05 ottobre 2009

LETTERA AD UN UOMO MAI STATO UOMO


Milano è divorata dalla calura del primo pomeriggio mentre i venditori di magliette sono già appostati fuori dall'Arena Idroscalo. Dentro è una distesa di prato con un mastodontico palco e qualche gazebo qua e là, ma questo purtroppo non è un report dell'Idroscalo Festival nell'epica prosa di Elisabetta Bellosta. Questa è la presentazione di Lettera ad un partito mai nato, il nuovo, entusiasmante libro di Francesco Rutelli. E soprattutto this is Bologna, not Milano.

Rutelli non avendo niente di meglio da fare ha scritto un libro e durante il tour di presentazione del suddetto ha toccato anche Bologna, ed io non avendo niente di meglio da fare ho presenziato al grande evento forte dell'accredito fornitomi gentilmente da Liberal - la prestigiosa testata con cui collaboro da più di nove mesi.

Bologna è una città blindata, ci sono code chilometriche di gente sfinita, gente che vuole a tutti i costi vedere, sentire, toccare Rutelli. E lui ne è consapevole, forte del grande consenso elettorale ottenuto alle ultime comunali a Roma. «Se si percorrono binari già tracciati si va al deposito», assicura.

E Rutelli parla, parla, parla e come al solito sembra quasi che non stia dicendo nulla, però tutto ha un sapore diverso. Tutto sa di lampone, ispirazione e unione – di corpo ma soprattutto di anime, andare di corpo e cacare anche l'anima. Il pubblico è stranamente immobile, quasi in uno stato contemplativo. Sembra che la gente sia assistendo ad una funzione mentre in realtà è tutta una finzione, Rutelli non crede in nulla se non nell'opportunismo e nella convenienza, blatera a vanvera dicendo cose di cui non conosce nemmeno il significato, però tutti i presenti (compreso il sottoscritto) pendono dalle sue labbra.

Il protagonista assoluto della giornata dice la sua riguardo a parecchi argomenti importanti. Il suo strappo con il Partito Democratico è «una partita ancora aperta, ma ogni giorno che passa, la direzione sembra già scritta», il congresso del partito «è solo una conta, non serve a sciogliere dei nodi, non si danno risposte. Se uno di voi va per strada e chiede ai passanti di che cosa sta discutendo il congresso del Pd, difficilmente qualcuno saprà rispondervi. Al limite vi chiederanno “chi vince?”» (io ho provato a chiedergli cosa risponderebbe un passante se gli chiedessero che ne pensa di Rutelli, ma mi sono preso uno schiaffone da uno dei katanga del suo servizio d'ordine ed ho capito che non era tempo per conoscere la verità).

E poi Rutelli si è avventurato in un interminabile flusso di coscienza del quale si è capito ben poco, ma quel poco è stato in grado di illuminare i presenti (ma soprattutto gli assenti). «Abbiamo creato il Pd per ampliare, non per rispolverare vecchie ideologie», ha cercato di spiegare il fondatore della Margherita, dei Verdi e della futura Grande Cosa Bianca. «Se il Pd dovesse andare a sinistra, alla ricerca di porti magari più sicuri per qualcuno, tradirebbe le sue ragioni fondative». Per fronteggiare la ventata di destra che ha trascinato gran parte dell’Europa (Italia compresa, anche se in Italia più che una ventata è una flatulenza) – ed in particolare per fronteggiare quel «grande uomo di marketing ma non di governo» che è Silvio Berlusconi - per Rutelli serve «uno sforzo straordinario per fare nascere un nuovo pensiero politico, un impasto nuovo, un’esperienza nuova. Serve lo Sforzo, servono pasticche di qualità scadente con le quali avvelenare gli avversari e vincere facile».

Francesco Rutelli è infine esploso ed ha concluso l'arringa dicendo qualcosa a riguardo ad una «moratoria sull'uso del termine “pettinato” su giornali e siti specializzati, perché l'Italia non è Milano e Milano non è l'Italia», ma non si è capito bene a chi e a che cosa si riferisse, visto che le sue parole sono state interrotte da un inquietante personaggio che si è introdotto armato nella sala dove si svolgeva la presentazione. Il sabotatore era in tutto e per tutto identico a Pato Aguilera ma purtroppo non era lui, la pistola che aveva in mano fortunatamente era una pistola ad acqua e nessuno si è fatto male però intanto il pubblico è fuggito e Rutelli si è detto indignato dell'accaduto ed ha deciso di presentare un'interrogazione parlamentare. Vien perfino da pensare che il tipo che è entrato in sala fosse qualcuno che non ne può più di sentire Rutelli parlare da una vita di cose in cui non crede, ma in fondo non bisogna essere troppo caustici con il buon Francesco, Probabilmente Rutelli è così perché il suo medico curante gli ha ordinato di continuare a fare politica per sempre, senza mai farsi da parte (nemmeno davanti ad una serie impressionante di sconfitte elettorali) e soprattutto rimanendo sempre in posizioni di comando e/o posizioni che assicurano massima visibilità. E il parere dei medici curanti va sempre rispettato, perché i medici curanti hanno fatto il giuramento di Ippocrate e non quello di ipocrita, con tutto ciò che ne consegue.

E il libro? Beh, non bisognerebbe dirlo ma lo dico: il libro di Rutelli è una cagata pazzesca. A caval donato non si guarda in bocca, però intanto io per cautelarmi ho già venduto su Ebay la copia autografata che veniva regalata a tutti i partecipanti. Pecunia non olet si dice di solito, e mai come in questo caso l'affermazione suona azzeccata visto che me l'hanno pagata molto bene. Comunque qualcuno ha già provveduto a scannerizzare tale opera d'arte pagina per pagina e a metterla in rete, e quando fra qualche anno quando avrò la mia bella svolta teodem la potrò recuperare agevolmente e senza grossi danni al mio portafoglio. Un bell'affare, direi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ci sei andto sul serio?

accento svedese ha detto...

Sì.