Ora siamo tutti (un po') più tranquilli: a Roma e provincia il PdL è stato riammesso alle elezioni grazie ad un decreto presentato in piena notte (o in pieno giorno, tanto è uguale visto che l'italiano medio non lo sa perché la tv non glielo ha raccontato) ed i minus habens potranno ancora una volta recarsi in massa al seggio a votare a Berlusconi. Il loro sacrosanto diritto di voto è salvo (sarebbe stato pericoloso per l'ordine pubblico se i minus habens avessero disertato le urne perché il Gran Partito non era sulla scheda), così come è salvo il diritto dell'opposizione di avere ancora una volta un Berlusconi da sbandierare per ottenere i voti di chi in una situazione normale, in un paese normale non voterebbe questa opposizione manco per il cazzo. Per quanto mi riguarda mi chiamo fuori – checché ne dica Napolitano, che ultimamente parla addirittura di italiani uniti dalla Costituzione (come se gli italiani sapessero che in Italia c'è una Costituzione). Visto che il ripescaggio di liste che andavano escluse è valso solo per Roma e provincia e soprattutto non è stato applicato alla Lista Bonino-Pannella, il mio voto è dentro al frigo. Devo solo scegliere se mettere nella scheda una fetta di prosciutto o una fetta di mortadella, ma credo che opterò per la mortadella che costa meno e sporca di più perché è più unta. E mentre porrò il prestigioso salume nella scheda e ripiegherò il tutto penserò alla faccia di Roberto Formigoni, uno che in un mondo più giusto sarebbe in Iraq a dirigere il traffico, e riderò tantissimo alla faccia di una classe dirigente che vede il momento del voto popolare solamente come momento di autocelebrazione nonché come una scusa per giustificare il proprio enorme potere.