18 aprile 2009
TENETEVI I COLDPLAY
In definitiva: i Doves esistono da un tot ed han fatto quattro dischi magnifici, ma nessuno ancora se li fila (tranne pochi intimi). E tutto questo perché una volta si chiamavano Sub Sub e facevano dance assai ganza, roba che in Italia non ha attecchito ma che nel Regno Unito fece furore. La dance viene purtroppo considerata musica di serie B ed ecco che i Doves, che più o meno nascono e crescono (anche) grazie a quell'humus, sono ingiustamente ghettizzati. Fine della storia.
Che poi i Doves siano esteticamente inguardabili e non possano nemmeno lontanamente sembrare delle popstar di massa è tutto un altro discorso.
1964: ALLARME A NEW YORK ARRIVANO I BEATLES
Il parrucchino del mago Silvan fa una innocente (ed impercettibile) battuta su Silvio Berlusconi a Domenica In ed in studio scatta il panico. Si vivono attimi di vera tensione ma la conduttrice Lorena Bianchetti con una provvidenziale marchetta sistema subito le cose.
Un capolavoro di sublime lecchinaggio, un'autoumiliazione degna del miglior Emilio Fede per una conduttrice che ha fatto la gavetta presentando programmi religiosi targati CEI ma che ora è arrivata e non vuole di certo rischiare di perdere il posto per colpa di Silvan.
Ridateci Craxi, la Dc ed il Pentapartito tutto. Almeno allora si poteva scherzare in tv (quasi) liberamente.
(via Anelli di Fumo)
16 aprile 2009
IL MANUALE DELLE GIOVANI MARMOTTE (ovvero, come recitare bene la parte del bravo blogger)
E basta deridere Morgan, che è uno dei pochi personaggi televisivi che dicono cose sensate ed intelligenti. Morgan ne sa, ha sempre nascosto tutto dietro ad una insopportabile boria pseudo-intellettuale che me lo rendeva indigesto, ma ora è cresciuto ed è diventato un provocatore di quelli che piacciono a me. Visto assieme alla Ventura, a Dj Francesco e alla Maionchi fa addirittura la figura del genio situazionista. Bene, bravo, bis.
E rimanendo in tema di bravo e di Bravo, inizia dunque per me la fase del bravo blogger, una fase estremamente autoreferenziale fatta di marchette, annunci di presenze ai più disparati concerti, ostentazione di ascolti di nicchia, ostentazione di letture di nicchia, finzione che diventa realtà, amici degli amici che diventano realtà, lingue felpate, miraggi. È tutto vero, e bisogna pure provare una punta d'invidia per il sottoscritto. Personalmente io mi invidio, e parecchio.
Ma andiamo subito al dunque. Concerti e musica di nicchia, libro e moschetto, fascista perfetto. L'ideale per l'estate ormai alle porte assieme al suo vento d'estate.
A fine maggio/inizio giugno, più o meno 30-31-1, una tre giorni di fuoco. Il 30 Matmos al Locomotiv, ed a quanto pare bisogna esserci anche se i bei tempi per i Matmos sono ormai andati. Il 31 maggio, invece tre concerti tre e c'è solo l'imbarazzo della scelta: Yo La Tengo alla Sala Estense a Ferrara per una gustosa anteprima di Ferrara Sotto le Stelle, The Pains Of Being Pure At Heart all'immarcescibile Hana-Bi di Marina di Ravenna ed Akron/Family al Locomotiv a Bologna. Affittasi ubiquità? No, uno e trino come vuole la tradizione religiosa italiana. L'imperativo diventa quindi essere a tutti e tre i concerti, o almeno annunciare di essere a tutti e tre i concerti così poi la gente ci crede sul serio e mi crede dotato di superpoteri. Il Primo giugno, invece, la tradizione religiosa italiana si inchina di fronte ai Sunn 0))) che suonano al Locomotiv (o a Cesenatico? Non si capisce se lo abbiano spostato o no, ma il concerto resta sempre un concerto da vedere) ed io che ho il dono dell'ubiquità sarò lì ma anche all'Hana-Bi a risentirmi gli Akron-Family. Succede anche nelle migliori famiglie.
Capitolo Ferrara Sotto Le Stelle, la Glasto italiana. L'evento rock definitivo dell'estate 2009 sarà sicuramente Tv On The Radio+Animal Collective il 21 luglio (roba da non crederci, roba da non dormire per l'emozione nelle notti del 18, 19 e 20 luglio, sicuramente l'evento più importante nella storia di Ferrara dopo il comizio elettorale di Giuliano Ferrara svoltosi all'Hotel Ferrara un anno fa), però ci saranno anche i Bloc Party il 15 luglio (per ridere insieme ancora una volta sulle note di quel capolavoro di comicità involontaria che risponde al nome di Intimacy) ed, andando a ritroso, Paolo Conte il 27 giugno (per far contento mio padre, suo grande fan) e gli Editors il 26 giugno (per toccare con mano un gruppo che suona come un clone degli Interpol ma almeno ha un'anima e non si limita ad eseguire il compitino senza metterci neanche un briciolo di cuore). Le informazioni al momento sono queste, se di sgamo me ne giungeranno altre le terrò per me e le divulgherò solo quando saranno di pubblico dominio.
Perché a rivelare troppo si corre il rischio di bruciarsi, ed ogni bravo blogger che si rispetti deve essere autoreferenziale ma non lasciar trapelare troppi particolari personali.
IL VENTENNIO
Presto il potere lo chiuderà perché fa pensare troppo, però intanto Blob compie vent'anni ed è doveroso fargli gli auguri. Milioni di ore di registrazione, migliaia di puntate, qualche scandalo, un’infinità di riflessioni e la dimostrazione che un piano isolato non ha nessun senso, ma lo prende da ciò che lo segue e lo precede. Lo studiano nelle università, si chiama effetto Kuleshov. Da noi, semplicemente, Blob.
Il sito de L'Unità (che, da non crederci, ospita addirittura un banner con quel fascistone di Pino Insegno) non permette di inserire nel blog il filmato della prima puntata di quell'aprile '89, ed allora io per ripicca scrivo un post copiaeincollando a caso brandelli di un articolo relativo a Blob apparso su tale sito e mi limito a postare il filmato della puntata del 14 aprile 2008, la sera in cui sono usciti i risultati delle ultime elezioni politiche – una delle puntate più geniali di sempre, satira sbattuta in faccia ad una classe politica arrogante e prepotente.
Buon compleanno.
15 aprile 2009
LA REPUBBLICA DELLE BANANE
Un paese dove l'opposizione ha paura di una vignetta è un paese ridicolo.
Un paese dove la politica controlla la tv pubblica è un paese ridicolo.
Un paese dove la politica censura una vignetta è un paese ridicolo.
Un paese dove si teme che la gente possa pensare grazie ad una vignetta è un paese ridicolo.
Solidarietà a Vauro, un genio ingiustamente bannato dalla Rai.
13 aprile 2009
RINUNCIARE ALLA ROBA, FASE 1: PREPARAZIONE. PER QUESTA COSA TI SERVE: UNA STANZA DA CUI NON PUOI USCIRE, MUSICA DISTENSIVA, ecc. ecc.
Mi sto ancora chiedendo il perché ed anche il percome, la Guardia di Finanza e Roberto Saviano sono già stati allertati per capire il motivo di questo strano fenomeno però intanto resta il fatto che il nuovo Horrors è un capolavoro, molto molto molto più bello del loro fantastico debut album Strange House. Già, Primary Colours non c'entra un cazzo con Strange House, sembra suonato da un altro gruppo che non sono i vecchi Horrors ma in ordine di apparizione: i Neu!, i My Bloody Valentine, i Jesus & Mary Chain, la gnugna, i Cure, i Joy Division, lo spirito-guida di Julian Cope, la fine del tunnel, il metadone, la ricaduta e si ricomincia da capo, dai Neu! e poi a seguire i My Bloody Valentine, i Jesus & Mary Chain, la gnugna, i Cure, i Joy Division, lo spirito-guida di Julian Cope, la fine del tunnel, il metadone, la ricaduta e, come nei films americani, l'overdose che solo incidentalmente coincide con la conclusiva (e krautissima) Sea Within a Sea.
Primary Colours è prodotto da Geoff Barrow dei Portishead (gente che di gnugna se ne intende), è roba che la metti nel lettore (sempre che non sia in formato mp3 – in tal caso la carichi nella pen drive e se hai l'autoradio con la porta Usb puoi girare il mondo ed essere sempre all'altezza della situazione) e difficilmente la togli.
Vien perfino voglia di sentirli dal vivo, qui ed ora.
THE MOST BEAUTIFUL BOY IN THE WORLD
È chiaro, come può avere anche solo una forma minima di autostima una persona che esteticamente perfetto morphing tra Walter Veltroni, Gianni De Michelis e Gigi Marzullo? Fino a qualche giorno fa non avevo mai visto Agrodolce in vita mia ma mi sa tanto che ne sia davvero valsa la pena, visto che scoprire che esiste un tale prodigio della natura è sempre una certa soddisfazione. Non credo che lo guarderò ancora, però sapere che il personaggio di Felice raggruppa in sé le caratteristiche esteriori di tre persone che hanno fatto grande l'Italia mi fa stare tranquillo.
10 aprile 2009
UN ALTRO NONGIO È POSSIBILE
Fenomeno da baraccone, direi. Jonathan Krohn è un fenomeno da baraccone di proporzioni bibliche, un ragazzino che non sa cosa vuol dire aver vissuto un'infanzia oserei dire quasi normale, un mostriciattolo che non ha preso abbastanza schiaffoni dai suoi coetanei.
Ragazzo prodigio che parla di politica, ha l'occhio spento e l'espressione forzatamente seria di chi ha passato troppe poche ore a giocare in giardino, preferendo magari stare in casa a leggere interminabili trattati sul conservatorismo oppure sordidi giornaletti pornografici trovati nell'armadietto dove venivano ben custoditi dal padre. Non si è mai divertito in vita sua, ed ora lo fa pagare agli interi Stati Uniti d'America visto che gli è stata pure affidata una seguitissima trasmissione radio.
Jonathan Krohn se ne è uscito con un saggio, Define Conservatism: For Past, Present, and Future Generations, con cui ha vinto addirittura il premio per “Il più talentuoso ragazzo di Atlanta” ed a quanto pare ora è in procinto di guadagnarsi una parte nello spettacolo di Mary Poppins a Broadway. Se Jonathan Krohn iniziasse a dedicarsi al popper invece che a Mary Poppins e alla politica sarebbe meglioper tutti quanti. Comunque, la destra americana grida già al miracolo, ma il fatto stesso che si attacchi ad un personaggio come questo rende bene l'idea dello stato di sfacelo in cui si trova attualmente il Partito Repubblicano.
Praticamente, è come se la sinistra italiana affidasse le proprie sorti a a Francesco Giussani a.k.a. il Nongiovane di Mtv considerandolo l'unico uomo in grado di farla risorgere dalle proprie ceneri. O meglio, è come se tra vent'anni la destra italiana per sostituire l'immortale Berlusconi scegliesse il Nongiovane solo perché è stato lanciato da Andrea Pezzi, uno di famiglia.
Per la proprietà transitiva si ricava che Jonathan Krohn è il Nongiovane americano e finirà a fare il decerebrato su Mtv Usa oppure diventerà l'equivalente americano di Daniele Capezzone, con tutto ciò che ne consegue per il popolo americano in termini di sventura, rottura di palle & rabbia accumulata da sfogare. God bless the USA.
THE GENTLE ART OF COLLEZIONARE SAMPLES E FARCI DEI DISCHI FICHISSIMI
Già, sono ormai nove anni che la gente aspetta il seguito di quel capolavoro assoluto che risponde al nome di Since I Left You, nove anni fatti di annunci e smentite, speranze e delusioni, finishing touches che durano troppo a lungo e mondo della musica che cambia radicalmente, un lasso di tempo talmente interminabile che ormai tutti hanno perso la speranza di poter sentire di nuovo un disco degli Avalanches. Anzi, tutti avevano perso la speranza, visto che tra lo stupore generale gli Avalanches se ne sono usciti con After The Goldrush, una cosa tecnicamente non è un vero e proprio album nuovo ma solo un mix-album ma è una bomba lo stesso e come tale va riverita e ascoltata.
Musica di classe, Matchpoint Of Our Love che sublima in Star Guitar dei Chemical Brothers dando vita ad uno dei momenti più Animal Collective di sempre, Oh Yeah dei Daft Punk che suona insieme a Hall & Oates e ad Aphex Twin e non ci si capisce più nulla, il concetto di mash up reinventato e reso di nuovo qualcosa all'avanguardia come se fossimo ancora nell'anno di grazia 2000, quando uscì Since I Left You, gli Avalanches fecero il botto ma poi persero tutto per pagare i diritti sui samples utilizzati per dar vita al disco-capolavoro. Le premesse sono buone, ora staremo a sentire se e quando uscirà il nuovo album.
IL MIO SESTO SENSO NON SBAGLIA UN COLPO
Ci sono arrivato: Bugo è ciò che Mauro Repetto sarebbe potuto diventare se solo gliene avessero concesso la possibilità.
08 aprile 2009
IT'S PARTY TIME / YOU KNOW I'LL TAKE YOU TO THE TOP
Il video di Walking On A Dream degli Empire Of The Sun è ufficialmente la cosa più frocia dell'anno. Visto stasera ad orario pasti su un tv musicale di regime-ma non troppo, mi ha illuminato e mi ha cambiato la serata (e forse il resto della settimana). Sembra una cosa uscita dalla mente degli MGMT appena sottoposti ad una Cura Ludovico a base di video di Pet Shop Boys, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, Elton John ft. RuPaul, Culture Club,Vladimir Luxuria che ha perso politicamente ma vince L'isola dei famosi e Renato Zero ospite a Domenica In 1986 circa. Anzi, oserei dire che il video degli Empire Of The Sun è un clone di Renato Zero ospite a Domenica In 1986, è proprio per questo batte (e di parecchio) Spaceman dei Killers.perché il Made In Italy trionfa sempre e comunque.
Che poi musicalmente faccia schifo è tutto un altro discorso. Walking On A Dream più che un video è una performance situazionista, e come tale va rispettato.
PENE SEVERE PER GLI SCIACALLI
l’Abruzzo ha bisogno di aiuti immediati per far fronte all’emergenza di queste ore e tra brevissimo tempo dovrà affrontare il più velocemente possibile la fase di ricostruzione.
E’ per questo che un paese responsabile il 7 giugno, senza ombra di dubbio, sceglie di fare l’election day accorpando le elezioni europee, amministrative e il referendum risparmiando così quei 400 milioni di euro che potrebbero servire a ridare una casa agli abruzzesi che sono rimasti senza tetto, a ricostruire le scuole, gli ospedali e tutti gli edifici pubblici danneggiati o distrutti dal terremoto.
Non si può che essere d'accordo una proposta come questa. Associarsi è doveroso, ricordandosi magari di far notare al Caudillo Silvio che oltre ai morti di L'Aquila ci sono anche i 500 migranti dispersi (e molto probabilmente morti) nelle acque tra l'Italia e la Libia la settimana scorsa. Sono esseri umani pure loro, anche se la tragedia di chi muore per cercare fortuna attualmente non è sfruttabile elettoralmente.
06 aprile 2009
UN UOMO SOLO AL COMANDO
Ed io ho preso i soldi e sono scappato, sono salito sulla mia Fiat Ritmo bianca a metano, ho caricato l'indirizzo sul navigatore satellitare e mi sono recato in un locale vicino a Padova chiamato La Gabbia Music Club solo per urlarglielo a gran voce ed incidentalmente sentirlo cantare e suonare.
Al mio arrivo l'atmosfera che si respirava non era delle più invitanti: un improbabile dj set reggae messo su per intrattenere il pubblico prima del concerto mi ha fatto andare il morale sotto i tacchi, facendomi venire un nodo in gola che è difficile mandare giù. Non fumo neanche un po' e penso che il reggae sia roba potenzialmente in grado di martoriarti i coglioni, però ho resistito, ho stretto i denti e sono uscito vincitore dalla prima battaglia della serata, e non è poco. Ed ho resistito anche all'impatto con il gruppo incaricato di aprire la serata: tre tizi che sono saliti sul palco ed io li ho scambiati per i Bastard Sons of Dioniso vestiti con strane tutte bianche ed occhiali da rave 1996 circa, come se per una strana forma di paradosso spazio-temporale il celeberrimo gruppo trentino fosse stato sparato indietro nel tempo e catapultato ad un famigerato after tea della domenica pomeriggio all'Hollywood di Castagnaro, Verona, Veneto che lavora e che produce, Italia. Poi però vien fuori che si chiamano Captain Mantell ed a volte sono pure in grado di spaccare parecchio: Martelloni clamorosi degni di Soulwax ed LCD Soundsystem alternati a brani da ancora da rifinire, perle di rara maranzaggine alternate a pasticci che paiono usciti dalla penna dei Bastard Sons Of Dioniso totalmente bruciati da qualche droguccia mescalinica procurata loro da Andy dei Bluvertigo via Morgan. Mai avrei ascoltato di mia spontanea volontà un gruppo capitanato da un cantante con il codino, però i Captain Mantell sono risultati divertenti e in un contesto del genere ci sono stati tutti.
Un cambio di palco che parso interminabile e si è materializzato dal nulla un folto pubblico, nel quale spiccava una clamorosa versione dimagrita del ciccione con gli occhiali di X Factor (si torna sempre lì, evidentemente in Veneto quella trasmissione deve andare parecchio), un personaggio altamente carismatico che non aspettavo altro che l'arrivo sul palco di Bugo. E Bugo è arrivato, eccome se è arrivato, e dopo non ce n'è stato più per nessuno. Vestito con una giacca nera con strisce blu come se fosse il 1982, maglietta, jeans da blocco della circolazione, scarpe impossibili e calze a scacchi rosa e blu, accompagnato da una band formata da tre individui pelati (Moby al basso, Fabien Barthez alla batteria più un altro individuo ai synth che somigliava tantissimo a qualcuno ma non sono riuscito a capire chi) ha spaccato proponendo un set praticamente perfetto. Bugo ha rischiato ed vinto la sfida alternando vecchi classici rivoltati come un calzino (Il Sintetizzatore, Millennia, Ggeel, addirittura Pasta al Burro) a brani tratti dall'ultimo, fantastico album Contatti (una Love Boat da lacrime, una emblematica C'é crisi, una ancor più surreale La mano mia, una fiabesca Sesto senso) e concludendo col bis che non ti aspetti: una clamorosa cover di Prinsencolinsinainciusol di Adriano Celentano che ha ricordato ancora una volta che nonostante sia uno schifoso qualunquista Celentano è un genio, una nuova versione di Casalingo che pareva Fight For Your Right To Party dei Beastie Boys prodotta da qualcuno del giro DFA ed un remix di La Mano Mia con tanto di playback autocelebrativo da parte di Bugo, che nel frattempo si è tuffato tra il pubblico per ricevere una meritata ovazione. Fantastico, un concerto di quelli che te li ricorderai per parecchio tempo.
In definitiva, dopo aver vissuto una serata del genere si può ricava che:
- attualmente in Italia nessuno è come Bugo;
- Bugo è un'animale da palcoscenico che tiene il palco come pochi e quando sale si diverte e fa divertire, suda e fa sudare, ride e fa ridere;
- quando la concorrenza sembra essersi avvicinata, Bugo cambia pelle e si trasforma in un'altra entità musicale;
- la nuova svolta elettronica di Bugo è una delle cose più belle degli ultimi otto anni, e dal vivo sembra esserlo ancora di più;
- se solo Bugo lo volesse potrebbe anche scalare le classifiche e diventare davvero una rockstar;
- anche se Rockit lo porta su un palmo di mano non bisogna mai arricciare il naso di fronte ad una figura come Bugo. Se avessimo più personaggi del genere in Italia le cose andrebbero decisamente meglio.
03 aprile 2009
PIÙ AUMENTA IL DISAGIO PIÙ AUMENTANO I FANS
"Incredibile è talmente brutta che non riesco a smettere di ascoltarla..
Sei un grande cazzo, il re del trash, Grazie Mauro!!"
No, non si può liquidare con un commento del genere un genio come Mauro Repetto. Non merita di essere preso in giro. Repetto è uno che se solo glielo avessero consentito avrebbe potuto trasformarsi nel Julian Cope italiano, però la sua casa discografica ha preferito il ben più rassicurante MadMax Pezzali e non se ne è fatto nulla, condannandolo ad essere ricordato come quello che ballava e basta, e che quando ha avuto la sua occasione ha fallito miseramente. Cinquant'anni di Democrazia Cristiana hanno come minimo insegnato ad aver paura di uno come Repetto, direi, e l'Italia è fondamentalmente un paese di merda anche per piccole cose come questa.
Uno che ha avuto il coraggio di andare in diretta tv con indosso una incredibile maglietta della salute ed un paio di jeans dal cavallo altissimo, che ha mimato con gran classe il playback ed ha pure fatto il saluto militare a fine esibizione non può e non deve essere preso per i fondelli dal primo che passa e lascia un commento ad un filmato su YouTube. Ed allora rendiamogli giustizia, prima che Angelino Alfano Jolie chiuda la baracca andiamo su YouTube a cercare filmati che lo immortalano nei suoi momenti migliori, quando ballava negli 883 o ancor meglio quando se ne era già andato ed iniziava la sua breve ma entusiasmante carriera solista. E guardiamo tutti insieme la sua leggendaria esibizione a Un disco per l'estate '95, il secondo miglior filmato presente su YouTube dopo il rarissimo filmato di Grignani strafatto che canta Falco a metà al Festivalbar 95. Roba pericolosa, roba che può fare male perché ti rovina i neuroni manco ti mangiassi un paio di cilindretti verdi annata 2001 ogni weekend. Roba che ormai è storia, e che andrebbe insegnata ai ragazzi delle superiori invece di invitarli a partecipare a convegni su Julius Evola come succede ora.
01 aprile 2009
TUTTA MIA LA CITTÀ / QUESTA NOTTE UN UOMO PIANGERÀ
Un concerto che passerà alla storia, e che sicuramente mi ha cambiato la vita. Un viaggio in macchina quasi interminabile, e per placare i sensi di colpa si ascolta in loop Social Dancing dei Bis - eroi minori di certi anni novanta, quasi una versione eurotrash dei Blur in fissa con il Giappone – un disco acquistato in svendita ballando sulle macerie di Nannucci a Bologna. E niente Autogrill, almeno per stavolta. Qui ed ora si regredisce e si disimpara l'italiano, non c'è spazio per le tappe caffè e nemmeno per i facili sentimentalismi. Per una serata ci si tuffa nella musica italiana da superclassifica.
Si è infatti tenuto martedì 24 Marzo l’attesissimo concerto a Bologna di Giusy Ferreri, una delle stelle più brillanti del panorama musicale italiano, con oltre 600.000 copie complessive vendute in soli sette mesi. Un amico mi ha regalato il biglietto ed io non mi sono di certo lasciato scappare l'occasione.
All'Estragon mi sono posizionato in seconda fila centrale e si respirava un’aria molto tranquilla tra fans e lo staff. Girava anche qualche spino, ma io non ci ho fatto troppo caso perché non vedevo l’ora di lasciarmi trasportare dalle note di “Gaetana”.Osservando il pubblico di Giusy, non puoi non notare quanto sia variegato al cacao. Il target della ex-cassiera va dai giovanissimi ai più adulti, dagli spacciatori di Orzo Bimbo ai frequentatori di cinema a luci rosse di serie Z, ma comunque è tutta gente che fuma l'havana e muore con la musica artigiana. Giusy è una di quelle artiste capaci di arrivare veramente a tutti e per un esordiente come lei è un caso unico.
Alle ore 21:22 esatte le luci si sono spente, la folla scalpitante come non mai ha iniziato a chiamare a gran voce Giusy Ferreri e lei è entrata, più rutilante che mai. L’ex cassiera ha finalmente rotto il ghiaccio con "L’Amore e Basta!", un’emozionante ballad con sonorità elettroniche firmata Tiziano Ferro, il quale ha impreziosito il brano con alcuni interventi vocali avendo incaricato un manichino con le sue sembianze di interpretare la sua parte alla perfezione. Neanche i Kraftwerk si erano spinti a tanto, ma Tiziano è un dritto e ce l'ha fatta. Bravo Tiziano!
Giusy si mostra sul palco come una grande professionista del pulito. Per quasi due ore di show non ha perso mai concentrazione e non ha sbagliato un colpo. Anfetamine o trance agonistica? Ai posteri l'ardua sentenza, ma qualora qualcuno abbi dubbi sulle qualità vocali della vincitrice morale di X Factor, corra a vederla live e rimarrà sorpreso. La Ferreri ha affrontato con disinvoltura una dopo l’altra le tracce contenute nel suo primo album di inediti “Gaetana” ed ha incantato Bologna passando da “La Scala”, “Pensieri”, l’intensa “Aria di vita” fino alla cover di “Una ragione di più” di Ornella Vanoni, brani che hanno dimostrano che Giusy ha una tecnica dal vivo molto matura e dinamica. È inutile dire quanto i singoli "Non Ti Scordar Mai Di Me", "Novembre" e "Stai Fermo Lì" siano di forte impatto anche dal vivo e quanto abbiano fatto impazzire tutti i presenti. Ci hanno martellato le palle ovunque su radio e tv, ma restano sempre brani con grandi potenzialità capaci di offrire sempre di più anche nella resa live.
Inoltre, sono molto interessanti le sorprese che Giuseppa Gaetana Ferreri (!) sta riservando ai suoi fans più incalliti: all'Estragon ha perso totalmente il controllo e si è scatenata sul palco muovendosi e giocando con la band. Nei camerini poi è venuto il resto, ma purtroppo non sono disponibili tracce video che documentino l'accaduto. E poi non è nemmeno così importante, visto che Giusy è una persona vera.
Eh già. La nostra ex cassiera preferita è proprio così. E’ un mix esplosivo di forte carica ed energia unita a genuinità e timidezza. Mi stupisce molto, infatti, per la sua semplicità sul palco e la sua riservatezza. Non parla moltissimo con il pubblico ma è capace di incantare tutti con la sua musica e il suo tenero imbarazzo di fronte al clamore delle persone che sono venute solo per lei.
Una canzone dopo l’altra, una mano lava l'altra, alle 23:50 è arrivato il momento di chiudere lo show. E quale pezzo è più azzeccato del brano da cui tutto ebbe inizio?? Gaetana ripropone il bis di “Non ti scordar mai di me” e su queste note ha presentato la band e salutato Bologna sperando che il suo sogno continui. Oh Giusy, tranquilla, dopo questo concerto sarà difficile dimenticarsi di te!
Ed il viaggio di ritorno è stato come guidare a fari spenti nella notte. Luci accese anche di giorno e prudenza sempre, però dopo una serata del genere è comprensibile sentirsi un po' provati. Anzi, è comprensibile sentirsi come Julian Cope. Concerti del genere ti uccidono i neuroni, ed è bello riderci sopra.
30 marzo 2009
L'ARMATA DELLE TENEBRE
A dire il vero non si capisce bene quando sia nato il Popolo della Libertà (in questi giorni? Con la discesa in campo del 1994? Con la svolta del predellino? Con la vittoria del Milan sulla Steaua Bucarest nella Coppa dei Campioni del 1989?), ma non importa. Ciò che importa è che è nato un partito che ha vinto definitivamente, che in un modo o nell'altro raggiungerà il 51% e che illuminerà il cammino degli italiani per i prossimi quarant'anni, alla faccia della sinistra che a poco a poco scomparirà assieme al suo inamovibile gruppo dirigente.
Scenografia psichedelicissima, un palco sopraelevato dal quale il Maestro ha potuto indicare a reti unificate la via per un futuro migliore ai suoi discepoli, il discorso della discesa in campo del 1994 finemente vergato su carta pregiata e regalato ai delegati come fosse un libro di fiabe, le canzoni di Apicella, Demo Morselli strafatto di speed, capelli di plastica, i soliti slogan che come per magia sembrano nuovi, lo spettro di Putin e di Chavez che aleggia nella sala, Fini che finge di essere un liberal per rubare elettori alla sinistra, gli occhi di Gasparri, Brunetta che piange ma nessuno lo nota perché Brunetta è basso e non si vede nemmeno, la gente si commuove ed alza cartelli, io sono altrove ma avrei tanto voluto esserci – per ridere come non mai, ridere per non piangere.
L'Italia è tutta in eventi come questo. La Corea del Nord non è mai stata così vicina e la colpa fondamentalmente è tutta di Massimo D'Alema, che quando venne eletto Presidente del Consiglio grazie ad una congiura di palazzo non si degnò di fare uno straccio di legge decente sul conflitto di interessi. D'Alema andrebbe condannato a lavorare in un call center, o magari a fare il cameraman a Mediaset.
WIR FAHR'N FAHR'N FAHR'N AUF DER AUTOBAHN / VOR UNS LIEGT EIN WEITES TAL / DIE SONNE SCHEINT MIT GLITZERSTRAHL
Preparare una compilation è una cosa seria. Ci vuole passione, ci vuole sbattimento, ci vuole denaro e ci vuole tempo a disposizione. Ed oltretutto preparare una compilation per affrontare un viaggio in autostrada, il viaggio che da casa ti porta ad un concerto e viceversa, diventa ancora più difficile.
Soprattutto se questa compilation la devi fare su cassetta e sono anni che non fai una compilation su cassetta, e sono anni che dal tuo rivenditore di fiducia non rivendono più le cassette vergini. Devi riflettere ed inventarti qualcosa, o almeno provarci. Ci vuole pensiero, perciò lavoro di fantasia (cit.) e mi metto all'opera.
Venti brani venti, per partire di slancio ed a arrivare ancora freschi a destinazione. E per ripartire e tornare a casa con un'altra storia da raccontare, un altro ricordo di un concerto (bello o pessimo che sia) da serbare nell'angolo dei ricordi relativi ai giorni più lieti. Si parte di classe e si finisce in caciara, soprattutto dopo la sosta al mio Autogrill di fiducia per in caffè che cambia il corso della serata. E ora, parola alla musica (citazione squallida, non rivelerò mai il nome di chi ebbe il coraggio di pronunciare una frase del genere ad un concorso musicale di merda, ma questo è un altro discorso), buonanotte e buone botte (cit.).
Dargen D'Amico – Sms alla Madonna
Bugo – Love Boat
Pulp – Common People
Tv On The Radio – Staring At The Sun
Junior Boys – Teach Me How To Fight
Olive – You're Not Alone
Five – When The Lights Go Out
Sophie Ellis Bextor – Murder On The Dancefloor
The Avalanches – Frontier Psychiatrist
The Notwist - Pilot
Hercules and Love Affair - Blind
Modjo – Lady
Stardust – Music Sounds Better With You
Spiller - Groovejet
Whirlpool Produtions - From: Disco To: Disco
Daft Punk – Around The World
Alice Deejay – Better Off Alone
Cassius – Toop Toop
The Faint – Glass Danse
Whigfield – Saturday Night
28 marzo 2009
SOSTIENI LA MUSICA ARTIGIANA
Ed alla fine di tutto questo bailamme, quando meno te lo aspetti viene fuori che la parte migliore del nuovo disco dei Franz Ferdinand sono le Dub Sessions ufficialmente presenti nella deluxe edition ma che circolano in rete in maniera più o meno carbonara. Sono sessions che si prendono sulle spalle tutti i rischi che i Franz Ferdinand non hanno voluto prendersi nella stesura dell'album e che in pratica mostrano ciò che l'ultimo disco avrebbe potuto essere ed invece non è stato - sia per colpa delle dure leggi di mercato che per mancanza di coraggio da parte del gruppo scozzese. Sono sessions per gente che ne sa ed ha buon gusto, da assaporare in determinati momenti della giornata come la fase post-prandiale o la sera tardi nelle serate in cui addormentarti non ti riesce proprio.
Ma chi se ne frega poi dei Franz Ferdinand e di quanto sono bolliti quando si può benissimo dormire serenamente ascoltando i Fleet Foxes e le loro nenie insostenibili. Ci provo e ci riprovo ma non ce la faccio, mi addormento sempre alla terza/quarta traccia. Tutti ne parlano, tutti li cercano, tutti li vogliono, generalmente gli indiebloggers impazziscono per loro perché la loro musica è allo stesso tempo progressista e conservatrice, ma il loro debut album omonimo è un disco che contiene al suo interno tutti gli elementi che spingono un essere umano ad iniziare a soffrire di narcolessia.
Non sempre la narcolessia è il male assoluto, ma allora tanto vale bruciarsi i neuroni guardando vecchi filmati del Deejay Time live @ Riccione Estate 1994, filmati punk in tutto e per tutto in quanto sono emotivamente devastanti e mostrano gente che ci crede(va) e che ha saputo inventare qualcosa di nuovo uscendo dal solito stereotipo concerto-folla osannante-rockstar e/o gruppo che suona sul palco compiaciuto da tale devozione. La musica da autoscontri come unica plausibile forma di ribellione ad un sistema che ti prende il collo come un cappio, ribellarsi al sistema entrando a far parte di questo prendendolo al contempo per i fondelli (e guadagnandoci pure un bel po' di soldini, il che non è male).
Viene quasi da piangere pensando a quei bei tempi che furono perché a differenza di Franz Ferdinand, Fleet Foxes et similia Albertino sapeva rischiare, si metteva in gioco di continuo ma alla fine ne usciva a testa alta, sempre vincitore. E con lui everyone's a winner per davvero.
25 marzo 2009
UNO SU MILLE CE LA FA
Lapo Elkann non è umano e tu lo sai, e stare in casa per guardarlo mentre risponde alle domande(?) di Fabio Fazio è qualcosa di spettacolare.
Lapo Elkann nella sua vita ha lavorato per due mesi, e per lo shock ha iniziato a pippare.
Lapo Elkann ci è rimasto la notte dell'overdose, ed ora chi ne paga le conseguenze siamo solo noi.
Lapo Elkann ha smesso, ma ha gli occhi pallati, la lingua felpata, parla a fatica e si contraddice di continuo.
Lapo Elkann si veste come Felice Caccamo ma la gente di fronte a lui riesce a rimanere seria lo stesso. Il denaro è lo sterco del demonio, e se al mondo ci fosse giustizia qualcuno gli direbbe che è inguardabile.
Lapo Elkann ha regalato ad Alberto una 500 bianca del '71, ma avrebbe fatto una gran figura se gli avesse regalato una Duna marrone '86 circa.
Lapo Elkann è un creativo, anzi un cre-attivo. O passivo?
Lapo Elkann sembra un'imitazione di Corrado Guzzanti. Anzi, sembra suo padre Paolo Guzzanti, capelli rossi compresi.
Lapo Elkann ha la peggior pettinatura degli ultimi quindici anni. Era dai tempi di Gigi Lentini che non vedevo nulla di peggiore.
Lapo Elkann vende occhiali da mille euro, ma fanno cacare lo stesso.
Lapo Elkann se non fosse il nipote di Agnelli venderebbe Rayban falsi al mercato rionale.
Lapo Elkann ha appreso da suo nonno che nulla è guadagnato. Ma se sei un Agnelli parti di slancio.
Lapo Elkann suda molto.
Lapo Elkann smascella.
Lapo Elkann ha messo la musica alla macchinetta del caffè per gasare i suoi operai.
Lapo Elkann per gasarsi preferiva la bianca colombiana.
Lapo Elkann ha fatto il militare con mio cugino, e di solito veniva chiuso in un armadietto ed obbligato a cantare una canzone a caso degli 883.
Lapo Elkann ama la Fiat. Gli operai in cassa integrazione amano molto meno lui.
Lapo Elkann è un genio del male, è il miglior comico involontario italiano.
Lapo Elkann dovrebbe essere condannato a sopravvivere con mille euro al mese.
WEEKEND CON IL MORTO
Del congresso di scioglimento di Alleanza Nazionale che si è tenuto lo scorso weekend rimangono alcune immagini nitide, istantanee che ti entrano in testa e non ne vogliono saperne di uscire: Repubblica.it che segue via twitter lo svolgersi degli eventi, La Russa che sproloquia e definisce Forza Italia ed AN gemelli diversi, Fini che in quattro e quattr'otto imbastisce un discorso che lo farà definire da tutti “grande statista” e porterà via ulteriori voti alla sinistra, Menia che non si vuole arrendere e commuove la platea con un discorso da Libro Cuore, Maurizio Gasparri che arringa la folla come solo lui è in grado di fare, Italo Bocchino che ha il nome che sembra il titolo di un film porno di serie z e la faccia di uno che guarda troppi film porno di serie z, la nuova destra che forse non nascerà (ma che se nascesse sarebbe un bene per la sinistra, che si deciderebbe a cacciare a calci in culo alcune cariatidi che tutti si ostinano a considerare ancora leader) e che punta al 51% (e magari ce la farà pure).
Ma una cosa passerà alla storia ed entrerà di sicuro nell'immaginario collettivo, segnando in maniera indelebile i ragazzi di ieri, di oggi e di domani: Enrico Ruggeri che si esibisce per la platea e canta Si può dare di più. Vestito con camicia nera e giubbotto nero da ganzo, per pallore e presenza scenica sembrava un morto. Anzi, probabilmente è morto dopo aver vinto il Festival di Sanremo con Mistero ed ora il suo management continua a far finta che sia ancora in vita trascinandolo in giro come facevano Richard e Larry con Bernie in Weekend con il morto. Un'esibizione che voleva essere serissima ma si è rivelata qualcosa da scompisciarsi dalle risate, e solo se Ruggeri si fosse messo a bestemmiare oppure si fosse messo a cantare Contessa ci sarebbe stato da ridere di più.
Perché Enrico Ruggeri è rimasto un punk dentro e coerentemente con questo suo stato mentale non muore mai. Punk's not dead ed Enrico Ruggeri cambia pelle di continuo, riesce ad essere tutto e tutti tramutandosi in ciò contro cui combatteva da giovane. Ma magari non ci credeva sul serio e faceva il panc solo per mettere le mani sulle pischelle più belle, ed ora flirta con la destra post-post-fascista così lavora di più in televisione.
Ai posteri l'ardua sentenza.
21 marzo 2009
MONEY TALKS (YOU KNOW) / MONEY TALKS / DIRTY CASH I WANT YOU (DIRTY CASH) / DIRTY CASH I NEED YOU, OH
Secondo quanto si apprende da quel fogliaccio che risponde al nome di Metro – quotidiano free buono solo per incartarci le viscere del pesce che hai appena pulito, Giusy Ferreri si schiera dalla parte delle major e combatte il file sharing ed il download libero. Che poi nell'intervista a pagina 15 lei dica in maniera molto soft che non è brava con la tecnologia ed ama il supporto tradizionale, che il file sharing ha senso solo se fatto con materiale autoprodotto ma che comunque lei lavora con una major e non spetta di certo a lei prendere una posizione analoga a quella presa da certi artisti britannici non importa, tanto il titolone in prima pagina dice “Giusy Ferreri: Download libero? Io difendo le major” e dunque lei sta cercando di mettere il bastone tra le ruote a chi scarica musica e pertanto un giorno ne pagherà le conseguenze.
Giusy Ferreri, la miracolata, una che faceva la commessa in un supermercato ma poi è arrivata seconda ad X Factor ed ha fatto il botto, ed ora ogni volta che ti sintonizzi su una tv o una radio di regime stai sicuro che stanno passando lei, con quella sua voce così potente e quella sua aria da brava ragazza che sa scrivere canzoni che entrano nel cervello e non ne escono più. Ma poi, c'è una canzone di Giusy Ferreri che non somigli a qualcosa di già sentito da qualche parte in passato? Magari è per quello che ti resta in testa e non ne esce più, magari è solo che è talmente brava (o meglio, i suoi ghost writers son talmente bravi) a sintetizzare un campionario assortito di citazioni/o plagi facendoli diventare qualcosa dotato di vita propria vita che se sei un tipo che si ferma solo all'aspetto superficiale delle cose ti sembra di ascoltare musica nuova ed originale.
Oltretutto sembra un caso, ma Giusy Ferreri se ne è uscita fuori nel periodo in cui anche da noi spopolava la benemerita Amy Winehouse. Il vento che tirava era quello, ed allora i suoi discografici han cercato ed han trovato la versione italiana di Amy Winehouse, l'han lanciata, l'han pompata e le han fatto fare il botto, consentendola di invadere le classifiche ed entrare nel cuore degli italiani. Solo che alla fine ne è uscito un personaggio grottesco, praticamente Amy Winehouse con la peperonata al posto del crack, con tutto ciò che ne consegue in termini di controllo della mente del popolo italiano, controllo delle nascite e rottura di scatole di chi non ne può più di sentire la sua musica in giro.
Ed ultimamente ogni volta che si accende la tv e ci si sintonizza su Mtv, tra un sermone di Carlo Pastore ed uno di Jovanotti ci si imbatte nel video di Stai fermo lì (quasi un'esortazione – e dunque torna in ballo il discorso del controllo della mente del popolo italiano), il suo nuovo singolo che riesce a ricordarmi in un colpo solo Avril Lavigne, Return To Innocence degli Enigma, Things Can Only Get Better dei D:Ream suonata a velocità dimezzata, Always di Bon Jovi cantata da Mina imbottita di Valium e una tipa con il mal di pancia causato da una indigestione di peperonata che cerca di cantare per far passare il dolore. Proprio un bello spettacolo, però il video non è da meno, con tutto il carico di ribellione a buon mercato che si porta appresso: Giusy Ferreri amante abbandonata sfascia tutto e si dispera, e c'è pure la neve che cade in una stanza – malcelato riferimento alla cocaina che la Ferreri vorrebbe sniffare ma non può perché ha il naso otturato dalla peperonata che tira per sconvolgersi di brutto. Da impazzire di rabbia o da impazzire di gioia, non ci sono mezze misure.
Una donna potenzialmente in grado di dividere un paese e scatenare le sue pulsioni più profonde e nascoste, la Giusy (esemplari alcuni commenti al suo nuovo video su YouTube, qui riportati errori ortografici compresi: “Non capisco perchè c'è l'avete con questa ragazza, siete dei pecoroni non capite la musica”, “questa fa solo pompini!!! “, “Giusy sei mitica, unica, the best questa canzone è la più bella fra tutte quelle che hai fatto e la tua voce è davvero fanasticha e le parole della canzone sono molto profonde e intense, credimi colpiscono al cuore ! COMPLIMENTI CONTINUA COSI' “, “la sua voce fà schifo, se nn avrebbe PRODUTTORI cn LE PALLE dierto queste canzoni, farebbe davvero vomitare... “, “molto bella ma tolto il ritornello... la base musicale è identica alla colonnasonora di kingdom hearts... ^^ “, “ma questa canzone e' copiata da una vecchia canzone? “, “quando si bona “, “Emh,scusate l'igoranza,ma...Sbaglio,o è dimagrita molto ? o.O Comunque,bella canzone ”), una donna che col seguito che ha potrebbe far cambiare mentalità a chi comanda l'industria musicale, solo che è meglio starsene calmi calmi, non prendere una posizione netta, incassare il cash e difendere gli interessi della casa discografica che ti permette di incassarlo. E magari ridursi pure a condannare pubblicamente il file sharing.
In definitiva, ha senso che una che vive di rendita sul plagio e/o sulla citazione prenda posizione contro il file sharing e per la difesa del diritto d'autore? No, ma chi se ne importa. L'importante è che un barista del mio Autogrill di fiducia mi abbia regalato il biglietto per la data di Giusy Ferreri il 24 marzo all'Estragon di Bologna. Non mancherò di certo, anche se a Giusy Ferreri preferisco sempre Giusy Consoli (e se per questo preferisco Giusy Consoli anche a Carmen Consoli, ma è un altro discorso) vale la pena di andare a farsi due risate, per giunta a spese di chi ti serve un ottimo caffè nelle tue tappe caffè pre-concerto.
20 marzo 2009
LA GRANDE ABBUFFATA
Tredici righe per Mastella, che ha detto che non prenderebbe nemmeno un caffè con Romano Prodi ed ora si candida alle Europee con il Pdl perché il richiamo della poltrona è troppo forte per lui.
Tredici righe per Mastella, che a questo punto potrebbe bersi un bel Kopi Luwak, un pregiatissimo caffè che viene prodotto con le bacche ingerite e defecate dallo zibetto delle palme indonesiano.
Tredici righe per Mastella, che invece del Kopi Luwak potrebbe bersi direttamente la materia prima utilizzata per produrlo – meglio se appena sfornata, ancora calda e fumante.
Tredici righe per Mastella son pure troppe. Meglio dieci.
18 marzo 2009
AFFINITÀ-DIVERGENZE TRA IL COMPAGNO TARDUCCI E NOI
A quanto par di capire, alla fine con la proposta della Carlucci niente più spezzoni di programmi Mediaset su YouTube, nemmeno di pochi secondi, e niente più video musicali su Youtube o musica da scaricare grazie ai prodigiosi sistemi peer-to-peer. L'ennesimo, malcelato marchettone a Mediaset, che sta cercando di far rimuovere i video contenenti parti delle sue bellissime trasmissioni spazzatura, ed il miliardesimo marchettone alla SIAE che vuole tutelare i bellissimi cd di musica sempre uguale a se stessa disponibili nei migliori musicali al modico prezzo di euro 22.
Mentre nel Regno Unito importanti musicisti firmano un manifesto pro-download, i soliti liberali e libertari de' noantri scelgono da che parte stare: dalla parte di chi paga meglio, in barba ad ogni forma anche minima di rispetto della diversità culturale. E poi magari si spaventano pure se qualcuno sfrutta i loro stessi mezzi di informazione preferiti (ad esempio riuscendo ad entrare con un video in heavy rotation si Mtv) per diventare famoso e sfruttare la propria fama per cercare di far riflettere la gente.
Tanto per dire, il video di Questo è il nuovo singolo di Fabri Fibra non passerà mai su Mediaset, e nemmeno su Mtv. Molto meglio Fabrizio Corona che sconta la pena al reality show La Fattoria, oppure l'ennesima gag all'acqua di rose di Francesco Giussani a.k.a. il Nongiovane di Mtv.
Fabri Fibra sembrava un cazzone bruciato dalle droghe sintetiche che è stato per miracolo baciato dalla fama e dal successo, ed invece i suoi neuroni funzionano ancora e non ci pensano due volte ad arrivare in cima per dire cose scomode e a concepire video dove si bruciano libri, dischi et altra oggettistica capace di scandalizzare i benpensanti e/o determinate cerchie sociali che poi alle elezioni controllano molti voti. Ed allora questo video lo vedi su Youtube o oppure di notte tra un pornoshow di Lea Di Leo e l'altro. O magari chiami un 899 e senti Fabri Fibra che non passa in radio ma è diventato un sottofondo che accompagna i gemiti e le frasi scurrili di Lea Di Leo, ed allora capisci tante cose sul sistema-Italia e sul suo funzionamento.
No, meglio di no. Meglio oscurare Fabri Fibra, altrimenti la gggente potrebbe iniziare a pensare e sarebbe troppo pericoloso, e dunque per continuare a garantire l'ordine pubblico, il decoro ed il buon costume è preferibile che la gggente continui a narcotizzarsi con Claudio Baglioni (ed il film tratto dalla sua megahit Questo Piccolo Grande Amore), Giusy Ferreri (che ormai plagia anche se stessa), Zucchero (che ha ormai finito le fonti da cui trarre i suoi plagi, ed infatti è un bel po' che non si vede in giro), Gigi D'Alessio, il Maestro Apicella e, per gli anglofoni, Marco Carta e la banda di Amici tutta. L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul controllo della mente.
15 marzo 2009
L'AMORE AI TEMPI DI ROCKIT
Ed è pensando a questo e a quanto portino sfiga Giuliano Ferrara e la sua battaglia contro l'aborto che venerdi sera ho preso la macchina e mi sono diretto al Covo per andare a sentirmi i Ministri. La radio a mille watt mandava in loop una copia promo di Wolfgang Amadeus Phoenix che ho rinvenuto per caso sul bancone del Pacifico, prestigioso bar-ristorante-luogo di ritrovo della Ferrara che conta nonché prefabbricato simil-casa dei Lego ove mi sono recato a prendere il caffè prima di affrontare il viaggio, ed in un attimo sono arrivato a destinazione senza nemmeno accorgermene. Neanche alla guida di una DeLorean che ti riporta nel 1999 è possibile ascoltare un disco del genere, un'opera che ha un titolo che non ci si crede nemmeno però spacca (e non poco). I Phoenix sono gli 883 francesi perché fanno musica come la farebbero adolescenti che non ne vogliono proprio sapere di crescere, solo che loro si sono fermati negli anni novanta mentre gli 883 erano piantati a fine anni ottanta – con tutto ciò che ne consegue. Han fatto una roba con molte più chitarre del solito, talmente bella che l'ho infilata nel lettore cd ed ho continuato ad ascoltarla in loop anche all'interno del Covo, mentre i Ministri suonavano e la gente fumava, i Ministri sudavano e la gente sveniva. I soliti costumi da Napoleone (o da Coldplay che in un colpo solo han plagiano Bennato e Joe Satriani), la solita ribellione a buon mercato che vorrebbe graffiare ma non ce la fa proprio, il solito sudore, i soliti capelli unti e sudati del chitarrista con i capelli lunghi.
Non ho sentito una sola nota di ciò che han suonato i Ministri, ma tanto è uguale. Sono prevenuto nei loro confronti, e mi va di andare ai loro concerti a recitare la parte del fumatore passivo che non li caga di striscio e si ascolta i Phoenix nel lettore cd mentre scatta foto a caso alla gente che fuma e si diverte. Il giorno in cui i Ministri verranno recensiti da Il Foglio o saranno oggetto di dotte riflessioni da parte di Alba Parietti sarà un grande giorno per l'umanità. Che il successo di massa sia con loro e con il suo spirito, io intanto boicotto Maledetta Primavera. Anzi no, ci vado e mi metto in un angolo, così mi si nota di più ed intanto combatto il Sistema dall'interno.
LOADED LIKE A FREIGHT TRAIN / FLYIN' LIKE AN AEROPLANE / FEELIN' LIKE A SPACE BRAIN / ONE MORE TIME TONIGHT
Tanto per dire, sulla tratta Bologna Verona (quella dove, secondo quanto scrive quel fogliaccio reazionario chiamato Il Resto del Carlino i treni arrivano con un quarto d'ora d'anticipo come quando c'era Lui) ho avuto la fortuna di rinvenire una copia di un libro pomposamente chiamato L'amore a Londra in altri luoghi. Qualcuno lo aveva incautamente lasciato sul sedile, io l'ho preso e poi ho trovato il coraggio di leggerlo. E devo dire che non mi è dispiaciuto per nulla. Bisogna solo abituarsi allo stile un tantino ampolloso di Flavio Soriga e alle storie emo che racconta, ma superati gli scogli iniziali il libro scorre via piacevolmente e ti lascia pure un senso di malinconia che ti fa scendere dal treno incurante del tanfo terribile che hai respirato fino a qualche minuto prima dentro al tuo comodo vagone.
Oltretutto c'è da sottolineare una cosa importante: nel racconto intitolato El Presidente il buon Soriga tratteggia la figura di un dittatore sudamericano che è palesemente Silvio Berlusconi sotto mentite spoglie, solo che nessuno se ne accorgerà perché tanto siamo ormai assuefatti a figure tragiche che possiedono tutte le tv del paese e controllano (direttamente o indirettamente) gran parte dell'economia. Se qualcuno che conta lo venisse a sapere Soriga rischia di essere vaporizzato, e dunque gran parte delle recensioni che si leggono in rete e che stroncano il suo libro dovrebbero tener conto della sua temerarietà.
12 marzo 2009
KILLING ME SOFTLY WITH YOUR MUSICA PESANTE
La copia di Invaders Must Die che ho trovato nel banco frigo della stazione Autogrill Castel Bentivoglio Ovest è un fake, ed il gesto di lasciarla lì fa parte di una complessa performance di stampo futurista ad opera di Graziano Cecchini, colui che ha colorato di rosso la fontana di Trevi ed è stato per questo elevato al rango di Nuovo Eroe Moderno.
Avrei dovuto immaginare che prima o poi tutte queste celebrazioni del futurismo, tutte queste mostre rievocative, tutte queste agghiaccianti marchette all'unico movimento culturale partorito (?) dalla destra italiana mi avrebbero giocato un tiro mancino, ma io ci sono caduto ugualmente perché i Prodigy me li ricordavo parecchio ganzi, anche se era il 1997 e tutto il mondo girava molto diversamente.
Non possono essere i Prodigy quelli che nel 2009 se ne escono con un disco in cui sfruttano tre/quattro vecchie idee e le stiracchiano per tutta la durata dell'opera, un disco fatto di canzoni che partono in pompa magna ma poi non arrivano mai al culmine - quasi fossero delle colossali intro in cui non si distingue bene la struttura strofa/ritornello/strofa, annegata in un mare di synth distorti che strocherebbero chiunque. Pura comicità inconsapevole partorita da gente che ha finito la benza da un bel po' ma finge di crederci ancora (tanto da avere il coraggio di chiamare un brano “Piranha”), o forse una fantasmagorica truffa messa in piedi da musicisti che hanno deciso di regalare ai propri fan un disco-gag, concepito per essere ascoltato ed apprezzato durante colossali cene tra amici organizzate per ridere tutti insieme. I Prodigy non esistono più, sono morti a Milano dopo essersi presentati sul palco con la birra in mano alle premiazioni degli Mtv Music Awards del 1998. Solo chi celebra il futurismo può proporre il recupero di un gruppo del genere, che come il futurismo nel 2009 non ha più alcun senso.
Keith Flint ormai sembra Vasco Rossi che prova a darsi alla techno dopo aver scoperto le droghe sintetiche, Invaders Must Die è il disco disbanded definitivo, e soprattutto il centenario del futurismo ha rotto le palle. È ora di finirla: il futurismo è la cosa più sopravvalutata del mondo, non è possibile entrare in libreria o in qualsiasi altro luogo e trovare volumi celebrativi del centenario et altra paccottiglia varia ed eventuale. Una moratoria sarebbe doverosa. Il futurismo non poi è stato così determinante nell'evoluzione dell'arte contemporanea, e non sarà certo uno pseudo-album dei Prodigy lasciato all'Autogrill a farmi cambiare idea,
Ricordiamoli così, quando Keith Flint aveva i capelli lunghi, mangiava pasticche a spugnate ed indossava il bomber:
09 marzo 2009
SUI GIOVANI D'OGGI CI SCATARRO SOPRA
I Metro Station hanno una storia strappalacrime alle spalle (copiaeincollo a caso da Wikipedia: Nel 2006 le madri di Trace Cyrus e Mason Musso fecero conoscere i due ragazzi sul set di "Hannah Montana". Condividendo gli stessi interessi musicali decisero di creare un gruppo; poco dopo Trace Cyrus ingaggiò Black Healy dai Sinthetic Joy per farlo diventare il loro pianista, esperto di musica elettronica e bassista. Cyrus diventò chitarrista solista e cantante; Musso il primo cantante e chitarrista ritmico), segno che hanno fatto la gavetta e sanno cos'è il DIY e sono pronti a conquistare definitivamente l'Italia dopo aver già conquistato il resto del mondo (in Italia, si sa, tutto arriva con un pochino di ritardo, ed anche i miti e le mode del rock non possono di certo arrivare in tempo reale). Sono la musica del Demonio, sono l'equivalente musicale dello stramonio.
In poche parole, i Metro Station sono il mio nuovo gruppo preferito nonostante siano roba che se hai un minimo di sale in zucca ti fa rimpiangere di non essere più minorenne per poter lanciare senza eventuali conseguenze giuridiche il televisore dalla finestra ogni volta che le tv di regime passano un loro video. Il segno del declino socio-politico dell'Italia sta anche in piccole cose come questa, ma ben vengano supergruppi come i Metro Station a tirarci su di morale in queste tristi giornate di inizio primavera.
07 marzo 2009
BANCAROTTA ITALIA: LA SINISTRA È NOIOSA, CARLO PASTORE NO
E come festeggiare un risultato così importante se non leggendo Top Girl che dedica uno speciale di sei pagine alla tribù urbana dei neofascisti, o ancor meglio leggendo la sontuosa intervistessa a Carlo Pastore apparsa a sorpresa su Vanity Fair? Forse per battere Top Girl sul suo stesso campo, Carlo Pastore si candida (lo dice velatamente, ma alla fine si candiderà, eccome se si candiderà) a prossimo leader del Partito Democratico in un'intervista in cui riesce nell'impresa di non dire nulla per tre colonne, se non che è appena uscito un suo romanzo per Mondadori, che è un romanzo a modo suo autobiografico, che ha provato coca/canne/MDMA ma ha smesso, che ha smesso di fumare perché quando fumava aveva sempre il raffreddore e soprattutto che sta lanciando una piccola casa editrice (tra l'altro, prossimamente avrei da sottoporgli un pochino di materiale scritto di mio pugno – lo contatterò non appena la casa editrice sarà cosa fatta). Dunque, autoreferenziale come una certa sinistra che si rispetti e democristiano quanto basta, con in più una strizzatina d'occhio a certi vizi dell'uomo moderno che ormai non appaiono più come trasgressioni agli occhi della gggente: praticamente, la versione liberal di Pierferdinando Casini.
Carlo Pastore è l'uomo giusto per battere la destra perché piace alle figlie ed anche alle mamme. Tirerà fuori dal pantano la sinistra e, più in generale salverà il paese. O ciò che ne rimarrà dopo la bancarotta in stile Argentina di cui sopra. Sostenerlo alle primarie di ottobre è un dovere morale. Amen.
LA STRATEGIA DEL VERME (cit.)
Tanto per dire, in vista delle prossime europee io ho già iniziato a guardare con estremo interesse ad un eventuale listone Radicali-Repubblicani-Liberali e trovo che il blog di Paolo Guzzanti sia uno dei più geniali di tutti i tempi.
03 marzo 2009
A MEZZANOTTE VA LA RONDA DEL PIACERE
Ed io mi sono fermato (anzi, la mia auto si è fermata ed ha parcheggiato senza che io le dicessi nulla), sono entrato ed ho consumato. Poi, al momento di uscire, mentre passavo vicino al banco frigo ricolmo di pregiati salumi che sembrano esistere solo negli Autogrill di tutta Italia, ho visto un oggetto che ha attirato subito la mia attenzione illuminandomi d'immenso e costringendomi immediatamente a fermarmi. Mi sono avvicinato quasi intimorito e, tra una soppressa, una noce di prosciutto di cinghiale, un salame di plastica e quel misterioso salume-monolito che sembra una pietra di forma ovoidale completamente ricoperta di pepe, ho scorto una copia masterizzata di Invaders Must Die, il nuovo album dei Prodigy. La mia coscienza mi ha detto di far finta di nulla e di non toccarlo perché nel 2009 un album dei Prodigy non ha più alcun senso, però visto che l'occasione fa l'uomo ladro non ci ho pensato due volte e l'ho subito presa e messa in tasca, incurante degli effetti che un gesto del genere potrebbe avere a livello giuridico e consapevole del fatto che la copia in questione potrebbe essere stata lasciata lì da un fan dei Prodigy rimasto deluso dall'inconsistenza del loro nuovo lavoro. Comunque non ho ancora avuto il coraggio di ascoltare Invaders Must Die, ma rimedierò al più presto (sempre che stare in un banco frigo non causi danni permanenti ed irreparabili ad un cd masterizzato). Trovare un cd in un banco frigo non è cosa da tutti i giorni, e dunque bisogna approfittarne e sperimentare.
La serata ha dunque preso tutta un'altra piega e sono arrivato al Covo ricordando l'ultima volta in cui ci sono andato ma soprattutto pensando al fatto che dopo aver avuto la fortuna di trovare un cd dei Prodigy abbandonato l'ideale sarebbe stato potermi vedere un altro concerto di Swim, che quando ha aperto per Fujiya & Miyagi ha gentilmente donato al pubblico pagante e non una memorabile mezz'ora fatta di electro hip hop e gags a profusione. E difatti si abbassano le luci, incomincia il concerto ed a sorpresa si presenta sul palco proprio Swim. Sono stupito, il resto dei presenti lo è ancor di più ma subito scoppiano le risate (soprattutto le mie risate). A quanto pare nel frattempo ha suonato al Covo un'altra volta – e fanno tre volte in tre mesi, o il Covo è in crisi nera oppure il ragazzo ha le superbazze che gli consentono di suonare di spalla a chiunque - ma sentirlo è sempre come la prima volta: il set è lo stesso tranne un inedito, la voglia di cazzeggiare e prendersi poco sul serio sono la stesse e lui ora come allora ne esce vincitore. Più o meno, Subsonica meets Postal Service in una discoteca della Riviera Romagnola assieme ad una riserva di pasticche che dura un inverno intero, e forse dura anche per il resto della vita se sei sfortunato e ti cali una pasticca tagliata male. Da grande voglio diventare come lui.
E dopo Swim, i Metronomy. Ovvero, dopo di lui tre giovani ragazzi che suonano come i Klaxons che provano a scimmiottare i Devo ma che non ce la fanno e finiscono per suonare cover assortite tratte dal repertorio di Duran Duran, Spandau Ballet, Level 42 e Dead Or Alive. Roba divertente anche se un bel po' reazionaria, nulla per cui strapparsi i capelli perché negli anni ottanta i capelli erano cotonati ma ora non lo sono più. Pochi cazzi: se devo ascoltare musica di quegli anni mi ascolto gli 808 State, mentre se devo ascoltare qualcuno che fa una sorta di revival degli anni ottanta riuscendo nel contempo ad attualizzare la musica di quel dannato decennio mi ascolto gli Zoot Woman. Sul palco i Metronomy si impegnano molto, si vede che ci credono, si divertono molto e ti aspetti pure di vedere sbucare sul palco il fantasma di Bettino Craxi e della Milano da Bere, però poi quando tra il pubblico ti pare di scorgere Gianni De Michelis con la sua faraonica corte di donne di tutte le specie ed immediatamente ti rendi conto che si tratta solo di alcuni studenti inglesi (o americani) che smascellano strafatti di ketamina senti un tantino di amaro in bocca.
O forse si tratta solo di una sensazione di scampato pericolo, anche se poi quanto torni a casa e senti che i tuoi vestiti puzzano di fumo in una maniera assolutamente indegna di un paese civile e democratico ti rendi conto che hai rischiato (e rischi) la vita. Chi fuma nei locali pubblici fottendosene dei divieti è un fascista, e come tale andrebbe appeso a Piazzale Loreto (ovviamente in senso figurato). Detto in maniera più civile, bisognerebbe utilizzare le ronde solo ed esclusivamente per scovare chi fuma nei locali pubblici.
02 marzo 2009
RADIO RADICALE NON SI TOCCA!
Per uno come Rutelli non deve esistere commozione. Punto e basta.