
Ci sono arrivato mentre facevo girare l'economia facendo shopping: al netto di mesi e mesi di sovraesposizione radiofonica e televisiva (all'epoca la utilizzavano come stacchetto musicale perfino in un programma di Fabio Volo),
In The Shadows dei
Rasmus era una grande canzone. Si potrebbe anche chiudere qua il discorso, ma c'è dell'altro da dire: era una grande canzone sotto tutti i punti di vista, ben prodotta ed orecchiabile, ruffiana quanto basta per piacere a tutti, solo che proprio perché piaceva a tutti la sentivi di continuo nelle radio e nelle televisioni di regime, ed allora imparavi ad odiarla all'istante, prendendoti pure il lusso di deridere
il cantante dei Rasmus per un'acconciatura del tutto priva di senso logico (a meno che i capelli non ti stiano abbandonando per sempre e tu non intenda camuffare con un sistema di micro-riporti coordinati la calvizie avanzante ed inarrestabile, ma questo è un altro discorso che riguarda solo chi non ha il coraggio di ricorrere a trapianti o a cure ormonali). Mi dispiace per averla snobbata all'epoca del botto, e mi pento pure di aver sfottuto il cantante dei Rasmus chiamandolo in molteplici occasioni “un
Joey Tempest col riporto”: In The Shadows avrebbe meritato molto di più (almeno in termini di stima da parte del sottoscritto).
Quello dei tormentoni-che-ti-fanno-schifo-ma-poi-dopo-tot-anni-iniziano-a-piacerti è un problema serio (se non un problema generazionale, ma ancora non ne sono sicuro). Forse è questione di età che avanza - o molto più probabilmente è questione di non aver saputo/voluto ascoltare a dovere per paura di essere confuso con la massa che l'ascolta solo perché emmetivvì la pompa a manetta – ma gira e rigira ci si casca sempre e prima o poi bisognerà venirne a capo. Tanto per dire, mi è successo perfino con quella immane cazzata di 50 Special dei Lunapop o quell'altra minchiata di Welcome To The Black Parade dei My Chemical Romance ed ho dovuto fare pubblica ammenda per un sacco di affermazioni fatte in passato, con conseguente crisi di identità brillantemente risolta dopo poche ore. L'unico tormentone con cui non mi è successo tutto ciò è quel capolavoro totale che risponde al nome di World Hold On (in sostanza, quella di Bob Sinclar in cui si sente fischiare). ma World Hold On è dance (tanto per usare un termine generazionale che i giovani d'oggi non utilizzano più) e con me la storia del tormentone dance che fa schifo perché rompe i coglioni non attacca. Ultimamente a dire il vero sto facendo progressi: mi piacciono i tormentoni anche quando hanno sovraesposizione mediatica. Trovo che la canzone con la quale Marco Mengoni è arrivato secondo al Festival di Sanremo sia davvero bella ed adoro ascoltarla di continuo in radio quando sto guidando, ma forse sto andando fuori tema ed è meglio chiuderla qui perché sto facendo la figura di un Fabio Volo qualsiasi.