Intimacy dei Bloc Party è un disco macchietta. Uno di quei dischi che lo infili nel lettore e ti aspetti che da un momento all'altro venga fuori Gabriele La Porta a spiegarti che è tutto uno scherzo, che quella musica che senti in realtà è lui che si sta prendendo gioco di te e non aspetta altro che tu te la prenda a male per sputtanarti in giro, magari in diretta tv su uno dei suoi fantastici programmi notturni in onda ad orari random sulle reti Rai. E tutto questo perché- Gabriele La Porta a quanto pare è raccomandatissimo da Fausto Bertinotti e, quando il suo partito esisteva ancora, era in Rai in quota Rifondazione Comunista;
- Fausto Bertinotti è una macchietta da discoteca (cit.);
- i Bloc Party di Intimacy sono macchiette che suonano pseudo-musica da discoteca
e dunque il fatto che Gabriele La Porta possa interessarsi ai Bloc Party per farti uno scherzo non dovrebbe stupire nessuno, tantomeno chi ha il coraggio di gradire il loro ultimo album. Infatti, Intimacy un disco talmente sopraffino che tanto vale organizzare serate a tema con gli amici per sbertucciarlo a dovere mentre si cena insieme e si ride alle spalle di questo ex-gruppo promettente già finito al terzo album. Nemmeno se si fossero impegnati allo spasimo sarebbero riusciti a fare peggio di così, ed ora per loro c'è solo il dimenticatoio.
No, non può essere vero. Non possono essere usciti con un disco del genere. Non un'idea, non un guizzo. Anzi, un'idea che guizza lungo tutto il percorso del disco come fosse un pesce fuor d'acqua, uno di quelli moribondi perché come è noto un pesce fuori dall'acqua non vive molto a lungo. E dunque idee parecchio stantie come le batterie alla Chemical Brothers epoca Setting Sun di Ares, il cantato di Kele Okereke mai così mieloso e democristiano, le chitarre che non pungono, il basso che non si sente più. Più lo ascolti e più ti vien da ridere per quanto si prendono sul serio questi quattro ragazzi, per quanta poca passione siano in grado di comunicare a chi sta comodamente seduto in auto o sul divano di casa e prova a trovare anche un solo motivo per salvare un disco come il loro Intimacy.
Non ne hanno più voglia, vogliono solo spendere i quattrini meritatamente guadagnati e non fare altro. Quando il loro manager li ha chiamati per ricordare che DOVEVANO uscire con un disco nuovo come da contratto si sono trascinati malvolentieri in studio, hanno buttato giù un paio di cose a casaccio, hanno smanettato con Pro-Tools ed hanno provato a raffazzonare qualcosa che si potesse essere chiamato “disco nuovo”, ma la ciambella non è riuscita col buco ed ora ne pagano ampiamente le conseguenze.
Doveva essere l'album allo stesso tempo più dance, scuro e riflessivo dei Bloc Party, è forse il disco più brutto di tutti i tempi. Avrei dovuto evitare di rischiare grosso andandolo a recuperare nei bagni della stazione Autogrill Castelbentivoglio Ovest dove lo avevo lasciato. Avrei dovuto lasciarlo lì al freddo e al gelo, avrei risparmiato ai Bloc Party un'umiliazione.
Mi chiedo solo come faranno i Bloc Party a suonare i brani di Intimacy dal vivo e soprattutto se riusciranno a rimanere seri mentre lo fanno. L'ideale sarebbe che si presentassero sul palco vestiti da clown, ma mi sa tanto che non abbiano il coraggio per compiere un gesto del genere