Nessuna concessione a Mirrored o ai due primi EP rivelatori del fenomeno Battles, solo Gloss Drop e i suoi suoni stratificati, le sue ritmiche vulcaniche, le sue trame sintetiche, i suoi featuring vocali. L'idea di proiettare alle spalle della band le immagini dei vocalist che hanno collaborato è roba che sembra uscita dalla testa di Enrico Ghezzi, Williams sembra Jim Carrey ultrasnodabile ed acchiappa-animali in Ace Ventura e suona pochissimo la chitarra occupandosi per la quasi totalità della durata dell'esibizione di suonare le tastiere, ballare e gestire i loop, Stanier è un animale che spacca la batteria, Konopka sembra capitato lì per caso eppure riesce ad essere sempre convincente ed esteticamente impeccabile. La vera, grande forza dei Battles è che sono una band a cui piace giocare, e così facendo riescono a rendere pop roba che in mano ad altri sarebbe noiosissima e sterile (se non pura e semplice masturbazione mentale).
Un concerto del genere avrebbe meritato una cornice di pubblico migliore, ma i gusti son gusti e sui gusti altrui non si discute mai. Quello che conta è divertirsi, l'importante è la qualità e non la quantità. Poi tanto ci son sempre gruppi tipo The Pains Of Being Pure At Heart che son buoni per tutte le stagioni, dove li metti stanno e non sporcano. In ogni democrazia liberale c'è facoltà di scelta ed è giusto che venga esercitata.
Dispiace solo non aver potuto vedere anche l'esibizione di Matias Aguayo, ma si era fatto troppo tardi ed ero devastato dalla stanchezza. Sarà per la prossima.
2 commenti:
c'ero anch'io e condivido tutto alla lettera anche se, tutto sommato, atlas l'avrei sentita volentieri .
C'ero anche io, ti avrei stretto volentieri la mano (quella di Stanier no perchè me l'avrebbe stritolata)
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