16 giugno 2010

Un disco a caso: Ariel Pink's Haunted Graffiti - Before Today

Una volta ho visto un concerto di Ariel Pink in un minuscolo locale di cui non faccio il nome ed ho capito che Ariel Pink è uno vero che vive la musica che suona. Tanto per dire, ad un certo punto quando meno ce lo aspettavamo si è chiuso nei cessi del locale portandosi dentro il microfono ed ha iniziato a cantare come se nulla fosse, incurante dell’ilarità generale nonché della resa sonora piuttosto approssimativa. Io ho riso tantissimo, salvo poi rendermi definitivamente conto che quest’uomo è un genio, crede nelle cose che fa e non è un mero fenomeno da Pitchfork come invece pensano i soliti duri e puri che criticano tutto e tutti dall’alto della loro sapienza musicale (e della loro lingua lunga & veloce nel criticare tutto ciò che finisce anche su Pitchfork oltre che su oscure webzines seguite da tre lettori tre).

“Before Today” è il suo nuovo album, come al solito accreditato agli Ariel Pink’s Haunted Graffiti ma scritto quasi interamente da lui. Dentro ci sono alcuni dei momenti pop più puri ed incontaminati degli ultimi anni (per rendere l’idea, basta immaginare “Pet Sounds” dei Beach Boys risuonato dai Ramones ed il gioco è fatto), le solite atmosfere alla Twink, i soliti sintetizzatori che sembrano usciti da una puntata a caso di Miami Vice, meno rumore di un tempo ma tanta sana bassa fedelta (suppongo che molti dei brani siano stati incisi su musicassette Basf nei cessi del locale in cui l’ho visto suonare, ma è solo una mia supposizione e non sono certo che corrisponda a verità assoluta). C’è addirittura un riuscito tentativo di riesumare il cadavere di Ian Curtis per farlo rivivere negli anni ‘80 adottando esattamente lo stesso metodo utilizzato da Larry e Richard con quel gran puttaniere Bernie Lomax nel film “Weekend Con Il Morto”, ossia rimuovere il lutto rendendo tutto una grottesca pantomima (“Revolution’s a Lie”), c’è tutto ciò che serve per essere felici e sentirsi ancora bambini per circa quarantacinque minuti.

Un disco che ad un orecchio poco attento potrebbe sembrare uguale ai precedenti e sembrerà uguale ai successivi, ma che non lo è e non lo sarà mai. Perché Ariel Pink ha una capacità di scrittura sopra la media, perché cita senza copiare spudoratamente e soprattutto non ha paura di suonare kitsch lambendo pericolosamente il confine con il ridicolo.

(Indie For Bunnies)

2 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

disco notevolissimo!
sono anch'io per accreditare quest'uomo tra i geni moderni, soprattutto dopo l'episodio del cesso :D

accento svedese ha detto...

Più lo ascolto e più mi rendo conto che Ariel Pink ha grossi problemi.