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28 giugno 2011

LA SODDISFAZIONE SESSUALE SECONDO VASCO ROSSI



Ci pensavo giusto qualche giorno guardando video di/su Vasco Rossi e leggendo articoli in rete a riguardo: ma chi glielo fa fare al buon vecchio Vasco di continuare ad andare avanti così, oltre la soglia del ridicolo? Non sarebbe meglio la pensione? E se sì, gliela devo pagare (anche) io la pensione con le trattenute Inps della mia busta paga o posso rinunciare?

D'accordo, Vasco Rossi riempie ancora gli stadi, ma se per questo gli stadi li riempie pure Gigi D'Alessio e dunque non sempre riempire gli stadi è indice di buona qualità. D'accordo, Vasco Rossi vende dischi, ma se per questo i dischi li vende pure Gigi D'Alessio e dunque non sempre vendere dischi è indice di buona qualità (ho provato ad ascoltare l'ultimo, pagliaccesco Vivere o niente ed ho iniziato a chiedermi perché qualcuno si ostina a definire poeta il rocker modenese). D'accordo, Vasco ha molti fan (mi chiedo da sempre il perché di questo fanatismo popolare verso la sua figura e non riesco mai a darmi risposta - qui si potrebbe anche far partire un pippone su questo aspetto, ma non lo faccio partire perché altrimenti mi annoio), ma se per questo anche Gigi D'Alessio ha molti fan e dunque non sempre avere molti fan è indice di buona qualità. D'accordo, Vasco ha fatto belle cose in passato ed è stato una figura molto importante nel panorama musicale italiano, però è ora di dire basta e passare la mano perché quando è troppo è troppo. Sarebbe più dignitoso (nonché rispettoso verso quei fan che ci credono veramente e non si rendono conto del declino artistico del proprio idolo), sarebbe più salutare (per lui, per noi, per tutti), sarebbe più equo e solidale (non c'entrava un cazzo, ma era bello concludere la frase così).

Anzi no. Speriamo che Vasco continui all'infinito e che ci faccia ridere ancora con i video che pubblica su YouTube, con le sue canzoni, con i commenti dei suoi fan ai agli articoli in rete che parlano di lui, con il suo inconsapevole declino, con il suo incazzarsi perché Morgan ha detto che Vasco è morto artisticamente a ventisette anni. Speriamo che Berlusconi trovi veramente il modo per far vivere le persone fino a centoventi anni, così ci cucchiamo altri sessant'anni di Vasco e sono altri sessant'anni di risate assicurate (ed ovviamente sessant'anni di goduria per chi Vasco Rossi lo ama veramente).

No, Vasco. Non farlo.

10 marzo 2011

UN'ARMA POTENZIALMENTE LETALE: un libro di Christian Zingales su Franco Battiato

Una volta ero in vacanza al mare con i miei amici (una di quelle vacanze medio-adolescenziali fatte di appartamenti gremiti di gente che non c’entra nulla con chi ha originariamente sottoscritto il contratto d’affitto, imprese eccezionali, notti interminabili, biciclette rubate, vandalismi rimasti impuniti, pranzi e cene saltati per risparmiare et altre belle cose frutto di un certo sprezzo del pericolo) ed uno di loro è entrato in un emporio per comprare cartoline e francobolli ma alla fine ha rubato un libro sugli Oasis ed è uscito di corsa. Non so perché lo abbia fatto, ma è andata a finire che leggendo quelle epiche pagine si è esaltato, si appassionato alle vicende di un gruppo che prima non conosceva, ha deciso di provare ad ascoltarlo, ha avuto buone vibrazioni ed è diventato grande fan (il fatto che poi nel corso del tempo il destino lo abbia portato a diventare direttore artistico di locali notturni di prestigio che non c’entrano nulla con la band inglese è un particolare secondario).

Ecco, io con Franco Battiato voglio fare così. Sono ignorante perché lo conosco solo superficialmente (diciamo che conosco solo “La voce del padrone” ed i dischi d’esordio in cui faceva roba drogatissima senza però drogarsi, il resto non lo conosco perché il personaggio Battiato mi ha sempre un tantino spaventato) ma voglio diventare suo fan, voglio conoscere tutto di lui, voglio imparare a vedere il mondo dal suo punto di vista, e tutto perché ho letto “Battiato On The Beach”, opera di Christian Zingales a lui dedicata (sia chiaro, non l’ho rubata ma pagata – anche se poco in confronto al suo reale valore artistico) e sono rimasto folgorato.

Oddio, folgorato è una parola grossa (meglio dire che ne sono stato assorbito totalmente), però quelle pagine sono realmente avvincenti perché fanno una cosa molto semplice eppure a modo suo geniale: mettono al centro di tutto l’uomo e le sue emozioni. Troppo facile descrivere pedissequamente la discografia di un artista o le sue opere salienti. Ci riescono tutti. Meglio partire da un episodio come vedere per la prima volta l’artista in questione, raccontare il turbinio di emozioni e sensazioni che il personaggio riesce a scatenare e poi andare avanti ed indietro nella sua discografia, nella sua vita, nella sua arte.

In poche parole, “Battiato On The Beach” sembra quasi una sorta di autobiografia di Zingales, un’opera in cui l’autore descrive con dovizia di particolari il suo incontro/scontro con la musica di Battiato e la sua frequentazione con essa, e di pari passo traccia un ritratto dell’uomo Battiato e della sua evoluzione umana ed artistica, avendo cura di non tralasciare nessun aspetto riguardante le emozioni, le asperità, le debolezze, i vizi, le virtù e soprattutto preoccupandosi di contestualizzare il tutto. Una scrittura molto personale (talvolta ai limiti del flusso di coscienza, ma tanto per dire il tentativo riuscito di parallelo/confronto tra le figure di Battiato e Berlusconi è roba da standing ovation) che solletica la curiosità e, se sei un neofita e/o se sei spaventato dalla gente come Battiato (o come Zingales), ti spinge a cambiare idea, a voler approfondire, a voler iniziare a padroneggiare la materia, a voler far sfoggio della tua cultura con il resto dell’umanità o semplicemente con la tua cerchia di amici. Non una cosa da poco dunque, soprattutto in tempi di emozioni usa e getta come sono quelli che stiamo vivendo attualmente.

(Indie For Bunnies)



29 giugno 2010

SCENARI DA UN PAESE DEVASTATO #6: in morte di Pietro Taricone



È morto Pietro Taricone, eroe di tanti italiani che lo vedevano come uno che ce l'aveva fatta a combinare qualcosa di buono nella vita partendo dalla profonda provincia italica. Dispiace davvero tantissimo per lui perché era un tipo in gamba che si era nel tempo rivelato un artista di talento (ed oltretutto era uno dei pochi personaggi davvero meritevoli di successo usciti da quel carrozzone mediatico che risponde al nome di Grande Fratello), però vedendo la gente affranta che dice di sentirsi quasi come se avesse perso un caro amico, le ragazze che camminano per strada leggendo Metro e Leggo et altri free press che parlano della sua tragedia, le televisioni di regime che recuperano in corsa programmi d'archivio per rendere omaggio al guerriero casertano non posso fare a meno di chiedermi:

quanti di quelli che lo piangono disperati sanno che purtroppo ci sono anche tanti operai che muoiono sul lavoro - e più nello specifico tanti manovali che volano dalle impalcature e si sfracellano al suolo, magari mentre stavano lavorando in nero senza la benché minima condizione di sicurezza, solo per portare a casa il pane con cui sfamarsi e sopravvivere un giorno in più?

Ovviamente non riesco a darmi risposta, ma intanto continuo a pensare (e faccio male, perché a furia di pensare si impazzisce).

La colpa degli incidenti sul lavoro, sia chiaro, non è del povero Pietro Taricone. E nemmeno dei paracaduti che si aprono tardivamente o delle folate di vento che fanno terminare un lancio in tragedia. La colpa è (anche, o soprattutto) di chi chiude gli occhi fingendo che il problema non esista, preferendo narcotizzarsi di fronte allo schermo di un televisore ultimo modello (meglio se sintonizzato su un qualunque programma supertrash) che sembra essere la soluzione a tutti problemi della vita.

Resta il fatto che è morto Taricone, ed ancora non ci si crede.

18 maggio 2010

L'ITALIA È UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SULLE IMPRESE DI COSTRUZIONE EDILIZZIA (con due zeta, che fa più italiano medio)



Un paio di giorni fa mentre ero al bar a prendere un caffè è entrato un tizio in tenuta da tronista (con tanto di carnagione lampadatissima, orecchini con brillante delle dimensioni di un chicco d'uva e tatuaggio al collo di inenarrabile bruttezza). Blaterava di tutto e di nulla, ma soprattutto ha utilizzato prima il termine “danimarco” e poi “danimarchese” per indicare la lingua danese. Ed allora ho capito che dovevo prendere armi e bagagli e partire per andare a vedere Draquila – L'Italia che trema, il nuovo docu-film di Sabina Guzzanti.

E com'è stato? Bello ed interessante (sempre che si possano usare due termini del genere per un film del genere). Sabina Guzzanti è riuscita perfino a starmi simpatica perché ha messo da parte il suo ego ed ha lasciato parlare le persone, ha fatto un buon lavoro d'indagine (credo che abbia rischiato la vita per fare le interviste all'interno delle tendopoli dove stavano gli sfollati della città abruzzese). Vengono presentati fatti e non teoremi, c'è meno antiberlusconismo a prescindere di quanto si possa immaginare ma soprattutto non vengono tirate conclusioni affrettate, viene solo spiegato allo spettatore che c'è gente che col terremoto ci ha fatto i soldi e gente che col terremoto ha risollevato i sondaggi e gli indici di gradimento. Durante il film mi sono addormentato solo un paio di volte, e mi sono perso il finale perché ero crollato definitivamente. Mi ha svegliato due giorni dopo il direttore artistico del cinema nel quale sono andato a vedere Draquila, il finale ha dovuto raccontarmelo lui ed è stato devastante. Devo ancora riprendermi. E stop.

Ciò che è accaduto a L'Aquila (e più in generale in Italia negli ultimi anni), sta venendo fuori a poco a poco: un quadro talmente merdoso&devastante che a pensarci bene si può affermare con certezza che il governo Berlusconi cadrà il giorno venerdì 25 giugno 2010 (per la precisione, giorno dell'anniversario della morte di Maicol Gecson – o Michael Jackson per gli anglofili) e diversi suoi esponenti di spicco dovranno fuggire nottetempo per evitare l'ira della popolazione. Cazzi loro, e cazzi di chi non sa che gli abitanti della Danimarca si chiamano danesi e non danimarchesi o danimarchi.

23 ottobre 2009

CHI VUOL CHIUDERE BLOG E PAGINE FACEBOOK È SOLO UN REAZIONARIO CHE NON HA IL SENSO DELL'IRONIA


"Metodi per divertirsi con Carlo Pastore #135:

Recarsi nella più vicina fabbrica in rivolta (ce ne sono a iosa). Condurlo sul tetto tra i metalmeccanici furibondi.
Indicare Carlo Pastore dicendo a tutti:
- Ecco, lui è il responsabile unico della "ristrutturazione" del personale, appena arrivato da Ginevra.
Aspettare per vedere l’effetto che fa."

Tutti a protestare, a stracciarsi le vesti, ad indignarsi, a minacciare chiusure per il gruppo Facebook Uccidiamo Berlusconi e nessuno che interviene contro Divertirsi con Carlo Pastore, un blog che più un blog è un manifesto programmatico? Robe da pazzi.

Blog dell'anno.