Visualizzazione post con etichetta Andrea Pezzi nel 1998 era ganzo. Mostra tutti i post
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09 gennaio 2012

Non capite un cazzo: questa è avanguardia, pubblico di merda (cit.)


La tv italiana è una cosa favolosa ed - aggiungo tanto per citare Bugo - stare in casa è qualcosa di spettacolare. Tanto per dire, qualche sera fa mi sono imbattuto in quel programma su Raiuno dove ballano i vips (peraltro tra i partecipanti io conosco solo la Tatangelo, Gianni Rivera e Massimo Del Vecchio, gli altri sono per me emeriti sconosciuti) nel momento esatto in cui si esibiva il grande Bobo Vieri ed è stato qualcosa di favoloso, del tipo che ho riso per tre minuti buoni e sono arrivato addirittura a pensare che Bobo Vieri ci sorprendesse ulteriormente con un infarto in diretta tv per l'enorme sforzo affrontato per ballare insieme ad una professionista. Mamma mia, sembra incredibile che fino a cinque-sei anni quel ciccia-ciccione di Vieri fosse il migliore centravanti del mondo eppure così è stato, così è e così sarà - e vederlo ballare i Blues Brothers è stato qualcosa di spettacolare (come stare in casa per Bugo, cito ancora perché non fa mai male) che entrerà nella storia. Bobo Vieri is the new John Belushi, se solo vuole.

E sempre a proposito di tv ed overdose di fronte ad una telecamera, quella tizia chiamata Clio divenuta nota con i tutorial per truccarsi su YouTube a febbraio comincerà a condurre un programma su Real Time in cui farà esattamente la stessa cosa che faceva in rete solo che lo farà per un pubblico ampio e - presumo - guadagnerà un sacco di più (comunque sono convinto che già grazie quei tutorial avesse un certo riscontro economico, ma non ho le prove per affermarlo con certezza e dunque non lo affermo). Tutto molto bello, tutto molto figo ma mi chiedo solo se il tutto sarà girato con una webcam come vien fatto per YouTube oppure con una sola telecamera in primo piano fisso sul conduttore (che poi in questo caso è una conduttrice) così come veniva fatto in quel memorabile programma tv che era Mtv Hot condotto da Andrea Pezzi (a proposito, che fine ha fatto Pezzi? Per me a modo suo era un genio, mi manca molto. Era talmente avanti che non è mai stato capito fino in fondo, peccato), se Clio avrà la stessa bocca impastata che sfodera quando spiega come truccarsi nei tutorial ma soprattutto se in tv incontrerà lo stesso successo che attualmente ottiene in rete. Si sa, la tv e la rete sono molto diverse tra loro (ma non andiamo a raccontarlo ai minus habens che seguono Alfonso Signorini su Twitter e lo bombardano di messaggi al limite dello stalking credendo che Twitter sia una sorta di chat, altrimenti succede un casino da cui diventa difficile uscire indenni) ed un'idea del genere trasportata sullo schermo televisivo potrebbe anche rivelarsi una cagata pazzesca in barba al milione di contatti su YouTube. Resta il fatto che probabilmente io sono l'unico che facendo cose inutili in rete non ci ha praticamente mai guadagnato un penny e non ha nemmeno migliorato la propria posizione lavorativa, ma non me ne frega un cazzo e sto bene così.

29 settembre 2010

GLI ANNI DI HAPPY DAYS E DI RALPH MALPH (Un post sui giovani, da leggere a tranci)






L'altro giorno mentre ero all'Ikea per comprare un tappeto di vera pelle di mucca ho incontrato dopo tanto tempo il mio grande amico Renzo La Trota Bossi. Era in forma smagliante ed ha iniziato a scherzare come se nulla fosse, come quando eravamo ragazzini ed andavamo a far saltare con i raudi le cassette della posta delle famiglie che avevano un cognome strano.

Io e Renzo La Trota Bossi ci conosciamo da tanto tempo, almeno da quando abitavo a Varese ed eravamo in classe assieme alle scuole medie. Era il mio compagno di banco e mi faceva sempre copiare i compiti, e gliene sarò per sempre grato perché ha contribuito enormemente alla mia formazione culturale (almeno quanto la visione compulsiva dei programmi di Andrea Pezzi su Mtv, ma questo è un altro discorso che non sto qui ad approfondire – o forse l'ho già approfondito, non ricordo), a farmi diventare ciò che sono e soprattutto ad assumere un atteggiamento positivo nei confronti della vita e della morte. È un personaggio talmente genuino che nella vita di tutti i giorni se ne va ancora in giro con il bomber dei Rotterdam Terror Corps come facevamo quando avevamo tredici anni e non vedevamo l'ora di comprarci lo scooter per elaborarlo. Coloro che lo criticano non sanno che oggi i giovani solo così, sono come lui – solo un po' meglio. E poi chi non è mai stato giovane nella vita? Chi non ha mai sparato a zero sui giovani una volta diventato vecchio?

Il mio parrucchiere ventenne, Richard, che di teste giovanili se ne intende, è abbastanza d'accordo con me quando affermo che i ragazzi di oggi mi sembrano molto frivoli, conservatori, tradizionalisti. Mi risponde con una frase molto intelligente: “Vengono qui ogni mese, per farsi la testa come questo o quel cantante. In realtà è la faccia che vogliono.” Per una certa fascia di ragazzi sembrerebbe allora importantissimo – direbbe il tuttologo che è in me – rifiutare la propria individualità per uniformarsi alla massa dal momento che la rockstar, come il divo o il campione di calcio, diventa un punto di riferimento valido per tutti. Il fatto che ormai un divo vale l'altro. Di più, uno scalza l'altro a velocità vertiginosa. Ecco allora il frenetico passare da una moda all'altra. Ecco la futilità. (cit. Pier Vittorio Tondelli, Un weekend postmoderno, Bompiani, pagg.322 - 323)

E a proposito di giovani d'oggi, di Renzo La Trota Bossi e di miti e mode che cambiano alla velocità della luce, a novembre esce il nuovo disco di Vasco Brondi a.k.a. Le luci della centrale elettrica. Lo stiamo attendendo da parecchio tempo (almeno da quando è uscito il precedente disco), ci aspettiamo tutti molto da lui ma probabilmente la stampa specializzata finirà per snobbarlo o, peggio, stroncarlo per partito preso (magari solo perché è svanito l'effetto-sorpresa). Anzi, oserei dire che la solita turbocritica che un tempo lo osannava come il Messia finirà per massacrarlo perché non siamo più nel 2007/2008 e le mode sono altre, la solita turbocritica lo aspetterà al varco e sarà vera e propria caccia all'uomo – in nome di una supposta integrità artistica persa da chi ha un minimo di successo e riesce ad uscire dai bassifondi in cui viene relegata certa musica indipendente italiana. In definitiva, come sarà il suo nuovo disco Per ora noi la chiameremo felicità? Sarà bello o sarà meglio il demo? Sarà un successo epocale che gli spalancherà definitivamente le porte dell'olimpo o sarà il suo Jumping The Shark? Francamente non lo so e non riesco nemmeno ad immaginarlo, so solo che me lo andrò a sentire alla presentazione in anteprima a Data Zero e poi lo difenderò a prescindere, perché Vasco Brondi è uno dei talenti puri che la città di Ferrara sia riuscita a produrre negli ultimi vent'anni (l'altro talento è Vittorio Sgarbi, che va onorato anche solo perché ha coniato la geniale definizione “culattoni raccomandati”) e come tale va salvaguardato dagli invidiosi, dai superbi e dai culattoni raccomandati che sparano sentenze a caso su riviste specializzate e non. Il disco non lo scaricherò, lo comprerò e poi che la natura faccia il suo corso.

Io e Vasco Brondi ci conosciamo da tanto tempo, almeno da quando abitavo a Varese ed eravamo in classe assieme alle scuole medie. Lui era il secchione di turno, quello che non sbagliava un'interrogazione e sapeva sempre tutto, anche quello che l'insegnante doveva ancora spiegare. Già allora era molto colto ma nello stesso tempo era anche il classico personaggio con cui ti ci divertivi parecchio, soprattutto a cazzeggiare e a commettere atti di vandalismo vari ed eventuali. Spesso e volentieri veniva con me e il Trota a far saltare con i raudi le buchette telefoniche delle famiglie che avevano un cognome strano, e più di una volta mi ha salvato il culo facendomi capire che è molto sbagliato raccogliere da terra siringhe usate (anche se col cappuccio per evitare spiacevoli inconvenienti) solo per darsi un tono con gli amici. Vasco già allora era un tipo molto saggio, gli devo molto (e non solo in termini economici).

Io, lui e il Trota eravamo un bel trio, solo che loro in un modo o nell'altro hanno avuto successo ed io purtroppo no. Forse è colpa del destino cinico e baro, o magari è solo perché io soffro della Chuck Cunningham Syndrome e sono destinato ad uscire di scena per mano degli autori della sceneggiatura, senza che apparentemente ci sia un motivo logico che spieghi questo fatto e con i protagonisti della serie che iniziano inspiegabilmente a comportarsi come se non fossi mai esistito. Nella vita succede anche questo, ma si sopravvive alla grande.

Il tappeto di vera pelle di mucca dell'Ikea è una figata pazzesca, ed ha pure un ottimo rapporto qualità-prezzo. Se avessi una casa vera ne comprerei almeno un paio, stanno bene con qualunque tipologia di arredamento.



12 gennaio 2010

IL PASTORE SUONA SEMPRE DUE VOLTE


Allora cosa ci dice l’avvicendamento fra Sofri e Pastore? E’ più importante la “qualità” della musica o quella delle chiacchiere? Almeno per chi decide i palinsesti, non ci sono dubbi: una musica più targettizzata è comunque preferibile a chi fa un discorso appena intelligente. E non è vero che questa dittatura della stronzata, di fronte alla quale resistono ormai ben poche sacche di resistenza nel sistema radiotelevisivo, sia inoffensiva. Tutt’altro, e non perché si debba per forza parlare di politica o di cose serie: il problema è più in generale la scomparsa delle Idee, o meglio il fatto che nell’Italia dell’amore esse siano costrette a nascondersi peggio che un nigeriano in Calabria. E del resto è proprio grazie alla loro mancanza, che i sentimenti identitari della peggior specie stanno prosperando alla grande.”

Complotto e mezzo dice la sua riguardo a Carlo Pastore e al suo programma Traffic in onda su Radio Due Rai. Parole sante che vorrei aver scritto io, parole che vorrei talmente aver scritto io che mi sono permesso di copiaincollare almeno metà del pezzo di Complotto e mezzo (non me ne voglia il titolare del blog in questione ma non ho resistito alla tentazione, al limite se vi sarà l'occasione per scusarmi gli offrirò da bere – magari un chinotto, visto che io sono straight edge). Se continua così il programma di Pastore in poco tempo prenderà il posto dello Zoo di 105 nel cuore dei gggiovani italiani, e nulla sarà più come prima.


Ma non basta: per descrivere chi è Carlo Pastore penso si possa dire che è un pierluigidiaco degli anni Zero”

Tanto per rimanere in tema: Anelli di Fumo parla del declino di Radio Due Rai (e incidentalmente anche di Carlo Pastore), Il paragone con Pierluigi Diaco è assolutamente azzeccato.




Democristiano! Con Jovanotti poi...

28 novembre 2009

IL SIGNORE DEGLI ANELLI VAGINALI ANTICONCEZIONALI


È stato più forte di me, ci sono cascato: ho acquistato in numero di Rolling Stone con in copertina Berlusconi rockstar dell'anno ed ho pure provato a leggerlo.

Non volevo farlo, ma quando una sera guardano la tv mi sono imbattuto nel ministro Angelino Alfano ed ho capito che esteticamente è identico a Gollum de Il Signore degli Anelli ho immediatamente avvertito l'esigenza di capire perché questo attempato signore con i capelli finti, il cerone, la panza prominente, i rialzi nelle scarpe e svariati complessi di inferiorità che ne condizionano l'operato venga:

  • idolatrato visceralmente da coloro che stanno dalla sua parte

  • schifato visceralmente da coloro che stanno dalla parte avversa

  • ignorato visceralmente da coloro che hanno il coraggio di ignorarlo

senza che nessuna di queste tre posizioni riesca a comprendere e ad accettare pienamente le ragioni delle altre due.

Non ho capito nulla, ma è stato bello provarci. In compenso, fermo restando il fatto che Berlusconi è un'icona pop perché riesce a suscitare nella gggente sensazioni forti ed inequivocabili (che siano amore, odio o grassa indifferenza), ho raggiunto altre (e più alte) consapevolezze.

Se Rolling Stone cercava di farsi della sana pubblicità con una sana provocazione ce l'ha fatta alla grande. Ha fatto parlare di sé, ha venduto molte più copie del solito, è riuscito a risultare interessante e (forse) ha trovato un nuovo lettore nel sottoscritto. Bello il pezzo di Pistolini, belli altri pezzi che non c'entrano nulla con il soggetto che si trova in copertina, bello il rapporto qualità/prezzo, bella la carta utilizzata dal magazine. Però la provocazione copertina + Silvio Berlusconi + rockstar dell'anno (con contorno di Barack Obama e Papa Ratzinger rispettivamente al secondo e terzo posto in questa speciale classifica di fine anno) alla prova dei fatti si è rivelata del tutto innocua. Non graffia come dovrebbe, risulta piuttosto deboluccia e forzata (aggiungerei anche che sembra quasi fatta per far parlare di sé e vendere più copie, ma preferisco credere alla buona fede della rivista in questione).

Non ci siamo proprio, le vere provocazioni sono altre. Tipo chiamare un gruppo musicale “i Kennedy Morti” e rischiare la vita suonando in giro per l'America, tipo avere il fegato di mettere in copertina nel 2009 Claudio Baglioni, un uomo che ormai è stato bandito da tutte le linee aeree del pianeta perché ha si è regalato talmente tanti interventi di chirurgia plastica da essersi tramutato in materiale infiammabile (e come tale non in linea con le severe disposizioni sulla sicurezza aerea post-11 settembre). Vanity Fair ce l'ha fatta, lo ha anche intervistato utilizzando come scusa ufficiale l'uscita del suo nuovo album (che poi è l'ennesima riedizione di Questo piccolo grande amore, questa volta riveduto e corretto con il contributo di ben 70 musicisti famosi) e già che c'era ha intervistato pure la salma di Liam Gallagher degli Oasis (che osa ancora fare proclami da rockstar in nome di un passato che purtroppo per lui non tornerà mai più) e – ciliegina sulla torta – addirittura Andrea Pezzi, un grande uomo che a quanto pare ha perso il lume della ragione per colpa di una pseudo-setta religiosa(?) ed ha cercato di ritrovarlo scrivendo un libro. Questo si chiama rischiare davvero, altroché mettere in copertina di un mensile musicale un disegno che più che un disegno sembra il necrologio di Silvio Berlusconi in persona.