27 gennaio 2012

MICHEL, MAI BÉL (cit.)


Un personaggio che risponde al buffo nome di Michel Martone ha detto che chi si laurea dopo i ventotto anni è uno sfigato. Basterebbe anche solo ricordare che è figlio di un noto frequentatore del giro di Cesare Previti per passare immediatamente a parlare d'altro, ma andiamo avanti perché dopo questa sua affermazione si è scatenata la bufera e lui ha fatto una debole retromarcia salvo poi aprire un account Twitter per spiegarsi/giustificarsi (ha pubblicato due soli tweets e non si è capito nulla, mi chiami se ha bisogno di un discreto ghost writer), facendo pure la figura del peracottaro (come si suol dire in Val Brembana) che non conosce tempi e modi della rete (neanche io se per questo, ma almeno non occupo posizioni di prestigio come invece fa Martone e sono scusato). Un grande.

Fino a qualche giorno fa non sapevo nemmeno chi fosse, 'sto Martone - ed invece ho scoperto che è tipo sottosegretario al Welfare ed un po' mi sono sentito felice. Somiglia in maniera terribile ad un ex concorrente del Grande Fratello del quale in questo momento non ricordo il nome (non vado a cercare in rete perché non ne ho voglia e perché probabilmente è solo un falso ricordo frutto di un mix tra personaggi delle diverse edizioni della trasmissione. Magari sembra solo Gianluigi Paragone) – in sovrappiù per postura, portamento ed acconciatura ricorda pure Lapo Elkann, ma questo è un dettaglio secondario che nulla aggiunge e nulla toglie al flusso del discorso – e quando lo guardi in faccia esclami subito “culattone raccomandato!” nel senso sgarbiano del termine (ovviamente è un complimento, visto che il mio faro culturale Vittorio Sgarbi ha coniato questa definizione per il Trio Medusa, mica per Lapo Elkann o per un concorrente del Grande Fratello a caso). Nascono a questo punto una serie di domande spontanee:

  • dove ha conseguito la laurea il buon Martone?

  • a che età si è laureato?

  • ha mai lavorato un giorno in vita sua? Dico, ha mai svolto un lavoro faticoso e stressante con contratto a termine?

  • ha mai lavorato durante il periodo degli studi?

  • ha mai visto un suo curriculum vitae non venir preso in considerazione dall'azienda per la quale si era autocandidato?

  • si chiama Michel in onore di Michel Platini?

domande alle quali forse un giorno Marco Travaglio troverà risposta (magari dicendo che per tutte e sei la risposta è “Cesare Previti”) o forse no, lasciandoci ancora una volta nel dubbio. Beato chi si fa poche domande perché avrà tutte le risposte.

Resta il fatto che probabilmente Martone avrà anche sbagliato a generalizzare e/o ad usare termini quantomeno impropri, però un po' di ragione ce l'ha - magari riferendo il suo discorso a quei culattoni raccomandati che si laureano fuori corso massimo perché hanno il papi con la grana e non hanno voglia di fare un cazzo ma appena laureati trovano subito posto in una grossa azienda (segue vertiginosa ascesa ai vertici della stessa), diventando i più grossi bastardi con i colleghi (in seguito sottoposti) e, più in generale, con il mondo intero. Ecco, in quel senso il discorso di Michel Martone non è sbagliato. Dubito comunque che si riferisse a quella determinata tipologia di persone quando ha pronunciato la frase incriminata.

2 commenti:

Minkia Mouse ha detto...

ma... l'ho scritto nel mio blog e te lo riassumo qui: se ti laurei tardi entri tardi nel mondo del lavoro. E' una cosa vera se la dico io, te, topolino o martone.

Questo significa che ti becchi la concorrenza dei tuoi coetanei che si sono già laureati e quelli che si sono laureati con te ma che sono più giovani; quindi con molte più opportunità rispetto a te.

In più, se il tuo capo deve essere figlio del papi, ancor meglio uscire il più preparato e determinato possibile dell'università, in modo tale da avere più strumenti per contrastarlo, anche se, per contrastare un figlio di papi ci voglio no skills che non impari all'università.

accento svedese ha detto...

Ha sbagliato solo a non fare distinzioni tra chi se la prende volontariamente comoda e chi per fattori indipendenti dalla sua volontà è costretto a laurearsi tardi, ed ha sbagliato a non considerare il fatto che (a quanto pare) per arrivare fin lì qualche raccomandazione ce l'ha avuta.