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20 settembre 2011

IL CICLISMO È UNO SPORT DI POPOLO, LA CULTURA NO


A memoria d'uomo non ricordo nulla di più ridicolo del Giro della Padania, giro ciclistico di una nazione che non esiste o che, se per caso esiste, è roba talmente di infimo livello da avere cittadinanza solo nella testa di Umberto Bossi, uno che venti e passa anni fa agitava il cappio contro i ladri in Parlamento (in senso figurato, anche perché in realtà quella volta ad agitarlo era Orsenigo) ed oggi ovunque vada è accompagnato dai congiuntivi in libertà di suo figlio Il Trota e da un partito in lenta ma costante dissoluzione (o ancor meglio decomposizione).


Eppure questo giro ciclistico è stato corso (non so nemmeno chi ha vinto, non me ne frega nulla – forse ha vinto Francesco Moser dopo essere andato a fare il tagliando da Conconi) ed ha avuto parecchia visibilità, ma almeno il concetto stesso di Giro della Padania è stato contestato duramente ad ogni tappa e dunque non tutto il male vien per nuocere. Mi chiedo solo se per finanziare un'operazione del genere siano stati utilizzati soldi pubblici - perché se così fosse sarebbe parecchio grave (soprattutto in virtù del fatto che si è preferito privilegiare la Padania e non Gotham City, Topolinia, Flatlandia o la cittadina immaginaria in cui è ambientato il gioco del Monopoli) – ma non devo farmi troppi problemi visto che se per caso fossero stati utilizzati soldi pubblici di certo Umberto Bossi non verrebbe a raccontarlo proprio a me. Al limite al suoi elettori che pagano le tasse, e sarebbero dolori.

Ecco, quando tra qualche mese la Lega sparirà dal panorama politico italiano (o per lo meno, sparirà la Lega così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi) e qualcuno dovrà spiegare il momento esatto in cui la Lega ha raggiunto il punto di non ritorno potrà facilmente dire che la Lega è morta durante il Giro della Padania, magari quando si è trovata ad affrontare la salitella di Viale de Amicis (nominata poi tragicamente "cima del Diavolo" per l'immancabile e terrificante tempesta teatro di ogni Gran Premio della Montagna. Nell'epicentro, 50 gradi sotto zero!) e si è resa conto di non avere più le forze per farcela ad affrontare la volata. Ha iniziato ad arrancare quando ha fatto eleggere Il Trota al Consiglio Regionale della Lombardia (congiuntivi sbagliati, sapiente uso del termine “scii”, filmati in cui spiega l'importanza dei social network, diecimila euro al mese) ma è finita proprio lì, durante quella corsa ciclistica in un paese inestente.

Il fatto che il bravo giornalista teròne filo-leghista Gianluigi Paragone venga intervistato questa settimana da Vanity Fair e (tra le altre cose) dica che nella querelle Vasco Rossi-Ligabue lui difende a prescindere Vasco Rossi perché Ligabue è provinciale è un fatto di secondaria importanza, anche perché nello stesso numero di Vanity Fair i Misfits vengono definiti “i fondatori dell'horror-punk” (che cazzo vuol dire poi?) e dunque spesso e volentieri ciò che questo settimanale dice in ambito musicale non va preso troppo in considerazione. Vanity Fair lo compri per le tette nelle pubblicità e per la rubrica di Barbara Palombelli (che questa settimana se la prende addirittura con il sesso estremo, brrrr!), non di certo per la musica.

13 settembre 2010

ADRO, ITALIA (anche se loro pensano il contrario)



Ad Adro (BS) hanno intitolato le nuove scuole a Gianfranco Miglio e poi hanno stampigliato il simbolo della Padania su banchi, tappeti, lavagne ed ogni altro posto dove si poteva mettere un simbolo del genere (hanno solamente omesso di metterlo nella tazza del cesso – il suo habitat naturale - ma purtroppo nessuno è perfetto). Basterebbe questo a chiudere il post, ma c'è di più.

C'è che in Italia la scuola è ancora pubblica, accoglie i ragazzi di tutte le confessioni religiose, è apartitica ma soprattutto dovrebbe trasmettere cultura, non dogmi o altre menate del genere. C'è che la decisione di mettere ovunque il simbolo della Padania è figlia di evidenti limiti culturali (vorrei dire “figlia di gente più ignorante delle mucche, le stesse mucche utilizzate per aggirare il vincolo delle quote latte”, ma non lo dico perché non voglio querele), limiti culturali che portano a credere che esista una nazione che nella realtà non esiste. C'è che l'Italia è una ed indivisibile, è chi pensa il contrario si è fatto fregare da un personaggio come Umberto Bossi che son vent'anni che parla di Roma Ladrona poi ogni mese ritira lo stipendio proprio a Roma (ed ultimamente ha sistemato pure Il Trota, suo figlio). C'è che ho scoperto che Claudio Lancinhouse è originario di Adro, ed il fatto che uno dei più grandi mazzolatori sonori di tutti i tempi sia di Adro spiega molte cose sull'aria buona che tira da quelle parti.



24 aprile 2010

MA LA GENTE SE NE FREGA / ALLORA IO VOTO LEGA / QUI CI VORREBBE IL DUCE MA ADESSO NON C'È PIÙ... / BRAVO... ADESSO CI SEI TU!



Guardare brandelli di AnnoZero è sempre bello perché ti puoi fare una cultura vedendo cose e persone al limite dell'incredibile, cose e persone che non sospettavi nemmeno lontanamente che potessero esistere e che però riescono sempre a farti sentire una specie di Einstein del pensiero liberale. Tanto per dire, puoi rimanere a bocca aperta vedendo una scena del genere:

“Collegamento con Adro, contrapposizione tra immigrati ivi residenti e polentoni-white trash ivi residenti, una italiana identica alla cantante dei Crystal Castles che sbraita a caso senza sapere di cosa sta parlando (pare che stesse dicendo peste e corna dell'imprenditore che in quel comune si è permesso di pagare i pasti ai non abbienti, ma purtroppo non si capiva un cazzo di ciò che stava dicendo perché parlava esattamente come Ermes Rubagotti), un'immigrata che le fa notare che siamo tutti uguali, un'altra signora italiana che interviene sbraitando con più gentilezza salvo poi far la figura dell'ignorante che non sa più cosa dire di fronte ad una semplice domanda di Sandro Ruotolo, l'immigrata di prima che si lamenta del fatto che gli affitti sono alti e lei non riceve nessun aiuto dal Comune mentre gli italiani lo ricevono perché sono italiani, la sosia della cantante dei Crystal Castles che urla come se fosse posseduta dal demone (dal demone dell'ignoranza, per la precisione), il sindaco leghista di Adro che interviene a piè pari prima affermando che l'immigrata non deve lamentarsi per gli affitti alti in quanto è proprietaria di ben due case e poi addirittura (credo che non sia mai successo in una trasmissione tv, e spero che sia la prima e l'unica volta che accade una cosa del genere perché sinceramente mi è venuto da vomitare) arrivando a dare l'indirizzo di una delle due abitazioni prima che Sandro Ruotolo riuscisse a togliergli il microfono di bocca, l'immigrata che disperata urla che le case sono di suo padre e non sue, Marco Travaglio in studio che crede che il suo microfono sia spento e commenta il tutto paragonando il sindaco ad un ufficiale della Gestapo.”

E poi tutto è finito lì, perché quando il sindaco di Adro ha ricominciato ad illustrare ai telespettatori il suo finissimo pensiero politico ed io ho iniziato a pensare che quando uno è sindaco è sindaco di tutti e non solo della nostra gente (intendendo per nostra gente la sua gente, ossia quei polentoni-white trash che lo votano essenzialmente non perché sono cattivi, ma perché han paura del diverso e perché non sono informati al di fuori della loro cultura) in casa mia sono entrati i cugini Claypool strafatti di anfetamine dell'annata d'oro '82/'83 e con le loro solite pistole ad acqua caricate a vetriolo hanno iniziato a sparare contro lo schermo rovinando irrimediabilmente il televisore che ho appena comprato da Mediaworld. Il danno economico non è grave perché tanto a luglio l'Italia vincerà ancora i mondiali e Mediaworld mi rimborserà proprio come fece quattro anni fa, però intanto io mi sono spaventato molto perché stavo ragionando su cosa vuol dire fare l'interesse della comunità e non di una parte della comunità ma sono stato interrotto bruscamente.



11 dicembre 2009

HUMANITY IS THE DEVIL

Federico Bricolo della Lega Nord non esiste. Me lo sono immaginato.

È un personaggio favoloso, parla come Maurizio Milani ma sembra Terminator.

Praticamente è Terminator doppiato da Maurizio Milani ed ogni volta che lo vedo grido al miracolo anche se poi la mia tv prende fuoco e devo correre ad acquistarne una nuova. Succede sempre quando parla uno della Lega, non riesco a spiegarmi il perché.

Un paio di sere fa al Tg1 Bricolo si è superato: parlava di non-so-che-cosa (io sono intollerante ed i leghisti non li ascolto mai) ma mentre lo faceva roteava di scatto il busto più o meno di 45°, ora a destra ora a sinistra, e di conseguenza guardava ora a destra ora a sinistra senza soluzione di continuità. Un pendolino umano, direi.

Non ho capito perché lo facesse e me lo sto ancora chiedendo (ipotizzo: stava scuotendo con decisione i suoi unici due neuroni per produrre qualcosa di interessante da poter poi riferire al pubblico comodamente seduto di fronte al teleschermo) ma in quel preciso istante l'ho eletto a mio idolo definitivo. Bricolo avrà un aspetto strano ma almeno è la dimostrazione vivente del fatto che la Lega ogni tanto lancia qualche personaggio nuovo ed in grado di regalare il buonumore, non come la sinistra che son vent'anni che propone gli stessi tristi volti televisivi e poi perde sempre le elezioni.