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19 dicembre 2011

UN DISCO CHE FA CAGARISSIMO: The Path of Totality dei Korn

Schiacci il tasto play e parte un groviglio di suoni fuori tempo massimo – uno spaventoso crossover di chitarre ad accordatura ribassata e tamarrissima elettronica da squatter come se dopo gli Atari Teenage Riot solo il diluvio universale, roba che già nel 1999 era vecchia, figuriamoci dodici anni e tanta tecnologia dopo – partono le risate, partono gli applausi di scherno, partono le pernacchie. Finché non schiacci il tasto stop perché non resisti più e senti il disperato bisogno di impiegare meglio il tuo tempo, perché effettivamente ascoltare musica così raffazzonata è davvero una perdita di tempo. Dopo aver provato ad affrontare “The Path of Totality”, il nuovo album dei Korn (oddio, chiamarlo album è parecchio difficile. Chiamiamolo con il suo vero nome: fetecchia che esce per la Roadrunner, etichetta ormai diventata una sorta di ospizio per gruppi metal che un tempo avevano molto successo ed ora no) ti viene da pensare parecchio, e non sono necessariamente pensieri belli.

Dico, a cosa serve chiamare addirittura Skrillex (segnarsi questo nome perché tra qualche mese l’America sarà ai suoi piedi, basta vederlo in faccia e si capisce che ce la farà. Sembra un morphing tra i due tipi di “Fusi di testa” virato emo, praticamente un babbeo pieno di tatuaggi e piercing) se ciò che ne esce è un pastone del genere? A chi giova tutto ciò? Ai Pitchshifter che avevano già fatto un album del genere dodici anni fa e non se li è fumati nessuno? A Marilyn Manson che è stato davvero pericoloso per parecchio tempo perché metteva la gente di fronte ai propri incubi/alle proprie fobie (parola del mio ex parrucchiere, mica mia)? Utilizzando il nome di Skrillex i Korn sperano forse di dare alla loro musica quella fittizia patina di modernità che permetta loro di vendere dischi e pagarsi un soggiorno in una lussuosa clinica dove possano finalmente porre rimedio ai danni causati dai troppi abusi giovanili? Dubstep poi? Dov’è la svolta dubstep di cui si parlava tanto da mesi? Dove si è nascosta? Non la sento proprio. Ma i Korn credono sul serio in questa musica oppure stanno disperatamente cercando di rincorrere il successo che ottenevano ai bei tempi che furono, senza nemmeno sapere che con cose del genere non vai tanto lontano (ma almeno regali momenti di buonumore all’ascoltatore, momenti che durano lo spazio di un attimo)? O magari hanno finalmente realizzato che non hanno più un senso dal momento esatto in cui hanno dato alle stampe “Follow The Leader” (stiamo parlando del 1998, mica di ieri o l’altroieri) e come minimo gli ultimi tre album sono stati un’imbarazzante pantomima ed allora stanno andando avanti solo per rispettare il contratto con la loro casa discografica? Perché nelle interviste sparano frasi a caso in cui parlano di abbattimento dei confini tra pubblico dance e pubblico metal? Perché una copertina così inenarrabilmente brutta? Perché Jonathan Davis spreca così la sua bella voce? Non potrebbe fare altro? Ci hanno forse visto giusto il batterista David Silveria ed il chitarrista Head, fuggiti di corsa dalla band rispettivamente per intraprendere una carriera da modello ed una carriera da cristiano rinato? Non ci si capisce nulla, se non che certi gruppi fanno quasi pena per quanto si ostinano ad andare avanti in barba alle evidenze, in barba ai fallimenti personali e musicali.

È davvero impossibile salvare qualcosa di questo “The Path of Totality”. Ci ho provato ma non ce l’ho fatta, e mi dispiace davvero. Non c’è nulla per cui valga la pena di ascoltarlo. La bella musica è altra.

(IFB)

03 maggio 2010

IL MIO CORPO CHE CAMBIA, NELLA FORMA E NEL COLORE


L'altro giorno sono andato a prendere il caffè al bar. Nulla di strano, però sullo schermo televisivo di fianco al bancone scorrevano le immagini di una pubblicità della Converse con protagonisti i Crookers.
Cioè, i Crookers che fanno una pubblicità ad un paio di scarpe (tra l'altro parecchio brutte, ma io ho appena comprato un paio di Adidas Galaxy – di quelle che andavano per la maggiore nel 2000/2001 circa - e dunque non faccio testo in termini di gusto nello scegliere i capi d'abbigliamento) e vanno in televisione (tipo su Mtv, Italia 1 et altre emittenti tv pretenziosamente giovaniliste) come se fossero delle star a livello mainstream. Roba da pazzi, impensabile anche solo fino ad un anno fa, ed infatti non ho nemmeno fatto in tempo a rendermi conto della enorme portata socio-culturale della cosa che improvvisamente è apparsa sullo schermo la pubblicità del reunion tour dei Litfiba.
Ho finito il caffè e sono corso fuori senza pagare (prendendomi oltretutto il lusso di rubare un pacchetto di caramelle Alpenliebe senza zucchero al gusto di menta e cioccolato, tanto per non farmi mancare nulla), col povero barista che avrebbe tanto voluto inseguirmi ma non ce la faceva perché era come ipnotizzato da Piero Pelù e Ghigo Renzulli gonfi, bolsi (anzi, Boldi) ed invecchiati male che cercavano disperatamente di convincere i nostalgici (ed incidentalmente anche i più giovani) che il tempo si è fermato a dieci/dodici anni fa, quando i Litfiba riempivano gli stadi di mezza italia con canzoni tutte uguali, pose tutte uguali, leggende metropolitane tutte uguali, capelli unti&sporchi di Pelù sempre uguali. Il tour viene spacciato per un evento imperdibile, in realtà è una delle cose più tristi degli ultimi dieci/dodici anni, cioè da quando Pierò Pelù ha abbandonato i Litfiba perché voleva fare cose sue, cose diverse (salvo continuare a cantare canzoni assolutamente identiche a quelle degli ultimi Litfiba) e Renzulli è andato avanti sostituendo Pelù con Cabo (ossia Lord Viper, il vocalist della storica techno-discoteca Insomnia di Pisa riciclatosi clone di Pelù), ottenendo risultati veramente imbarazzanti. Sperò che qualcuno provveda a staccare la spina ai macchinari che li tengono in vita artificialmente, così finalmente tutti quanti si convinceranno che i Crookers sono la cosa più rock uscita in Italia negli ultimi cinque anni ed agiranno di conseguenza, entrando nei bar e consumando caffé a sbafo alla faccia dei baristi che son rimasti fermi ai Litfiba.