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27 aprile 2011

Un disco di qualità: Ex-Otago – Mezze Stagioni

Per capire bene la portata emotiva e socio-culturale di un disco del genere devi avere come minimo ventotto anni, ma volendo anche se ne hai qualcuno in meno puoi arrivarci – devi solo sforzarti un po' di più ed il gioco è fatto. Scherzi a parte, “Mezze Stagioni” degli Ex-Otago è un disco importante con il quale in molti un giorno o l'altro dovrebbero trovarsi a fare i conti (se solo il mondo fosse un posto migliore, ma che te lo dico a fare).

Importante perché autoprodotto grazie ad una interessante operazione di finanziamento su base volontaria (del tipo, azionariato popolare: ci offri un contributo e noi ti regaliamo una copia esclusiva del disco, una citazione nei crediti dello stesso, una maglietta che ti ricorda che anche tu sei il produttore e parecchie altre cose belle – mica male come idea), importante perché è il più maturo dal punto di vista musicale per il combo genovese (che ormai suona come l'anello di congiunzione tra i Phoenix e i Kings Of Convenience e quando lo ascolti ti lascia eternamente sospeso nel limbo dell'adolescenza) ed è una autentica bomba pop che ti entra nel cervello e ti ritrovi a canticchiarla quando meno te lo aspetti (quando meno te lo aspetti come una bomba, tanto per citare altri eterni adolescenti sospesi nel limbo della mia adolescenza come gli Otierre), importante perché con un po' di fortuna potrebbe incontrare anche i favori del grande pubblico e dare un po' più di notorietà agli Ex-Otago, ma soprattutto importante perché ha testi che se hai più di ventotto anni ti scavano dentro e ti devastano - facendoti piangere oppure ridere a seconda dei casi e delle circostanze della vita – proprio perché parlano di te o comunque di persone che stanno vicino a te (in questo caso se hai meno di ventotto anni ma ti stai sforzando come dicevo all'inizio del pezzo).

E così gli Ex-Otago di “Mezze stagioni” parlano di noi (plurale impersonale, ma anche no), noi che inseguiamo ad ogni costo il nostro edonismo e mettiamo davanti a tutto gli aspetti materiali della nostra vita (“Figli degli hamburger”), noi che abbiamo paura di invecchiare ed allora proviamo a tutti i costi a fare i giovani anche a costo di rasentare il ridicolo (“Una vita col riporto”), noi che di punto in bianco abbandoniamo tutto perché la misura è colma e ce ne andiamo altrove (“Costarica”), noi che pur di guadagnarci da vivere ci accontentiamo di fare cose che non ci piacciono o che non sappiamo fare (“Gli Ex-Otago e la Jaguar gialla”), noi che ci ricordiamo bene della prima apparizione degli 883 (praticamente gli Happy Mondays italiani) al Karaoke presentato da un Fiorello in botta come non mai ma proviamo un tantino di vergogna a parlarne in pubblico, noi che ci ricordiamo bene anche che Corrado Guzzanti (nelle vesti del metallaro romano Lorenzo) è stata l'ultima persona in assoluto ad abbracciare Kurt Cobain durante l'ultima apparizione tv della sua tormentata vita, noi che ci siamo stancati di essere felici per forza ma comunque vada prendiamo la vita con distaccata ironia (più o meno tutto il resto del disco).

Solo l'intera discografia della Paolino Paperino Band e - in misura minore - “La fabbrica di plastica” di Gianluca Grignani e “Così Com'è” degli Articolo 31 hanno avuto testi in cui mi sono riconosciuto così tanto. Solo che è oggi, non il 1996.

(Indie For Bunnies)

20 settembre 2010

L'INVICTA MI RENDE ASTIOSO



Non ci posso credere: sono riuscito nell'impresa di seguire un concerto stando comodamente steso su di un puff (chiamiamolo così, anche se tecnicamente non era un puff perché su di un puff ti puoi sedere ma non stenderti – ecco, quello su cui mi sono steso era un letto fatto dello stesso materiale di un puff) (e poi tecnicamente quello che ho seguito non era un concerto – o forse sì, devo ancora capirlo) mentre i bassi fungevano da decisivo aiuto alla mia digestione resa difficoltosa dallo stressante tragitto a piedi ufficio / negozi del centro di Bologna / parcheggio sotterraneo / negozi di via Indipendenza / Libreria Coop Ambasciatori / Palazzo Re Enzo, tutto senza tornare a casa a fare una doccia tonificante.

E che concerto, poi! King Midas Sound al Robot Festival, Palazzo Re Enzo, Bologna. Tipo, il progetto dubstep (definizione troppo riduttiva, cazzo quanto mi fanno schifo 'ste etichette messe lì così solo per poter parlare di un disco o di un progetto musicale) di Kevin Martin in una suggestiva location del XIII secolo (l'ho appreso leggendolo su Wikipedia – ho fatto ragioneria, non il liceo artistico). È stato un massacro sonoro, dati i volumi sembrava di essere ad un concerto dei Dinosaur Jr. o dei My Bloody Valentine solo che erano solo ed esclusivamente basse frequenze, di quelle che fanno tremare i lampadari dei palazzi antichi e ti inchiodano al puff dove sei steso perché vibrano le pareti ed il pavimento. A poca distanza da me c'era una ragazza incinta e ad un certo punto ho iniziato a temere che partorisse anzitempo, ma tutto è filato liscio ed la performance dei King Midas Sound è stata di quelle che ti ricorderai a lungo e racconterai agli amici del bar per farli rosicare d'invidia (ammesso che sappiano chi siano i King Midas Sound, ma questo è un altro discorso tipico di una certa sinistra elitaria che poi perde le elezioni perché si divide e si fa troppe seghe mentali). Ed oltretutto al Robot Festival c'era gente cool e non fricchettoni del cazzo con lo zaino Invicta, i baggy pants a righe, la canotta & le ascelle che impestano l'aria, c'era gente da venerdì sera – infatti i King Midas Sound si esibivano di venerdì sera alle ore 23:00 – il che non è mai male quando si tratta di eventi musicali di un certo spessore. Esperienza da ripetere assolutamente.

Oltre ai King Midas Sound ci sono state altre esibizioni di rilievo nelle altre sale del palazzo, ma io non ricordo più nulla perché ero ancora in ecstasy dopo aver pasteggiato con un favoloso cous cous vegetariano alla Libreria Coop Ambasciatori, una vera e propria delizia che vorresti non finisse mai ma poi ad un certo punto come tutte le cose belle finisce ed allora tu devi terminare la cena con un tiramisù da urlo che ti lascia definitivamente ed irrimediabilmente senza parole. Nel cous cous vegetariano c'erano peperoni gialli e rossi, carote a dadini, valeriana, pomodori e forse zucchine (ma non ne sono sicuro perché erano finemente tritate) ed è stata un'esperienza di quelle che ti ricorderai a lungo e racconterai agli amici del bar per farli rosicare d'invidia (sempre che i tuoi amici non siano delle merdacce leghiste che non mangiano cous cous perché è una pietanza araba ed allora ripiegano su polenta e osei, polenta taragna, grappa distillata clandestinamente nella Val Brembana, pesce pescato di frodo a Chioggia, pesce pescato da Frodo a Chioggia, arroganza tipica dei peggiori esponenti del fronte lombardo-veneto, lingue felpate, miraggi). Se potessi mi trasferirei a vivere in quella libreria, si mangia troppo bene ed hanno qualsiasi libro io voglia. Ma non sono un libro e nemmeno un libraio, purtroppo.

E dopo una serata del genere tornare alla macchina e ripartire per andare a casa non è mai stato così piacevole, sopratutto con i Lost Souls dei Doves in sottofondo. Ma questo è un altro discorso che non sto qui ad approfondire, così come non sto a dire che Lost Souls è un disco della madonna e che i Doves sono un gruppo troppo sottovalutato che meriterebbe di stare al posto dei Coldplay o dei Muse. Se solo fossero esteticamente piacenti, se solo non si fossero giocati la loro dose di fortuna quando hanno fatto il botto come Sub Sub, se solo il mondo della musica non fosse così subdolo e nello stesso tempo spietato. Chris Martin è un culattone raccomandato da Gwyneth Paltrow, i Doves no. Questa è la differenza, anche se credo che a Kevin Martin e ai suoi King Midas Sound System non gliene importi un granché.

03 maggio 2010

IL MIO CORPO CHE CAMBIA, NELLA FORMA E NEL COLORE


L'altro giorno sono andato a prendere il caffè al bar. Nulla di strano, però sullo schermo televisivo di fianco al bancone scorrevano le immagini di una pubblicità della Converse con protagonisti i Crookers.
Cioè, i Crookers che fanno una pubblicità ad un paio di scarpe (tra l'altro parecchio brutte, ma io ho appena comprato un paio di Adidas Galaxy – di quelle che andavano per la maggiore nel 2000/2001 circa - e dunque non faccio testo in termini di gusto nello scegliere i capi d'abbigliamento) e vanno in televisione (tipo su Mtv, Italia 1 et altre emittenti tv pretenziosamente giovaniliste) come se fossero delle star a livello mainstream. Roba da pazzi, impensabile anche solo fino ad un anno fa, ed infatti non ho nemmeno fatto in tempo a rendermi conto della enorme portata socio-culturale della cosa che improvvisamente è apparsa sullo schermo la pubblicità del reunion tour dei Litfiba.
Ho finito il caffè e sono corso fuori senza pagare (prendendomi oltretutto il lusso di rubare un pacchetto di caramelle Alpenliebe senza zucchero al gusto di menta e cioccolato, tanto per non farmi mancare nulla), col povero barista che avrebbe tanto voluto inseguirmi ma non ce la faceva perché era come ipnotizzato da Piero Pelù e Ghigo Renzulli gonfi, bolsi (anzi, Boldi) ed invecchiati male che cercavano disperatamente di convincere i nostalgici (ed incidentalmente anche i più giovani) che il tempo si è fermato a dieci/dodici anni fa, quando i Litfiba riempivano gli stadi di mezza italia con canzoni tutte uguali, pose tutte uguali, leggende metropolitane tutte uguali, capelli unti&sporchi di Pelù sempre uguali. Il tour viene spacciato per un evento imperdibile, in realtà è una delle cose più tristi degli ultimi dieci/dodici anni, cioè da quando Pierò Pelù ha abbandonato i Litfiba perché voleva fare cose sue, cose diverse (salvo continuare a cantare canzoni assolutamente identiche a quelle degli ultimi Litfiba) e Renzulli è andato avanti sostituendo Pelù con Cabo (ossia Lord Viper, il vocalist della storica techno-discoteca Insomnia di Pisa riciclatosi clone di Pelù), ottenendo risultati veramente imbarazzanti. Sperò che qualcuno provveda a staccare la spina ai macchinari che li tengono in vita artificialmente, così finalmente tutti quanti si convinceranno che i Crookers sono la cosa più rock uscita in Italia negli ultimi cinque anni ed agiranno di conseguenza, entrando nei bar e consumando caffé a sbafo alla faccia dei baristi che son rimasti fermi ai Litfiba.

21 aprile 2010

LA MIA VITA VIOLENTA #2: TWENTY PERCENT OF MY HATE



Ci pensavo l'altra sera mentre io e il mio Booster sfrecciavamo in tangenziale con lo stereo a manetta (ho recentemente montato l'impianto radio nello scooter, ho un subwoofer nel sottosella che mi fa vibrare anche le budella – fa pure rima, sembra una roba uscita dalla penna di Tormento dei Sottotono) ed una six pack di Red Bull in corpo da smaltire: almeno un buon venti per cento dei personaggi citati nella immarcescibile La pentola della Paolino Paperino Band sono morti. Il tempo passa, questi anni stan correndo via come macchine impazzite e non ci possiamo far nulla se non riderci sopra, noi che abbiamo il Booster elaborato come andava di moda quindici anni fa mentre gli altri oggi viaggiano con le minicar. Sto diventando grande, lo sai che non mi va.

Ma copiaincolliamo a caso il testo (tanto per raggiungere le tanto agognate 3500 battute, così Vittorio Feltri la smette di rompere le palle e mi paga il pezzo), scomponiamolo/decomponiamolo e facciamo una breve riflessione riguardo ad ogni singolo nome citato dalla immortale Paolino Paperino Band (senza ombra di dubbio la più grande punk band italiana di sempre, con buona pace di chi pensa che i CCCP siano stati la più grande punk band italiana di sempre e Giovanni Lindo Ferretti il loro profeta):

  • Craxi (morto),

  • Ferrara (non si vede più da un tot, per me è malato o si vergogna della figura fatta dalla sua lista pro-life alle ultime elezioni politiche. O magari si vergogna dell'appoggio che Giovanni Lindo Ferretti diede a questa ridicola lista. O magari tutte e tre le cose insieme, in un combinato disposto che lo tiene segregato in casa),

  • Funari (morto, pace all'anima sua. Vivo nelle imitazioni di Corrado Guzzanti che si trovano su YouTube),

  • Giucas Casella (vivo),

  • Sgarbi (vivo),

  • Pippo Baudo (vivo lui e vivo il suo parrucchino, quindi vale doppio),

  • Maurizia Paradiso (viva),

  • Celentano (vivo),

  • Otelma (vivo ma forse al gabbio, o magari è morto ed io non lo so),

  • Gigi Marzullo (vivo, l'ho visto l'altra notte tra un sexy show di Lea Di Leo su Canale Italia ed una replica del Megasalvi Show su Italia 1 e devo dire che la sua pettinatura è qualcosa per cui vale la pena vivere),

  • Frassica (vivo, anche se non è più il genio che era un tempo),

  • Red Ronnie (vivo, anche se è troppo agganciato a quella storia dei video per Letizia Moratti e si sta lentamente trasformando in una salma),

  • Carrà (viva, vista di recente in un'intervista su RaiStoria nella quale comentava divertita l'assalto ai limiti della violenza sessuale che le fece vent'anni fa Benigni a Fantastico – un'altra persona per una cosa del genere sarebbe stata arrestata sui due piedi, Benigni se l'è cavata ed in seguito è riuscito perfino a vincere un Oscar, com'è bizzarro il mondo. E com'è bizzarra la Carrà che non l'ha denunciato),

  • Biscardi (vivo),

  • Tomba (vivo, anche se pare strano che lo sia ancora dopo la figura di merda fatta con Alex l'ariete – altri dopo una cosa del genere si sarebbero sparati, lui ha avuto classe e ci ha riso sopra. Un grande),

  • Boncompagni (vivo e geniale come al solito),

  • Bonaccorti (viva),

  • Wanna Marchi (spero a marcire in galera, ma ancora viva),

  • Gigi Sabani (morto, onore al camerata Sabani. No scherzo, Sabani era un compagno),

  • i Ricchi e Poveri (vivi, in Russia vanno ancora alla grande),

  • Gino (non si sa chi sia, forse il testo che ho trovato in rete non è il vero testo della canzone ma un volgare e dozzinale fake, o forse la Paolino è stata talmente lungimirante che si riferiva a Gino l'ex di Noemi Letizia con ben vent'anni d'anticipo sui noti fatti di Napoli),

  • Lubrano (mi pare che sia morto, ma non ho voglia di verificare cercando in rete),

  • Martinazzoli (forse è ancora vivo, ma non ho voglia di cercare in rete),

  • Berlusconi (è morto nel 1989 dopo la vittoria del Milan sulla Steaua Bucarest in finale di Coppa dei Campioni, quello che attualmente guida l'Italia è un suo clone o una salma),

  • Pavarotti (morto),

  • Mike Bongiorno (morto, ma forse in qualche pubblicità con Fiorello si vede ancora),

  • Sofia Loren (viva),

  • Cicciolina (viva),

  • Bossi (vivo dopo un ictus e vent'anni di cazzate astronomiche sparate spacciandole per un lucido pensiero politico - ed oltretutto la gente lo vota ancora, cosa volere di più dalla vita?),

  • Marta Flavi (viva),

  • Pupo (vivo e reduce dai fasti sanremesi),

  • De Mita (vivo, ha ottant'anni e spadroneggia ancora nella scena politica della regione Campania – e poi ti chiedi perché l'Italia è messa così male),

  • Toto Cutugno (vivo),

  • Cuccarini (viva anche se qualche tempo fa andava in giro a raccontare che recitava nuda in uno spettacolo teatrale e non era vero),

  • Gerry Scotti (vivo),

  • Emilio Fede (vivo, dopo aver guardato l'edizione serale del suo Tg4 ti senti come se avessi ingoiato tre SuperSimpson del '96 e ti fossero saliti tutti insieme contemporaneamente),

  • Sandra Milo (viva lei e vivo suo figlio Ciro),

  • Minoli (vivo),

  • Frizzi (vivo),

  • Mosca (morto di recente, onore al più grande cabarettista della televisione italiana di tutti i tempi),

  • Johnny Dorelli (vivo),

  • Umberto Smaila (vivo),

  • Minghi (vivo, si è pure tagliato il codino che aveva all'epoca della citazione nella canzone della Paolino),

  • Fiorello (idem come sopra),

  • Cesare Ragazzi (idem come sopra anche se in realtà non ha mai avuto il codino perché porta il parrucchino),

  • Intini (vivo, è stato pure sottosegretario nell'ultimo governo Prodi),

  • Zanicchi (viva ed europarlamentare),

  • Parietti (viva e disperatamente impegnata a dimostrare al mondo intero di essere intelligente),

  • Costanzo (vivo),

  • Columbro (vivo),

  • Castagna (morto forse ad un rave),

  • Laurito (viva),

  • Barbato (morto),

  • Maurizio Seymandi (vivo),

  • il Gabibbo (vivo)

  • e il Papa (si riferivano a Wojtyla che ora è morto, ma anche Ratzinger ultimamente non se la passa tanto bene).

A quante battute siamo? Più di 6300 (spazi compresi). Mi fermo qui perché mi sono rotto, ho rotto e soprattutto non ci sono parole per descrivere quanto sia stata grande ed importante la Paolino Paperino Band. La Paolino parlava di noi (in un certo senso come gli 883, solo che gli 883 parlavano più degli altri che di me. La Paolino parlava proprio di me e di molti altri) ed è culto totale ancora oggi. Devo solo riuscire a mettere le mani su una copia originale di Pislas, costa un occhio della testa perché chi ce l'ha se la tiene ben stretta ma prima o poi ci riuscirò, anche a costo di rubarla. Son stanco di ascoltare la solita cassettina ormai smagnetizzata per i troppi ascolti oppure il solito cd con gli mp3 scaricati dal loro sito.