22 febbraio 2012

"Il Molleggiato bisogna rispettarlo. Quando canta è eccezionale, arte pura"



1 - 2, 1 provo i microfoni, questo il suono che nasce dalla metropoli: c'è questa cantante che si chiama Emma Marrone ma si fa chiamare solo Emma perché probabilmente si vergogna del suo cognome (e dunque d'ora in avanti la chiameremo Emma Brown perché in questo caso chiamarla così rappresenta un buon compromesso tra autistico e artistico) e che ha vinto il Festival di Sanremo dopo essere partita da Amici di Marione De Filippi (come se vincere a Sanremo contasse qualcosa, come se parlarne contasse qualcosa).

E c'è il fatto che dopo aver vinto Emma Brown si è scordata di ringraziare l'autore del pezzo che le ha fatto vincere il festival, ossia Kekko Silvestre dei Modà (che è il nome dell'autore del pezzo e non il nome del pezzo, ma tant'è) e ne è nata una vicenda che più che vicenda è puro melodramma (soprattutto pensando al fatto che Kekko Pino Silvestre non ha più quindici anni e ad occhio e croce dovrebbe aver passato la sua fase adolescenziale).

E poi c'è il fatto che Emma Brown dopo la vittoria ha iniziato a rilasciare interviste pazzesche, nelle quali spara frasi come proiettili del tipo (copiaincollo a caso) "Il Molleggiato bisogna rispettarlo. Quando canta è eccezionale, arte pura", "Largo a noi donne rock", "Non sono certo la persona adatta a dire la mia sui pensieri di una signora colta e intelligente che si occupa del Lavoro e delle Politiche Sociali", "La grande Gianna Nannini mi è sta vicina tutti i giorni e i suoi consigli sono stati per me oro colato", "Dico alle ragazze che vogliono sfondare nella musica o che vogliono raggiungere un qualsiasi altro obiettivo di stringere i denti, di non farsi mai sopraffare ma di andare avanti. Se hai il fuoco dentro, prima o poi lo devi far bruciare", "La musica non si vince e non si perde. Si vive. Ha vinto la vita" ed altre cose che non sto qui a riportare perché non ne vale più la pena e probabilmente non ne ho più voglia.

Dicevo, Emma Brown ha vinto Sanremo ma la musica che conta davvero è altra e non sta nel pop italiano mainstream (mainstream nel senso che potrebbe piacere anche a mia madre). Tipo il nuovo Kindred Ep di Burial (che ho trovato abbandonato nei bagni di un Autogrill in Toscana mentre tornavo dalla serata finale del Festival di Sanremo dove ero riuscito ad imbucarmi perché quelli di Avvenire mi hanno pagato per fischiare Adriano Celentano, probabilmente era una copia lasciata da qualcuno che tornava da un rave) (probabilmente l'aveva lasciata la stessa Emma Brown al ritorno da un rave, ecco perché si è scordata di ringraziare Kekko Pino Mikaël Silvestre dei Modà), una cosa che è la solita cosa di Burial ma avercene di cose così. Tre tracce per un totale di mezz'ora, un'esperienza quasi mistica che ti assorbe del tutto e ti porta lontano, verso mondi sommersi (che non è un disco dei Litfiba), verso luoghi che non sapevi nemmeno di conoscere e che forse mai conoscerai. Sicuramente Burial non vincerà mai Sanremo, ma ad occhio e croce potrebbe partecipare alla prossima edizione insieme a Loredana Berté e Gigi D'Alessio.

Tra l'altro ho il sospetto che Burial sia lo stesso Gigi D'Alessio sotto mentite spoglie, ma non ho elementi per affermarlo con certezza e dunque non lo affermo.





3 commenti:

Minkia Mouse ha detto...

Epico.

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

burial ha tirato fuori una cosa enorme, di nuovo.
a sanremo a occhio e croce musica del genere passerà forse tra 3miliardi di anni, secondo una stima generosa..

accento svedese ha detto...

Per me passerà, prima o poi (tipo la canzone di Aleandro Baldi)