23 novembre 2008

LA LONTANANZA, SAI, È COME IL VENTO

Vedere gli Okkervil River dal vivo è un'esperienza che ti lascia perplesso.
Bravi son bravi, sanno suonare bene ed hanno canzoni che funzionano. Hanno presenza scenica, carisma da vendere e soprattutto un cantante che somiglia a talmente tante persone che farne un elenco diventa quasi impossibile (per la cronaca: i principali indiziati sono Nanni Moretti e Mauro Germàn Camoranesi).
Però non mi convincono e non capisco perché siano così oggetto di culto. Tutti cantavano ed ho visto qualcuno tirar fuori gli accendini manco fossimo ad un concerto di Vasco (Rossi e/o Brondi).
Gli Okkervil River non mi hanno coinvolto. Anzi, mi hanno annoiato. E parecchio.
I loro dischi restano belli però dal vivo sono troppo perfettini e senza sbavature, troppo primi della classe, talmente primi della classe che dopo un po' il mio cervello ha iniziato a vagare in giro per il locale fino ad arrivare a chiedersi se Giulia Innocenzi rischi col tempo di diventare un altro Daniele Capezzone (la risposta è no) e subito dopo provare profonda compassione per lo stesso Daniele Capezzone, che dopo lo scioglimento del suo partito ha perso il posto di portavoce ed ora è disoccupato.
Ero talmente in balia dei miei pensieri che sono uscito prima del bis. La misura era colma ma almeno ero consapevole del fatto che a quel punto l'unica cosa sensata da fare era andare a recuperare la copia di Intimacy dei Bloc Party lasciata qualche tempo fa nei bagni maschili della stazione di servizio Autogrill Castelbentivoglio Ovest. Ma questo è un altro discorso, che non c'entra nulla con gli Okkervil River o gli A Classic Education che stranamente suonavano come gruppo spalla.

4 commenti:

onan ha detto...

Un "fenomeno" incomprensibile.

ilblogdelladomenica ha detto...

io ho l'impressione che siano uno dei gruppi più fraintesi del mondo. il loro contorno di pubblico e critica non ha praticamente nulla a che vedere con la loro musica illusionistica, e questo è straniante.

accento svedese ha detto...

Non riesco a capire perchè un certo tipo di pubblico li veda come IL gruppo di culto. Forse è solo questione di indie-bloggers che li hanno pompati molto, o qualocsa di simile. Hanno un seguito che magari neanche loro si aspettavano.
O magari sono io che non riesco a capirli fino in fondo.

Anonimo ha detto...

a me piacciono molto. non sono un blogger, ne niente. fanno belle canzoni, alcune che pompano, bei testi, lui ha una bella voce e sono un ensemble alt-folk valido.
le canzoni belle sono tante. e poi come si fa a dire che abbiano un pubblico in italia? saranno 300 persone. come dirlo dei marcy playground o dei fountains of wayne. non ha molto senso.