04 dicembre 2009

FILE UNDER: Tricky se fosse ancora vivo.


Un disco dubstep che ha ben poco di dubstep (sempre che la parola dubstep abbia oggi un significato ben preciso, sempre che le etichette abbiano un significato ben preciso in questi convulsi giorni di fine 2009), un disco che sfugge a chiunque voglia provare ad inserirlo in una categoria ben precisa. Per definirlo qualcuno riesumerà la parola trip-hop, qualcun altro userà la parola nu-soul, qualcuno oserà spararla grossa e dirà dub, qualcuno non ci proverà nemmeno ma la sostanza è che “Waiting For You” di King Midas Sound è un disco che riesce contemporaneamente ad essere un passo avanti e un passo indietro rispetto alla concorrenza. Anzi, è un disco che riesce ad essere contemporaneamente un passo avanti ed un passo indietro rispetto alla concorrenza.

Definizione alquanto contorta, ma con una sua logica ben precisa: Kevin Martin (Techno Animal, God ed un milione di altre notevoli cose) e Roger Robinson – le menti che stanno dietro a questo sontuoso progetto – tirano fuori qualcosa di diverso, qualcosa di ‘altro’ ed intenso che li colloca un passo avanti rispetto alla concorrenza, e per farlo ricorrono al formato canzone, alla bassa battuta, ai ritmi spezzati, alla sospensione temporale. Un elogio al ritardo ed alla lentezza congenita che però riesce ad essere incredibilmente dinamico e a sparigliare le carte, proiettando King Midas Sound nell’olimpo dei nomi caldi dell’anno in corso (e probabilmente anche di quello venturo).

Ascoltando “Waiting For You” viene in mente una versione liofilizzata e cantata dell’ineguagliato capolavoro “76:14” di Global Communication, vengono in mente gli anni d’oro in cui la Warp produceva Intelligent Dance Music per far ballare più il corpo che la mente, ma in questo caso gli additivi usati non sono di natura chimica bensì provengono dalla Giamaica – con tutto ciò che ne consegue in termini musicali e non. E chi temeva che il King Midas Sound non reggesse la prova sulla lunga distanza e fosse solo un progetto buono solo per il formato EP è accontentato: un disco così è lento ma non annoia mai, è intenso e carico di contenuti ma non sfianca l’ascoltatore. Si arriva alla fine e si ricomincia, come se il tempo si fosse fermato e continuasse ad andare in loop, come se tutto cambiasse per non cambiare mai. Questa è roba che può uscire solo per la Hyperdub.

(Indie For Bunnies)

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