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28 marzo 2010

BACK TO 2002, SOLO CHE NEL 2002 NON ESISTEVA LA NINTENDO WII

I Notwist sono i più grandi di tutti, e l'hanno dimostrato anche venerdì scorso all'Estragon di Bologna. Un concerto con una scaletta praticamente identica a quella del memorabile concerto di Ferrara di quasi due anni fa, però nel frattempo io sono invecchiato di quasi due anni (con tutto ciò che ne consegue) mentre i Notwist sono maturati e non invecchiati (idem come sopra, con in sovrappiù il fatto che Martin Gretschmann a.k.a. Console continua a controllare la parte elettronica della loro musica utilizzando i controler della Nintendo Wii. Come cazzo fa?). E si è sentito, eccome se si è sentito: han dato tutto, han fatto commuovere la gente (personalmente almeno un paio di volte ho rischiato di scoppiare a piangere, davvero), hanno coinvolto/sconvolto a livello emotivo, hanno suonato da paura, sono stati mediamente più noise del solito (questa volta erano in sei sul palco e le chitarre fischiavano come ai bei tempi) e si son pure presi il lusso di improvvisare una clamorosa jam space-disco-dub facendo ballare la gente manco fossimo al prossimo Urban Disorder (spoiler). Sembrava di essere nel 2002, solo che siamo già nel 2010 e la tecnologia ha fatto passi da gigante (la società invece è regredita, ma questo è un altro discorso da non affrontare in una sede come questa). Cosa chiedere di più ad un concerto? Cosa chiedere di più alla vita?

In definitiva, i Notwist a Bologna han dato la dimostrazione scientifica che quando hai classe e stile puoi anche permetterti di fare un disco ogni cinque o sei anni e prendere ugualmente a calci in culo tutti quei gruppetti ridicoli che cagano fuori un album all'anno tanto per timbrare il cartellino e farsi più ragazzine minorenni possibili. Concerto della vita, tra l'altro.

(thanks to A Flickr in the Life's for the photos - non ho fatto in tempo a scaricare quelle che ho fatto io ed ho pensato di rubarle in giro)

28 marzo 2009

SOSTIENI LA MUSICA ARTIGIANA

30 euro per un concerto sono troppi, ma 30 euro per vedere gli ultimi Franz Ferdinand lo sono ancora di più. E dunque ad un evento del genere sarò assente giustificato, anche perchè ci andranno cani e porci (tanto per dire, la data di Bologna è già sold out). Peccato solo perché sarebbe stata un'occasione per rivedere in giro un rutilante personaggio Fusi di Testa, uno che in situazioni del genere non manca mai. Ma non si può pretendere tutto dalla vita, tantomeno dopo aver scagliato contro il muro il cd di Tonight: Franz Ferdinand, un'opera che sul bianco candore della parete ha lasciato un segno indelebile della propria attitudine totalmente democristiana. Il fatto che su Vanity Fair ne parli pure un personaggio indefinibile come Guido Bagatta è un'aggravante.

Ed alla fine di tutto questo bailamme, quando meno te lo aspetti viene fuori che la parte migliore del nuovo disco dei Franz Ferdinand sono le
Dub Sessions ufficialmente presenti nella deluxe edition ma che circolano in rete in maniera più o meno carbonara. Sono sessions che si prendono sulle spalle tutti i rischi che i Franz Ferdinand non hanno voluto prendersi nella stesura dell'album e che in pratica mostrano ciò che l'ultimo disco avrebbe potuto essere ed invece non è stato - sia per colpa delle dure leggi di mercato che per mancanza di coraggio da parte del gruppo scozzese. Sono sessions per gente che ne sa ed ha buon gusto, da assaporare in determinati momenti della giornata come la fase post-prandiale o la sera tardi nelle serate in cui addormentarti non ti riesce proprio.

Ma chi se ne frega poi dei Franz Ferdinand e di quanto sono bolliti quando si può benissimo dormire serenamente ascoltando i
Fleet Foxes e le loro nenie insostenibili. Ci provo e ci riprovo ma non ce la faccio, mi addormento sempre alla terza/quarta traccia. Tutti ne parlano, tutti li cercano, tutti li vogliono, generalmente gli indiebloggers impazziscono per loro perché la loro musica è allo stesso tempo progressista e conservatrice, ma il loro debut album omonimo è un disco che contiene al suo interno tutti gli elementi che spingono un essere umano ad iniziare a soffrire di narcolessia.

Non sempre la narcolessia è il male assoluto, ma allora tanto vale bruciarsi i neuroni guardando vecchi filmati del Deejay Time live @ Riccione Estate 1994, filmati punk in tutto e per tutto in quanto sono emotivamente devastanti e mostrano gente che ci crede(va) e che ha saputo inventare qualcosa di nuovo uscendo dal solito stereotipo concerto-folla osannante-rockstar e/o gruppo che suona sul palco compiaciuto da tale devozione. La musica da autoscontri come unica plausibile forma di ribellione ad un sistema che ti prende il collo come un cappio, ribellarsi al sistema entrando a far parte di questo prendendolo al contempo per i fondelli (e guadagnandoci pure un bel po' di soldini, il che non è male).

Viene quasi da piangere pensando a quei bei tempi che furono perché a differenza di Franz Ferdinand, Fleet Foxes et similia Albertino sapeva rischiare, si metteva in gioco di continuo ma alla fine ne usciva a testa alta, sempre vincitore. E con lui everyone's a winner per davvero.

15 marzo 2009

L'AMORE AI TEMPI DI ROCKIT

Josè Mourinho ha perso la testa ed ha menato un tifoso. E tutto perché in poche settimane ha dovuto incassare dichiarazioni d'amore da parte di Giuliano Ferrara (che ormai non sa più cosa inventarsi per attirare l'attenzione ed è arrivato ad affermare che Mourinho è un po' D'Alema e un po' Thatcher – praticamente l'ha insultato dicendo che è un po' come due personaggi che prima o poi la storia scaraventerà nel cestino della spazzatura ) ed Alba Parietti (che lo ha addirittura definito il suo uomo ideale, e detto da una che cerca in tutti i modi di ostentare il suo essere intelligente e di sinistra ma poi si siede sulle ginocchia di Berlusconi alle megafeste nella sua villa a Porto Rotondo suona come una beffa atroce). Chi non perderebbe le staffe dopo avere incassato tonnellate di lodi sperticate da due personaggi del genere? Chi non si incazzerebbe sentendosi così preso per il culo? Mourinho è pienamente giustificato per il suo sfogo di rabbia, chiunque al suo porto si sarebbe comportato così. Ma il punto non è questo. Il punto è che Mourinho è probabilmente la persona più antipatica che esista perché vince solo perché ha fior fior di campioni ma te lo fa pure pesare, con quella sua boria e quel suo atteggiamento di superiorità che meriterebbero parecchi schiaffoni. Il calcio e' un grande rito che devi rispeta'r, l' Europa ne impazzisce e negli Stati Uniti lo vorrebbe popolar, fondamentalmente del calcio non me ne frega nulla ma una sana lezione di vita ad un personaggio come Mourinho sarebbe doverosa.

Ed è pensando a questo e a quanto portino sfiga Giuliano Ferrara e la sua battaglia contro l'aborto che venerdi sera ho preso la macchina e mi sono diretto al Covo per andare a sentirmi i Ministri. La radio a mille watt mandava in loop una copia promo di Wolfgang Amadeus Phoenix che ho rinvenuto per caso sul bancone del Pacifico, prestigioso bar-ristorante-luogo di ritrovo della Ferrara che conta nonché prefabbricato simil-casa dei Lego ove mi sono recato a prendere il caffè prima di affrontare il viaggio, ed in un attimo sono arrivato a destinazione senza nemmeno accorgermene. Neanche alla guida di una DeLorean che ti riporta nel 1999 è possibile ascoltare un disco del genere, un'opera che ha un titolo che non ci si crede nemmeno però spacca (e non poco). I Phoenix sono gli 883 francesi perché fanno musica come la farebbero adolescenti che non ne vogliono proprio sapere di crescere, solo che loro si sono fermati negli anni novanta mentre gli 883 erano piantati a fine anni ottanta – con tutto ciò che ne consegue. Han fatto una roba con molte più chitarre del solito, talmente bella che l'ho infilata nel lettore cd ed ho continuato ad ascoltarla in loop anche all'interno del Covo, mentre i Ministri suonavano e la gente fumava, i Ministri sudavano e la gente sveniva. I soliti costumi da Napoleone (o da Coldplay che in un colpo solo han plagiano Bennato e Joe Satriani), la solita ribellione a buon mercato che vorrebbe graffiare ma non ce la fa proprio, il solito sudore, i soliti capelli unti e sudati del chitarrista con i capelli lunghi.

Non ho sentito una sola nota di ciò che han suonato i Ministri, ma tanto è uguale. Sono prevenuto nei loro confronti, e mi va di andare ai loro concerti a recitare la parte del fumatore passivo che non li caga di striscio e si ascolta i Phoenix nel lettore cd mentre scatta foto a caso alla gente che fuma e si diverte. Il giorno in cui i Ministri verranno recensiti da Il Foglio o saranno oggetto di dotte riflessioni da parte di Alba Parietti sarà un grande giorno per l'umanità. Che il successo di massa sia con loro e con il suo spirito, io intanto boicotto Maledetta Primavera. Anzi no, ci vado e mi metto in un angolo, così mi si nota di più ed intanto combatto il Sistema dall'interno.

12 marzo 2009

KILLING ME SOFTLY WITH YOUR MUSICA PESANTE

I primi sentori li ho avuti quando ho aperto la custodia ed ho notato che sul cd-rom masterizzato era riportata la dicitura “Romano Prodigy the invader is dead!”. Non credevo ai miei occhi, ma quando ho inserito il disco nel lettore ho capito tutto.

La copia di Invaders Must Die che ho trovato nel banco frigo della stazione Autogrill Castel Bentivoglio Ovest è un fake, ed il gesto di lasciarla lì fa parte di una complessa performance di stampo futurista ad opera di Graziano Cecchini, colui che ha colorato di rosso la fontana di Trevi ed è stato per questo elevato al rango di Nuovo Eroe Moderno.

Avrei dovuto immaginare che prima o poi tutte queste celebrazioni del futurismo, tutte queste mostre rievocative, tutte queste agghiaccianti marchette all'unico movimento culturale partorito (?) dalla destra italiana mi avrebbero giocato un tiro mancino, ma io ci sono caduto ugualmente perché i Prodigy me li ricordavo parecchio ganzi, anche se era il 1997 e tutto il mondo girava molto diversamente.

Non possono essere i Prodigy quelli che nel 2009 se ne escono con un disco in cui sfruttano tre/quattro vecchie idee e le stiracchiano per tutta la durata dell'opera, un disco fatto di canzoni che partono in pompa magna ma poi non arrivano mai al culmine - quasi fossero delle colossali intro in cui non si distingue bene la struttura strofa/ritornello/strofa, annegata in un mare di synth distorti che strocherebbero chiunque. Pura comicità inconsapevole partorita da gente che ha finito la benza da un bel po' ma finge di crederci ancora (tanto da avere il coraggio di chiamare un brano “Piranha”), o forse una fantasmagorica truffa messa in piedi da musicisti che hanno deciso di regalare ai propri fan un disco-gag, concepito per essere ascoltato ed apprezzato durante colossali cene tra amici organizzate per ridere tutti insieme. I Prodigy non esistono più, sono morti a Milano dopo essersi presentati sul palco con la birra in mano alle premiazioni degli Mtv Music Awards del 1998. Solo chi celebra il futurismo può proporre il recupero di un gruppo del genere, che come il futurismo nel 2009 non ha più alcun senso.

Keith Flint ormai sembra Vasco Rossi che prova a darsi alla techno dopo aver scoperto le droghe sintetiche, Invaders Must Die è il disco disbanded definitivo, e soprattutto il centenario del futurismo ha rotto le palle. È ora di finirla: il futurismo è la cosa più sopravvalutata del mondo, non è possibile entrare in libreria o in qualsiasi altro luogo e trovare volumi celebrativi del centenario et altra paccottiglia varia ed eventuale. Una moratoria sarebbe doverosa. Il futurismo non poi è stato così determinante nell'evoluzione dell'arte contemporanea, e non sarà certo uno pseudo-album dei Prodigy lasciato all'Autogrill a farmi cambiare idea,


Ricordiamoli così, quando Keith Flint aveva i capelli lunghi, mangiava pasticche a spugnate ed indossava il bomber:

09 marzo 2009

SUI GIOVANI D'OGGI CI SCATARRO SOPRA

Sono in giro già da un pochino (il loro esordio risale ai tempi delle vittoriose elezioni politiche del 2008) ma questa volta mi sa proprio che hanno fatto il botto, visto che Mtv ed Allmusic programmano i loro video a manetta ed gggiovani d'oggi paiono ipnotizzati ed arrivano perfino ad adottare il loro stesso look. Peccato solo che i Metro Station siano il nulla fatto a gruppo musicale, perché dietro ai tatuaggi, ai piercing, alle magliette con un disegno terribilmente somigliante alla sagoma di Carlo Pastore in versione bandito, ai pantaloni fashion, all'obesità di uno dei tre, alle pettinature improponibili ci sta tutto un sensazione di finta ribellione, come se il sistema avesse deciso di prendere punk, emo, elettronica eighties ed Udeur verrà per creare una grande coalizione in grado di far venire la gastrite ad ogni persona che abbia anche solo un minimo di senso critico. E per questo vincono.

I Metro Station hanno una storia strappalacrime alle spalle (copiaeincollo a caso da Wikipedia: Nel 2006 le madri di Trace Cyrus e Mason Musso fecero conoscere i due ragazzi sul set di "Hannah Montana". Condividendo gli stessi interessi musicali decisero di creare un gruppo; poco dopo Trace Cyrus ingaggiò Black Healy dai Sinthetic Joy per farlo diventare il loro pianista, esperto di musica elettronica e bassista. Cyrus diventò chitarrista solista e cantante; Musso il primo cantante e chitarrista ritmico), segno che hanno fatto la gavetta e sanno cos'è il DIY e sono pronti a conquistare definitivamente l'Italia dopo aver già conquistato il resto del mondo (in Italia, si sa, tutto arriva con un pochino di ritardo, ed anche i miti e le mode del rock non possono di certo arrivare in tempo reale). Sono la musica del Demonio, sono l'equivalente musicale dello stramonio.

In poche parole, i Metro Station sono il mio nuovo gruppo preferito nonostante siano roba che se hai un minimo di sale in zucca ti fa rimpiangere di non essere più minorenne per poter lanciare senza eventuali conseguenze giuridiche il televisore dalla finestra ogni volta che le tv di regime passano un loro video. Il segno del declino socio-politico dell'Italia sta anche in piccole cose come questa, ma ben vengano supergruppi come i Metro Station a tirarci su di morale in queste tristi giornate di inizio primavera.