31 marzo 2010

AL CONTADINO NON FAR SAPERE QUANTO È BELLO FARSI LE PERE

Una rockstar ha almeno due modi per vivere fama, gloria e successo:

  1. reagire alla pressione che deriva dal proprio status di icona buttandola in vacca ed iniziando a strafarsi perdendo lucidità ma acquisendo capacità di estraniarsi da una dura realtà quotidiana fatta di tour interminabili-concerti-dopoconcerti-interviste-impegni promozionali vari ed assortiti, oppure

  2. iniziare a pensare alla vita da musicista come ad un lavoro e dunque vivendo il tutto in maniera estremamente professionale, curando ogni dettaglio degli show, conducendo in tour una esistenza mediamente morigerata e pianificando accuratamente ogni mossa presente e (possibilmente) futura, trasformandosi di conseguenza da individuo ad azienda.

In entrambi i casi ci si diverte, però si deve essere consapevoli che la vita da rockstar non è una vita normale e soprattutto (tranne alcune lodevoli eccezioni) è una vita che prima o poi termina per superamento del limite di età, sopraggiunta mancanza di credibilità o eventi funesti diretti e/o indiretti (leggasi malattia, morte, guai giudiziari e fan che si accorgono improvvisamente che è tutta una truffa).

Tutto questo noiosissimo pistolotto iniziale per arrivare a dire che finalmente ho messo le mani su No Distance Left To Run – il famigerato documentario sulla famigerata reunion dei Blur, a mio insindacabile giudizio la più grande pop band degli ultimi vent'anni – e l'ho guardato con attenzione, rimanendo però un tantino deluso. E perché son rimasto deluso? Perché manca il rock, è lento (nei primi venti minuti mi sono addormentato un paio di volte), è buonista e per giunta somiglia terribilmente ad uno qualsiasi di quei documentari che Mtv mandava in onda ai tempi in cui la tanto agognata reunion dei Take That divenne finalmente realtà (quelli tutti buoni sentimenti e minimo spazio ai guai personali dei componenti della band). Non male per una cosa che veniva sbandierata in giro come un clamoroso documentario in cui Damon Albarn confessava di essere stato un eroinomane per cinque anni (per la cronaca: nessuna traccia della scottante rivelazione, solo una fugace allusione mooolto velata – ma più che altro Albarn parlava del testo di Beetlebum, non di una sua dipendenza da eroina).

Non posso dire che No Distance Left To Run non mi sia piaciuto in senso assoluto, ma probabilmente ho (moderatamente) gradito solo perché parlava dei Blur. Se avesse parlato degli Oasis (a mio insindacabile giudizio una delle band più sopravvalutate di sempre) forse avrei lanciato il dvd dalla finestra, o molto più probabilmente l'avrei già riveduto su Ebay per cercare di recuperare parte dei soldi spesi. D'accordo, è importante un dvd che racconti la storia dei Blur, però serviva qualcosa di diverso. L'incontro tra i vari membri del gruppo, la nascita di un'amicizia che nulla pare poter scalfire, la nascita del gruppo, le prime prove, il primo disco, le difficoltà, il secondo disco, l'interesse del pubblico, il terzo disco, il botto commerciale, il quarto disco, il botto planetario, i primi scazzi, le paranoie, l'alcolismo di Graham Coxon, la momentanea rinascita, altri dischi molto più sperimentali che il pubblico ha capito in parte, l'uscita di Coxon, la fine, il riavvicinamento dopo 8 anni, l'amicizia ritrovata, la serenità, le prime prove in studio dopo molto tempo, i concerti della reunion, l'emozione, la commozione: mancava solo un'intervista con Fabio Fazio (o magari con Vincenzo Mollica) e ci sarebbero stati tutti gli ingredienti per classificarlo come “opera che posso benissimo guardare assieme a mia madre, 'ché non c'è niente che possa turbarla in maniera particolare”. Oltretutto manca anche una accurata descrizione delle prodezze nasal-goderecce di Alex 'ho sniffato un milione di euro' James, il che non è cosa da poco per un dvd che vuol cercare di tratteggiare in maniera rigorosa l'epopea della band in questione.

Ma in fondo è comprensibile che alla fin fine il dvd si sia rivelato essere una cosa del genere: in fondo i Blur han vissuto il proprio successo sbroccando e stando male a livello personale, si sono strafatti ma non sono riusciti ad estraniarsi dalla dura realtà quotidiana della rockstar, e di conseguenza sono stati travolti dall'enorme pressione si è venuta a creare nelle loro vite. Si sono riformati per sincero bisogno di tornare a stare insieme superando i traumi del passato (e guadagnando pure un sacco di bei soldoni), ma non hanno più l'età né tanto meno il fisico da rockstar (per la cronaca: fa parecchio male vedere Damon Albarn ridotto così, non ci sono ancora abituato) ed allora hanno fatto l'unica cosa che ci si poteva aspettare da loro, ovvero una colossale e spudorata operazione-nostalgia, ben confezionata ma pur sempre operazione-nostalgia con tutti i pregi e difetti del caso. Ma forse è solo perché purtroppo non sono inglese e certe cose non le capisco.



3 commenti:

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

pure io considero i blur il più grande gruppo (pop e non) degli ultimi 20 anni

questo dvd non l'ho ancora visto, ma a sentir te non mi sono perso granché.. se mi capita comunque ci dò volentieri un'occhiata

accento svedese ha detto...

Guardalo perché in fondo anche se è buonista ne vale la pena.

la Susina ha detto...

Hai messo su carta, anzi in questo caso su video tutto quello che ho sempre pensato, amato e delle volte odiato su Damon e compagni, e questo video "buonista ma chi ci crede" mi ha lasciata un pochino basita, bho? forse come te "è solo perché purtroppo non sono inglese e certe cose non le capisco" in ogni caso merita.. I Blur sono sempre stati notevolmente superiori agli oasis (oasis chi??) e anche io difficilmente ho sopportato la visione di una Damon imborsito-sciagagnato così (fattelo dì da una femminuccia, un trauma!^^) bellissimo articolo il tuo, complimenti, Blur forever end ever!
Ciao!!
Susy