Io non ce l'ho con Milano. Io ce l'ho con quei culattoni raccomandati che credono di essere artisti, videomakers, poeti, scrittori, grafici, web designers, musicisti, esperti di moda o liberi pensatori e vanno a Milano a non fare un cazzo tutto il giorno campando con i soldi di papà e mammà. È Milano ma potrebbe essere anche Bologna. O Roma. O Napoli. O Torino. Solo che van tutti a Milano ed io non so perché. O forse lo so ma non lo voglio ammettere a me stesso.
Io non ce l'ho con Chiara Ferragni ai Trl Music Awards che sdogana il nero accostato al blu, colleziona figure da cerebrolesa e poi premia i dARI come gruppo dal best look 2010. Io ce l'ho (in senso figurato) con ciò che rappresenta, con i soldi che le passano per stare a Milano e con gli esami che (probabilmente) non sostiene all'Università che (probabilmente) non frequenta, in nome di un futuro di super-esperta di moda tanto promettente quanto vacuo.
Io non ce l'ho con quell'oscuro redattore di Vice Magazine che sul numero di questo mese (o del mese scorso, o del prossimo - tanto i numeri di Vice sono tutti uguali ed intercambiabili) ha definito “musica davvero orribile” la musica dei fantastici Q And Not U. I gusti son gusti ed il nuovo progetto di uno dei loro membri potrà anche non essere il massimo della vita, però definire musica orribile i Q And Not U ed incensare roba assolutamente uguale solo perché ritenuta all'ultimo grido mi sembra francamente eccessivo. Oppure francamente da hipster, ed allora si spiega tutto ed è inutile parlare tanto non conta un cazzo. Basta solo dire “in nome di un futuro tanto promettente quanto vacuo” e non aggiungere nient'altro.
Si chiude il sipario. Tutti a casa, domani è un altro giorno e si vedrà. Comunque io rispetto Milano e rispetto la gente (soprattutto quella che si sbatte per portare avanti ciò che ama e nonostante tutto si mantiene da sé), sia chiaro.