13 aprile 2007

3MSC

Aggiornamenti da Ferrara sotto le stelle: il 6 Luglio sono di scena i Sonic Youth (che ripropongono per intero Daydream Nation, ma non mi piacciono lo stesso), mentre il 18 Luglio è di scena Damien Rice (sinceramente non lo conosco per nulla, e un biglietto a 40 Euro non mi invoglia certo a farlo).
Pare che gli organizzatori stiano ancora trattando in maniera serrata per avere Lui in coppia con Mariano Apicella. Sarebbe un vero e proprio colpaccio. Qui a Ferrara ci speriamo un po' tutti, ma sarà molto dura. Dipende soprattutto da come andrà la Champions League.
Io gli auguro con tutto il cuore di vincere. Solo quella però.

12 aprile 2007

END OF A CENTURY

In passato avevo detto che il disco simbolo degli anni novanta era Odelay di Beck. Bene, non l'avevo detta tutta. Mi ero scordato un pezzo.
Assieme ad Odelay, il simbolo degli anni novanta è Parklife dei Blur. Canzoni come Girls & Boys, This Is a Low, Parklife, End of a Century, To The End non si regalano a nessuno. Il disco che forse meglio rappresenta ciò che si respirava in Europa all'epoca. Favoloso.

Invece, il simbolo degli anni novanta più andati a male è sicuramente Ringo, il dj-motociclista di Radio 105. Per motivi non dipendenti dalla mia volontà recentemente mi è capitato di seguire il suo programma pomeridiano. Seguire è una parola grossa, visto che è qualcosa di insopportabile, che mai avrei voluto ascoltare di mia spontanea volontà.
Ringo è il classico personaggio che tenta disperatamente di fare il giovane, e che di conseguenza parla da gggiovane, utilizzando un lessico francamente imbarazzante. Per rendere l'idea, parla proprio come si era convinti che parlassero i ragazzi negli anni ottanta. Praticamente, l'equivalente radiofonico di Sergio Vastano che al Drive-In fa l'imitazione dello studente bocconiano. Uno sfigato.
Ovviamente pronto a cavalcare qualunque trend musicale del momento, si dimostra chiaramente alla mercè delle grandi case discografiche, introducendo ogni pezzo con vere e proprie marchette in onore dell'artista in questione. Un entusiasmo del genere per i Good Charlotte, ad esempio, non me lo spiego in altra maniera.

Massimo rispetto per l'importanza che può aver avuto in passato e per il fatto che sia stato uno dei primi a proporre un certo tipo di musica alla radio, ma oramai è andato. Ammesso che ci sia mai stato, a questo punto. Tra l'altro, come ogni gggiovane che si rispetti ha pure un blog. Semplicemente entusiasmante.

11 aprile 2007

TRANS-AMERICA EXPRESS

I Trans Am io me li ricordavo diversi, più ostici e spigolosi. Parecchio bravi, ma troppo autoreferenziali e innamorati di se stessi. Ricordo che suonavano una sorta di krautrock che sembrava uscito da un incubo di Enrico Ghezzi. Roba ultra kitsch, per pochi eletti e comunque non leggera da digerire. Decisamente la loro non era musica da party.
E invece la sorpresa. Il loro disco nuovo che risponde al titolo di Sex Change pur continuando ad essere kitsch, suona molto più pop e facile dei predecessori. Ci sono quasi rimasto male.
Deve essere successo loro qualcosa di strano perchè sembra di sentire una stoner band che suona cover di LCD Soundsystem. E lo dico senza ironia, ma con la consapevolezza che con un album del genere potrebbero anche farcela. A tratti il disco è geniale nella sua paraculaggine e non mi stupirei se finissero sul serio per suonarlo ai party. Mi aspetto di tutto.
Forse hanno deciso di provarci sul serio, o forse vogliono solamente salire sul carrozzone punk-funk e farsi un pochino di soldi. In fondo se lo meriterebbero. Una vita che vanno avanti a suonare, una vita che non se li fila (quasi) nessuno. Una botta di culo ci vorrebbe proprio.
Per la cronaca, Sex Change è un gran bel disco ed esce come al solito per la Thrill Jockey.

Trans Am - Conspiracy of the Gods

10 aprile 2007

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO

Ieri pomeriggio durante una lunghissima passeggiata a piedi lungo le mura che circondano la mia città ho fatto un breve passaggio nella fiera cittadina, con annessa tappa all'autoscontro.
E' stata un'esperienza emotivamente toccante, ed in fondo ne è valsa la pena. Mi era addirittura venuta voglia di fare un giretto in pista, ma poi ho cambiato idea. C'è molta più aggressività rispetto ad un tempo ed avevo quasi paura a stare lì. La musica è mediamente più truzza, i bulletti prevalgono ma mi ha fatto parecchio piacere vedere un ragazzino con la felpa dei Nofx. Praticamente come ero io dieci anni fa.
Nonostante ciò me ne sono andato molto velocemente.

ANOTHER KIND OF FUNK

Gli Antibalas sono un collettivo di New York che propone una versione moderna dell'afrobeat di Fela Kuti, sempre ammesso che l'afrobeat possa essere considerato qualcosa di vecchio. Roba pericolosa, con tanto energia, groove da vendere e testi molto impegnati. Una gioia per il cervello e per le orecchie.
Security è il loro album nuovo, in cui finalmente riescono a disciplinare la loro enorme energia live e sfruttarla al massimo, senza essere dispersivi oppure troppo riverenti verso il padre fondatore del genere. Infatti il suono è caldo e pastoso, spuntano qua e la contaminazioni con dub, hip hop e jazz e gli Antibalas riescono ad essere di facile ascolto ma nello stesso tempo a suonare sperimentali e diversi. La produzione di sua maestà John McEntire dei Tortoise gioca una parte fondamentale in questa evoluzione del gruppo, quasi sia riuscita ad infondere maggior coraggio e consapevolezza nei propri mezzi.
Security è un disco della madonna, nulla è più attuale dell'afrobeat.

05 aprile 2007

IN IT FOR THE MONEY

Me ne sono reso conto dopo aver visto il loro ultimo video, Desecration Smile, un'esperienza a dir poco entusiasmante. I Red Hot Chili Peppers hanno capito tutto dalla vita. Fanno bene a suonare quella roba, tanto ci sarà sempre gente che li ascolterà e sarà disposta a comprare i loro dischi (e ad andare ai loro concerti), nonostante facciano schifo.
I Red Hot Chili Peppers sono ufficialmente finiti con l'uscita di One Hot Minute (che per la verità non era poi malaccio) e da allora è stata solo una colossale e sistematica truffa ai danni degli ascoltatori. Californication è stato una breve illusione di resurrezione, poi il buio totale. Hanno deciso di vendere anche la loro dignità e di continuare ad oltranza, incuranti del fatto che si stiano riducendo ormai ad essere più una macchietta che un gruppo rock.

In America sono ormai entrati nell'immaginario collettivo. Sono un gruppo nazional-popolare, un po' come i Pooh qui in Italia. Un gruppo per famiglie, rassicurante, da ascoltare comodamente seduti in poltrona davanti alla Tv. Anche ai loro concerti generalmente le persone stanno sedute, mentre i più temerari saltano. Accendini per le ballads, e di pogare non se ne parla proprio. Ma è comprensibile. Come si fa a pogare con quella roba?
Nulla è fuori posto. Tutto è perfetto, leccato, calcolato nel minimo dettaglio. Freddo, senza la minima traccia di passione. Ecco, i Red Hot Chili Peppers suonano senza passione. Qui non si tratta solo di suonare di maniera, si va oltre. Si sente chiaramente che non ci credono più neppure loro. Sono dei freddi professionisti, vanno avanti fingendo convinzione. Lo fanno per i soldi, e fanno bene. Al loro posto lo farei anche io.

Sembrano passati quarant'anni dai tempi di Blood Sugar Sex Magik. Fu un disco geniale, a modo suo un disco storico, che ha segnato un'epoca. Sicuramente è stato un disco importantissimo per me. Bene, quei Red Hot Chili Peppers non esistono più. Sono finiti, sostituiti da un'enorme macchina da soldi. Dischi senza idee, con canzoni che ai bei tempi sarebbero state degli scarti. Anzi, che ai bei tempi non sarebbero state neppure lontanamente concepite da loro. A volte ho addirittura l'impressione che siano fatte con il copia e incolla, visto che strofa e ritornello proprio non legano. Messi lì a casaccio, tanto per prendere tutti per il culo e riderci sopra.

Anthony Kiedis ha la pancia ma rimane a torso nudo perche il personaggio che sta interpretando lo richiede. Flea sembra una controfigura che sul palco salta e prova a non far rimpiangere il protagonista, finendo però per saltare sempre anche se il pezzo non lo richiede per niente. Chad Smith rimane un signor batterista ma è sempre più un oggetto estraneo al gruppo, suona perchè a fine concerto deve timbrare il cartellino. John Frusciante, semplicemente, non esiste più. Un po' di polemiche se la gente scarica il loro disco prima dell'uscita, un altro pochino di gossip su di un presunto plagio, e il gioco è fatto. Un altro successo è assicurato.
In fondo li capisco, fa parte del gioco. Fanno il loro mestiere, fanno esattamente quello che la gente si aspetta da loro. Non c'è nessuna differenza tra loro e una Avril Lavigne qualsiasi. Finchè ci sarà gente che non si rende conto di quello che suonano, di quanto siano improponibili e di cosa siano diventati, è giusto che continuino e ci guadagnino sopra il più possibile. Certa gente in fondo se li merita proprio.

Tanto in ogni caso io resto sempre libero di non ascoltarli o di spegnere la tv quando passano un loro video. Di certo i Red Hot Chili Peppers non se la prenderebbero. Anzi, forse mi darebbero pure ragione.

04 aprile 2007

WHITE LINE FEVER

E ora un gossip degno del peggiore Studio Aperto. Non ho resistito.
La sempre intelligente Fernanda Lessa, regina delle notti milanesi, aspetta un figlio. Il padre è Davide Dileo alias Boosta. Sì, quel Boosta. Il tastierista dei Subsonica.
Buon per lui. Il punto è che questa notizia rappresenta un punto di svolta. Da questo momento finiscono ufficialmente i Subsonica come gruppo musicale che ha cambiato qualcosa in Italia e iniziano i Subsonica come caricatura di se stessi. Sono stati travolti dalle circostanze e sono diventati quello che agli inizi probabilmente non avrebbero mai voluto essere.
I nuovi mostri.

03 aprile 2007

ALWAYS NEVER AGAIN

Certo, Sound Of Silver di LCD Soundsystem é un gran disco, praticamente perfetto dall'inizio alla fine.
Però la sfida la vincono senz'altro i !!!, non c'è gara. Maggior concretezza, meno punk e più funk. O forse è solo questione di gusti personali. In ogni caso qui l'autorevole parere di chi ha visto entrambe le band dal vivo.
A me però rimane sempre il rimpianto di non aver mai visto dal vivo i Supersystem. Per un motivo o per l'altro ho sempre mancato l'appuntamento con i loro concerti, e quando ormai pareva fatta, si sono sciolti una settimana prima di venire in Italia. Una band fenomenale che avrebbe meritato miglior sorte.
A perenne ricordo:
Supersystem - Born Into The World
Supersystem - White Light/White Light

02 aprile 2007

HALLOGALLO DISCO POGO

Che la serata sarebbe stata di quelle da ricordare l'ho capito quando durante l'attesa pre-concerto gli altoparlanti dell'Estragon hanno mandato Hallogallo, l'immortale classico dei Neu!. Hallogallo, non esattamente qualcosa che capita di sentire tutti i giorni. Anche se troncata più o meno a metà, è stata ugualmente il chiaro segno premonitore del clima in cui di lì a poco ci si sarebbe trovati. I sensi completamente stravolti ed un'altra percezione della realtà, come minimo.

I !!! sono stati pazzeschi, e io devo ancora riprendermi pienamente. Sono ancora sotto shock e fatico a rendermi conto di come una band possa suonare in quella maniera. Ho visto musicisti che avevano pezzi validi e che soprattutto li sapevano suonare e rendere bene dal vivo (a differenza di qualche mia recente esperienza), ho visto la gente ballare, divertirsi veramente ed uscire felice dal locale. Tutti avevano il sorriso stampato sulle labbra, tutti erano amici di tutti.

A fine concerto ho chiacchierato un attimo con Nic Offer, il cantante della band. Una persona affabile e tranquilla, lontano anni luce dall'animale da palcoscenico che venerdì sera ha dimostrato di essere. Sul palco si trasforma, sembra indemoniato, non si ferma un attimo. Balla e canta in maniera divina. Un idolo. Ma anche gli altri della band non sono stati da meno. La loro peculiarità è che mentre suonano ridono come bambini, proprio come se fosse un gioco. I !!! ci credono, si divertono e soprattutto sono fieri di quello che fanno, ci mettono passione e danno sempre il cento per cento di loro stessi. Anzi, forse danno qualcosina in più del cento per cento.

Non sono venuti fuori dal nulla. Non hanno giacche dai colori fluo ed acconciature improbabili. Hanno fatto tanta gavetta, hanno lottato per arrivare dove sono e ora si meritano proprio tutto il successo che stanno ottenendo.

Quello di venerdì sera è stato senza ombra di dubbio uno dei più bei concerti a cui io abbia mai assistito. Sabato mattina mi sono alzato molto soddisfatto, pronto ad una nuova, dura giornata. Dopo aver visto come al solito The Club su Allmusic, ho avuto la fortuna di incappare in un video dei My Chemical Romance. Mi è venuta voglia di prendere a schiaffi il televisore. Dopo un concerto del genere, è impossibile riuscire a rimanere tranquilli di fronte a una merda di tali proporzioni. Mi chiedo se ai My Chemical Romance piaccia la roba che fanno, ed eventualmente dove trovino il coraggio per riuscire a suonarla. Io ad esempio mi vergognerei come un ladro, non ce la farei proprio. Ma si sa, a volte la prospettiva di guadagnare un mucchio di soldi fa miracoli.
Vedere i !!! live un pochino mi ha cambiato la vita, ed infamare i My Chemical Romance è diventato ufficialmente il mio hobby preferito.

01 aprile 2007

IVAN SCALFAROTTO ADERISCE AI DS

Mentre Roberto "North Italian Scum" Calderoli trova modo di rilasciare ulteriori, inqualificabili dichiarazioni che non vale nemmeno la pena di riportare direttamente, arriva finalmente una buonissima notizia.
Ivan Scalfarotto annuncia la sua adesione ai DS, con l'esplicito obiettivo di partecipare alla formazione e alla fondazione del Partito Democratico.
Saggia decisione, direi.

30 marzo 2007

SONO SOLO COSUCCE PSICOTROPE

Torna dopo parecchio tempo Cosucce Psicotrope, e lo fa con gran classe.
Anche se i Manowar sono una delle band più insopportabili della storia e non potrei mai sdoganarli, anche se lui probabilmente è leghista, vale la pena di leggere il suo nuovo e scoppiettante post. E' sempre un piacere.

SANDRO BONDI IS A PUNK ROCKER

A me i Verdena non piacciono proprio, però trovo che questa recensione del loro ultimo disco Requiem sia parecchio bella. Pubblicata dai ragazzi di Glass House, è sentita e personale ed ha creato un certa discussione, proprio come piace a me. A me ha portato a riflettere su cosa sia un blog, cosa sia una recensione e, di conseguenza, che significato abbia pubblicare una recensione su un blog.
Mentre penso a tutto ciò, questa sera me ne vado all'Estragon a Bologna a sentire i !!!. Myth Takes è fenomenale, e finalmente avrò l'opportunità di vedere questa grandissima band. Pare che a Torino abbiano spaccato, vedremo stasera come se la caveranno.
Di sicuro ballerò tantissimo, e voglio uscire dal locale sudatissimo e paonazzo. Più o meno nelle stesse condizioni in cui era ridotto Sandro Bondi ad Otto e Mezzo un paio di sere fa. Dopo il voto al Senato sul rifinanziamento della missione in Afghanistan ho visto una persona parecchio in difficoltà. Balbettava e ed è passato dal suo consueto pallore ad un bel rosso pompeiano. Un piccolo dramma.
Ciniche risate da parte mia.

29 marzo 2007

UNDISPUTED ATTITUDE

Esibizioni del genere non le vedevo dai tempi di Discoring, 1987 circa. Ero piccolo ma ricordo benissimo. Certe cose ti segnano.
Tiga è un uomo che vuole fare la sua cosa, ed è un grandissimo. Recupera un genere trito e ritrito (il technopop anni ottanta), lo fa suo e riesce a creare qualcosa di nuovo e fresco. Questo è un filmato del 2001 tratto dall'edizione tedesca di Top Of The Pops. Leggenda.
Tutta un'altra storia rispetto a Top Of The Pops italiano, che è improponibile. E pensare che noi invece abbiamo Daniele Bossari, l'inutilità fatta a persona. Sempre ammesso che lo presenti ancora lui e che non gli abbiano assegnato un programma ancor meno rilevante.

Tiga & Zyntherius - Sunglasses At Night
e già che ci siamo, il video.

E intanto, mentre io perdo tempo a parlare di Bossari, Oliviero Toscani diventa il direttore artistico del canale musicale Music Box. Nelle interviste parla di superare la tv generalista e di proporre un nuovo concetto di tv musicale, con video a richiesta trasmessi in tempo reale, programmi di approfondimento e palinsesto creato dai telespettatori.
Date l'intelligenza e la lungimiranza del personaggio, stiamo correndo il rischio di trovarci in presenza di una nuova Videomusic? Che sia proprio questa la volta buona?

27 marzo 2007

BACK TO SCHOOL

Qualche giorno fa per motivi di lavoro sono andato ad una conferenza presso la facoltà dove mi sono laureato. E' stata una sensazione strana tornare lì, ma è stato meglio del previsto.
Non nego che l'idea di tornarci mi creasse un pochino di tensione, c'erano troppi ricordi in ballo e avevo paura di quello che sarebbe potuto accadere. Ma è andato tutto bene, ed è stato parecchio bello esserci. Oltretutto, mi sono fatto grasse risate per aver visto un perfetto sosia di Steve Buscemi.

Non è trascorso tanto tempo dalla laurea ma ho visto facce completamente nuove, praticamente tutti i miei vecchi compagni hanno già finito e non conoscevo quasi nessuno. Mi ha fatto grande impressione sapere che sta per laurearsi gente che quando ho iniziato l'avventura andava ancora alle medie, ma non mi sono assolutamente sentito vecchio. Mi sono solo sentito un pochino più grande e ho sentito una sorta di grande responsabilità verso quella gente.Quando sono uscito ero felice.
Mi è sembrato di tornare indietro nel tempo. Molto indietro, perchè sento più vicino il ricordo delle scuole superiori rispetto al periodo dell'università. L'università mi sembra così lontana, è un ricordo sfuocato mentre il periodo delle superiori è ancora vivo, brucia ancora.
Mi sembra ieri ma sono passati quasi nove anni da quando le ho finite, e ho sempre la sensazione di fatto prima l'università poi le superiori. Non so perchè, ma è così.
Forse perchè allora il clima era diverso, c'era più speranza e meno nichilismo.
Forse perchè le superiori mi hanno insegnato molto di più, soprattutto a livello interiore.
Forse perchè ho preso troppo seriamente l'università, ho fatto il bravo studente e non ho cazzeggiato abbastanza in quel periodo.
Forse sto diventando grande, lo sai che non mi va.

26 marzo 2007

ESAGERAZIONI, FORZATURE & SPIRITO CRITICO

Continuo a non sapere la strada per andare al Covo ma alla fine mi ci trovo sempre davanti, per caso. Non so proprio come faccio ad arrivare lì. A questo punto credo che sia la mia macchina a portarmi. Ci arriva da sola, senza che io faccia nulla.
A parte questo, è stata una bella serata e mi sono parecchio divertito. Era il party per il compleanno di Rumore. Ho ballato, e non poco, con la musica di Arturo Compagnoni, ottimo selecter. Ho visto due concerti molto interessanti: Ant e il suo gustoso folk intimista e, a seguire, i Thousand Millions con il loro indie rock a cavallo tra Pavement e Get Up Kids. Un po' meno interessante la claque di amici al seguito dei Thousand Millions, gente che probabilmente credeva di essere a un concerto del Liga o, peggio, dei Finley. Ma pazienza, forse pretendo troppo. Forse come al solito sono troppo critico.
E intanto nel pomeriggio di sabato ho già comprato i biglietti per i concerti di Arctic Monkeys e Arcade Fire a Ferrara Sotto Le Stelle. Mi rendo conto che forse è esagerato comprarli con quattro mesi di anticipo, e mi fa quasi impressione averlo fatto. Ma avevo paura di rimanere senza.
Per entrambi i concerti biglietto numero 20, per l'esattezza.

23 marzo 2007

UNA QUOTIDIANA GUERRA CON LA RAZIONALITA'

Se Mirrored, disco d'esordio dei Battles in uscita a metà maggio per la Warp, corrisponde alla copia che circola in rete, ci troviamo di fronte ad un piccolo capolavoro. Non riesco a smettere di ascoltarlo, credo di avere dei seri problemi. Che roba del genere prenda così tanto non è normale.
Rispetto agli Ep precedenti, suona molto più semplice e "pop", quasi che i Battles abbiano improvvisamente deciso di diventare più accessibili e provarci sul serio, senza troppe menate. Più o meno come i King Crimson dell'era Discipline che decidono di suonare lisergiche filastrocche alla Animal Collective. Non-sense preso assolutamente sul serio, affrondandolo con rigore accademico.
Ma una definizione del genere è solo puramente indicativa. Bisogna solo ascoltare. Questo è un album molto particolare, da maneggiare con cura ma senza averne paura. I Battles stanno semplicemente rifondando dall'interno un certo tipo di rock sperimentale. Non uso il termine post-rock perchè è un termine che non mi piace troppo. Non significa nulla, solo un'etichetta per indicare un non-genere musicale, qualcosa che in fondo non è mai esistito. I Battles invece, esistono. E se ne fottono delle etichette.
Un giorno questa roba si ballerà, e allora in alto le mani al cielo.
Myspace
Battles - Atlas

21 marzo 2007

HO LA VAGA IMPRESSIONE CHE PIACCIANO MOLTO ANCHE A DON SPRITZ

Nel 2007 purtroppo esistono ancora musicisti che pur partendo da generi totalmente diversi si ispirano più o meno dichiaratamente ai Queen (vedi i pagliacceschi My Chemical Romance o Mika). Il risultato è grottesco, ma mi spinge a fare un paio di riflessioni sulla reale importanza del gruppo inglese. Parlare male dei Queen è come bestemmiare in chiesa. Per alcuni un sacrilegio, per altri un atto dovuto. Io semplicemente non vado in chiesa ma non ho grande simpatia per loro. Ritengo infatti che siano il gruppo più sopravvalutato della storia, anche se in passato avrei detto Oasis. Non ho mai capito il perchè del loro grande successo e, soprattutto, del loro grande seguito di di fan devoti a prescindere che perdura tutt'ora.
Generalmente, chi è fan dei Queen non accetta assolutamente che si parli male della band in questione. Ne fa una questione di principio. E' pronto a difendere i propri idoli a tutti i costi, e, se contraddetto, si incazza parecchio. Mi è capitato di avere interminabili discussioni con soggetti di questo tipo per aver osato mettere in dubbio la bravura chitarristica di Brian May, ad esempio. Credo di aver seriamente rischiato di perdere delle amicizie, e di averle salvate solo per un pelo obbligandomi a mentire sulle virtù di questa band. Lo so, è un po' squallido. Ma l'amicizia viene prima di tutto.
Il più delle volte, il loro fan è la classica persona che compra (se va bene) un disco all'anno o, peggio, nella vita ha ascoltato solo la suddetta band. Sia chiaro, non dico assolutamente che essere fan dei Queen equivalga per forza ad essere così. Ci sono persone che oltre ai Queen apprezzano tante altre band e tanti altri generi, ma generalmente il fan dei Queen vive solo per loro e non riconosce il resto. E soprattutto, non riesce a riconoscere gli evidenti difetti della band inglese.
I Queen purtroppo li conosco bene, avendo avuto una breve passioncella per loro ai tempi delle scuole medie. Chi, almeno una volta nella vita, non ha mai avuto un'infatuazione per loro? Il problema è che per molta gente l'infatuazione continua, sempre e comunque. Un chitarrista mediocre, che fa sempre lo stesso, medesimo, assolo, con in sovrappiù gli zoccoli e capelli improponibili. Un bassista che non si sente, e che, l'unica volta che riesce a fare qualcosa di buono, lo prende di peso da Good Times degli Chic (il giro di passo di Another One Bites The Dust è ai limiti del plagio). Un batterista che sa tenere un unico tempo, tanto da utilizzare praticamente lo stesso schema ritmico in ogni brano. E poi lui, Freddie Mercury.
Massimo rispetto per il personaggio, coraggioso e trasgressivo, una mosca bianca nell'Inghilterra di Margaret Thatcher. Ma come musicista proprio non comprendo quest'aura di fanatismo che lo ha sempre circondato, che lo circonda e che, probabilmente, sempre lo circonderà. Le soluzioni vocali più kitsch che io abbia mai udito le ho sentite proprio da lui. Tamarro, ma a livelli perfino imbarazzanti. Ogni volta che risento qualcosa della sua band mi chiedo sempre come una mente umana possa aver concepito cose del genere. Ma forse, sono io a non capire.
Rispetto chi riesce a cogliere aspetti positivi nella band inglese e trova il modo di apprezzarla musicalmente. Tanto di cappello, perchè probabilmente ha maggior apertura mentale di me. Io proprio non ce la faccio. Rispetto anche chi vede in Freddie Mercury un simbolo per il suo essere riuscito a farcela in barba alla mentalità puritana e benpensante. Ma provo lo stesso a fornire una mia ipotesi sul motivo del seguito irriducibile che ha questa band. Ho infatti da sempre il tragico sospetto che la maggior parte di chi ascolta i Queen lo faccia più perchè fa molto "trasgressivo e dannato" che non perchè apprezza realmente le caratteristiche della band. Più per darsi un tono che per il resto. Una moda che va avanti da tanto tempo, soprattutto da quando è morto Mercury. Ed è una moda parecchio triste.

20 marzo 2007

SEMPRE LORO, ANCHE SE DI MANIERA

Mi sono avvicinato a Pocket Symphony con molta diffidenza ed estrema cautela. Non ne avevo sentito parlare granchè bene in giro e le recensioni erano state parecchio dure con questo disco. Ho ascoltato, ho studiato a fondo, e devo dire che agli Air è riuscito un disco migliore del previsto. Non sarà il loro miglior disco in assoluto, ma non è nemmeno poi così tanto male. L'unico piccolo, grande difetto del disco è uno solo: è troppo uniforme, troppo piatto e monocorde. E' fatto con gran classe, è rilassante e ci sono bellissimi pezzi, ma l'insieme risulta troppo omogeneo perchè manca quel qualcosa che in grado di spezzare il ritmo. In sostanza, manca il colpo a sorpresa come poteva essere Kelly Watch The Stars in Moon Safari.
Già, Moon Safari. Il problema sta proprio qui. Un disco talmente perfetto da non sembrare vero, che all'uscita fece gridare al miracolo e ancora oggi è in grado di dire la sua. Uno dei miei dischi preferiti di sempre, tra l'altro. Provo per lui un affetto particolare.
Pur confezionando grandissimi album in seguito, non sono più riusciti a raggiungere i fasti di Moon Safari. Gli Air inseguono da sempre l'utopia di scrivere il disco pop perfetto e vengono condizionati da questo desiderio, finendo per autolimitarsi e non sfruttare appieno le loro grandi potenzialità. In realtà, il disco perfetto l'hanno già scritto. E' Moon Safari, per l'appunto. Non si può chieder loro di più. Il brutto per loro è che un disco così fungerà sempre da termine di paragone, ed ogni loro nuova uscita verrà confrontata con questo, e ne uscirà sconfitta.
Un disco come Pocket Symphony non raggiunge assolutamente quelle vette, ma merita però la sufficienza piena. Un disco un tantino di maniera, in cui c'è molto mestiere ma che ha grande eleganza, cura per il particolare e trova soluzioni che tanti altri musicisti si sognano. Un disco che dimostra almeno che hanno ancora qualcosa da dire e sono ancora vivi.
Infine, una nota a margine: non hanno mai brillato per la grafica delle copertine, ma quella di Pocket Symphony è letteralmente inguardabile.

19 marzo 2007

MUSICA DA TINELLO, ANNO 2007

I Tussle sono un gruppo californiano che esce per un'etichetta norvegese, la Smalltown Supersound. Non cosa da tutti i giorni, dunque.
Telescope Mind è il loro secondo album ed è un disco estremamente coraggioso. Non è di facilissimo ascolto, ma è in grado di regalare grosse soddisfazioni sia a chi guarda più all'aspetto sperimentale della musica che a chi considera con occhio di riguardo la dance. Potenzialmente, il mio disco ideale.
In Telescope Mind i Tussle suonano come i P.I.L. di Metal Box imbottiti di ketamina, la dimensione spazio-tempo è completamente fottuta e John Lydon ascolta divertito. Lunghe jam funk-punk in assenza di gravità, condite con elettronica krauta e speziatissimo dub. Trappings è da manuale, pura psichedelia.
Intelligenti, imprevedibili e mai banali, potrebbero essere addirittura considerati roba ballabile. Dance per i piedi e per il cervello, direbbe Christian Zingales. La solita frase fatta, ma questa volta ci sta proprio bene.
Tussle - Lyre

17 marzo 2007

JOIN THE BLACK PARADE

Poco fa ho avuto la fortuna di vedere su Mtv una sontuosa videography dedicata ai gruppi della nuova scena emo americana. C'erano proprio tutti, My Chemical Romance compresi. E' disarmante vedere come suonino tutti uguale, siano pettinati tutti uguale, si vestano tutti uguale. Sono intercambiabili, sono il nulla.
Comincio a pensare che abbia ragione chi dice che in fondo quell'emo è musica per gente già vecchia. Vuol fare credere all'ascoltatore di essere un ribelle, ma in realtà è di un conformismo spaventoso.

Ma forse sono io ad essere vecchio. Forse sono anche io un umarell.

16 marzo 2007

IN FONDO NON SONO NIENT'ALTRO CHE UN DISCOTECARO FALLITO

La pulce nell'orecchio me la messa lui. Io ho ascoltato e ora ci sono dentro.
Catch You, il nuovo singolo di Sophie Ellis Bextor, è favoloso. Confesso che mi piace, e parecchio. Suona più o meno come un ipotetico incontro-scontro tra Bloc Party e Fischerspooner avvolto in una nube di Chanel No. 5. E tale definizione non vuole essere una presa in giro, anzi. Catch You ha classe da vendere.
Non mi aspettavo una cosa del genere. Mi è entrata in testa e non esce più, ormai mi sorprendo a canticchiarla senza rendermene conto.

Cara Sophie, a quando un singolo sulla falsariga di Count In Five degli Horrors?

13 marzo 2007

KLAXONS AFTER ALL

Dei Klaxons e dei loro ultimi concerti italiani è stato detto praticamente tutto. Io ho voluto aspettare un pochino a dire la mia per elaborare un giudizio a freddo, un pochino meno figlio dell'emozione (e/o della delusione) seguente all'esibizione live.

Fondamentalmente i Klaxons sono dei bravi ragazzi che si sono trovati proiettati troppo in fretta in una situazione più grande di loro, senza aver minimamente le capacità tecniche per affrontarla. Sono stati pompati a dovere, sono esplosi, è scoppiata un vera e propria mania collettiva per loro. E' uscito il disco, è iniziato il tour. Si sono solamente scordati di imparare bene a suonare i loro pezzi. Che sia da ritenere una cosa grave oppure un particolare irrilevante, questa è l'impressione che ne ho ricavato. Mi fanno quasi tenerezza.

Io li ho visti sabato scorso all'Estragon a Bologna. Prima del concerto ero già rassegnato all'idea di un loro fallimento totale, e vedere la bassa età media all'entrata non mi ha certo dato un buon segno. Il clima era molto da discoteca la domenica pomeriggio, ho visto addirittura gente farsi accompagnare all'entrata dai genitori, come da tradizione. La stessa gente che magari fino all'anno prima andava ai concerti di Marilyn Manson con il face painting, sempre accompagnata da genitori piuttosto magnanimi. Non esattamente dei palati fini, quindi. C'era in loro il clima del grande evento, ma come poteva essere un qualsiasi concerto di un qualsiasi artista pompato da Mtv, o una qualsiasi festa in discoteca. L'unica consolazione è stata vedere uno spettacolare sosia di Garth di Fusi di Testa.
Prima di loro hanno suonato i Mojomatics, duo chitarra/voce e batteria di grande impatto e parecchio coinvolgente. I Klaxons invece no. Quando si impegnano e mantengono la concentrazione suonano (abbastanza) decentemente, ma in maniera fredda e poco coinvolgente, con l'effetto surreale di sembrare una cover band di loro stessi. Quando decidono invece di fare i coglioni sul palco iniziano i problemi. Non riescono proprio a suonare i loro pezzi, si inceppano, sbagliano. Golden Skanks è stata francamente imbarazzante. Ho riso veramente di gusto quando ho sentito l'attacco e, per la cronaca, hanno dovuto suonarla molto più lenta dell'originale per riuscire a darle una parvenza di accettabilità, non riuscendo minimamente nel tentativo. Su tutte, però, è mancata la cosa che li contraddistingue: le voci. Mancavano proprio quegli intrecci vocali che, almeno dal mio punto di vista, hanno fatto la loro fortuna. Le voci stonavano e spesso andavano per conto proprio, senza armonia alcuna. Abbastanza triste.

Forse sono troppo buono, ma non me la sento sento di bocciarli completamente. Hanno solo bisogno di suonare molto di più, le possibilità non mancheranno loro. Forse tornare anche in sala prove non farebbe loro poi tanto male, hanno bisogno di rodare i pezzi, di migliorare come musicisti. Di diventare più vera band e meno cover band. Rimandati.

A questo punto deduco che Myths Of The Near Future è un figlio di un grande lavoro di produzione, senza il quale non sarebbe stato quel gran disco che è. Hanno buttato giù ipotesi di pezzi, poi il tutto è stato ricostruito ed elaborato da mani esperte. Forse sarebbe stato difficile per chiunque renderlo bene sul palco, ma per loro allo stato attuale delle cose è praticamente impossibile. Vedremo se in futuro le cose andranno diversamente, ma, soprattutto, se avranno un'altra possibilità, vista la vacuità del fenomeno new rave. Magari tra un anno saranno già dimenticati, sostituiti dall'altro gruppetto di turno. Io sono però convinto che potranno fare altre cose buone e fare tanta strada. La buona volontà c'è, a quanto pare.

Un'altra cosa riguardo a Myths Of The Near Future. Nonostante la scarsa resa live,resta sempre bellissimo. Oltre al superbo uso delle voci, il suo vero elemento di grandezza è quello di riuscire a fare propri certi suoni e certe intuizioni che avevano avuto i Daft Punk in occasione di Human After All, renderli meno disturbanti (e più docili) ed inserirli in un contesto indie rock di più facile ascolto. Non una cosa da poco, dunque.
Human After All è un disco controverso, che purtroppo non è stato capito appieno. Non è un disco facile, anzi è veramente disturbante in certi tratti, ma la grandezza sta tutta lì. Basta avere la mente sufficientemente aperta. E' house music stordita dalla morfina o, se si preferisce, è il rock visto secondo un'altra ottica, ed è l'ennesima dimostrazione del genio dei Daft Punk, in un certo ambito i più grandi di sempre. Da recuperare e rivalutare, assolutamente.
Daft Punk - Technologic
Daft Punk - Robot Rock
e, tanto per gradire
The Mojomatics - No Place To Go

10 marzo 2007

ALCAZAR IS PLAYING AT MY HOUSE (Gli eroi di un quarto d'ora o poco più)

Mi sporco un pochino le mani. Ci sono occasioni in cui qualcuno deve assumersi responsabilità ingrate, con coraggio e una certa dose di menefreghismo. Di solito nessuno vuole ammettere certe cose, ma sono del parere che certe volte aprirsi ti fa sentire meglio. Parlare di meteore musicali e del tuo rapporto con questo strano e bizzarro fenomeno, ad esempio, è una cosa che ti fa sentire meglio. Quasi in pace con te stesso.
Una possibile definizione di meteora musicale potrebbe corrispondere a quella di un "artista" che riscuote grosso successo per breve e limitato periodo per poi finire nel dimenticatoio. A volte è solo per una canzone tormentone di una stagione, altre volte è per un unico disco che vende una quantità enorme di copie sulla scia di singoli particolarmente azzeccati. In certi casi la meteora può essere di grande qualità e vedere giustamente riconosciuta in termini commerciali la propria bravura, in tanti altri può essere un fenomeno sopravvalutato ed ottenere un successo superiore ai propri discutibili meriti artistici. In ogni caso il destino di una meteora è uno solo: rimanere sulla cresta dell'onda per un breve periodo di tempo e poi scomparire dalla circolazione. Magari continuare a fare musica, ma senza più ottenere riscontro presso il grande pubblico.
Io di solito ascolto tutt'altro, ma ammetto di apprezzare le meteore e di farmi prendere dalle canzoni tormentone, ma con una particolarità: tranne pochi, rari casi, le riesco ad apprezzare solo a posteriori. Sul momento le disprezzo a causa della loro sovraesposizione, cioè perchè sono ovunque, si sentono ovunque e le canticchiano tutti. Regolarmente finisco per rivalutarle con il senno di poi, dopo essermi lasciato alle spalle il giusto periodo di tempo per poterle giudicare a freddo. Di solito bastano un paio di mesi, ma a volte passano anche anni prima che io riesca a comprendere il valore, non solo musicale ma anche simbolico, di un tormentone. Forse è perchè sto diventando grande e col passare del tempo si tende a pensare che si stava meglio quando si stava peggio, ma è così. Forse certi tormentoni hanno valore generazionale.

Devo ammettere però che negli ultimi anni il valore del pop da classifica è calato notevolmente. Mi sono reso conto che più o meno dal 2001 mi accade un pochino meno spesso di rivalutare i tormentoni. Il pop da classifica post 2001 è più freddo, fatto meno con il cuore e più unicamente per il portafoglio. Si sente che non c'è un anima, che c'è meno cura per il particolare, e soprattutto che c'è meno ingenuità. Che l'11 Settembre abbia influito anche sulla voglia di far divertire la gente?
A parte questa constatazione, una mia plausibile ipotesi di top ten è questa:
Bran Van 3000 - Drinkin' In LA
White Town - Your Woman
Modjo - Lady
Ultra Nate - Free
Sophie Ellis Bextor - Murder On The Dancefloor
Bombfunk MC's - Freestyler
e per finire il possibile inno della generazione che non c'è, quella che secondo Mtv doveva avere Morgan come profeta: New Radicals - You Only Get What You Give

L'UOMO DA UN MILIONE DI DOLLARI

Ruini se ne va. Speriamo solo che il suo successore sia un pochino meglio di lui, anche se le premesse non sono certo esaltanti.
Ora eminenz è in pensione, e finalmente avrà più tempo libero. Quindi per evitare di annoiarsi userà sicuramente Internet, visto che è così moderno e al passo coi tempi.
Se per caso dovesse passare da queste parti, mi sento di consigliargli vivamente di darsi un'occhiata a questo e a questo. Gli farebbe bene, ne sono convinto. Si renderebbe conto che siamo già nel 2007, e non nel 507 come lui vorrebbe farci credere.

09 marzo 2007

VERI O PRESUNTI TALI

E' venuto il grande momento, da me tanto atteso.

Domani sera vado a vedere i Klaxons all'Estragon, in quel di Bologna.
Non mi aspetto granchè, visto che voci incontrollate dicono che pare il primo concerto a Milano sia stato parecchio deludente.
Comunque vada hanno la mia stima, Myths Of The Near Future è assolutamente fantastico.
Una droga, perchè crea dipendenza, mi ritrovo a canticchiarne brandelli e scampoli senza rendermene conto.
I ragazzi si faranno, anche se hanno le spalle strette.

07 marzo 2007

INVECE IO A QUINDICI ANNI GIRAVO IL MONDO IN SELLA AL MIO SCOOTER

Ricordo come se fosse ieri quando l'ho acquistato la prima volta. Ero giovanissimo ed ero in una fase di transizione, in cui avevo voglia di sperimentare continuamente cose nuove, dal punto di vista musicale e non. In poche parole, stavo attraversando il temibile guado rappresentato dal periodo dell'adolescenza.

Mi sono avvicinato all'edicola e, dopo una furtiva occhiata alle riviste porno (si sa, la carne è debole... in particolare quella di uno sbarbato), ho diretto subito il mio sguardo verso le riviste musicali. Avevo voglia di trovare una rivista musicale interessante e nuova, che non fosse la solita fuffa con gli Oasis in copertina se andava bene e i Take That o le Spice Girls in copertina se andava male. Ovvero, che non fosse Tutto che prendevo di solito. Un giornale che diventasse un punto di riferimento e mi accompagnasse con decisione nelle mie scelte musicali. E ho avuto la fortuna di trovare Rumore. Novembre 1996, in copertina c'erano gli allora sconosciuti Korn e Tutto se ne è andato affanculo.

Mi ha colpito subito e ho voluto provare ad acquistarlo, con diffidenza mista a curiosità. E da allora non ho più smesso. Ogni mese appuntamento irrinunciabile, bibbia pagana da sfogliare con avidità alla continua ricerca di nuovi stimoli sonori. In tutto questo tempo il mondo è cambiato ed io stesso ovviamente sono cambiato, mi sono pure laureato. Pensando ad allora mi sembra trascorsa una vita, e pensarci mi spaventa un pochino.

Il tempo passava ma Rumore c'era sempre, ad aggiornarmi e a permettermi di ampliare le mie conoscenze musicali. Berlusconi è sempre lì ma nel frattempo il web ha raggiunto una diffusione impensabile agli inizi, il peer-to-peer ha dato la possibilità di avere tonnellate di musica a disposizione e io ho evoluto ed affinato gli ascolti, sperimentando sul campo ciò che leggevo.
Ho visto nascere nuove passioni e nuovi idoli, nuove manie e nuove esagerazioni. Ho visto gruppi esplodere per poi finire nel dimenticatoio poco tempo dopo, ho visto sconosciuti divenire eroi per una sola stagione. Ho visto musicisti promettenti vendersi totalmente dopo un disco buono, ho visto artisti che sembravano perduti per sempre risorgere a nuova gloria. Ho vissuto.
Rumore compie quindici anni. Per me non è solo un semplice giornale musicale, è molto di più. Mi ha dato tanto, e gliene sono grato. Mi piace credere che mi abbia reso una persona migliore.
Buon compleanno, Rumore.
Tra le altre cose, mi ha dato la possibilità di appassionarmi a questi quindici dischi, decisivi per me:
The Avalanches - Since I Left You
Doves - Lost Souls
The Notwist - Neon Golden
El Guapo - Fake French
At The Drive-In - Relationship Of Command
Lambchop - Is A Woman
The Beta Band - Hot Shots II
Zero 7 - Simple Things
Incubus - S.C.I.E.N.C.E.
The Polyphonic Spree - The Beginning Stages of...
Kings Of Convenience - Quiet Is The New Loud

04 marzo 2007

ORA CORRO SU EBAY A COMPRARMENE UNO

Nonostante gli influssi negativi di Luca Volontè mi abbiano fatto restare imbottigliato in tangenziale a causa di lavori in corso, facendomi temere il peggio, il concerto dei Junior Boys é stato pazzesco.
Un'ora abbondante trascorsa come fosse un minuto. Avrei voluto che non finisse mai.
Insospettabilmente ad accompagnarli live hanno un batterista, mostruoso sotto tutti i punti di vista. Degna di nota la sua inquietante somiglianza con il Vincent Cassel del film "L'Odio".
Inquietante anche il fatto che, nonostante il caldo del Covo, mentre suonava indossasse un bomber. Per giunta grigio.
E' proprio vero, stanno tornando gli anni novanta.

02 marzo 2007

VIVA IL POPOLO SOVRANO! (il delirio di onnipotenza ha preso anche me e non posso farci nulla)

E' tanto tempo che ci penso, quasi un tarlo che mi rode la mente.
Tanto tempo che voglio farlo, ma non ne ho il coraggio.
Però ora basta aspettare, voglio togliermi questa soddisfazione.
E' solo la mia opinione personale, non la verità assoluta, ma voglio dirlo lo stesso.
Beppe Grillo mi sta parecchio sulle palle. L'ho detto, e ora mi sento decisamente meglio.

Beppe Grillo da Genova nasce comico, diventa comico scomodo ed infine, causa (ingiusta) emarginazione dal piccolo schermo, si trasforma progressivamente in santone. Ha un suo blog, dal quale ogni giorno pronuncia la sua verità, illuminando migliaia e migliaia di persone e indicando loro la retta via.
Peccato solo che tutto rimanga sulla carta, e niente di quello che dice venga attuato. E' più comodo sputare sentenze sempre e comunque e non fare nulla per metterle in pratica. Quando si tratta di passare all'incasso, rende di più. E il suo incasso si chiama tutto esaurito ai suoi spettacoli e vendite record di dvd e libri.
Grillo è persona molto intelligente ed ha il grande pregio di toccare argomenti scomodi, di parlare di cose di cui nessuno osa parlare. Fatto molto positivo, in quanto, essendo il suo blog uno dei più seguiti del web, riesce a sensibilizzare migliaia di persone su tematiche importanti. Il buon Beppe però ha problemino mica da poco, che me lo rende indigesto: il modo in cui di pone. Soffre un tantino di delirio di onnipotenza, che lo ha portato nel tempo ad assumere un tono sempre più saccente ed arrogante e a sentirsi intoccabile. In occasione di interviste sui temi più disparati, l'ho molto spesso sentito suffragare la sua opinione con il seguente ragionamento: visto che migliaia di commenti sul blog dicono così, il pensiero della gente è quello, e ho ragione io. Un alato ragionamento, che non fa una piega. Brutta bestia, il populismo.

Uomo all'opposizione di tutti i governi, sono convinto che prima o poi scenderà in politica. E saranno dolori, in primis per lui. E' comodo stare nella posizione di giudice supremo senza mettere poi in atto nulla, mentre è un po' meno comodo trovarsi a mettere in pratica le proprie teorie. Un conto è scrivere il post giornaliero (ultimamente ho però la vaga impressione che spesso non sia nemmeno lui a scriverli), un conto è fare, rischiando di perdere il consenso acquisito, affrontando tutte le difficoltà e tutti i limiti del caso. In sostanza, dover anche scendere anche a compromessi per ottenere il meglio possibile per la collettività, perchè nessuno nasce con la bacchetta magica.

Stando quindi ai dati in mio possesso, Beppe Grillo è un conservatore.

VEDI ALLA VOCE: LA MATTINATA E' PARTITA CON IL PIEDE SBAGLIATO, VEDREMO DI RIMEDIARE

Sarò brevissimo, quasi telegrafico.
Questa sera a Bologna al Covo suonano i Junior Boys.
Finalmente riesco ad andarli a sentire, e sono molto impaziente per tutto ciò. Sarà una bella serata.
E intanto il solito Luca Volontè (UDC) ieri ha dichiarato: «I fondatori della psicologia moderna descrivono l'omosessualità come patologia clinica.»
In questo momento mi sto vergognando io per lui.

28 febbraio 2007

IN FONDO SONO CONTENTO CHE SIANO TORNATI I TAKE THAT

Due cose, visto che ho voglia di scrivere. Così, alla rinfusa e senza un particolare nesso tra di loro.

Desidero porgere le mie più sentite scuse agli Arctic Monkeys per averli sempre derisi per il loro nome e per aver affrontato il loro disco con così grave ritardo. Fortunatamente dopo lunghi tentennamenti mi sono deciso, mi ha convinto lui. E gliene sono veramente grato, tra l'altro.
Mi sono procurato Whatever People Say I Am, That's What I Am Not (gran bel titolo) e sono rimasto folgorato. Stupendo. Ha un tiro micidiale e ti entra dentro per poi non uscirne più. Questi ragazzi sono più piccoli di me e faranno tanta strada. Era tanto che non mi capitava di emozionarmi così per un disco di esordio. Più o meno dal disco dei Klaxons.

In tema di dischi di un certo spessore, un altro scovato per caso e difficile da abbandonare è Chevrotine dei francesi Holden. Il fatto che prendano il nome proprio dall'immortale capolavoro di Salinger fa guadagnare loro la mia stima incondizionata e perenne, ma la faccenda è molto più complicata. Suonano come un qualcosa che sta a cavallo tra gli Stereolab meno concettuali e le atmosfere dei Portishead. Un sogno diventato realtà insomma, o comunque qualcosa da non sottovalutare, che ti prende e ti porta via. Verso dove non è dato sapersi, ma l'importante è che ti porti via.
Sono sicuro che piacerebbero molto a lui, il cui blog riesce sempre a farmi pensare ed è nel tempo diventato per me un sicuro punto di riferimento. Avercene di gente così, le cose andrebbero decisamente meglio.

25 febbraio 2007

L'ITALICA ARTE DEL FARE LE NOZZE CON I FICHI SECCHI

Dico l'ovvio, ma in questo caso lo dico molto volentieri. Nell'Italia del 2007 c'è un grande vuoto: non c'è Videomusic. E se ne sente la mancanza. O, per lo meno, io ne sento la mancanza.

Videomusic ha segnato gli anni della mia adolescenza, ed è stata importantissima per me: semplicemente, mi ha formato culturalmente. Quanti pomeriggi invernali passati davanti allo schermo, quanti pomeriggi estivi passati davanti allo schermo (non mi piace uscire quando c'è troppo caldo). E non era assolutamente tempo perso, anzi guardandola mi sentivo bene e crescevo.

Videomusic aveva una particolarità: era reale. Era palpabile, sapevi di poter contare su di lei. La sentivi vicino a te, sentivi che parlava di un mondo che conosceva bene, ed era il tuo mondo. Non era plastificata come Mtv, e poi passava video estremamente coraggiosi, cose che ora nessuno si sognerebbe di trasmettere. Dove la trovi oggi un'emittente che sceglie un video dei supremi Faith No More come video della settimana?

E poi c'erano i programmi. Ricordo Segnali di fumo, contenitore pomeridiano presentato tra gli altri da Mikimix, squallido rapper di un'antipatia unica, che finì pure a Sanremo e ora si è lasciato crescere barba e capelli e ha ottenuto il successo con il nome di Caparezza. Il suo passato lo imbarazza ancora. Giustamente, peraltro.
Ricordo Coloradio, ardito esperimento di radio fatta in tv che andava in onda in diverse fasce del giorno, che spaccava soprattutto quando a presentarlo era Mixo, personaggio che ritengo a modo suo un grandissimo.
Ricordo Indies, sobriamente presentato da Attilio Grilloni, forse primo programma televisivo italiano di musica alternative ed indie. Un alieno nella tv dell'epoca. Lì potevo vedere i video dei miei allora amati Nofx, ed era il delirio.
Ricordo Sgrang!, naturale prosecuzione di Indies ma più incentrato su video punk e metal. Senza conduttore, bastava la musica. Fino a qualche tempo fa ne avevo ancora diverse puntate registrate su vhs. Le ho cancellate, forse in maniera ingrata. Non aveva più senso tenerle a prender polvere.
Ricordo Zona Mito, 5 video al giorno per ogni artista, ripercorrendone la storia. Un'idea semplice ma geniale, in un mondo che ancora non aveva conosciuto la diffusione di massa del web.
Mi costa molto ammetterlo, ma rimpiango addirittura il Roxy Bar di Red Ronnie, con le sue continue ospitate di esponenti dell'universo di San Patrignano. Memorabile fu una puntata incentrata sul tema delle droghe leggere con Neffa solo contro tutti, in un clima di ostilità palpabile. Vedendolo mi sentivo male io per lui. Il risultato è stato che fu quasi sbranato vivo da Ersilio Tonini. Incidenti di percorso a parte, non esiste più un talk show musicale come il Roxy Bar. Fortunatamente, invece, Red Ronnie non si vede più tanto in giro.

Fino al 1999 è stato così. Poi le cose sono cambiate, e Videomusic è morta lì. Per innovare ha iniziato ad appiattirsi sul modello Mtv, da poco arrivata in Italia. Ha vivacchiato per qualche tempo, offuscando il ricordo dei tempi che furono, poi è sparita, grazie anche alla decisiva opera di Vittorio "qualsiasi cosa da me toccata è andata a puttane" Cecchi Gori. Alle ultime politiche era candidato per la Lega Nord, speriamo bene.

La forza dell'emittente era quella di saper mantenere i piedi per terra ed utilizzare la fantasia.
Avendo poche risorse a disposizione, con il coraggio e l'inventiva riusciva a fare grandi cose. Sapeva osare. Quando ha cercato di fare le cose troppo in grande, senza umiltà, è finita. Servirebbe un'emittente musicale come Videomusic. I tempi sono troppo cambiati e nel 2007 probabilmente nessuno la cagherebbe, ma a me piacerebbe molto.
Sono fiero di appartenere alla generazione cresciuta con Videomusic.

23 febbraio 2007

LIBERTA' DI PENSIERO

Uno dei primi a parlarne è stato lui.
Il blogger egiziano Kareem è stato condannato a 4 anni di carcere per aver criticato Islam e presidente Mubarak.

E pensare che c'è gente che pensa che Mubarak sia "illuminato".

E pensare che siamo nel 2007.

NON E' FINITA.

Joakim. La prima volta che ne ho sentito parlare pensavo che fosse un calciatore spagnolo.

Poi ho sentito il disco. Monsters & Silly Songs. Non me lo aspettavo così bello, pieno e completo. Suona come qualcosa che sta a metà strada tra il prozac, i Can, Aphex Twin e i New Order. I Wish You Were Gone sembra veramente la dark side of Blue Monday, e non è solo un gioco di parole.

Nonostante la terribile copertina, Joakim è riuscito a sorprendermi. In giorni come questi non è poco.

No, non è un calciatore. Decisamente.

20 febbraio 2007

IL PROFETA DI UNA GENERAZIONE CHE NON C'E'

E a questo punto parliamo di Morgan. Farlo richiede molto coraggio, forse addirittura incoscienza. E' un duro compito ma qualcuno dovrà pur farlo, ed io sono qui proprio per questo.

In fondo è giusto che qualcuno lo stronchi definitivamente, se lo merita. Poche volte mi è capitato di vedere un personaggio così spocchioso e pieno di sé, così scarsamente umile e sempre pronto a tener banco su qualsiasi cosa, compreso ciò che non conosceva. Anzi soprattutto su ciò che non conosceva. Così, alla cazzo. Principalmente è questo il motivo per cui non l'ho mai potuto sopportare.

Per chi non ne fosse al corrente, Morgan, al secolo Marco Castoldi, è l'ex cantante (nonchè leader) dei Bluvertigo, band meteora che ha avuto il suo picco di fama sul finire degli anni novanta e che proponeva un synth-pop elettronico trito e ritrito. Roba che in Gran Bretagna nessuno si filava più da almeno dieci anni, insomma. In Italia questa roba ha inspiegabilmente attecchito, ma fortunatamente è stato un fuoco di paglia, ed i Bluvertigo sono finiti ben presto nel dimenticatoio. Meritatamente, aggiungo io.

Il parruccatissimo Morgan deve la propria fama ad Mtv, che ha pompato in maniera inverosimile la sua band fino a farla arrivare al successo. Video in heavy rotation, comparsate a programmi, possibilità di suonare agli Mtv Day come gruppo di punta hanno convinto tutti che i Bluvertigo fossero una gran figata; il fatto che venissero identificati esclusivamente con lui ha fatto il resto. Che schifo di mondo, viene subito da dire.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. A questo punto Mtv ha provato a lanciarsi in un'operazione tanto sfacciata quanto stupida: far divenire Morgan un simbolo generazionale.

Ci hanno provato in tutti i modi. Era ovunque, a qualsiasi ora del giorno. Sapeva tutto lui. Musica, cinema, droga, comunismo, pornografia, non importava: Morgan diceva la sua verità. Non c'era programma di Andrea Pezzi dove non fosse invitato in veste di opinionista (o cuoco, come nel caso di Kitchen). Mancava solo che gli facessero fare anche le pubblicità. Ci avranno anche pensato, credo.

Ma non c'è stato verso, non ce l'hanno fatta. Morgan non aveva lo spessore culturale per essere un simbolo, e non aveva nemmeno il carisma adatto, risultando poco credibile. In poche parole, era un gonzo, e nemmeno piccolo. Troppo costruito, troppo distante dai ragazzi dell'epoca, troppo impegnato a dimostrarsi profondo e riflessivo per potercela fare. Si vedeva lontano un miglio che stava recitando una parte.

Progressivamente la band, nonostante l'ultimo colpo rappresentato da un'apparizione a Sanremo (con L'assenzio, forse ad onor del vero l'unico loro pezzo veramente bello), ha perso appeal ed ha finito per far perdere le sue tracce, e la gente ha iniziato a dimenticarsi di Morgan. Il punto più basso e triste della sua parabola discendente è forse stato raggiunto con la candidatura alle elezioni europee del 2004 con la Lista Liberal-Sgarbi (Vittorio Sgarbi, proprio lui, un altro simpaticone) e con la conseguente, solenne figuraccia. Una manciata di voti raccolti, nel vero senso della parola. Nemmeno Romi Osti, mister La 9 e candidato per la stessa lista, ha saputo fare di peggio (Bisognerebbe parlare anche di lui un giorno o l'altro, è un personaggio che regala sempre molte soddisfazioni, soprattutto ai telespettatori delle interminabili dirette notturne della sua emittente).

Morgan ha quindi tentato con scarsa convinzione (e scarsi risultati) la carriera solista e saltuariamente è ricomparso ad Mtv in programmi rievocativi degli anni ottanta o degli anni novanta, come fosse una cosa normale chiamare uno che non è stato praticamente nulla, ma che è stato spacciato per lungo tempo come un simbolo generazionale.
Peccato che la generazione a cui si riferivano non fosse la nostra.
Chiedevamo gente semplice ma con le palle, non gente come lui.

DELICATESSEN

Me ne parlò a suo tempo lui, che non so più che fine abbia fatto. Li ho messi nella mia wishlist e me ne sono assolutamente dimenticato, salvo poi comprarli a distanza di mesi, inaspettatamente.
Hot Club de Paris. Potrebbe essere il nome di un sito porno, ma di quelli più raffinati e con pretese intellettuali, sempre che un sito porno possa averne. E invece no, non lo è.

Drop It 'til It Pops. Gran titolo, e gran disco. Una folgorazione.

Hardcore, ma zuccheroso come solo il miglior pop sa essere. Geniali, come una versione alla candeggina dei No Means No, una delle band più geniali di tutti i tempi.

Forse è una bestemmia ma se Brian Wilson nel 2007 si mettesse in testa di fare hardcore suonerebbe come loro.

Non è che sia la verità assoluta, ma io li interpreto così. Ho dei grossi problemi, lo so.

IDEA REGALO (PER FARE BRUTTA FIGURA)


Passi per la musica, che è quanto di più brutto mi sia capitato di ascoltare negli ultimi dieci anni.



Ma i Beatles proprio no, lasciateli stare.

17 febbraio 2007

TV CASUALTY

Io a volte ho il gusto dell'orrido, dell'infinitamente brutto. Del trash, duro e puro. Non lo faccio apposta, è che è più forte di me e non posso farci nulla. In poche parole, sono un cultore di The Club, il programma che va in onda ogni giorno ad orari random su Allmusic.
Ogni volta che mi capita di vederlo rimango ipnotizzato, non ne posso fare a meno. Come una droga. Il format del programma è vecchissimo: intervistare i ragazzi nei luoghi di aggregazione dei ggiovani d'oggi permettendo loro di lasciare un breve videomessaggio di presentazione per eventuali pretendenti. Di una banalità quasi surreale.

Ma è la tipologia dei protagonisti che lascia interdetti. Semplicemente, sono tutti degli stereotipi viventi. Forse non esistono neppure. In tutte le città, i partecipanti sembrano sempre gli stessi, ed a volte mi chiedo se non escano tutti da un unico stabilimento di produzione, tale è il livello di standardizzazione. C'è il manzo da discoteca, iperlampadato dallo sguardo conquistatore e dal neurone decotto; c'è lo sfigatello, impacciato, bruttino e con gli occhiali, che fa disperati appelli alle ragazze; c'è la bruttina-che-cerca di-rendersi-interessante, appassionata dell'arte e del bello ma che dimostra in realtà di non sapere un'acca; c'è quella in netto sovrappeso, dark per giunta, che si dichiara patita di Evanescence et similia, dissimulando a fatica l'entusiasmo per ciò che afferma; c'è la strafiga che vuole dimostrare a tutti i costi di non essere un'oca e di avere un'intelligenza fuori dal comune, che sembra pure riuscirci salvo poi cadere sul più bello.

Non manca proprio nessuno, nemmeno il furbetto con i capelli a spazzola e le lentiggini che non sta fermo un attimo mentre lo intervistano, probabilmente incocainato. Il grande assente è solo il congiuntivo. I ragazzi di The Club hanno infatti una particolarità: hanno tutti dei grossi problemi con la lingua italiana. Mi è capitato di sentire gente fare strafalcioni pazzeschi, cose da ridere a crepapelle, ed uscirne con dignità, come fosse una cosa normale pronunciare frasi del tipo 'se un ragazzo bacia male LO insegno io a baciare'. Direi che hanno tutti lavato i panni in Arno. Disgustoso.

Altra grande particolarità è la voce fuori campo che fa le domande ai partecipanti. Era dai tempi di Lucignolo che non si sentiva una voce così irritante, ma forse ciò che viene chiesto è pure peggio. Le domande, infatti, sono assolutamente inutili, ed in particolare riguardano tematiche di natura ludico-sessuale. Capita quindi di sentir chiedere ai ragazzi quante volte al massimo in una notte, e regolarmente questi millantano numeri da fantascienza, mostrando anche un certo orgoglio per quanto affermano. Il cazzo.

Un bel programma, non c'è che dire. Devo solo capire bene quali siano gli orari di programmazione poi potrò seguirlo regolarmente, senza dovermi accontentare di imbattermi solo per caso. Visto per caso o regolarmente, in ogni caso va giù come un bicchier d'acqua e consente di passare minuti di sana e consapevole libidine mentale.

Mi chiedo se abbiano vinto loro, se l'Italia sia veramente questa, ed ogni volta non so dare risposta. E continuo a guardarlo.

WHAT WOULD YOU'VE BEEN, IF YOU HADN'T BEEN A TEEN. DO YOU KNOW WHAT ELSE IT MEANS?

Non gli Afterhours. Non i Marlene Kuntz. E nemmeno i Massimo Volume. Dei 99 Posse neanche a parlarne. Mi spiace lasciare fuori i Sangue Misto, ma sarebbe troppo facile indicare loro.
I dischi italiani più importanti degli anni novanta sono stati tre. Per il loro valore di reperto storico e per l'impatto che hanno avuto al momento dell'uscita.
Pislas della Paolino Paperino Band, per la sua provocazione intelligente e la sua ironia sagace. Dietro alle prese per il culo c'è molto di più, basta saperlo cogliere. Massimo rispetto per una grandissima band che non ha mai ottenuto ciò che avrebbe meritato.
La fabbrica di plastica di Gianluca Grignani, ovvero un uomo che non sta bene nella sua condizione di superstar, vuole esprimersi liberamente e fa un disco che risulta un entità aliena nell'allora panorama maistream. Ho sempre sospettato che all'epoca si facesse. Una volta ripulito, è finito artisticamente. Peccato.
Così com'è degli Articolo 31, che con questo disco sono riusciti nella non facile impresa di rendere importanti le cazzate e, contestualmente, a rendere cazzate le cose importanti, facendo il botto e chiudendo definitivamente la loro comunque non brillante carriera artistica. Il simbolo della parte più futile del decennio.
I più importanti sono stati questi, ci puoi scommettere che sono stati questi.

Paolino Paperino Band - La pentola
Gianluca Grignani - La fabbrica di plastica
Articolo 31 - Tranqui funky

13 febbraio 2007

GETTONI A SPUGNATE, TANTO NON PAGAVO IO (un post sulla musica da autoscontri)

Confesso di essere stato, durante l'adolescenza, un assiduo frequentatore di autoscontri. Ognuno ha le proprie colpe da espiare. Io ho questa, e (un pochino) me ne vanto.

E soprattutto ne sono stato un assiduo frequentatore negli anni che andavano dal 1994 al 1998, gli anni d'oro di Albertino, l'uomo che dettava legge in materia di musica da autoscontri. Un idolo per tanti miei amici, un coglione per me.
Si trattava di musica che non brillava certo per sobrietà, e il tipico frequentatore di autoscontri era ancor più truzzo. Io almeno (per fortuna) ho sempre mantenuto un certo distacco, ovvero mi vestivo come mi pareva e avevo una mia linea musicale nettamente diversa dal resto della massa.
La musica da autoscontri non mi piaceva, ma ciò non toglie che quando ero in pista mi gasava. E' innegabile: bpm ad andatura elevata, melodie semplici ma coinvolgenti, cassa martellante, suoni di synth tagliati col coltello, in pista hanno tutto un altro effetto. Soprattutto se hai 16 anni e vedi il mondo per la prima volta. Ti fanno sentire invincibile. I dominatori dell'universo.
Ora, in pista venivano suonato anche altro, ma era la dance a farla da padrona. Quindi, a parte gli 883 e gli Articolo 31, il resto era dance. Roba che di mia iniziativa non avrei mai ascoltato, nemmeno sotto tortura.
A distanza di anni, ho elaborato un opinione diversa in materia. Sarà che sto invecchiando, ma non era poi così male. Vuoi mettere Eins Zwei Polizei di Modo, col suo testo così espressivo e le sue melodie così ricercate? O gli Snap, con le loro finissime parti rappate? O Gala, meteora di un estate, che starà ancora contando i bei soldoni che Come Into My Life le ha fruttato? (O meglio, il produttore li starà contando. Gala in quanto tale forse non esisteva nemmeno, probabilmente era solo un corpo femminile utilizzato per le apparizioni al Festivalbar)

Una mia personale top ten in materia:
Ralphie Rosario - Take Me Up
The Temperer - Feel It
Ace Of Base - The Sign
Aladino - Brothers In The Space
Molella - With This Ring Let Me Go
Wighfield - Saturday Night
e, dulcis in fundo, un vero crimine contro l'umanità: Ramirez - El Gallinero
Dopo questo outing, mi rimane da dire solo un'unica cosa. Albertino non era un coglione come ho sempre pensato. Era il più avanti di tutti, ero io che non lo capivo. Rimpiango solo una cosa: il suo capello lungo e unto. Da quando li ha tagliati non è più la stessa cosa.
Ti prego Albertino fai ricrescere i capelli. O al limite, fai un trapianto.

I'M SINGING IN THE RAIN (AND I'M HAPPY AGAIN)

Ieri sera mentre ascoltavo i Giardini di Mirò guidando sotto la pioggia ho avuto un'illuminazione. Ho capito non una, ma ben due cose.
Qoob è una bella cosa, ne avevo parlato male ma devo ricredermi. E' importante che ci sia una realtà del genere. Si può sempre migliorare, ma per ora ce la teniamo così.
Lemming dei Ronin è un disco per cui si può tranquillamente ancora usare il termine post-rock. Anzi, forse è l'unico. E' stupendo, a condizione di non condannarlo ad un ascolto distratto o superficiale.

Ronin - Il galeone

12 febbraio 2007

STILE. MICA SI COMPRA, STILE.

Confesso di essere un nostalgico di Jamiroquai. O meglio, nostalgico dei primi 2 album di Jamiroquai, quando non si era bruciato il cervello con la coca. Sono affermazioni forti, ma certe cose bisogna precisarle.
E da nostalgico del buon Jay Kay, ho (ri)scoperto Remy Shand e il suo primo e (finora) unico album The Way I Feel. Gran disco, tra l'altro.
Lo conoscevo solo per i singoli che passavano all'epoca (e che mi diedero le stesse senzazioni che mi diede Emergency On Planet Earth) ma, ascoltando l'intero cd, mi sono reso conto che Remy Shand è un genietto. Ha aggiornato il concetto di soul, riuscendo a suonare antico e moderno nello stesso tempo. Il nuovo e il vecchio. L'analogico e il digitale.

Qualcuno ha parlato di nuovo Stevie Wonder. Così, tanto per gradire.

Remy Shand - Take a Message
Remy Shand - The Way I Feel
Remy Shand - Rocksteady

11 febbraio 2007

IMPAGABILE, A COSTO DI RIPETERMI

Sentir dire che Albertino avrebbe potuto essere il John Peel della musica da giostre è impagabile. Lo ripaga da anni di mie prese per il culo, anche se confesso che sotto sotto rimpiango il Deejay Time dei tempi d'oro.
Entrare in un negozio di bici e vedere la sagoma cartonata di Albertino, scoprendolo testimonial di una terribile bicicletta in fibra di carbonio è impagabile. Da piegare dalle risate.
Sentire un gruppo che suona come of un'improbabile incrocio tra Pulp e Xiu Xiu e che riesce a farlo in maniera credibile è impagabile. Gli of Montreal fanno proprio questo, e lo fanno molto bene. Hanno tanta fantasia ed estro compositivo, e riescono a sorprendere ad ogni brano. Il solo fatto che escano per la gloriosa Polyvinyl Records, etichetta in genere avvezza a ben altri suoni, me li subito rende simpatici. Hissing Fauna, Are You the Destroyer? è un piccolo capolavoro. Molto kitsch, mi piace veramente tanto.

of Montreal - Heimdalsgate Like A Promethean Curse

08 febbraio 2007

LA GRAFICA E' ASSOLUTAMENTE ANCORA PROVVISORIA

Some Loud Thunder dei Clap Your Hands Say Yeah è un disco della madonna.
Un suicidio commerciale assoluto, nulla a che vedere con il primo disco.
Proprio per questo mi piace un sacco.
Qualcosa di provvisorio, come la grafica del mio blog. Qualcosa che crescerà nel tempo.

04 febbraio 2007

MEA CULPA

Dividing Opinions dei Giardini di Mirò è proprio una piacevole sopresa. Non me lo aspettavo così. E' un disco maturo e ricco di sfumature, c'è un intero mondo dentro.
Io avevo sempre sentito parlare di loro come (presunto) gruppo clone dei Mogwai e di conseguenza li ho sempre snobbati, visto che proprio i Mogwai non li sopporto. Li ritengo noiosi e supponenti, troppo chiusi mentalmente, troppo sopravvalutati.
Di loro salvo solamente Young Team, che infatti non c'entra praticamente nulla col resto della loro discografia.
E invece i Giardini sono un'altra cosa. Hanno una mentalità più aperta alle contaminazioni, sanno rischiare. Riescono paradossalmente a risultare di facile ascolto pur suonando un genere molto ostico. In una parola sono molto molto più bravi degli scozzesi. Mi dispiace parecchio non averli considerati prima, ma rimedierò.
Tra loro e i Mogwai c'è differenza come tra il giorno e la notte.