La Daniela Santanché vista stamattina ad Omnibus su La7 è stata qualcosa di eccezionale. Ha cercato di dare lezioni di economia all'economista Boccia ed ha affermato che è al governo da tre anni quando in realtà tre anni fa si candidò premier per un partito diverso da quello di Berlusconi. Ha sbraitato, sbuffato e rumoreggiato qualunque cosa dicessero gli altri ospiti in studio ed ha detto tutto e il contrario di tutto pur di dire qualcosa. Mancavano solo i rutti e poi si era al completo, si era all'osteria. Geniale.
Ormai da quando ha cambiato taglio di capelli ha una gamma di due sole espressioni facciali e le usa tutte alternandole ad urla a caso, tanto per coprire ciò che sta dicendo un avversario che comunque vada ne sa sempre più di lei. La Santanché è la maschera vivente della politica attuale, sempre più lontana dalla realtà perché attaccata solo ed esclusivamente alla poltrona, di qualunque colore essa sia. Quando casca Berlusconi sparisce o forse salta sul carro di Montezemolo.
Mi chiedo solo se le sue sopracciglia siano vere, disegnate oppure tatuate.
Clamoroso: Antonio Di Pietro ha proposto di ripristinare la Legge Reale per punire chi crea disordini alle manifestazioni e, dato il momento difficile appena vissuto a Roma, tutti l'hanno preso sul serio anche se in realtà stava parlando di ripristinare Legge Reale per contrastare il pericolosissimo fenomeno delle scie chimiche. Quell'uomo non finirà mai di sorprendermi per quanto cerca di cavalcare i momenti ed i sondaggi invece di proporre cose almeno un po' sensate (in tal senso è assolutamente speculare a Berlusconi), se per caso ce lo troviamo Presidente del Consiglio è la volta buona che non possiamo neanche scendere dallo scooter in santa pace che arriva lui in persona a metterci le manette perché abbiamo ancora indosso il casco (in quest'ultima frase ho avuto parecchi problemi con la coniugazione dei verbi, anch'io nel mio piccolo sono un po' Di Pietro). Tutti in trattore, come piace a lui.
E a proposito di caschi e scooter, RaiNews ha mandato in onda un'intervista ad un ragazzino di quindici anni che il 15 ottobre avrebbe dovuto essere in giro senza casco a fare le impennate con lo scooter ed invece si trovava a Roma a combinare casini (e per l'occasione si è pure rotto un piede, scintillante trofeo da esibire il lunedì seguente a scuola per sedurre le ragazzine e portarsele in bagno per cambiare l'acqua al pappagallo). Mamma mia, se questa è la futura classe dirigente del paese c'è da star freschi: non so se sia legale intervistare così un ragazzino di quindici anni, ma blaterava di conflitto sociale e poliziotti servi manco fosse un cinquantacinquenne nostalgico del '68 e soprattutto lo faceva stando comodamente seduto su un divano che costava almeno come tre mesi del mio stipendio (addirittura pareva un divano antico, e se così fosse i tre mesi di mio stipendio diventerebbero all'istante tre anni del mio stipendio). Mi sto ancora chiedendo se capiva ciò che diceva o se lo aveva appena letto su Wikipedia e lo stava ripetendo per fare un figurone sempre nell'ottica del cambio d'acqua al pappagallo, ma tant'è.
Comunque, completavano il piacevole quadro una accogliente casa da figlio della ricca borghesia e una libreria con letture buone, dunque fanculo alla normativa sulla privacy per i minorenni! - questo culattone raccomandato andava intervistato per forza, tanto per capire meglio dove stiamo andando ma soprattutto per capire meglio questa ultrasinistra antagonista che tra dieci anni sarà seduta ai banchi della parte destra del parlamento, a dirmi cosa fare, cosa non fare, come vestirmi, quante ore lavorare, quante tasse pagare, quando andare in pensione, come vivere dopo la morte. Meglio così, almeno certe responsabilità non devo prendermele io.
“Parliamo del presente. Bruttino. Ma se cambiamo l'oggi cambieremo anche il domani.” Finiva così, un'intervista a Paola Maugeri letta tra le risate su Metro di qualche giorno fa. Ovviamente la Maugeri parlava per l'ennesima volta della sua esperienza di vita ad impatto zero (che palle però. Son passati tre mesi e la mena ancora con quella storia – ed io con lei, però questo è un altro discorso. Ma non c'ha altro da fare nella vita la Maugeri? Ma soprattutto, che senso hanno quei fogliacci gratuiti come Metro che qualcuno si ostina a chiamare free press? Tutto un copiaincolla di notizie prese da internet più qualche intervista, nulla più. Però c'è gente che si informa solo con quelli, dunque hanno ragione loro e non io che li uso per incartare le frattaglie quando pulisco il pesce) e diceva le solite cose scontatissime, ma è stato il finale a colpirmi tipo un pugno allo stomaco. L'ho letto e riletto, ci ho riflettuto sopra parecchio e francamente non sono riuscito a capire cosa volesse dire. Probabilmente è una frase buttata lì a caso perché suonava bene – o forse è roba troppo complicata per me che non ho fatto studi umanistici od onanistici – ma non ce l'ho fatta proprio.
Poi ho rinunciato a capirci qualcosa, rendendomi improvvisamente conto che il presente è davvero bruttino perché viviamo in un mondo in cui ormai chiunque possiede un iPhone ma ben pochi lo usano per qualcosa che non sia scrivere cazzate su Facebook (conosco gente semianalfabeta che lo usa per informare la propria cerchia di amici Facebook sugli odori emanati dai neri in treno – come se chi viene dalla profonda campagna padana profumasse sempre di rose e mai della merda del bestiame allevato dai suoi avi), scaricare suonerie di Vasco Rossi o scattare foto a casaccio da mandare in giro e/o da pubblicare sempre su Facebook, e chi come la Maugeri (perché la Maugeri avrà sicuro un iPhone, garantito al limone che ce l'ha) usa l'iPhone per qualcosa di diverso poi si deve dare un tono sbandierando al mondo intero la propria scelta di vita ad impatto zero (come se la Maugeri fosse l'unica persona al mondo a fare scelte del genere) o altre presunte forme di differenziazione dalla massa.
Ma come lo puoi cambiare il presente se per differenziarti dalla massa fai scelte che in realtà ti uniformano ad essa (o almeno ad una parte di essa, quella parte composta da chi le prova tutte pur di essere riconosciuto dalla massa come un tipo alternativo ma in realtà perfettamente organico ad essa perché inoffensivo – mi gira la testa dopo aver espresso un concetto del genere)? Come puoi cambiare l'oggi per cambiare il domani se son quindici/venti anni che cavalchi ogni moda musicale come IL cambiamento definitivo, ogni scoperta tecnologica come IL cambiamento definitivo, ogni svolta personale come IL cambiamento definitivo, salvo poi rimangiarti tutto alla seguente moda musicale, alle seguente scoperta tecnologica, alla seguente svolta personale? Come puoi cambiare l'oggi quando sai già il tuo domani spazzerà via quell'oggi perché ogni oggi è storia a sé basta che si rimanga sulla cresta dell'onda (mi gira ancora la testa) e si possa ancora andare in tv a raccontare di aver intervistato Kurt Cobain quando non lo conosceva nessuno?
Ho perso il filo del discorso e non ho più voglia di cercarlo. Resta il fatto che non acquisterò mai un iPhone perché tanto ce l'hanno tutti e poi perché non posso fare spese del genere dato che ho le pezze al culo. E resta il fatto che una volta ad un concerto davanti a me avevo uno che attaccava bottone ad una ragazza millantando di conoscere di persona i membri dei Julie's Haircut (ho omesso di dire il vero nome della band a cui faceva riferimento il malcapitato e l'ho sostituito con quello di un'altra, comunque la sostanza non cambia) ma si è giocato l'opportunità di portarsela a letto perché sul più bello le ha rovesciato addosso un gin lemon e lei si è incazzata a bestia ed è corsa via. Che ridere ogni volta che ci ripenso.
Il momento in cui Berlusconi ha telefonato al convegno del Movimento dei Responsabili di Domenico Scilipoti è stato una delle cose che mi hanno fatto più ridere di questa prima parte di 2011. L'ho visto in diretta su Rai News e credo di non aver davvero mai riso così tanto: Berlusconi che dice le solite cose che dice da vent'anni a questa parte e spara che a breve il centrodestra raggiungerà il traguardo dei 330 deputati, Scilipoti che se ne sta lì impalato ed ogni tanto controlla l'orologio perché è in palese imbarazzo ed ha fame, il compositore Stelvio Cipriani che dopo aver fatto tra le altre cose colonne sonore per film poliziotteschi anni settanta e film porno ora è presidente onorario del Movimento dei Responsabili, il pubblico in sala talmente numeroso che sono stato in grado di contare le persone una per una mettendoci oltretutto pochissimo. E poi il simbolo dei Responsabili, una cosa fatta utilizzando male Photoshop con un Tao colorato di bianco-rosso-verde che sta lì a gridare vendetta ma soprattutto a far chiedere a chi lo vede che cazzo c'entri un simbolo del genere con un partito politico (o presunto tale, visto che in realtà i Responsabili esistono solo in Parlamento e non sul territorio). Che figata di paese l'Italia che dà cittadinanza a cose del genere.
Tra l'altro, Scilipoti è identico al tizio siciliano da cui compro sempre il pesce al mercato. Per me è lui che ha trovato il modo per guadagnare qualche soldo quando non è impegnato con seppie, polipi, baccalà e scampi. Ha fatto benissimo a fare così, son scelte di vita che apprezzo sempre tantissimo.
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