12 dicembre 2011

Un disco per riflettere su cosa siamo, da dove veniamo e dove andremo: The Singles Collection 2001-2011 dei Gorillaz

Si sciolgono i Gorillaz, viva i Gorillaz! Chi avrebbe mai detto che sarebbero arrivati a compiere il decimo anno di età[1] e saremmo arrivati pure a celebrarne i fasti recensendo un greatest hits dopo tre album ufficiali (ed un quarto lavoro dal titolo di “The Fall” composto interamente su iPad e distribuito gratuitamente in rete che è una delle cose più brutte che mi sia mai capitato di ascoltare)? Nessuno, eppure ci sono arrivati in grande stile ed è andata pure a finire che la gente ormai si ricorda di Damon Albarn per i Gorillaz e non per i Blur. Non so se questo fosse l’esatto risultato che il buon Damon sperava di ottenere mettendo in piedi questo progetto, ma il susseguirsi degli eventi e delle cose ha portato a tutto ciò e non ci si può far proprio nulla (se non tirare in ballo il fatto che i Gorillaz si sono trovati al posto giusto nel momento giusto, ossia quando stava scoppiando il boom del file sharing grazie a Napster ed affini e la gente passava ore ed ore a chattare di musica sui canali mIRC millantando nuove sensazionali scoperte)[2].

Comunque, sulla qualità della musica dei Gorillaz non ci piove. La loro miscela di pop, elettronica in bassa battuta (così si chiamava agli albori degli Anni Zero e così la chiamo io per dovere di cronaca), indolente cazzeggio, intelligenza a tranci, arditi concept di cartoon band immaginarie e produttori hip hop di grido funzionava dannatamente bene dieci anni fa e funziona dannatamente bene anche oggi che è possibile tirare le conclusioni con lucidità perché tanto tempo è trascorso dal loro avvento e la band ormai è soltanto un bel ricordo. Inserisci questo “The Singles Collection 2001-2011” nel lettore, schiacci il tasto play e parte la musica, partono i ricordi: il primissimo singolo “Tomorrow Comes Today” (un bel manifesto programmatico a partire dal titolo), l’involontaria bomba superpop che ha segnato un’epoca “Clint Eastwood”(tanto per dire, Mtv ne stava facendo vedere il video in anteprima nel momento esatto in cui ha interrotto le trasmissioni per l’attentato alle Torri Gemelle del 11/09/01)[3], la conturbante “Rock The House”, la raggiunta maturità di “Feel Good Inc” e “DARE”, “Superfast Jellyfish” dall’ultimo (e troppo sottovalutato) “Plastic Beach” e compagnia bella sono tracce che ascoltate l’una dopo l’altra in fila indiana portano a rendersi conto che la musica dei Gorillaz è davvero invecchiata bene nonostante abbia segnato un’epoca – gli Anni Zero – nella quale superprogetti e/o semplici gruppi del genere nascevano come funghi ma ciò che mancava davvero erano le canzoni che ti ritrovavi a canticchiare anche quando non volevi. E scusami se è poco.

Forse (e dico forse) i Gorillaz sono stati la dimostrazione sul campo del fatto che la Battle of the bands l’hanno vinta alla grande i Blur: è possibile immaginare i fratelli Gallagher intenti a pasticciare con il pc componendo musica di un certo livello come quella dei Gorillaz? Direi di no perché probabilmente non sanno nemmeno come si accende un pc, figuriamoci usarlo per comporre – è molto più probabile vederli pasticciare con pipette per fumare pcp e riscrittura di trite e ritrite canzoni dei Beatles, ma questo è tutto un altro paio di maniche. Comunque, da qualunque parte la si voglia vedere i Gorillaz ci mancheranno molto.

[1] Falso storico: si sono formati nel 1998 come scusa per fumarsi le canne tra amici e loro prima uscita ufficiale è stata nel 2001.

[2] Quest’ultima frase scritta tra parentesi è archeologia informatico-musicale purissima. Non so nemmeno se Napster e mIRC esistano ancora, ma se attualmente esistono sono sicuramente qualcosa di molto diverso da ciò che erano un tempo. Tra dieci anni comunque rideremo anche dei dischi composti lavorando su iPad, don’t worry.

[3] Altro falso storico: il singolo “Clint Eastwood” è uscito a marzo 2011, ben prima del terribile attacco alle Torri Gemelle. Non era mia intenzione scherzare su questa immane tragedia o anche solo lontanamente metterla in discussione, sia chiaro – era solo un espediente narrativo per arrivare a scrivere in una nota che quando penso al 2001 dal punto di vista musicale la prima cosa che mi viene in mente è proprio “Clint Eastwood” dei Gorillaz, così come quando penso al 2001 dal punto di vista socio-politico la prima cosa che mi viene in mente è ovviamente l’attacco alle Torri Gemelle. Direi che non sono proprio uno di quei fieri complottisti alla Giulietto Chiesa e nemmeno un babbeo che ride di queste cose, e non sono nemmeno tanto così sicuro che ormai la gente si ricordi di Damon Albarn per i Gorillaz e non per i Blur.

(IFB)

2 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

ormai storici gorillaz!
ma secondo me prima o poi si ritroveranno nel loro mondo cartoonesco a faranno un nuovo disco, cosa che spero facciano entro tempi ragionevoli anche i blur...

Anonimo ha detto...

Mirc se nn sbaglio si usa come chat gay.