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03 agosto 2010

Il disco più brutto dell'anno (almeno fino al prossimo dei Klaxons che uscirà a breve): KELE - THE BOXER

Stroncare o no “The Boxer”, il disco dell’esordio da solista di Kele Okereke dei Bloc Party (o ex dei Bloc Party. Non è dato sapersi se il gruppo sia o no ancora attualmente in vita, ma la questione di cui stiamo discutendo ora non è questa. La questione è il disco d’esordio, il resto non conta)? This is the problem.

La stampa specializzata ultimamente a riguardo ci ha raccontato di tutto. Kele che vuol crescere. Vuole rinnovarsi, rinnovare la sua musica, rinnovare la sua Arte. Ha in testa dei progetti. Ha in testa un’idea meravigliosa. Sta facendo kick boxing. Sta sviluppando muscolatura. È tirato a lucido. Dichiara di essere omosessuale. Diventa un esempio. Apre un blog, anzi un fotolog. Fa tante foto, suda, sta lavorando al disco, ci crede ed è sicuro che verrà fuori una bella storia. Beato lui.
Le buone intenzioni c’erano tutte, è che Kele si prende un tantino troppo sul serio e la sua musica ne risente parecchio. È convinto di avere tante cose da dire ed è convinto di avere i mezzi per farlo da solo senza i suoi (vecchi) compagni di viaggio, però poi cade sul più bello sputando fuori un disco nato già vecchio perché non è basato su un’idea propria, un disco che prende scarti dei Bloc Party peggiori (per intenderci, quelli di “Intimacy”) e li appiccica a basi elettroniche scontate e francamente imbarazzanti.

Ed allora ecco che lo inserisci nell’apposita fessura ed il lettore cd spara fuori la fidget di “Walk Tall”, la drum ‘n bass fuori tempo massimo di “On The Lam”, la trance alla camomilla del singolo “Tenderoni”, i TV On The Radio copiati utilizzando un foglio di carta carbone di dubbia qualità di “The Other Side”, la “Idioteque” virata in chiave puramente democristiana di “Everything You Wanted”. Poi Kele vuol fare la parte di quello colto&profondo e si gioca il carico da novanta: gli archi pizzicati e il controcanto di voce femminile di “The New Rules”, ma a quel punto il lettore cd è stato già spento ed il cd è stato lasciato a prendere polvere perché lo strazio si era fatto insopportabile. L’unico sussulto di un disco da coma profondo è “Unholy Thoughts”, ma è un sussulto che dura troppo poco e soprattutto SONO i Bloc Party, chitarra-basso-batteria compresi. Il resto dell’opera è un mattone difficile da digerire, talmente difficile che non vale nemmeno la pena menzionarlo in questa sede.

Troppo poco per un disco che si proponeva come una svolta nettissima nella carriera del buon Kele, troppo poco per un personaggio che ci è stato contrabbandato come un nuovo Thom Yorke o (addirittura) un nuovo Bono Vox. Dispiace stroncarlo perché in fondo è un bravo e simpatico ragazzo, ma dischi noiosi e prevedibili come questo non meritano pietà alcuna.
Peccato, ci avevamo creduto. Ma per fortuna ci siamo accorti in fretta della sòla.

(Indie For Bunnies)

27 luglio 2010

AGOSTO È IL MESE PIÙ FREDDO DELL'ANNO, SETTEMBRE NO PERCHÈ RICOMINCIA IL CAMPIONATO E NEI NEGOZI ARRIVA LA NUOVA COLLEZIONE AUTUNNO-INVERNO

Nonostante una spettacolare irruzione della polizia in casa mia nel cuore della notte precedente al concerto (la perquisizione comunque non è andata a buon fine. I tutori della legge cercavano droga ma non han trovato nulla perché si trattava solo di omonimia con un soggetto che acquista marijuana in rete. Io non compro droghe, e comunque se le comprassi preferirei foraggiare le organizzazioni criminali come mafia e camorra in luogo di un volgare acquisto da uno sconosciuto tramite web. Io rispetto sempre le leggi dello Stato, anche se adesso lo Stato mi ha denunciato perché omonimo di un qualcuno che acquistava tramite web. Ci vediamo a Forum, il processo si terrà lì) e nonostante un bolsissimo cd di Bob Marley mandato in loop per circa un'ora e mezza prima del concerto (grazie a quella terribile musica in loop ho finalmente capito come doveva sentirsi Alex Drugo mentre veniva sottoposto alla famigerata cura Ludovico) il concerto dei Kings Of Convenience si è rivelato un'esperienza mistica.

Eran sei anni che li aspettavo – li vidi in un teatro che poi è divenuto pizzeria ma ora è tornato ad essere teatro, una cosa complicata per una location ideale - e non mi hanno deluso. Hanno suonato tutto ciò che volevo, non c'è stata una nota fuori posto e con chitarra e voce sono riusciti ad essere coinvolgenti, commoventi e pure divertenti. Erlend Øye è un animale da palcoscenico e fa ridere anche solo per come è solito vestirsi, Eirik Glambek Bøe sembra quasi che non ci sia però se ci pensi bene ti rendi conto che è la vera anima del progetto. La gente non ha rotto troppo le palle col le macchine digitali perché per la prima mezz'ora era vietato fare foto (pena uno sguardo allucinato da parte dell'annoiatissimo omino della security, uno sguardo che avrebbe rovinato qualsiasi foto) e ne è venuta fuori un'esibizione di quelle che te le ricorderai per parecchio tempo e le racconterai in giro con orgoglio.

E ora che Ferrara Sotto Le Stelle è finita non ci rimane più nulla. Se ci fosse almeno il Festivalbar come ai bei tempi che furono potremmo dire che è ancora estate, ma così non c'è più nulla da fare, è ormai autunno ed è tempo di tornare a scuola. E nemmeno pensare che praticamente nessuno si è reso conto che Lady Gaga con la sua nuova megahit Alejandro ha plagiato di brutto gli Ace Of Base di Don't Turn Around ci può consolare. Lady Gaga non ha inventato nulla ma quello che propone è bello (con video del genere, poi), gli Ace Of Base sono la più grande band svedese di sempre e quello dei Kings Of Convenience è stato un signor concerto degno di un signor festival. Fine delle trasmissioni.

01 luglio 2010

WHAT'S THE FREQUENCY, BRANCHER?

La solita sinistra che se non la smette di affidarsi a personaggi che non sono mai stati giovani - come ad esempio Enrico Letta o Andrea Orlando - non vincerà mai più le elezioni è in fibrillazione. Succede infatti che qualche giorno fa è stato nominato ministro tale Aldo Brancher e gli è stato confezionato un ministero ad hoc solo per salvarlo da un processo mediante l'arguto espediente tecnico-tattico del legittimo impedimento (Fernet Brancher ha affermato che non può partecipare all'udienza perché deve organizzare il ministero che ha appena iniziato a presiedere, ed è pure riuscito a restare serio mentre lo diceva). Nulla di radicalmente diverso da ciò a cui ci ha in questi anni abituato Silvan Berlusconi, però questa volta nessuno se ne è accorto perché c'era l'Italia che giocava ai mondiali. Tutto sotto controllo dunque, ma non appena la nostra gloriosa nazionale è stata eliminata dalla competizione è successo un disastro, e nulla è stato più come prima: il Partito Democratico, quel fascista di Di Pietro e quel democristiano fallito di Casini sono arrivati a chiedere le dimissioni del povero Brancher, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è addirittura arrivato a dire che non può esistere legittimo impedimento perché non si sa quale dicastero presieda Brancher ma soprattutto il suo è un ministero senza portafoglio e dunque non c'è un bel cazzo da organizzare. Brancher deve andare a processo e non si sa come andrà a finire. Una vicenda parecchio triste.

Quello che i giornali non dicono è che Brancher si è sacrificato per me. Ha opposto il legittimo impedimento non perché doveva organizzare il ministero come ha dichiarato, ma perché doveva rimanere in ufficio a scaricarmi alcuni dischi nuovi e non aveva tempo di andare in tribunale. Me li ha scaricati, me li ha fatti avere, si è preso gli insulti dei militanti leghisti, medita di dimettersi ed alla fine lo farà: cazzi suoi, io intanto ho quattro fichissimi dischi nuovi da ascoltare, alla faccia dei militanti leghisti che ascoltano solo musica celtica ingozzandosi di polenta e uccelli (non nel senso di peni maschili, ma nel senso di osei, ossia piccoli volatili cacciati di frodo e cucinati secondo l'antica tradizione veneta). Lo ringrazio, però è grande ed ora deve imparare a cavarsela da solo.

Konono N.1 – Assume Crash Positions: prendi una vuvuzela, sfasciala perché ha un suono troppo fastidioso. prendi un gruppo di musicisti del Congo, falli suonare musica a caso con strumenti tipici della loro terra natia ed otterrai un disco come questo, una roba psichedelicissima che dopo due minuti ti manda in trance e a volte riesce perfino a suonare come musica pop. Piacciono anche ai fricchettoni con pantaloni a righe, cane al guinzaglio, capelli a carciofo (o, peggio, a spinacio), zaino dell'Invicta e Birkenstock taroccati ai piedi, ma questo è un dettaglio che nulla toglie allo splendore dell'opera in questione.

Mahjongg – The Long Shadow Of The Paper Tiger: un disco della madonna. Hanno deciso di crescere e di far ballare la gente, hanno indovinato la droga giusta ma soprattutto han capito che coi synth ci puoi ricamare splendide melodie oltre che fare rumore associato a tamburi africani. Come se i !!! avessero come punto di riferimento l'Africa di Fela Kuti e Jay Jay Okocha in luogo degli esperimenti dance dei loro numi tutelari Arthur Russell e Russell Russell, più lo ascolti e più ci entri dentro per non uscirne mai più. Non piacerà ai fricchettoni di cui sopra, visto che a loro fanno schifo i sintetizzatori perché li considerano degli strumenti troppo poco altermondisti (praticamente lo stesso, assurdo preconcetto di Burzum che ad un certo punto ha smesso di usare la chitarra perché la considerava uno strumento da negro ed ha iniziato a fare musica medioevale, visto però con un'ottica leggermente più buonista e vendoliana). E non necessariamente deve essere visto come una cosa negativa.

M.I.A. - /\/\/\Y/\: qui Aldo Brancher ha fatto un capolavoro. È riuscito a procurarmi un disco molto atteso che deve ancora uscire (ed uscirà tra un paio di mesi) e ci è riuscito accedendo clandestinamente al pc dell'artista anglo-cingalese. Si sente molto male in quanto i mezzi del suo ministero sono molto limitati (è pur sempre un ministro senza portafoglio) però intanto si può intuire che a questo giro M.I.A. farà il botto. Certe melodie ti si appiccicano in testa e non ne escono più, nemmeno se ad un certo punto devi smettere di ascoltare perché il fruscio di fondo dell'mp3 clandestino diventa insopportabile. Se Lady Gaga facesse un disco del genere il mondo sarebbe un posto migliore (con tutto il rispetto per Lady Gaga, s'intende).

Walter Gibbons – Jungle Music: questa raccolta è qualcosa che va oltre l'umana capacità di comprendere a fondo cosa si nasconde dietro il concetto mentale di capolavoro. C'è tutto per essere felici e piangere a dirotto, per ridere e per sognare, dire fare baciare lettera e testamento. Walter Gibbons è la disco music, Walter Gibbons è tra i più credibili progenitori della house music, Walter Gibbons è tra coloro che hanno definito il concetto di remix così come lo conosciamo adesso, Walter Gibbons è uno che si è fatto talmente tanto che ad un certo punto si è stancato di collassare in consolle ed si è trasformato in una specie di integralista cattolico che faceva ancora cose pazzesche con mixer ed effetti ma che bandiva dai suoi set la musica trattante tematiche da lui considerate impure. Io lo preferisco ai tempi in cui sveniva ed il disco che stava suonando continuava a suonare all'infinito, ma è un eroe e come tale va rispettato (anche perché attualmente è morto e i morti vanno rispettati a prescindere) e riverito.

Grazie Brancher, e ora vattene – che io pago le tasse e non voglio pagarti lo stipendio da ministro anche se mi hai scaricato i dischi che volevo.

(Bastonate)