26 luglio 2010

WARUM?



Quello che è accaduto alla Love Parade di Duisburg è una terribile tragedia che lascia senza parole. Di fronte ad eventi del genere tutto passa in secondo piano, e l'unica cosa su cui bisogna riflettere è che diciannove persone sono morte per seguire le proprie passioni, i propri sogni, il proprio desiderio di libertà. Tutto il resto non conta.

Non sta di certo a me dire se le autorità tedesche hanno gestito bene la sicurezza dell'evento oppure se hanno sbagliato tutto mandando la folla al macello, se è stata una tragica fatalità oppure se ci sono gravi responsabilità da parte degli organizzatori della manifestazione. Purtroppo ora scatteranno i titoli dei giornali, le denunce da parte di sedicenti esperti, le chiacchiere al vento, le parole inutili, le cazzate sparate a caso tanto per far credere al popolino che i rave party sono pericolosi e la musica techno è il male assoluto. Parole, parole, parole, e la situazione a breve diventerà insopportabile.

Tanto per dire, Guido Bertolaso è improvvisamente riemerso dal loculo nel quale è confinato dopo le sue ultime disavventure ed ha detto (copiaincollo parola per parola la sua arguta riflessione, quando l'ho letta ho rigettato la cena per la rabbia) che quanto è accaduto a Duisburg è "un caso da manuale di tutto quello che non si deve fare per organizzare un raduno del genere. In Italia non sarebbe mai potuto accadere, anche grazie all'esperienza che abbiamo maturato nell'organizzazione dei Grandi Eventi", ma forse pensava che la Love Parade fosse una di quelle sedute con massaggiatrici brasiliane di cui lui stesso ha per lungo tempo usufruito a spese del contribuente e dunque bisogna aver pietà (o, ancor meglio, schifo) di lui. Ed il Corriere della Sera non è stato da meno, con un pezzo di pura pornografia intellettuale che va a scandagliare nella vita della povera Giulia Minola (la ragazza bresciana morta a Duisburg) arrivando addirittura ad elencare nel dettaglio le pagine Facebook a cui era iscritta e i gruppi musicali che ascoltava. Certi giornalisti non conoscono proprio il significato della parola vergogna, soprattutto quando si trovano a scrivere di argomenti di cui non sanno una mazza. Quella povera ragazza andrebbe trattata con più delicatezza e più rispetto.

Fermiamoci qui e riflettiamo, che non è giusto morire così. E non è nemmeno giusto morire per dare ai soliti avvoltoi una scusa per sparare sentenze.

7 commenti:

manq ha detto...

Quoto parola per parola.

Anonimo ha detto...

Come al solito hai detto cose molto intelligenti. Bravo.

Marco (Cannibal Kid) ha detto...

come al solito sia bertolaso che molti giornalisti hanno perso un'altra buona occasione per stare zitti

accento svedese ha detto...

Ho sentito troppe parole al vento. Troppi pezzi giornalistici che prendono dalla pagina facebook della ragazza di Brescia per sproloquiare. Troppi fantomatici esperti di organizzazione eventi. A questo punto temo il giro di vite su festival e concerti in Italia. Ho questa sensazione, ma è meglio farsela passare.

manq ha detto...

Beh, a milano i concerti sono all'orario dell'aperitivo, hanno volumi irrisori, si tengono in locali microscopici dove vengono fatte entrare la metà delle persone che ci starebbero e vengono reclamizzati quanto il PD sul TG1 .
Che altro possono fare? :P

Anonimo ha detto...

bel pezzo, mi piace soprattutto la "pornografia intellettuale". Se credessi al karma e mi convincessi di meritarmi questi giornalisti, nella mia vita precedente dovrei essere come minimo stato un medico nazista. O un commercialista.
Saluti

accento svedese ha detto...

E che il giornalismo in Italia cavalca troppo le onde, e di solito si cavalcano le onde quando non si sa cosa scrivere. A Milano come in tutta Italia.
Toccheranno i concerti e i Festival, come quando ci son stati morti negli stadi hanno toccato le partite di calcio. Salvo poi passare ad un'altra emergenza e dimenticarsi delle partite.
Pornografia intellettuale è proprio quello.