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27 agosto 2010

NON VEDO SORRISI, MA MERDA E CRISI / CHIEDITI PERCHÉ... CHIEDITI PERCHÉ...



Water Veltroni è uscito dal loculo nel quale viveva da quando ha abbandonato la segreteria del moribondo Partito Democratico ed ha deciso di dire la sua. E lo ha fatto con una roboante lettera inviata inviata al Corriere della Sera ma indirizzata a tutti gli italiani (come se gli italiani leggessero tutti il Corriere, come se gli italiani leggessero ancora i quotidiani), un incredibile mattone di proporzioni bibliche significativamente intitolato “Scrivo al mio Paese e vi dico cosa farei”.

Già il titolo dovrebbe scoraggiare anche il più ardito ed ottimista dei lettori, ma c'è di più, molto di più. C'è che non si arriva alla fine (personalmente ho chiuso tutto quando ha parlato di “questa brutta estate” e sono andato al bar sotto casa a bermi un'orzata - parla per te Water, magari per te che vivi ai margini del giro che conta l'estate sarà stata brutta, ma la mia è stata una gran bella estate e mi sono divertito parecchio), c'è che parla col linguaggio tipico di chi ha perso totalmente il contatto con la gente reale e pur essendo una persona intelligente non vuole rendersene conto, c'è che è carica di boria, la boria tipica di chi si sente comunque indispensabile e non ha il coraggio di farsi da parte nemmeno dopo colossali figure di merda. Francamente, mi vergogno molto per lui.

Water Veltroni (il correttore automatico di OpenOffice insiste nel cambiare il nome del povero Veltroni da Walter a water, non ci posso fare nulla e lo lascio così- anzi no, inizio a chiamarlo Uòlter Ueltroni per non mancargli di rispetto) in quella esilarante lettera parla di tutto e il contrario di tutto, ma non propone mai soluzioni concrete. Non c'è un progetto solido, non c'è una idea che non sia qualcosa di bello da scrivere ma assolutamente impraticabile nel mondo reale (soprattutto se ti chiami Uòlter Ueltroni e non sai più cos'è il mondo reale) se non uno sterile antiberlusconismo d'accatto che servirà (eh sì, servirà... perché tutta questa menata della lettera agli italiani è il preludio ad una sua nuova discesa in campo come candidato alle future primarie del centrosinistra - si salvi chi può...) a raccattare i voti di chi senza lo spauracchio-Berlusconi non voterebbe una qualsiasi di quelle mummie chiamate leader del centrosinistra manco per il cazzo, ma che diventerà volontà di non attaccare Berlusconi nel momento in cui le poltrone che contano saranno state tutte occupate (perché lo spauracchio-Berlusconi fa sempre comodo). Uòlter Ueltroni dovrebbe prendere atto che è ora di lasciare lo spazio a qualcun altro, che lui le sue occasioni le ha già avute e di danni ne ha già fatti troppi. È ora di andare a lavorare seriamente, come fanno tutte le persone normali che si spaccano la schiena da mattina alla sera per portare a casa il pane con cui sfamare i propri figli.

Uolter Ueltroni non sei capace, ritirati. O almeno prova a far qualcosa per ritirare l'ignobile lettera scritta al Corriere, un monumento alla vacuità per il quale una qualsiasi persona normale si vergognerebbe tantissimo.

E tra l'altro la lettera di Uòlter Ueltroni al Corriere rappresenta un motivo in più (l'ennesimo) per sostenere la battaglia di Fulvio Abbate, candidato alle primarie del centrosinistra e sostenuto dai comitati Situazionismo e Libertà per Fulvio Abbate.

10 marzo 2010

UNTI DALLA COSTITUZIONE

Ora siamo tutti (un po') più tranquilli: a Roma e provincia il PdL è stato riammesso alle elezioni grazie ad un decreto presentato in piena notte (o in pieno giorno, tanto è uguale visto che l'italiano medio non lo sa perché la tv non glielo ha raccontato) ed i minus habens potranno ancora una volta recarsi in massa al seggio a votare a Berlusconi. Il loro sacrosanto diritto di voto è salvo (sarebbe stato pericoloso per l'ordine pubblico se i minus habens avessero disertato le urne perché il Gran Partito non era sulla scheda), così come è salvo il diritto dell'opposizione di avere ancora una volta un Berlusconi da sbandierare per ottenere i voti di chi in una situazione normale, in un paese normale non voterebbe questa opposizione manco per il cazzo.

Per quanto mi riguarda mi chiamo fuori – checché ne dica Napolitano, che ultimamente parla addirittura di italiani uniti dalla Costituzione (come se gli italiani sapessero che in Italia c'è una Costituzione). Visto che il ripescaggio di liste che andavano escluse è valso solo per Roma e provincia e soprattutto non è stato applicato alla Lista Bonino-Pannella, il mio voto è dentro al frigo. Devo solo scegliere se mettere nella scheda una fetta di prosciutto o una fetta di mortadella, ma credo che opterò per la mortadella che costa meno e sporca di più perché è più unta. E mentre porrò il prestigioso salume nella scheda e ripiegherò il tutto penserò alla faccia di Roberto Formigoni, uno che in un mondo più giusto sarebbe in Iraq a dirigere il traffico, e riderò tantissimo alla faccia di una classe dirigente che vede il momento del voto popolare solamente come momento di autocelebrazione nonché come una scusa per giustificare il proprio enorme potere.



05 marzo 2010

REMARE CONTRO IS GOOD



A me piace la gente che parla chiaro ed ha il coraggio di dire cose scomode ed impopolari, anche a costo di essere poi costretta a subire critiche tanto aspre quanto sterili.
La sinistra italiana è alla canna del gas così come lo sono i suoi principali intellettuali di riferimento, i suoi miti e le sue mode, solo che se pronunci una frase del genere in pubblico vieni lapidato (sia metaforicamente e/o mediaticamente che nel vero senso della parola). Inizio a sparare qualche esempio a caso: sento parlare Bersani in tv e non capisco nulla perché sembra sempre che abbia appena finito di fare un giro di liscio alla Festa de L'Unità nel suo paese, 1966 circa. Sento parlare Fausto Bertinotti e non lo ascolto nemmeno, mi limito ad immaginarlo in barca mentre va alla deriva con sua moglie, Valeria Marini e Cecchi Gori. I film di Nanni Moretti sono noiosi e lui è sopravvalutato. Alessandro Baricco scrive cose inutili ed è come l'oppio, ti fa dormire e quando ti svegli stai male. Tutta la cosiddetta satira di sinistra non è satira perché ha un occhio di riguardo (leggasi: ha compassione) per una determinata parte politica che in fondo fa già ridere di per sé pur cercando di comportarsi seriamente. Quando sono seduto in poltrona appare D'Alema sullo schermo televisivo mi trasformo (metaforicamente) in Elvis a fine carriera e comincio a sparare alla mia televisione come se fossi sotto l'effetto di qualche pasticca & panini al burro d'arachidi. La pizzica e la taranta sono inscoltabili ma il peggio sono i fan della pizzica e della taranta (anzi no, il peggio sono io che li critico). I pomodori pachino sono uguali agli altri pomodori solo che sono grandi un quinto e costano cinque volte tanto. Il Commissario Montalbano ha rotto le palle perché son cinque anni che lo replicano, diventerà la nuova Signora in giallo a forza di essere riproposto.
Si potrebbe andare avanti all'infinito ma meglio fermarsi qui ed arrivare al punto: Fulvio Abbate in appena sei minuti è riuscito a dire tutto ciò che c'era da dire sul conformismo di sinistra. Sottoscrivo parola per parola, virgole e pause comprese.

26 febbraio 2010

CAMERIERI DELLA LIBERTÀ: Maurizio Gasparri vs Google

Maurizio Gasparri (capogruppo PdL al Senato e personaggio che tutte le sere rende più lieta l'esistenza di milioni di telespettatori del Tg1 con dichiarazioni al limite del paranormale) ha dichiarato che la sentenza di condanna a Google per la mancata rimozione di un filmato su YouTube è giusta e sacrosanta. Meno male che non hanno condannato i tizi di YouPorn, altrimenti chissà quali parole di fuoco avrebbe pronunciato Gasparri all'indirizzo dei giudici che vorrebbero impedire ai lui e agli altri liberi cittadini di farsi le pippe davanti allo schermo del computer. I suoi occhi fuori dalle orbite sembrerebbero essere chiaro indice di una intensa attività masturbatoria e fanno perfino pensare che si incazzerebbe parecchio se gli toccassero YouPorn, ma noi che siamo garantisti non osiamo accusarlo di nulla finché non sarà pescato con le mani nel sacco (o nelle mutande, che tanto nel suo caso è uguale).

Non contento di ciò, Gasparri ha recentemente confessato che lui – capogruppo PdL al Senato – non conosce il Sen. Di Girolamo (guarda caso del PdL) e non ha mai avuto occasione di parlare con lui. E tutto questo rimanendo serio (forse era un tantino rosso e sudato per via dell'enorme sforzo compiuto nel far funzionare di nuovo le proprie sinapsi arrugginite, ma è stato grande perché è riuscito a non ridere). A questo punto vien quasi da pensare che a fine intervista, a telecamere e microfoni spenti, il fortunato giornalista che ha potuto sentirsi raccontare una tale cazzata immane abbia lanciato a Gasparri una manciata di noccioline, ma a pensar male si farebbe un torto alle scimmie che loro malgrado sono rinchiuse negli zoo e non possono nemmeno fuggire usando il telecomando per cambiare canale e dunque non pensiamo nulla di male.

Tornando al punto di partenza, Google è stata condannata e l'Italia si dimostra ancora una volta il fanalino di coda dell'Europa, però intanto la stessa Google permette che la Rai faccia rimuovere da YouTube i filmati relativi al Festival di Sanremo perché a quanto pare la loro pubblicazione da parte di utenti che non siano la Rai rappresenterebbe una violazione del copyright. Per carità, posizione legittima finché si vuole (il Festival di Sanremo fondamentalmente è una cazzata e la Rai non vuole lasciare a Gasparri il monopolio sulle cazzate), però far rimuovere anche i filmati in cui Fulvio Abbate commenta in presa diretta il Festival di Sanremo sulla sua Teledurruti perché in questi si intravede un televisore sintonizzato sul Festival francamente mi sembra una violazione della libertà di espressione bella e buona. Vergogna Google, in fondo te la meriti la sentenza di condanna – e te ne meriteresti un'altra anche solo per aver dato la scusa a Gasparri per dimostrarsi per l'ennesima volta un cattofascista bigotto e reazionario (Maurizio scusami, in fondo ti voglio bene. Non lo faccio apposta, è più forte di me).