09 giugno 2011

Un disco pazzo, prezzi pazzi: Lady Gaga - Born This Way

Facciamo un gioco: proviamo a parlare senza preconcetti di Lady Gaga e del suo nuovo disco. È possibile farlo? Io dico di sì, anche perché questo appena uscito – al netto di tonnellate di pubblicità ovunque, infiniti passaggi radio e video, interviste imbarazzanti, sopravvalutazione dell’importanza socio-politica del personaggio, copertine su settimanali in cui Miss Germanotta sfoggia un look che curiosamente la fa sembrare una salma – è un disco che vale (e parecchio) ed il personaggio non inventa nulla di nuovo ma è tutt’altro che banale, ed in tempi difficili come quelli che nostro malgrado stiamo vivendo il non essere banali è una dote da non sottovalutare.

“Born This Way” è pop da classifica, ma di qualità. È talmente temerario che va a recuperare dalla pattumiera della storia musicale quella eurodance (volgarmente detta musica da autoscontri) che andava per la maggiore in Europa nella prima metà degli anni novanta e la riveste di una opportuna patina glamour, rendendo finalmente giustizia ad un suono troppo a lungo bistrattato perché considerato grottesco, eccessivo e privo di dignità artistica. Un disco sì temerario, ma anche un bel po’ paraculo: in fondo la eurodance non è mai arrivata veramente in America (i vari Haddaway, la Bouche, Outhere Brothers e compagnia maranza erano americani di stanza in Europa e negli Stati Uniti non hanno mai avuto un vero mercato) mentre in Europa è appannaggio degli over 26 che si commuovono ricordando i bei tempi che furono e di conseguenza è un fenomeno nuovo per il/la giovanissimo/a potenziale fan di Lady Gaga, ed allora recuperare una cosa così vecchia e marginale facendola sembrare assolutamente nuova diventa una mossa di mercato geniale. Sembra quasi di sentire una puntata a caso del Deejay Time di Albertino dal ‘92 al ‘95 opportunamente riveduta e corretta secondo le moderne tecniche di produzione (“Government Hooker”, “Highway Unicorn”, “Hair”, “Marry The Night”) con in sovrappiù dosi di 4 Non Blondes (in parecchie cose ci deve essere il generoso zampino della songwriter per dive di successo Linda Perry, ne sono sicuro), Roxette (“The Edge Of Glory”), Def Leppard / Poison (“Yoü and I”) e certo metal / hard rock cafone tanto per fare contenti i bifolchi americani. Tutto suona già sentito e rassicurante per chi già sa, nuovo e destabilizzante per chi non sa, ed il bello è proprio quello. Assemblare cose già sentite per fare una cosa che funzioni dannatamente bene a livello di suono, associandola ad un immagine forte che sia in grado di colpire e piacere al grande pubblico. Questo è il pop da classifica, bellezza – ed io non posso farci nulla.

Chiaramente il nume tutelare resta sempre Madonna del periodo “Like A Prayer” (il singolo “Born This Way” riecheggia in maniera inquietante “Express Yourself” e davvero è ciò che avrebbe potuto essere “Music” se nel 1999 i Daft Punk avessero accettato di produrre Miss Veronica Ciccone), ma Lady Gaga sembra volersi affrancare definitivamente da questo ingombrante termine di paragone visto che in questo disco è riuscita a rendere trendy suoni & momenti che cinque anni fa si sentivano provenire a tutto volume solamente dai finestrini delle auto degli immigrati dell’est ferme ai semafori (“Judas”, “Americano”, “Scheiße”), e comunque bisogna sempre ricordare che Lady Gaga ha impiegato solamente tre anni per fare quello che (a livello di musica ed immagine) Madonna ha costruito in più di vent’anni quindi ormai è Lady Gaga ad essere il nume tutelare di Madonna e non il contrario. Deve solo stare attenta a non farsi spremere troppo e a non bruciarsi, perché la gente fa in fretta a stancarsi di certi fenomeni. Ma ad occhio e croce Lady Gaga ha sufficiente pelo sullo stomaco per riuscire a gestirsi in maniera adeguata.

Esagerazioni a parte, resta il fatto che un’artista che si impone in maniera così netta (e così veloce) e costringe Britney Spears, Christina Aguilera, Rihanna e financo la ex-castissima Katy Perry a scendere a patti e ad alzarsi/abbassandosi sfidandola sul suo terreno (con risultati francamente imbarazzanti, vedi gli ultimi flop della Spears e della Aguilera o la Rihanna versione S&M che dichiara che le piace essere frustata – l’ex fidanzato che la menava a sangue ringrazia sentitamente per l’apprezzamento) un qualche valore ce l’ha. È chiaro, non tutto questo “Born This Way” appare ben a fuoco (la prima metà è davvero clamorosa, poi si abbassano i toni, rallentano i ritmi e comincia a sopraggiungere un certo effetto noia – ma tanto nei prossimi mesi arriveranno sicuramente nuovi singoli non contenuti nell’album e di conseguenza nuove special edition che sconfiggeranno questo maledetto effetto noia), ma se lo si paragona a quanto passa attualmente sulle televisioni e sulle radio di regime è tutto grasso che cola.

Se poi aggiungiamo il fatto che da qualunque lato la si voglia vedere quella di Lady Gaga è suo modo roba parecchio più coraggiosa di certo (ma non tutto) indie pop incensatissimo dalla critica e dal pubblico più snob ci si rende conto che ci si trova di fronte ad un autentico fenomeno con il quale – volente o nolente – prima o poi si dovranno fare i conti, e saranno dolori. Lady Gaga riesce a far divertire la gente, a farla distrarre dai problemi della vita reale, a farla sognare, a farla identificare col suo personaggio e lo fa con musica, video e show di qualità. Forse è per questo l’unica vera icona pop rimasta, e ti pare poco?

(Indie For Bunnies)

2 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

grande gaga!
in effetti in coraggio, e pure qualità delle canzoni, se magna molti pseudo indie-rockers

accento svedese ha detto...

Parole sante