraggiosi, belli e sottovalutati degli ultimi vent’anni – almeno a livello cosiddetto mainstream.
Conosco pochissimo quel disco. Io e Grignani siamo completamente differenti, per modo di essere e modo di esprimerci. Se la mia voce può ricordare la sua, beh, non è certo voluto. è come quando tirate in ballo Vasco, o Rino Gaetano, o Battisti. Siamo tutti italiani, cantiamo, ci esprimiamo, è chiaro che qualche rimando ci può essere ma io non ho mai scritto nulla per sembrare qualcun altro.

Visto che sono un tipo curioso, quali sono stati gli ultimi dischi che hai ascoltato e, già che ci siamo, quali sono stati gli artisti più importanti per la tua formazione musicale?
Non ascolto dischi interi, mi faccio playlist miste con Zen Circus, Jovanotti, Vasco, Brunori SAS, Ac/Dc, Celentano, Kasabian, Led Zeppelin, Is Tropical, Dylan, Beatles, I Cani, tutto, un misto, senza limiti di genere, Lady Gaga, rap vario, elettronica mista, tutto. Quelli più importanti? Vediamo, prima che iniziassi a far musica, cioè da adolescente, Duran Duran e Jovanotti. Poi, Nirvana. con “Bleach” ho deciso di buttarmi nella musica e scrivere canzoni.

Com’è stata la tua esperienza di attore in “Missione di pace”? Pensi di ripetere un’esperienza del genere qualora ce ne fosse la possibilità?
Bella esperienza. Avevo accettato anche perchè il personaggio era ritagliato su di me e in parte mi rappresentava. Ripetere? Se la proposta è interessante.

Domandone alla Gigi Marzullo: i sogni aiutano a vivere o la vita è un sogno? Scherzi a parte, hai un sogno nel cassetto (musicalmente parlando, non voglio di certo entrare nel tuo privato)? Ed hai un rimpianto (vale lo stesso discorso fatto sopra)?
Un sogno? Poter continuare la mia vita come adesso, alzarmi e poter decidere cosa fare della mia giornata. Rimpianti? Nessuno.

(Indie For Bunnies)

24 marzo 2012

LA MUSICA È TUTTA UGUALE



Mi sono reso conto che l'intro di She's Thunderstorms degli Arctic Monkeys è praticamente identica all'intro di Loco dei Coal Chamber, uno dei gruppi più inutili della famigerata ondata nu metal di inizio Anni Zero (peraltro i Coal Chamber all'epoca mi piacevano parecchio, ma forse era merito dell'audio precario da cassettina copiata e ricopiata più volte – qualunque cosa possa voler dire una frase come “audio precario da cassettina copiata e ricopiata più volte”). Casualità, mia immaginazione oppure agli Arctic Monkeys piacciono davvero i Coal Chamber ed hanno voluto inconsciamente omaggiare uno dei gruppi più inutili della famigerata ondata ecc. ecc. ? Non lo sapremo mai e probabilmente non ce ne frega nulla.

Tanto per dire: chi se ne frega dei Coal Chamber e degli Arctic Monkeys quando c'è Enrico Ruggeri che afferma che è colpa di Internet e del file sharing (file sharing comunque è un termine più Anni Zero dei Coal Chamber e forse pure degli Spineshank, dei P.O.D. e tutti quei gruppi di merda lì) se il suo disco è stato un flop perché non ha venduto un cazzo? Chi se ne frega di un'assonanza/somiglianza forse frutto della mia immaginazione (magari Coal Chamber e Arctic Monkeys hanno tratto ispirazione dalla stessa cosa) quando c'è Umberto Tozzi che sbarca su Twitter e nel giro di una giornata si lamenta dei fan di un tempo che non lo seguono più ed annuncia un suo disco di cover riarrangiate (grande mossa per riconquistare i fan di un tempo, qualunque cosa possa voler dire il termine “cover riarrangiate”)? Chi se ne frega della musica quando c'è già in giro il nuovo dei Mars Volta ed io non ho nemmeno voglia di ascoltarlo perché tanto so che sarà assolutamente identico agli ultimi – diciamo – quattro loro album e non ho voglia di perdere tempo che di tempo da perdere non ne ho? In realtà il nuovo dei Mars Volta non è davvero niente male. Li credevo finiti invece sono vivi e lottano insieme a noi.

18 marzo 2012

CRAXIIIIII / COIMBRA PORTUGAL IN DUE MINUTI


Qui lo dico e qui lo nego: la prima volta che ho visto il megacartellone pubblicitario del nuovo partito di Stefania Craxi (opportunamente chiamato Riformisti Italiani, ma potrebbe chiamarsi in qualsiasi altra maniera tanto sul territorio non esisterebbe comunque) ho immediatamente verificato se per caso qualcuno mi aveva rubato il portafogli oppure la capacità di coniugare correttamente i verbi in lingua italiana. Non è stata colpa mia, è stato solo un riflesso incondizionato dovuto allo stupore-misto-sorpresa causato dalla suddetta, poetica visione. Succede.

Un manifesto del genere con la sagoma di Stefania Craxi dimensione maxi, poi. Non ho nemmeno avuto il fegato di fotografarlo perché è troppo oltre ogni immaginazione ma posso ragionevolmente affermare che solo quel gran genio di Francesco Salvi quando si è presentato al Festival di Sanremo con un pezzo che nella strofa diceva “non toccarti il pistolino” ha avuto più coraggio (per non parlare poi di Rihanna che è tornata insieme a Chris Brown e ultimamente si fa pure fotografare palesemente strafatta con indosso una truzzissima maglietta vedo-non vedo, ma questo è un discorso che francamente non c'entra un cazzo dunque mi fermo qui). A parte Ron che mi dicono dalla regia essere l'ex fidanzato di Stefania Craxi, esiste qualcuno che alle prossime elezioni che voterebbe una roba del genere? Dico io, perché mai dovrei sprecare un voto così quando potrei sprecarlo votando altro o non votando affatto? Ma questa gente nella propria vita ha mai fatto altro oltre a fare politica (ovviamente il discorso è generico, non è riferito alla Craxi ma a gran parte della scena politica italiana)? Ha mai lavorato? Ha mai sudato? Perché si dice andare a tutta birra, poi? Io francamente non l'ho mai capito ma ho vissuto bene lo stesso.

Infatti alle prossime elezioni io voterò con convinzione i Riformisti Italiani di Stefania Craxi. E darò loro il mio prezioso voto in primis perché il nome del partito mi fa venire in mente i Ragazzi Italiani, poi perché questa è gente che può davvero riformare l'Italia rivoltandola come un calzino (non so nemmeno chi saranno gli altri candidati oltre Stefania Craxi, ma ad occhio ci sarà Ron e ciò mi basta). Ma il vero motivo per cui voterò i Riformisti Italiani di Stefania Craxi è perché da quando il mio blog ha iniziato a fare migliaia di accessi (tra l'altro tutti di gente che cerca foto degli One Direction) sono diventato un vip e Radio Deejay mi ha assunto come ghost-writer di Guglielmo Scilla (che è davvero bravo però ha bisogno di un rinforzo perché ultimamente lo fanno lavorare troppo e si sta esaurendo, e quel rinforzo ovviamente sarei io – quel bambino ero io), e dunque in cabina elettorale agirò di conseguenza. In fondo tutto ciò ha un senso, visto che Gerry Scotti è partito da Radio Deejay ed è diventato famoso passando attraverso un posto in Parlamento con il Psi di Bettino Craxi Driver – anche se più o meno Gerry Scotti collezionò 8 presenze in una legislatura e fu dirottato alla presidenza della Lega Italiana Basket Femminile, che non è un partito politico ma poco ci manca.



17 marzo 2012

1, 2, 3 Casini! (cit.)


La foto insieme a Monti, Bersani ed Alfano che il buon Pierferdinando Casini ha postato su Twitter è semplicemente drammatica nella sua capacità di spiegare involontariamente come stanno davvero le cose. Magari è solo un effetto ottico dato dall'evanescenza delle luci, ma i tre segretari sembrano degli ectoplasmi destinati a scomparire mentre Monti ritto in piedi pare proprio il nuovo assoluto (ed infatti lo è), l'imbattibile (ha fatto più lui in tre mesi che l'intera classe politica italiana in vent'anni, il che è tutto un dire anche se avrebbe potuto fare di più). Che ridere: qui crolla tutto (soprattutto un esilarante Francesco Rutelli, che prova a difendersi sparando nel mucchio in puro Bettino Craxi style) e questi qua usano la scusa di Monti come estremo, disperato tentativo di salvarsi il culo o almeno la poltrona (spesso e volentieri le due cose tendono a coincidere, ma pazienza).

E Casini è andato oltre ed ha addirittura minacciato un'alleanza con Pd e Pdl alle prossime elezioni, una roba devastante che se andasse in porto rappresenterebbe il trionfo dell'autoconservazione della partitocrazia (qualcosa del tipo: hanno finto di combattersi per anni e ora 'Franza o Spagna? Basta che se magna') ma verrebbe sommersa da milioni di voti contro (se non astensioni contro, o monetine contro in puro Bettino Craxi style). Io stesso voterei qualunque altra cosa pur di non votare un obbrobrio del genere (Alfano che fa finta di essere un segretario vero, poi), ma se ci fosse il Partito d'Azione saprei cosa votare e voterei molto più volentieri.

Resta il fatto che probabilmente siamo di fronte ad un'altra Tangentopoli prossima imminente e nemmeno ce ne rendiamo bene conto. Non diciamo più nulla, attendiamo di vedere gli sviluppi di alcune vicende che riguardano più o meno tutti i partiti dell'intero arco parlamentare e non parliamone più fino al giorno del grande crack.


15 marzo 2012

NICE HAIRCUT, MAN

Il nuovo taglio di capelli di Valerio Scanu è ufficialmente la cosa che fa più ridere del 2012. Mancano ancora più di nove mesi alla fine dell'anno (qualcosina in meno se il mondo cessa davvero di esistere il 21/12 come dicono i Maya) ma ha già vinto lui, di diritto (e di rovescio, ma soprattutto nel didietro)(quando si parla di Scanu divento quasi omofobo anche se di solito odio con tutte le mie forze chi è omofobo e combatto ogni forma di discriminazione succede).

Chi gliel'ha fatto fare di conciarsi così? Ma soprattutto, a chi somiglia Valerio Scanu? A Baggio? Ad un giocatore della nazionale colombiana ai mondiali Usa '94 di cui non ricordo il nome? Ad uno sceicco arabo di cui non ricordo il nome? Al protagonista di un film di Eddie Murphy di cui non ricordo il nome? Ad Has Fidanken? Al peggior risveglio che ti possa capitare? Non lo so, non riesco proprio ad arrivarci e forse non me ne frega nula. Concludo copiaincollando cose che ho già scritto in passato perché non mi pagano per scrivere minchiate e comunque mai in un caso come questo è d'uopo il riciclo: "Che cazzo di capelli c'ha, dico io? Come fa ad essere uscito con tre dischi in tre anni e ad andarsene in giro pettinato così? Lo obbligano oppure si concia così di sua spontanea volontà? Si guarda allo specchio ogni tanto? Lo fa per mera autoironia? Mamma mia (la chiusura era per far rima)!", aggiungendo che Valerio Scanu se ne sta per uscire con un disco nuovo intitolato Così diverso che se tanto mi da tanto farà cacare sassi come i precedenti. Anzi no, non sarà di mio gradimento come i precedenti (che per altro non ho mai ascoltato, ma tant'è). Cazzo però, che taglio di capelli che si è scelto Scanu per far promozione all'album nuovo. Personalmente non avrei saputo fare di meglio.

12 marzo 2012

GRAZIE PER AVER DISTRIBUITO QUESTO GRANDE SOGNO IMPACCHETTATO



Da quando scrivo per la versione italiana di Huffington Post ho molti più soldi in tasca e posso permettermi anch'io di fare di tanto in tanto il radical-chic che lotta tenacemente per le più grandi e nobili cause. Tanto per dire, qualche sera fa ho finto di scandalizzarmi perché Giuliano Ferrara ha portato con sé in trasmissione la sua cagnetta (francamente non so come si chiami, ma sono certo che il suo nome non è Selma) ed ha condotto l'intera puntata tenendola dolcemente in grembo. Proprio una bella visione, direi – Giuliano Ferrara pareva quasi un San Bernardo che aveva appena salvato la sua cagnetta dalla neve, quando me ne sono reso conto mi si è praticamente bloccata la digestione. Non ho seguito nulla del discorso e manco me ne importa.

Dicevo, ho finto di scandalizzarmi per la cagnetta di Giuliano Ferrara biecamente sfruttata per fini propagandistici (?) ma in realtà ho desiderato ardentemente per tutta la durata della trasmissione (io sono uno dei pochi italiani coraggiosi che quando si imbatte in Qui Radio Londra resiste fino alla fine senza cambiare canale) che al povero animale pigliasse una dissenteria fulminante e la facesse tutta in grembo a Giuliano Ferrara, così tanto per ridere un po' e risolvere alla radice il problema del mio blocco digestivo di cui parlavo sopra (il blocco digestivo era solo figurato perché trattasi di pura finzione narrativa, ma tant'è). Niente attacco di dissenteria purtroppo, ma quante risate al solo pensiero, al solo immaginare la faccia di Giuliano Ferrara e le potenziali gag che avrebbe potuto tirare fuori un Daniele Luttazzi qualsiasi dopo aver assistito ad un evento di tale portata! Sarà per la prossima volta, sempre se Qui Radio Londra non viene chiusa prima a causa dei deludenti ascolti.

Comunque, tra le altre cause da radical-chic per le quali fingo di lottare c'è quella del superamento di Wikipedia (cos'è Wikipedia? Basta cercare su Wikipedia) in quanto strumento impreciso, pieno zeppo di errori e poco attendibile, aggiornato troppo superficialmente, è meglio comprare i libri invece di sprecare tempo cercando nozioni base riguardanti un determinato topic, i monitor dei laptop/tablet non sostituiranno mai i libri, chiunque può scrivere qualunque cosa e niente viene verificato accuratamente (segue una sfilza di altri luoghi comuni riguardanti Wiki). In realtà sono un grande sostenitore a prescindere di Wiki (anche se ci sono errori ed/od omissioni sono sempre molto divertenti – vedi la pagina dedicata a La Fabbrica di Plastica di Gianluca Grignani che afferma che il bassista che suonò su quel disco era niente popo' di meno che il produttore cinematografico Franco Cristaldi, oltretutto morto nel '92 quando il disco è datato '96. Se nel frattempo non l'hanno corretta è una bomba), ma ad Huffington Post Italia mi pagano bene per scrivere cazzate e allora sono per il superamento di Wikipedia. Superamento in favore di cosa? Non lo so, l'importante è superare, l'importante è il bonifico a fine mese. L'importante è fruire delle notizie che ci sono su Wikipedia e scoprire che i Bomfunk Mc's oltre a quel capolavoro totale che risponde al nome di Freestyler (cinque minuti di perfezione, direi) hanno fatto altro e tutto veramente molto bello, da cercare immediatamente su YouTube e ballare con il corpo e con la mente. Cose di una tamarranza davvero commovente (segno che Jason Nevins ha insegnato parecchio quando ha preso It's Like That dei Run DMC e l'ha rivoltata come un calzino), cose che purtroppo non torneranno visto che i Bomfunk Mc's ahimé si sono sciolti. Sarà per la prossima volta, sempre se Qui Radio Londra non viene chiusa prima a causa dei deludenti ascolti.






07 marzo 2012

NON A CASO PANARIELLO FA RIMA CON MARTUFELLO


Diciamolo: il principale merito di Mario Monti sta nell'averci svegliato da un periodo di letargo lungo più o meno diciotto anni, un'epoca in cui non si è parlato essenzialmente di un cazzo se non di Berlusconi e dell'universo che ruota/ruotava (dico ruotava perché in correttore automatico di Word® segnala la parola “Berlusconi” come errore, cosa assolutamente impensabile fino a soli tre mesi fa) intorno a questa pittoresca figura di uomo con i tacchi, il cerone ed i capelli tinti. Niente problemi reali della gente comune, solo (estraggo a caso dal mazzo, tanto la scelta è infinita e potrei stare qui altri tre giorni a scrivere cose a caso – ma non lo faccio) la riforma giustizia, le intercettazioni, le leggi ad personam, il taglio delle tasse, la riforma della Costituzione, l'intervento militare a fianco degli Usa mascherato da missione di pace, il Ponte sullo Stretto, Kakà, le campagne elettorali permanenti, i brogli elettorali, i comunisti, l'art. 18, la difesa della famiglia, Dino Zoff è un incapace perché non ha fatto marcare Zidane a uomo, il conflitto di interessi come foglia di fico per coprire le parti intime di una opposizione altrimenti impresentabile, la paura di Berlusconi come scusa per spingere la gente a votare un'opposizione altrimenti invotabile (ci sarebbe da scrivere un intero capitolo su come quest'opposizione campa ancora estorcendo il voto agli anziani che hanno votato Pci per una vita, ma non lo faccio perché in fondo non è del tutto vero che l'opposizione estorce il loro voto. Si limita a raccogliere un gentile omaggio frutto di un'abitudine ormai cinquantennale). Solo una classe politica che esiste(va) in tv ma non nel mondo reale.

Ed ora, che tutto questo pare finito ma per farlo terminare abbiamo dovuto sorbirci perfino l'Iva al 23% (arriverà ad ottobre), chi se ne fotte se Berlusconi non va a Porta a Porta? Chi se ne fotte se Alfano non va ad un vertice di governo? Chi se ne fotte se Bersani ci rimane male? Chi se ne fotte di Di Pietro che un tempo da ministro dava il via ai lavori per la Tav ed ora fa il No Tav per lucrare uno 0,1% di voti in più (Di Pietro ridicolo come al solito, tra l'altro)? Ma questa gente conta ancora qualcosa? È convinta di prendere ancora voti alle prossime elezioni? Direi di no, questi personaggi provano ancora disperatamente ad autoconvincersi di contare qualcosa ma direi di no. La prossima tornata elettorale li spazzerà via.

Passa perfino in secondo piano Giorgio Panariello, che da buon militante comunista (dichiarato) ora ha un varietà in prima serata su Canale 5 ma continua a non far ridere come al solito. Mamma mia che tristezza, ho visto alcuni scorci di puntata e mi è bastato: satira scadente trita e ritrita manco fossimo al Bagaglino, umorismo gratuito su disgrazie varie ed assortite, ritmi lenti (anzi lentissimi), applausi & risate a comando. Mancava solo l'imitazione di Briatore e sarebbe stata l'apoteosi, ma sono convinto che anche Briatore arriverà presto. Quasi quasi mi fa più ridere Pucci, il comico (chiamiamolo comico e non se ne parli più) divenuto famoso ai più perché amico di Bobo Vieri. Quasi quasi mi fa più ridere Berlusconi che in tre mesi è invecchiato di colpo, sia fisicamente che politicamente.

05 marzo 2012

Dalla non è un cantante, è un consiglio (cit.)



Il dato di fatto è che i tizi di Pontifex hanno detto la loro riguardo alla morte di Lucio Dalla mentre non hanno speso una parola riguardo a Germano Mosconi, giornalista veronese divenuto punto di riferimento per i giovani italiani dopo che sono stati pubblicati alcuni suoi video su YouTube (copiaincollo a caso da un sito italiano che parla di giovani, mica sono frasi mie). Ancora mi sto chiedendo il perché e il percome di una cosa del genere, ma in definitiva non me ne frega un cazzo di Pontifex (e meno se ne parla meglio è, visto che parlandone si finisce per dare importanza a dei veri e propri taliban all'amatriciana – e ciò non è cosa buona e giusta) mentre mi dispiace un sacco sia per Germano Mosconi che per Lucio Dalla, due che nel loro campo erano, sono e saranno degli autentici fuoriclasse.

Dicevo, Lucio Dalla è morto e lascia un vuoto incolmabile – soprattutto in quelli che non l'hanno mai ascoltato ed ora infestano le bacheche Facebook con link ai suoi video e citazioni tratte dalle sue canzoni, gli stessi che magari infestano le bacheche Facebook con I soliti idioti e salga a bordo cazzo e non si preoccupano troppo di disturbare il prossimo (si può sempre smetterli di seguirli, ma in fondo dispiace sempre fare un gesto del genere). A me parecchia della sua musica piaceva, altra molto meno (soprattutto quello che ha pubblicato negli ultimi dieci/dodici anni), altra neppure la conosco (recupererò), però se devo dire la verità la prima cosa che mi viene in mente quando penso a Lucio Dalla è Vita, canzone cantata in coppia con Gianni Morandi. Vita è roba che pare incisa domani ed invece è tipo del 1987/1988, con un testo che ti entra dentro e ti devasta emotivamente e musica coraggiosa ora come allora (almeno a livello mainstream-sanremese-Festivalbaresco-Superclassifica Show). Ogni volta che l'ascolto (rigorosamente da YouTube, rigorosamente il video rippato da Videomusic 1987/1988 circa – non c'era ancora Rijkaard nel Milan e dunque Baresi non era ancora papà) mi emoziono sul serio e rinasce un fiore sopra un fatto brutto (tanto per citare il passaggio forse più toccante della canzone).



E da qualunque parte si vogliano vedere le cose anche Nanì è una grande canzone che a Sanremo avrebbe meritato sicuramente miglior sorte. Son giorni e giorni che non ascolto altro e mi sto pure ricredendo completamente su Pierdavide Carone
(uno che ho ingiustamente liquidato come “prodotto di Amici di Marione De Filippi” e “robaccia fake da Mtv Trl” ma che ha parecchie cose da dire ed in futuro sicuramente le dirà – o almeno spero per lui e per noi tutti), segno che in fondo Dalla ci ha visto giusto anche con lui. Bravo lui ma soprattutto bravo Dalla, per questo e per tante altre cose che non sto qui ad elencare ma che riassumerò postando un suo intero concerto per la tv svizzera datato 1978, anno dei mondiali in Argentina.


28 febbraio 2012

TRISTE COSA LA VECCHIAIA



L'esibizione di Madonna al Superbowl è stata una delle cose più tristi che io abbia mai visto in vita mia (e non l'ho nemmeno vista in diretta ma mi sono accontentato di vederla su YouTube in ritardo di alcune settimane – tipo le mestruazioni quando sei incinta oppure esageri con la coca). Davvero, mi ha fatto quasi pena vedere questa cinquantenne (o cinquantacinquenne? o sessantenne? Ormai ho perso il conto) ballare ed agitarsi come una ragazzina, cercando disperatamente di somigliare una Rihanna qualsiasi, cercando disperatamente di rimanere al passo con i tempi in nome di un non si sa bene quale malcelato orgoglio (o Malgioglio, ideale contrazione di malcelato orgoglio).

E la musica? Beh chiaro, a parte il fatto che durante la caotica esibizione ha ballato ed ha eseguito un medley di suoi vecchi brani cantati in playback con ospitate che denotano il suo voler cercare disperatamente di rimanere al passo con i tempi (M.I.A., LMFAO, ecc - roba della quale forse ci siamo già scordati) Madonna ha proposto il singolo nuovo – un mega plagio conclamato per il quale ha ovviamente scomodato un produttore di grido come Martin Solveig e che promette di ammorbarci fino al momento esatto dell'uscita dell'album (in marzo, dunque dietro l'angolo).

Eh sì perché Madonna ha una caratteristica: una volta (diciamo negli anni ottanta/primi novanta) inventava i trend ed era innovativa, oggi li insegue ed è più anni ottanta di allora. L'ultimo suo guizzo d'orgoglio è stato il video copiato a Biagio Antonacci (lo avrei fatto anche io, per sfotterlo tramite i miei legali apostrofandolo come “fattorino delle pizze”), poi ha sbracato definitivamente ed ha provato a scopiazzare con minimo un anno di ritardo tutti i trend musicali possibili – chiamando a lavorare per lei i personaggi che più funzionavano oppure loro cloni come Mirwais. Lei usciva con un disco che suonava come i Daft Punk di Homework ed i Daft Punk uscivano con quel capolavoro che risponde al nome di Discovery, le usciva con cose prodotte da Timbaland quando nessuno già se lo cagava più, e via discorrendo ed arrancando. Che brutta fine ha fatto Madonna, soprattutto in un mondo dove grazie ad internet la musica è già vecchia prima di uscire (sembro Assante & Castaldo quando mi esprimo così).

Cosa attendersi dall'album nuovo di Madonna? Nulla, anche perché il singolo è roba che sarebbe stata imbarazzante perfino cantata da Avril Lavigne – figuriamoci da lei che un bel po' di storia della musica pop l'ha fatta – e lei ormai è una mummia al botox che va avanti per inerzia. Come minimo MDNA sarà un capolavoro.

24 febbraio 2012

ONE DIRECTION: STRAIGHT


Ho da poco saputo che esiste una ridicola boyband britannica chiamata One Direction e che qualcuno con grande sprezzo del ridicolo l'ha definita addirittura "i nuovi Take That". Che dire? Innanzitutto copiaincolliamo il tweet per il quale Fabio Alisei è stato crocifisso dai fans (e non solo) della band

Grazie Adriano perchè così hai portato la Parola di Dio a milioni di persone (cit.)



Davvero bella l'intervista esclusiva di Sandro Ruotolo di Servizio Pubblico ad Adriano Celentano datata giovedì 23 febbraio A.D. 2012, talmente bella che non ho capito nulla di ciò che voleva dire davvero Celentano. Però ha detto cose belle, tipo che il potere ce l'ha con lui - lui che ha votato DC per cinquant'anni (e probabilmente anche MSI in gioventù) e dunque è un pericoloso comunista - e che (copiaincollo da Repubblica perché ascoltando dalla trasmissione appunto non l'ho capito) "L'errore è nel meccanismo di conduzione della Rai. Finché i partiti continueranno a litigarsela, sarà preda di sotterfugi, intrighi e sospetti. Ed è difficile non pensare che lo stesso dg non sia sottoposto a pressione dei partiti, non solo della destra ma anche della sinistra". Su quest'ultima cosa ha ragione da vendere mentre su quella del potere no, un applauso comunque all'intenzione.



Spesso e volentieri anche Sandro Ruotolo (che è un giornalista e non quello che giocava una volta nel Genoa e più recentemente nel Livorno) si perdeva e non seguiva più, ed allora Celentano lo cazziava manco fosse Berlusconi che cazzia Carlo Pellegatti per una domanda troppo felpata. Tra l'altro il Celentano visto in data giovedì 23 febbraio A.D. 2012 per portamento ed occhiali indossati era praticamente identico a Joey Ramone, sarebbe bastato mettergli in testa una parrucca ad avrebbe potuto iniziare a cantare qualcosa tipo We're A Happy Family e nessuno avrebbe notato la differenza. Se avesse anche iniziato ad impennare in macchina sarebbe stato il massimo, ma non si può pretendere tutto dalla vita e dobbiamo accontentarci di ciò che passa il convento (che probabilmente non piacerà al Celentano 2012 che ce l'ha con la Chiesa, ma tant'é).

23 febbraio 2012

Zio Ax vs. Papi Silvio


Non abbiamo neanche fatto in tempo ad affezionarci a quel capolavoro da dopolavoro nordcoreano di Meno male che silvio c’è che Silvio Berlusconi ha deciso di rivoluzionare tutto e cambiare inno (tra l’altro senza nemmeno avvisarci, ma tant’è). E non ha scelto un inno qualsiasi: ha composto di suo pugno (così dice, ed io gli credo ciecamente) una cosa che in realtà è concettualmente identica a Gente che spera degli Articolo 31. Non siamo nel territorio del plagio tout-court (per quello si sa, basta e avanza l’ottimo Zucchero), ma andiamo oltre spingendoci fino alla scopiazzatura di intere strofe del testo senza nemmeno riuscire ad essere altrettanto efficaci, fino al voler ostentare ottimismo anche se ormai si è giunti a fine corsa, fino al voler sembrare giovani/giovanilisti a tutti i costi, fino all’oltrepassare quel labile confine che separa i concetti di “surreale” e “ridicolo”. Che figata.

E come l’ha presa il mio maestro adolescenziale J-Ax? Sicuramente si sarà incazzato abbestia, poi ci avrà riflettuto su ed avrà riso tantissimo – com’è giusto che sia, da persona vera qual’è. Secondo quanto è dato ascoltare dalla versione postata da Repubblica.it (che pare registrata in un cesso di un Autogrill vicino a Rho) musicalmente il nuovo inno del Pdl ricorda più la sigla di un qualche cartone animato a caso fine anni settanta/inizio ottanta (tipo Lady Oscar, ad esempio) che il brano degli Articolo 31. C’è stato un poco scaltro furto di concetti, che io vedo più o meno così: il ghost writer di Berlusconi ha un figlio grande fan degli Articolo 31, ha sentito qualche cd del figlio, è stato colpito dal testo di un brano ed ha deciso riproporne pari pari le tematiche – ovviamente ricorrendo ad alcune esagerazioni, tanto per far contento il Capo e potergli far affermare ha testa alta qualcosa del tipo “L’ho scritto di mio pugno in tre ore”. Nulla di male, dunque – nulla che non possa far gridare lo scandalo anche perché una cosa del genere rappresenta (qualora ci fosse ancora bisogno di dimostrazioni) la fine definitiva di quel ridicolo teatrino che è stata la politica italiana dal 1993 al 2011. Sul palco chi ci sta? Ci sta la fine per chi fino ad oggi ha solo parruccato (cit.), ed ovviamente non perché Berlusconi ha rubato concetti di J-Ax (e ci mancherebbe) ma proprio perché se un partito pensa di risolvere i problemi della gente con una canzone che pare la sigla di Lady Oscar registrata nei cessi di un Autogrill vicino a Rho è un partito degno dei luoghi in cui tale canzone è stata registrata (non sto a menzionarli ancora perché altrimenti divento ripetitivo e/o sembra che Autogrill mi paghi per far pubblicità occulta).

(Dance Like Shaquille O'Neal)

SISTER MORPHINE ACT

Che ridere la vicenda delle ostie all'Lsd in una chiesa di Campobasso: puzza di bufala lontano un miglio perché gli acidi ti salgono almeno dopo mezz'ora (tipo Studio Aperto, per intenderci), ma vuoi mettere? Non mi ricordavo nemmeno più dove fosse Campobasso, ed invece ecco che ti viene fuori 'sta storia di un prete che ha dato l'ostia ai fedeli e questi sono andati in trance ed hanno iniziato a cantare e ballare manco fossero posseduti dal demone di Gigi D'Agostino. Favoloso.

Probabilmente quelli dell'Ufficio Marketing della Chiesa l'hanno inventata lì per lì per recuperare un pubblico - quello dei giovani discotecari dediti allo sballo chimico - che storicamente la Chiesa non è in grado di intercettare (a differenza di Studio Aperto, che li intercetta alla grande), ma vuoi mettere la soddisfazione di immaginare il prete che urla ai fedeli "sale sale non fa male", "un trip non è mai trop", "su le mani come i gabbiani", "meglio pasta che rasta" et altre frasi da discoteca d'avanguardia in voga nella seconda metà degli anni novanta?

I fedeli che cantano e ballano manco fossimo in Sister Act, poi. Mi sa che è davvero una bufala.

22 febbraio 2012

"Il Molleggiato bisogna rispettarlo. Quando canta è eccezionale, arte pura"



1 - 2, 1 provo i microfoni, questo il suono che nasce dalla metropoli: c'è questa cantante che si chiama Emma Marrone ma si fa chiamare solo Emma perché probabilmente si vergogna del suo cognome (e dunque d'ora in avanti la chiameremo Emma Brown perché in questo caso chiamarla così rappresenta un buon compromesso tra autistico e artistico) e che ha vinto il Festival di Sanremo dopo essere partita da Amici di Marione De Filippi (come se vincere a Sanremo contasse qualcosa, come se parlarne contasse qualcosa).

E c'è il fatto che dopo aver vinto Emma Brown si è scordata di ringraziare l'autore del pezzo che le ha fatto vincere il festival, ossia Kekko Silvestre dei Modà (che è il nome dell'autore del pezzo e non il nome del pezzo, ma tant'è) e ne è nata una vicenda che più che vicenda è puro melodramma (soprattutto pensando al fatto che Kekko Pino Silvestre non ha più quindici anni e ad occhio e croce dovrebbe aver passato la sua fase adolescenziale).

E poi c'è il fatto che Emma Brown dopo la vittoria ha iniziato a rilasciare interviste pazzesche, nelle quali spara frasi come proiettili del tipo (copiaincollo a caso) "Il Molleggiato bisogna rispettarlo. Quando canta è eccezionale, arte pura", "Largo a noi donne rock", "Non sono certo la persona adatta a dire la mia sui pensieri di una signora colta e intelligente che si occupa del Lavoro e delle Politiche Sociali", "La grande Gianna Nannini mi è sta vicina tutti i giorni e i suoi consigli sono stati per me oro colato", "Dico alle ragazze che vogliono sfondare nella musica o che vogliono raggiungere un qualsiasi altro obiettivo di stringere i denti, di non farsi mai sopraffare ma di andare avanti. Se hai il fuoco dentro, prima o poi lo devi far bruciare", "La musica non si vince e non si perde. Si vive. Ha vinto la vita" ed altre cose che non sto qui a riportare perché non ne vale più la pena e probabilmente non ne ho più voglia.

Dicevo, Emma Brown ha vinto Sanremo ma la musica che conta davvero è altra e non sta nel pop italiano mainstream (mainstream nel senso che potrebbe piacere anche a mia madre). Tipo il nuovo Kindred Ep di Burial (che ho trovato abbandonato nei bagni di un Autogrill in Toscana mentre tornavo dalla serata finale del Festival di Sanremo dove ero riuscito ad imbucarmi perché quelli di Avvenire mi hanno pagato per fischiare Adriano Celentano, probabilmente era una copia lasciata da qualcuno che tornava da un rave) (probabilmente l'aveva lasciata la stessa Emma Brown al ritorno da un rave, ecco perché si è scordata di ringraziare Kekko Pino Mikaël Silvestre dei Modà), una cosa che è la solita cosa di Burial ma avercene di cose così. Tre tracce per un totale di mezz'ora, un'esperienza quasi mistica che ti assorbe del tutto e ti porta lontano, verso mondi sommersi (che non è un disco dei Litfiba), verso luoghi che non sapevi nemmeno di conoscere e che forse mai conoscerai. Sicuramente Burial non vincerà mai Sanremo, ma ad occhio e croce potrebbe partecipare alla prossima edizione insieme a Loredana Berté e Gigi D'Alessio.

Tra l'altro ho il sospetto che Burial sia lo stesso Gigi D'Alessio sotto mentite spoglie, ma non ho elementi per affermarlo con certezza e dunque non lo affermo.





19 febbraio 2012

NON CAMBIO IDEA PER DAVVERO (cit.)



La vita è fatta di scale ma chi è furbo prende l'ascensore, diceva uno di quegli orrendi soprammobili che pretendevano di essere scherzosi e che infestavano certe case pretenziose negli anni ottanta (a casa mia ad esempio c'era). Ed è ancora più furbo chi si imbatte per caso in un bruttissimo film su Rai4 e decide di guardarlo, soprattutto se il film parla di ascensori che prendono vita ed uccidono la gente in una New York pre-attacco alle Torri Gemelle (io quel film l'ho visto tutto, deve essere perché da piccolo a casa mia c'era l'orrendo soprammobile di cui sopra). Roba per la quale bisognerebbe rispolverare all'istante quel gran genio di Rokko Smithersons e farglielo recensire, che c'è un gran bisogno di cose così al giorno d'oggi.

Non c'entra un cazzo (o forse sì: ho il gusto dell'orrido), ma io del Festival di Sanremo ho gradito solo la performance di Loredana Berté e Gigi D'Alessio con Fargetta. Loredana Berté sembra sotto crack (anzi no, sembra Genesis P-Orridge) e grazie alla sua grande presenza scenica ha finito per oscurare persino il suo compagno di avventure sanremesi (che incidentalmente è Gigi D'Alessio, ma avrebbe potuto essere chiunque altro) e financo Adriano Celentano con i suoi soliti sermoni sull'Italia di oggi pronunciati con l'arroganza di uno che nel 2001 ha votato con convinzione Silvio Berlusconi ed oggi ce l'ha con Berlusconi, la Chiesa e più in generale con la disastrosa situazione generale italiana (povero quel paese che accetta lezioni da uno come Celentano). Comunque, divagazioni a parte, Berté+D'Alessio+Fargetta è stato un momento altissimo, con la Berté che non riusciva a muoversi, D'Alessio che sembrava uno dei Village People e talmente tanta gente sul palco che ad un certo punto non si capiva più nulla. I vincitori morali del Festival sono loro (anche perché il pezzo è davvero bello e nella sua versione standard sembra la versione italiana di If I Told You That di George Michael e Whitney Houston, pesante accostamento tra due cose che non c'entrano un cazzo anche perché credevo di parlare di As di George Michael con Mary J Blige), altroché quella raccomandata da Marione De Filippi di Emma Marrone, che con quel cognome partiva favoritissima date le preferenze – ehm ehm – alimentari di Gianni Morandi.

Comunque, del Festival ho visto praticamente solo quello perché ho altro da fare. Tanto per dire, invece di guardarlo sono andato in un pub perché è molto meglio riempirsi la pancia e la bocca ascoltando la musica e guardando i video per poi scrivere cosa è giusto o sbagliato, chi è uno e chi zero, chi bianco e chi nero (l'ho già scritto in passato, ma lo copiaincollo perché mica mi pagano per scrivere cazzate) ed ho come al solito prestato attenzione ai video che venivano programmati in tv più che a ciò che stavo mangiando e bevendo.

Ad un certo punto Radio Capri TelevisiON ha sparato un poker di video da antologia, roba da restarci secchi: Cranberriers, Grignani, Negrita, Ligabue l'uno dopo l'altro - ovvero, gruppi/musicisti che avrebbero potuto essere in heavy rotation tredici/quattordici anni fa senza nemmeno che ci fosse bisogno dell'avvento del digitale terrestre e dei suoi tanti canali musicali semisconosciuti - ed ho capito che Sanremo non è nulla di fronte a queste cose e al fatto che ora a livello mainstream non nasce nulla di interessante e gli unici cantanti nuovi vengono da talent show tipo Amici o X-Factor (infatti tra i primi tre classificati due venivano da talent show).

In pratica:

  • durante il video dei Cranberries sono andato in bagno e fortunatamente non ho visto praticamente nulla del risultato della loro reunion, e meno male visto che mi stavano sulle palle anche prima dello scioglimento;

  • il video di Grignani era l'ultimo in cui si trasforma in un lupo (chiara citazione di un film con Michael J Fox di cui non ricordo il nome e che non cerco su YouTube perché non ne ho voglia) e diventa orribile, cosa che probabilmente gli accade tutte le volte che esagera un po' con i beveraggi;

  • il video di Ligabue non l'ho considerato perché mi sono rovesciato addosso le patatine fritte con il ketchup e ho cercato disperatamente di rimediare al danno;

  • il video dei Negrita, quello del nuovo singolo in stile MGMT con almeno quattro/cinque anni di ritardo – mamma mia che schifo sia il brano che il video, sia l'uno che l'altro sono roba che ad un certo punto diventa doveroso autolimitare la propria libertà di espressione altrimenti Pau quando ti vede in giro ti mena e ti fa molto male.

Un bello spettacolo, non c'è che dire. Peccato solo che Pierdavide Carone (cazzo, è arrivato a Sanremo perfino lui – ed il pezzo era davvero ottimo, bravo Carone!) ed il parrucchino di Lucio Dalla accompagnati da un gonfissimo Gianluca Grignani non abbiano fatto faville come promettevano. Sarebbe stato bellissimo vedere Grignani trasformarsi in lupo oppure dar vita a performance epocali come quelle in palese fattanza a cui dava vita nel 1996, ma sarà per un'altra volta - sempre tenendo conto che Madonna ha copiato un video di Biagio Antonacci che a sua volta ha copiato un video del Santo Niente e dunque in un certo senso per la proprietà transitiva Madonna ha copiato un video del Santo Niente ed il mondo potrebbe finire il 21/12.



UN DISCO NERO COME LA PECE: PRINZHORN DANCE SCHOOL - Clay Class

Non traggano in inganno nome del progetto e provenienza DFA: con la musica dei Prinzhorn Dance School non si balla neanche un po’. È roba obliqua e tagliente, roba pericolosa, talmente intensa che mentre l’ascolti ti assorbe totalmente o al contrario ti causa disturbi da deficit d ‘attenzione ma quando ti riprendi è sempre lì, con le sue ripetizioni ossessive, con i suoi accordi minimali, con quel suo essere notevolmente malata e figlia dei tempi nostri come dei tempi in cui i Fall avevano tanto da dire (e quindi ora come a fine settanta, ma tant’è) e Johnny Rotten si tramutava definitivamente in John Lydon con “Metal Box” (o “Second Edition” per chi non ha avuto la fortuna di acquistare l’edizione con i dischi racchiusi in contenitori di metallo).

Nulla di nuovo dunque, nulla che non sia già stato detto o suonato in passato – ma trovami tu qualcuno che suona le stesse cose e le suona così vere e veritiere oggi che siamo nel 2012. I Liars, forse. O magari i Fuck Buttons se solo si decidessero finalmente a nutrirsi con una steady diet of Fugazi e a bandire del tutto l’elettronica per cimentarsi in una specie di blues urbano fatto solo di chitarra-basso-batteria ed occasionale voce femminile di un featuring o chissà chi (decidano loro, basta che ci provino. Io sarò contento a prescindere). Comunque, nessun orpello nella musica dei Prinzhorn Dance School, niente che vada a rivestire lo scheletro che costituisce impalcatura ed al tempo stesso essenza delle loro “canzoni” (il virgolettato è d’obbligo, perché le loro composizioni non hanno propriamente la canonica struttura della canzone pop. Anzi, mi correggo: il loro è pop autistico e artistico, tra Rain Man e Man Ray giusto per citare a sproposito il poeta urbano Dargen D’Amico).

Tanto per dire, talvolta i Prinzhorn Dance School arrivano perfino a lambire i tanto vituperati territori del pop-che-ti-ritrovi-a-canticchiare-quando-meno-te-l’aspetti (“I Want You”, “Shake The Jar”) se non fosse che questi tanto vituperati territori del pop-che-ti-ritrovi-a-canticchiare-quando-meno-te-l’aspetti vengono poi irrimediabilmente deturpati dalle bordate di “Sing Orderly” e dalla venefica filastrocca “Usurper”. Grande disco questo “Clay Class”, un’opera nella quale il vuoto diventa pieno e colma lo spazio che ci circonda, le ritmiche sono ridotte ai minimi termini e mentre l’ascolti ti ritrovi a pensare che i quattro anni dal debut album non sono passati invano e che la proposta del duo è notevolmente migliorata, facendosi meno dispersiva e più focalizzata al raggiungimento dell’obiettivo. Non è dato sapersi quale sia questo obiettivo, ma viste le facce da psicotici dei due sarei portato a pensare che il loro obiettivo nemmeno tanto nascosto sia incasinare in qualche modo il mondo. Ben vengano band così.

(IFB)

UN DISCO DEL CAZZO, MA BELLO: SKRILLEX - Bangarang [EP]


Che dire di uno come Skrillex e del suo nuovo “Bangarang EP”, preludio di una luminosa e brillante carriera (negli States, ma probabilmente anche in Europa)?

1) Assolutamente figlio dei tempi odierni, di quell’attitudine/abitudine che porta la gente ad ascoltare le canzoni con il telefonino (lo chiamo telefonino perché io sono figlio degli anni novanta), skippando dopo trenta secondi per passare ad un altro brano da skippare dopo trenta secondi. Musica da fast food, o se proprio non ce l’abbiamo con le multinazionali e vogliamo pure fare loro pubblicità gratuita, l’equivalente musicale del Big Mac della McDonald’s®.

2) Ci sono belle idee sepolte sotto quintali di suoni troppo brutti per essere veri (la prima volta che l’ho ascoltato ho temuto per un attimo che mi fosse scoppiata la caldaia), troppo malsani per non esserne intossicarsi, troppo ricchi di grassi saturi per non fare la fine del tizio del documentario “Super Size Me” in caso di ascolto prolungato. Musica da fast food, o se proprio non ce l’abbiamo con le multinazionali e vogliamo pure fare loro pubblicità gratuita, l’equivalente musicale del Big Mac della McDonald’s®. Mi ripeto perché tanto in “Bangarang EP” c’è una sola idea replicata dall’inizio alla fine dell’opera, e probabilmente non ci farà troppo caso nessuno.

3) “Bangarang EP” ha un suo fascino ed è un bel prodotto. È roba da nerd fatta da un nerd che ce l’ha fatta, roba che ti illude per una trentina di secondi di essere riuscito a conquistare un ruolo di rilievo nella società odierna, poi quando ti ha stancato la prendi per quello che è – ossia ciò che ho detto al punto 1 e non sto a ribadire per questioni di spazio.

4) Skrillex stesso ha un suo fascino. Sembra un’imitazione del Nongiovane Francesco Mandelli (quando in una celeberrima gag urlava “Thrasher!” vestito da metallaro ritardato), poi leggi la sua bio e noti che è l’ex cantante di una terribile metalcore band americana che ha dovuto abbandonare il ruolo per problemi alla voce ed allora un pochino ti appassioni a lui ed al suo riuscito tentativo di svolta elettronica. Il suo conto in banca ti ringrazia.

5) Per i fanatici delle categorie, delle etichette e dei generi musicali: la musica di Skrillex è molto difficile da incasellare. È tutto e nulla, i più svegli la chiamano dubstep ma non è dubstep, qualcuno la definisce house ma non lo è (almeno non in senso stretto), electro non ne parliamo nemmeno, fidget forse-ma-forse. Categorizzare la musica non mi è mai piaciuto e quindi la definirei musica da ballare con il corpo ma non con la testa. Troppo ignorante per ballarla anche con la testa, su questo ci siamo.

6) “Bangarang” alla prova dei fatti regge bene. Ti pare di sentire la stessa traccia dall’inizio alla fine ma è giusto così, ed ha perfino il coraggio di campionare i Doors (“Breakn’ A Sweat”) e collaborare con Ellie Goulding (“Summit”, forse la traccia più interessante del lotto – una cosa tipo gli Alphaville o qualunque altra band meteora anni ottanta suonata ad 8bit) e Wolfgang Gartner (“The Devil’s Den”) pur di arrivare al risultato.

Comunque, bando alle ciance: Skrillex riuscirà dove i Prodigy, i Chemical Brothers e Fatboy Slim hanno fallito, ossia far innamorare l’America della dance più cafona. Riuscirà a sfondare piombando ai primi posti della hit parade (quando dico così mi sento un po’ Dj Ringo) e Skrillex diventerà un personaggio di pubblico dominio nonché esempio da seguire per migliaia di giovani americani e non (spero solo che non lo seguano nel taglio di capelli). È solo questione di tempo ed arriverà una collaborazione con Lady Gaga (anzi no, con l’ultima, ingrassatissima Christina Aguilera – e si torna al discorso di “Super Size Me” e dell’equivalente musicale del Big Mac della McDonald’s®) e la gloria. Staremo a sentire come sarà il disco nuovo, per ora questo Ep fa il suo dovere e ciò basta e avanza.

(IFB)

16 febbraio 2012

IN NOME DEL POPOLO SOVRANO

Mario Monti ha detto sì: le Olimpiadi del 2020 non si terranno a Roma perché, a suo dire (ma è anche il mio dire, visto che io sostengo con convinzione il suo tentativo di fare la rivoluzione liberale in Italia), sarebbe rischioso per le finanze pubbliche imbarcarsi in un progetto del genere in un momento estremamente difficile come questo. Parole eleganti per dire che Olimpiadi non si terranno a Roma per il semplice fatto che c'è il rischio che qualcuno come al solito si magni tutto perché tanto paga Pantalone (io, tu, noi, tutti – tranne gli evasori fiscali).

Ed il sindaco-spalatore Gianni Alemanno ora piange ed annuncia che non si arrende. È ovviamente un complotto nordista in combutta con un complotto delle scie chimiche (che hanno pure fatto nevicare a febbraio, pensa un po' te come è strana la vita) in combutta col Gruppo Bilderberg in combutta con 'sto cazzo di leghisti, una cosa che fa ridere tantissimo se pensi che Alemanno sembra un'imitazione di Corrado Guzzanti ed ormai ha l'autorità di un Rutelli qualsiasi (a proposito, come sarebbe stato se fosse stato Rutelli a gestire una vicenda come quella della candidatura alle Olimpiadi? Per me avrebbe fatto condurre le trattative a Lusi e sarebbe stato un successone) o addirittura di un Bertolaso qualsiasi (non c'entra un cazzo, ma era bello citare a sproposito Bertolaso che ormai poveraccio non lo caga più nessuno).

Non si è ancora dimesso Alemanno? Non ha in programma di farlo nelle prossime – diciamo – quarantotto ore? Credo di no, anche perché a fare il sindaco si guadagna piuttosto bene e poi c'è il rischio che la gente si penta di non aver votato per Rutelli e di conseguenza Rutelli decida di ricandidarsi anche al prossimo giro (comunque io ad uno del genere non farei fare nemmeno l'amministratore condominiale, figuriamoci il sindaco). (Sto parlando di Rutelli, ma potrei benissimo riferirmi ad Alemanno o a chiunque altro senza far nomi). Comunque, da qualunque parte la si voglia vedere abbiamo scampato un bel pericolo. Le Olimpiadi in Italia avrebbero sicuro causato una voragine nei conti pubblici, una sciagura tipo Italia '90 (e difatti Montezemolo aveva già drizzato le antenne, ma è meglio che continui a pensare alla Ferrari e soprattutto ai suoi treni NTV, che non se ne può più di Trenitalia) o tipo i mondiali di nuoto di qualche anno fa (e qui si ritorna al discorso di Bertolaso, e chiudiamo subito il discorso perché un personaggio come Bertolaso non merita nemmeno che vengano sprecate ulteriori parole per parlarne). In Italia non deve essere organizzato un bel nulla di evento sportivo o altro, perché l'Italia ha il grosso difetto di essere un paese infestato da determinate persone che appena sentono il termine “denaro pubblico” si fregano le mani poi partono a fregare tutto il resto. Monti ti prego: governa altri dieci anni e spazzali via.

15 febbraio 2012

BRUCIO SOLDI NEL RESIDENCE LE ROSE E RESTO A DIGIUNO


Il pezzo si apre con un minuto di raccoglimento per Whitney Houston, una cantante che era una ex cantante almeno dal 1998 ma che rispettiamo (plurale maiestatis, delirium tremens) anche solo per il vivace scambio di opinioni che ancora esordiente ebbe con Serge Gainsbourg mentre erano entrambi ospiti di un programma della tv francese.

E finito il minuto di raccoglimento si parte. Si parte per dove? Non so, ma so solo che quello della popstar fondamentalmente è un mestiere duro. Hai successo e tutti ti amano, poi il successo finisce, tutti si scordano di te e ti ritrovi annegato in una vasca da bagno (o esplodi per i troppi antidolorifici, o ti spari, o voli da un palazzo, o guidi a fari spenti nella notte, o ti ammali di una malattia sessualmente trasmissibile, o ti giochi gli ultimi risparmi al videopoker, o fai tutte queste cose contemporaneamente – insomma, finisci parecchio male) ed entri nel mito, nella leggenda, nell'album dei ricordi di chi ti aveva scordato e si è improvvisamente ricordato di te perché te ne sei andato definitivamente ed inesorabilmente.

Sempre in viaggio da un palco all'altro, tanti amici/zero amici, il partner che non vedi quasi mai (nel caso di Whitney Houston è stato meglio, viste tutte le botte che si prendeva quando era sposata con Bobby Brown), la casa discografica che preme perché tu riesca a sfornare un altro successo, la mancanza della voglia di sfornare un altro successo, droga & alcol a fiumi, tutto ti è concesso poi son cazzi tuoi questo è il prezzo del successo (tanto per citare l'ineguagliabile Gianluca Grignani di Rokstar)(Grignani, un altro che ha dato molto in termini di “vita vissuta al limite” ma poi si è ripreso – ed infatti pezzi così non li scrive più, e nemmeno dischi immensi come La Fabbrica di Plastica) . Vivi così ma in fondo sei solo fino all'epilogo, triste o tragico che sia.

Ed ora, a mente lucida, a bocce ferme, dopo che tutti (io compreso, non ci credo) hanno detto la loro riguardo alla scomparsa di Whitney Houston (che – ricordiamolo – praticamente è morta come Pantani solo che non ha vinto un Tour De France nonostante il vivace scambio di opinioni con Gainsbourg) una domanda sorge spontanea: chi sarà il prossimo? George Michael? Britney Spears? Mariah Carey? Christina Aguilera? Courtney Love? Billy Corgan? Demi Moore (che non è una cantante, ma facciamo finta che lo sia?) Justin Bieber (che non è una cantante e nemmeno una persona, ma facciamo finta che lo sia?) Bud Spencer? Eminem? Dave Mustaine? Silvio Berlusconi? Non lo so, non ho la sfera magica – e qualora ce l'avessi la userei per qualcosa di più costruttivo tipo sapere in anticipo i numeri vincenti del Superenalotto e cose così. Comunque si accettano scommesse su chi sarà il prossimo a partire per un lungo viaggio senza ritorno se non in volo (tanto per citare ancora Grignani).