Mi ha molto colpito la storia di quella ragazza inglese che beve benzina. L'ho letto su Leggo e dunque è vero, e da quando l'ho saputo non faccio che pensare a quello. Ma come si fa ad arrivare a bere benzina? E come si può farlo senza riportare danni permanenti all'apparato digerente? Ma soprattutto, perché l'ho letto solo su Leggo e non su altri prestigiosi organi d'informazione? Non è che è una bufala, magari una notizia non verificata che poi per mera dimenticanza non è stata smentita il giorno dopo? Non lo so, ma so solo che a quanto pare la ragazza in questione è diventata la protagonista di un programma su un qualche canale televisivo inglese a caso e va piuttosto fiera di questa sua bizzarra abitudine. Chissà i suoi rutti come sono.
Dunque, ricapitolando: quanti anni sono che ho questo blog? Circa sei anni. Non c'entra un cazzo con la benzina da bere (o forse sì), ma sei anni sono veramente tanti. Direi troppi. A sei anni un bambino inizia ad andare a scuola ed inizia a leggere e a scrivere, mentre un blog probabilmente ha già esaurito il suo ciclo di vita da un bel pezzo. Direi che a questo punto della sua esistenza (ne parlo come se fosse una persona, sono in pieno delirio di onnipotenza/autoreferenzialità) il mio blog cessa di essere aggiornato. Ci fermiamo qui (ormai parlo di me stesso/del mio blog al plurale, come Scilipoti), improvvisamente, in un momento in cui la media giornaliera dei visitatori è un numero che sta tra novecento e mille (come se contasse qualcosa, come se non fosse una soddisfazione sapere che arrivano tutti su queste pagine per cercare foto degli One Direction). Una piccola vittoria, direi.
Fine della corsa, dunque. Continuerò a fare altro in rete, in maniera diversa, ma non qui e non ora. Un saluto particolare a coloro che sono arrivati al mio blog cercando "Miley Cyrus bocchino", "Mimmo Drughi", "Nicoletta Paciaroni chi c'è stato?" e soprattutto un epico "Milly D'Abbraccio anale intervista". Il duro lavoro paga sempre, anche quando fondamentalmente si scrivono cazzate a mo' di antistress.
1 - 2, 1 provo i microfoni, questo il suono che nasce dalla metropoli: c'è questa cantante che si chiama Emma Marrone ma si fa chiamare solo Emma perché probabilmente si vergogna del suo cognome (e dunque d'ora in avanti la chiameremo Emma Brown perché in questo caso chiamarla così rappresenta un buon compromesso tra autistico e artistico) e che ha vinto il Festival di Sanremo dopo essere partita da Amici di Marione De Filippi (come se vincere a Sanremo contasse qualcosa, come se parlarne contasse qualcosa).
E c'è il fatto che dopo aver vinto Emma Brown si è scordata di ringraziare l'autore del pezzo che le ha fatto vincere il festival, ossia Kekko Silvestre dei Modà (che è il nome dell'autore del pezzo e non il nome del pezzo, ma tant'è) e ne è nata una vicenda che più che vicenda è puro melodramma(soprattutto pensando al fatto che Kekko Pino Silvestre non ha più quindici anni e ad occhio e croce dovrebbe aver passato la sua fase adolescenziale).
E poi c'è il fatto che Emma Brown dopo la vittoria ha iniziato a rilasciare interviste pazzesche, nelle quali spara frasi come proiettili del tipo (copiaincollo a caso)"Il Molleggiato bisogna rispettarlo. Quando canta è eccezionale, arte pura", "Largo a noi donne rock", "Non sono certo la persona adatta a dire la mia sui pensieri di una signora colta e intelligente che si occupa del Lavoro e delle Politiche Sociali", "La grande Gianna Nannini mi è sta vicina tutti i giorni e i suoi consigli sono stati per me oro colato", "Dico alle ragazze che vogliono sfondare nella musica o che vogliono raggiungere un qualsiasi altro obiettivo di stringere i denti, di non farsi mai sopraffare ma di andare avanti. Se hai il fuoco dentro, prima o poi lo devi far bruciare", "La musica non si vince e non si perde. Si vive. Ha vinto la vita" ed altre cose che non sto qui a riportare perché non ne vale più la pena e probabilmente non ne ho più voglia.
Dicevo, Emma Brown ha vinto Sanremo ma la musica che conta davvero è altra e non sta nel pop italiano mainstream (mainstream nel senso che potrebbe piacere anche a mia madre). Tipo il nuovo Kindred Ep di Burial(che ho trovato abbandonato nei bagni di un Autogrill in Toscana mentre tornavo dalla serata finale del Festival di Sanremo dove ero riuscito ad imbucarmi perché quelli di Avvenire mi hanno pagato per fischiare Adriano Celentano, probabilmente era una copia lasciata da qualcuno che tornava da un rave) (probabilmente l'aveva lasciata la stessa Emma Brown al ritorno da un rave, ecco perché si è scordata di ringraziare Kekko Pino MikaëlSilvestre dei Modà), una cosa che è la solita cosa di Burial ma avercene di cose così. Tre tracce per un totale di mezz'ora, un'esperienza quasi mistica che ti assorbe del tutto e ti porta lontano, verso mondi sommersi (che non è un disco dei Litfiba), verso luoghi che non sapevi nemmeno di conoscere e che forse mai conoscerai. Sicuramente Burial non vincerà mai Sanremo, ma ad occhio e croce potrebbe partecipare alla prossima edizione insieme a Loredana Berté e Gigi D'Alessio.
Tra l'altro ho il sospetto che Burial sia lo stesso Gigi D'Alessio sotto mentite spoglie, ma non ho elementi per affermarlo con certezza e dunque non lo affermo.
Se c'è una cosa che mi fa ridere tantissimo (o a scelta mi mette addosso una tristezza infinita, tanto è uguale), questa è la gente che dopo una lunga giornata di lavoro sale sui mezzi pubblici (treno, autobus o tram, tanto è uguale – funzionano tutti da schifo e sono perennemente in ritardo) e si mette al telefono a parlare di lavoro a volumi stereofonici, molestando i presenti, gli assenti ma soprattutto il sottoscritto che vorrebbe tanto farsi i cazzi suoi in pace. Mi fanno quasi pena, o forse no. Hanno ragione loro perché in Italia c'è ancora libertà di espressione.
Ma come si fa a parlare ancora di lavoro dopo una lunga giornata di lavoro? Su, non è umano. Bisogna crederci sul serio, o ben più probabilmente bisogna aver trascorso una intera giornata a guardare gli altri che lavorano e/o a fingere di lavorare e/o a dare ordini a chi sta sgobbando sul serio. Mica puoi metterti a parlare di lavoro dopo una intera giornata trascorsa a cercare in rete notizie
sul feto che ha stretto la mano ad un chirurgo mentre questo operava sua madre per salvarlo,
su Fozza Itaia prima campagna pubblicitaria subliminale per preparare la discesa in campo di Silvio Berlusconi
et similia, devi per forza essere molto stressato o devi avercela con il mondo intero (o con te stesso, tanto è uguale – funzionano tutti da schifo e sono perennemente in ritardo. repetita juvant). Qui ad occhio e croce ci vuole un dottore di quelli bravi, anche perché l'85% delle volte questi soggetti al telefono sparlano di un collega/di un sottoposto senza sapere che io magari il collega/sottoposto potrei anche conoscerlo (e dunque potrei fare la spia, cosa che tra l'altro mi riesce particolarmente bene essendo io stato comunista per anni).
Un momento: e se invece questi soggetti da studiare facessero in realtà solamente finta di telefonare, tanto per darsi un po' di arie in pubblico dimostrandosi persone di polso che sanno dare ordini anche quando non sono in loco? O se magari le telefonate fossero tutte una copertura, ossia una serie di messaggi in codice all'indirizzo di un interlocutore che non è un collega/sottoposto ma un boss mafioso o magari un'amante? Non lo sapremo mai, perché su nessun sito internet è stato ancora pubblicato un codice da inserire nelle impostazioni di un cellulare Nokia per ascoltare le conversazioni altrui ed i potenti mezzi della tecnologia attuale non possono darci risposta. Limitiamoci allora a mandare affanculo chi ci disturba facendo telefonate di lavoro sui mezzi pubblici, preparandoci a cambiare di posto qualora le circostanze lo richiedano. Funziona sempre, l'ho letto su Internet.
Clamoroso: Antonio Di Pietro ha proposto di ripristinare la Legge Reale per punire chi crea disordini alle manifestazioni e, dato il momento difficile appena vissuto a Roma, tutti l'hanno preso sul serio anche se in realtà stava parlando di ripristinare Legge Reale per contrastare il pericolosissimo fenomeno delle scie chimiche. Quell'uomo non finirà mai di sorprendermi per quanto cerca di cavalcare i momenti ed i sondaggi invece di proporre cose almeno un po' sensate (in tal senso è assolutamente speculare a Berlusconi), se per caso ce lo troviamo Presidente del Consiglio è la volta buona che non possiamo neanche scendere dallo scooter in santa pace che arriva lui in persona a metterci le manette perché abbiamo ancora indosso il casco (in quest'ultima frase ho avuto parecchi problemi con la coniugazione dei verbi, anch'io nel mio piccolo sono un po' Di Pietro). Tutti in trattore, come piace a lui.
E a proposito di caschi e scooter, RaiNews ha mandato in onda un'intervista ad un ragazzino di quindici anni che il 15 ottobre avrebbe dovuto essere in giro senza casco a fare le impennate con lo scooter ed invece si trovava a Roma a combinare casini (e per l'occasione si è pure rotto un piede, scintillante trofeo da esibire il lunedì seguente a scuola per sedurre le ragazzine e portarsele in bagno per cambiare l'acqua al pappagallo). Mamma mia, se questa è la futura classe dirigente del paese c'è da star freschi: non so se sia legale intervistare così un ragazzino di quindici anni, ma blaterava di conflitto sociale e poliziotti servi manco fosse un cinquantacinquenne nostalgico del '68 e soprattutto lo faceva stando comodamente seduto su un divano che costava almeno come tre mesi del mio stipendio (addirittura pareva un divano antico, e se così fosse i tre mesi di mio stipendio diventerebbero all'istante tre anni del mio stipendio). Mi sto ancora chiedendo se capiva ciò che diceva o se lo aveva appena letto su Wikipedia e lo stava ripetendo per fare un figurone sempre nell'ottica del cambio d'acqua al pappagallo, ma tant'è.
Comunque, completavano il piacevole quadro una accogliente casa da figlio della ricca borghesia e una libreria con letture buone, dunque fanculo alla normativa sulla privacy per i minorenni! - questo culattone raccomandato andava intervistato per forza, tanto per capire meglio dove stiamo andando ma soprattutto per capire meglio questa ultrasinistra antagonista che tra dieci anni sarà seduta ai banchi della parte destra del parlamento, a dirmi cosa fare, cosa non fare, come vestirmi, quante ore lavorare, quante tasse pagare, quando andare in pensione, come vivere dopo la morte. Meglio così, almeno certe responsabilità non devo prendermele io.
Alzi la mano chi, dodici anni fa avrebbe immaginato di trovarsi ad un concerto degli Skunk Anansie nel 2011. Io non me lo sarei mai immaginato (neppure lontanamente) e non avrei mai pensato di imbattermi in una band in grande forma e di divertirmi così tanto, soprattutto dopo lo scioglimento del 2001 e l'inizio della modesta carriera solista della loro leader Skin (carriera che viene ricordata più per la collaborazione con Maxim dei Prodigy in Carmen Queasy che per altro, il che è tutto un dire).Eppure eravamo tutti lì, a sudare ad un concerto degli Skunk Anansie a Ferrara Sotto Le Stelle nel 2011. La band suonato davvero potente ed ha proposto un set per certi versi sorprendente, con inattesi (e coraggiosi) recuperi dal primo, devastante esordio Paranoid & Sunburnt affiancati ai superclassici da singalong tipo Secretly ed Hedonism e a canzoni dall'ultimo album post reunion Wonderlustre (mai sentito per intero, ma pare che meriti assai). Skin è padrona assoluta del palco ed è ben supportata da una band affiatata che non sbaglia un colpo: gli Skunk Anansie han suonato quasi due ore concludendo il tutto addirittura con Little Baby Swastikkka, e se avessero suonato pure Glorious Pop Song mi avrebbero reso ancor più felice e contento. Va bene anche così, comunque: reunion come queste non sono operazioni messe in piedi solamente per pagarsi il rehab ma eventi in grado di emozionare anche chi come il sottoscritto gli Skunk Anansie li aveva già rimossi dalla memoria nel momento esatto in cui Secretly ha iniziato a sentirsi praticamente in loop nelle radio e tv musicali di regime. Ben vengano dunque.
Sta per finire anche questo 2010 – un anno che pareva interminabile – e come ogni anno è tempo di bilanci. Tanto per dire, Michael Jackson è morto da un anno e mezzo e sembrano passati quarant'anni, però intanto se ne è uscito di recente con un disco nuovo, una specie di Frankenstein (o di Frankenchrist) creato in laboratorio prelevando campioni da suoi vecchi brani ed adattandoli a basi musicali che vogliono disperatamente suonare attuali ma probabilmente non ce la fanno perché sono morte anch'esse. Non ho nemmeno voluto fare la fatica di scaricarlo, mi basta sapere che c'è quell'altro morto vivente di 50 Cent tra gli ospiti, mi basta leggere recensioni con commenti del tipo “un disco fantastico, sì fantastico come avere il buco del culo sotto al mento” e ridere tantissimo, mi basta vedere una copertina che è la più brutta di sempre (gli occhi di Maicol Gecson come quelli della Gioconda che seguono il malcapitato si trova a guardare quella terribile accozzaglia di immagini photoshoppate a caso). La notte fatico ad addormentarmi perché ho il terrore di sognarla.
Poveraccio Jackson, se non fosse già morto si suiciderebbe al solo pensiero di essere diventato protagonista di copertine del genere e di schifose operazioni commerciali del genere. Oltretutto ad un certo punto della sua vita credeva di essere Cristo (anzi no cristo, scriviamolo con la minuscola che tanto non siamo certi che sia esistito davvero)(in compenso è esistito Frankenchrist, ed era pure un gran disco dei Dead Kennedys) e si è pure beccato una clamorosa invasione di palco da parte di quel fuoriclasse di Jarvis Cocker dei Pulp ai Brit Awards del 1996. Copiaincollo alla rinfusa da Wikipedia: “Ai Brit Awards del 1996 Jackson eseguì il brano Earth Song vestito di bianco e circondato da suoi giovani ammiratori e da un finto rabbino. Il cantante si ispirò ad alcune movenze di Cristo, sollevato nell'aria da una gru e con i capelli mossi da un ventilatore. Jarvis Cocker dei Pulp e il suo amico Peter Mansell invasero però il luogo dell'esibizione: Cocker saltò per la sala, tentò di esporre il suo fondoschiena, ballò e assediò il palco. In risposta ai media che ripresero i suoi gesti, Cocker disse: «Ho voluto fare tutto ciò per protestare contro Michael Jackson, per come si ritenga una figura simile a Cristo, addirittura con poteri guaritori… ho corso per il concerto e mi sono messo in mostra… molti altri avrebbero avuto il coraggio di fare la stessa cosa, al mio posto.»” Che figata. Roba da ridere tantissimo, roba per cui vale la pena andare l'anno prossimo al Primavera solo per rivedere la reunion dei Pulp. Il filmato dell'invasione di palco ovviamente è presente su YouTube, e da quando Mediaset ha intimato di rimuovere il filmato di Gianluca Grignani al Festivalbar 1995 è diventato di diritto il più bello di sempre. Almeno fino a quando Maicol Gecson in un modo o nell'altro lo farà rimuovere.
Via con la consueta classifica di fine anno, che tanto la fanno tutti ed allora la faccio anch'io.
In panchina (ma di poco, perché son disconi che per un soffio restano fuori):
Les Savy Fav – Root For Ruin
Chemical Brothers - Further
Arcade Fire – The Suburbs
MGMT – Congratulations
!!! - Strange Weather, Isn't It?
La classifica è questa (è stata dura scegliere, ma alla fine ci son riuscito):
#10 Far – At Night We Liveun ritorno commovente. Suonano emo come si suonava dieci, dodici anni fa (quando eravamo molto giovani e ci credevamo davvero). La voce di Jonah Matranga commuove ora come allora.
#9 Hot Chip – One Life Standhanno raggiunto livelli di eccellenza pop. Questo disco sta a loro più o meno come Technique sta ai New Order, ed è un disco di canzoni – il che non è poco.
#8 Klaxons – Surfing The Void un disco che verrà capito fra qualche anno. Nessuno si sarebbe aspettato un passo del genere da loro, nemmeno i più ottimisti. Orecchiabile e nello stesso tempo sperimentale, è lo stato dell'arte di tre ragazzi che hanno parecchie idee ed hanno imparato a metterle nero su bianco in maniera personale e concreta.
#7 Take That – Progress che ritorno quello di Robbie Williams! Sembrano gli Zoot Woman (ed infatti il produttore è Stuart Price degli Zoot Woman) solo che i soliti snob che impazziscono per band pseudo-indie vestite tutte uguali non li apprezzeranno perché sono i Take That. Un grande disco pop – di quelli che è un piacere ascoltarli.
#6 Janelle Monàe – ArchAndroid un disco pop che sembra venire dal 2030, invece è il 2010 ed è terribilmente reale questa Beyoncé che piace anche agli indie snob.
#5 Ok Go – Of The Blue Colour Of The Sky sembravano solo dei coglioni che girano video virali sul tapis roulant, ma a dispetto di tutto e tutti hanno dimostrato che si può unire Prince alla psichedelia.
#4 Crookers – Tons Of Friends perfetto disco da party. Sono due, sono italiani ma non sembra, fanno muovere il culo e fanno ballare con roba che sembra ignorante ma non lo è. Cosa volere di più dalla vita?
#3 Buzz Aldrin – s/t un magma sonoro che ti avvolge e ti porta lontano. Lo ascolti e quando finisce vorresti subito ricominciare. Tipo i Velvet Underground in chiave post punk, una cosa che sembra un miracolo invece è realtà.
#2 Dargen D'Amico – D' pt. 1 & 2 un poeta più che un rapper, uno che ha tante cose da dire e le dice in maniera unica. Il Maurizio Milani dell'electro hip hop? Io dico di sì.
#1 Caribou – Swim prendi i Primal Scream di Screamadelica, rendili un tantino più sperimentali, aggiungi una delicatissima voce post-folk ed il gioco è fatto. Disco dell'anno anche solo per il fatto che Caribou porta avanti questo discorso da una decina di anni e solo adesso stanno iniziando a considerarlo.
Quando ho visto il filmato del suo provino ad X-Factor nemmeno ci credevo. Pensavo che fosse il nipote di Paola Binetti(tra l'altro grande appassionata di power metal) ma Paola Binetti (che saluto) non ha nipoti, pensavo che non esistessero più metallari di quelli che sono ancora fermi ai Dream Theater, che partecipano ad un programma lontanissimo dalla loro realtà quotidiana, fanno figure assolutamente imbarazzanti, vengono esclusi, vengono sbertucciati dalla Tatangelo e poi se la prendono col povero Enrico Ruggeri (uno che ha vinto almeno un paio di Festival di Sanremo) solo perché non hanno il senso dell'ironia (o molto più probabilmente perché sono metal, ed infatti il Binetti quando se l'è presa con Ruggeri ha fatto una delle facce più metal degli ultimi dieci/quindici anni), ed invece mi sbagliavo di grosso.Esistono ancora, e sono qui tra noi – anche se non li vediamo perché sono sostanzialmente innocui e se fanno la faccia truce lo fanno per spaventare, non per fare male.
A quel provino di X-Factor Giuseppe Binetti ha regalato all'umanità una performance assolutamente (ed involontariamente) esilarante, soprattutto perché si è presentato lì interpretando ovviamente un brano dei Dream Theater, si è preso dell'animale da soma, si è offeso a morte ed ha addirittura accusato la giuria di non sapere cos'è il vero rock (come se il vero rock fossero quei segaioli dell'assolo interminabile di chitarra, dell'acuto vocale & del peggio metal tastierato che rispondono al nome di Dream Theater). Tutto troppo bello per essere vero tanto che – giuro - ad un certo punto ho pensato addirittura che scoppiasse in lacrime, perché lui è uno che ci crede davvero e sta lottando per il suo sogno ma non sempre è capito dalla gente.
Ecco, il punto è proprio questo: non mi piace la musica che ascolta, non mi piace la musica che suona (ha un album in uscita a breve, non lo ascolterei mai ma spero davvero che riesca un minimo ad emergere in quel mare magnum rappresentato dalla musica leggera italiana)(non so nemmeno cosa voglia dire “mare magnum”, ho usato questo termine forse a sproposito per darmi un tono), nelle sue condizioni non mi sarei mai presentato ad X-Factor, però io ammiro tantissimo Giuseppe Binetti (e, più in generale, tutta la gente come lui) perché ci crede ancora e porta avanti un genere che ormai nessuno si fuma più da almeno dieci/quindici anni (ed infatti la faccia metal di Binetti è la faccia più metal degli ultimi dieci/quindici anni anche per questo), alla faccia di chi segue solo le mode e non tiene conto che nella musica esistono anche le emozioni e i sentimenti, i successi e le sconfitte, le delusioni e i sogni da inseguire a tutti i costi, nonostante tutto e tutti.
Alcuni illuminati politologi affermano che possedere un fottio di giornali e giornaletti, tv e mezzi di informazione vari ed eventuali non serva a nulla, però intanto su Chi sono uscite le foto di Giancarlo Tulliani che lava la sua Ferrari ed anche le massaie che passano le loro giornate davanti alla tv si son rese finalmente conto che i finiani sono un grave problema per l'Italia e vanno annientati con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.
Cioè, Berlusconi si autodefinisce un liberale e poi per annientare Fini vengono pubblicate le foto di suo cognato che lava una macchina di lusso? Fanno così schifo il lusso e la ricchezza? Questo è stalinismo, però di quello all'italiana – cioè tutti i ricchi fanno schifo tranne uno, il Capo. Questo è classismo.
Comunque la vicenda Fini-casa di Montecarlo è grottesca. Berlusconi ancora una volta dimostra di non saper governare ed allora deve ricorrere a dossier più o meno veritieri per condizionare l'opinione pubblica e ricattare avversari ed ex alleati. Scava nel passato dei familiari di Fini, trova cose poco chiare su una casa a Montecarlo occupata dal cognato ed allora i giornali di sua proprietà iniziano a martellare. Giorni e giorni di gogna mediatica poi i finiani per uscire dall'angolo fanno ciò che la (ridicola) sinistra italiana non ha mai fatto in quindici anni: chiedono conto a Berlusconi di come ha acquistato da una minorenne la villa di Arcore, della attività di dossieraggio che è solito praticare per annientare gli avversari e delle società offshore a cui (forse) ricorre per evadere il fisco. Praticamente, hanno fatto ricorso ai medesimi argomenti da lui utilizzati per screditare l'ex alleato Fini. Geniale, anche perché ora Berlusconi sembra diventato improvvisamente più mansueto, ma è la classica quiete prima della tempesta. Ci sarà parecchio da ridere, però intanto i veri, grossi problemi del paese son sempre lì irrisolti.
E come finirà questo teatrino dell'assurdo?
La vicenda andrà avanti ancora per molto tempo e ci saranno ancora parecchi colpi di scena, tutti da ridere tantissimo. Sarà una cosa tipo la celeberrima vicenda Telekom-Serbia di sei anni fa, anche perché il nuovo Igor Marini c'è già e si chiama Luciano Gaucci. È solo questione di tempo e partiranno le sue scottanti rivelazioni, che verranno prese per oro colato dai vari Cicchitto, Capezzone, Bondi e tutti gli altri nani e ballerine della corte berlusconiana e che formeranno oggetto di dibattito mediatico almeno fino a settembre. Il tutto si concluderà improvvisamente e senza un nulla di fatto quando verrà fuori che uno degli accusatori (magari chi si occupava della gestione del patrimonio dell'ex AN) è l'unico soggetto direttamente coinvolto nell'affare ed allora è meglio tacere e passare ad altro (tra l'altro, in Telekom-Serbia venne fuori che l'unico che si era veramente intascato soldi era l'attuale finiano Italo Bocchino, uno dei componenti della commissione parlamentare che indagava sulla faccenda ed oggi super-difensore della legalità). L'Italia è un paese fantastico, anche (e soprattutto) perché capitano cose come queste ed i mezzi d'informazione di regime non parlano d'altro salvo poi tacere quando tira aria di burrasca per il Capo.
Arriviamo al dunque: il remix di The Afterlife a cura di Andrew W.K. è la cosa più rock del 2010, talmente rock che non se ne trova traccia né su YouTube né su altri siti specializzati in visioni gratuite di file video caricati illegalmente dagli utenti iscritti. Se ne trovano solo brevi estratti audio che non rendono giustizia alla bellezza dell'originale (anche perché il primo minuto non c'entra nulla con il resto del brano, che a sua volta non c'entra nulla con l'originale di/degli Yacht), un mostro a 140 bpm di velocità fatto di continue ripetizioni di note che paiono buttate lì a caso ma non lo sono, voci all'elio, synth che ti entrano nel cervello e lo perforano, drum machine da parata, devastazioni di appartamenti con vista Colosseo, lingue felpate, miraggi. È roba per gabber, ma anche no. Ultimamente non sto ascoltando altro, e comincio ad essere preoccupato perché continua a ronzarmi di continuo nel cervello. Quasi quasi chiamo un dottore, quasi quasi chiamo Valentino Rossi a cambiarmi la connessione Adsl che non funziona più bene (Vale, ne voglio una più veloce anche se hai la tibia sfasciata. E ricordati che le tasse vanno pagate tutte).
Se il mondo fosse un luogo più giusto&bello The Afterlife Andrew W.K. Remix sarebbe per il 2010 quello che Bonkers di Armand Van Helden e Dizzee Rascal è stato nel 2009, ma come al solito la gente non se ne accorgerà e lo snobberà perché troppo impegnata ad osannare Sperm Donor di/dei Rifoki, progetto hardcore di Steve Aoki e Bob Rifo dei Bloody Beetroots, una massa informe di electropunk da appartamento con vista Colosseo che può essere considerato hardcore giusto da coloro che conoscono solo l'hardcore che si può vedere gratuitamente su YouPorn (non per nulla il disco si chiama Sperm Donor)(ovviamente scherzo. Ho massimo rispetto di chi lo considera un disco hardcore ed ho massimo rispetto di Steve Aoki e di Bob Rifo. L'opinione altrui va sempre rispettata. Un Padre Nostro e tre Ave Maria per penitenza. Oltretutto è un gran bel disco davvero, e sono cinquanta di bocca e centomila a scopata)
A questo punto oserei addirittura dire che The Afterlife Andrew W.K. Remix potrebbe essere considerata di diritto la versione ariana di Bonkers, ma siccome non voglio essere bollato come un fottuto nazistoide non lo dico e me ne sto zitto nel mio angolino col pugno alzato. Dico invece che Andrew W.K. nel tempo si è dimostrato a modo suo un genio e che ho sbagliato a snobbarlo (e a sfotterlo) agli inizi. A volte capita di sbagliare, l'importante è rendersene conto in tempo ed imparare dai propri errori.
(Una foto che non c'entra un cazzo con il resto del pezzo ma che è stata messa comunque in nome della libertà di espressione: il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti impiega parte del proprio tempo libero correndo nella neve su una slitta trainata da un gruppo di cassintegrati Fiat. Era bello metterla, perché in Italia non c'è crisi economica e possiamo fare quel cazzo che ci pare e piace senza doverci preoccupare delle conseguenze. Per la cronaca: i cassintegrati sono stati scelti col televoto come al Grande Fratello ed uno di loro è stato espulso perché ha bestemmiato)
Silvio Berlusconi è ormai nel vivo della campagna elettorale (che poi In Italia son sedici anni che siamo in campagna elettorale permanente, ma facciamo finta di vivere in un paese normale nel quale le campagne elettorali sono un fenomeno che si verifica solo in prossimità delle elezioni) ed recentemente ha pronunciato una frase mostruosa del tipo: “Vorrei ricordare Eluana Englaro e condividere il rammarico e il dolore per non aver potuto evitare la sua morte”. Il Vaticano applaude (o meglio applaudono solo coloro che non sono impegnati a toccare ragazzini, cioè la maggioranza degli aventi diritto), gli italiani se ne sbattono perché tanto tra qualche mese iniziano i campionati mondiali di calcio e se vinciamo si festeggia ancora pestando qualche lavavetri.
C'è da capire il dramma che sta vivendo il povero Berlusconi. Effettivamente nel 1992, ai tempi del tragico incidente che purtroppo ha condannato Eluana Englaro al coma irreversibile, Silvio era troppo impegnato a trattare con la mafia per far nascere Forza Italia e non poteva dedicarsi ad alcun altra attività. Non è stato dunque per lui possibile indossare il costume da Superman per fermare l'auto un attimo prima del terribile schianto (al limite anche solo frapponendo tra l'auto e l'ostacolo quella calotta scura che ha in testa e che tutti si ostinano ancora a chiamare capelli). Succede a chi ha troppe cose da fare durante la giornata ed è impegnato a salvare il paese dai comunisti.
Qualche sera fa sul mio schermo televisivo è apparso quell'uomo alto, unto e pelato che a quanto pare svolge le funzioni di direttore del Tg1. Parlava di Craxi, del Papa (anzi,mi correggo: del papa), di euromissili, di finanziamenti sovietici al Partito Comunista Italiano, di ingiusto martirio subito da Craxi e di altre cazzate simili, ma non sono riuscito a capire il senso del discorso perché il filmato si è improvvisamente interrotto e sono apparse le immagini di un vecchio tossico sdentato (uno dei reduci degli anni ottanta, gli anni in cui da un lato della strada imperava il craxismo mentre dall'altro imperava l'eroina) intento a spararsi in vena una dose di eroina mediante siringa ipodermica. Nel collo, mica nell'avambraccio.
È stato uno spettacolo assolutamente disgustoso, immagino che la vita di milioni di famiglie italiane sia stata sconvolta da immagini del genere trasmesse ad orario pasti, però le droghe pesanti sono una grave piaga sociale che va affrontata con coraggio e decisione, a muso duro, senza nascondersi di fronte ad inutili forme di ipocrisia che alla lunga provocano solo danni e null'altro. Meglio mostrare ciò che non si vorrebbe vedere, per far sì che le giovani menti non cadano in tentazione e non scelgano il vizio in luogo della retta via.
Avrei tanto voluto capire cosa stava dicendo il tiramolla che dirige il Tg1, ma non mi è stato possibile per via del vecchio tossico che si faceva in diretta tv e forse è stato meglio così. Solo riflettendo sugli errori/orrori del passato e facendo autocritica è possibile evolversi e diventare persone migliori: Minzolini l'ha fatto e partendo da Servire il popolo e dalle severe critiche ai compagni di lotta perché da lui ritenuti socialdemocratici è arrivato sino ai vertici del più importante telegiornale italiano. Dedichiamo dunque una via in ogni città a Bettino Craxi, legalizziamo le droghe pesanti così gli editoriali in difesa della figura di Craxi non verranno più interrotti dall'altra faccia della medaglia del craxismo e soprattutto facciamo come il tiramolla che dirige il Tg1: autocritica, specie schierandoci sempre e comunque dalla parte di chi comanda ed è più forte. Anche a costo di oltrepassare il limite del ridicolo.
Gran bella cosa lo switch on di Deejay Tv (che porti qualcosa di nuovo nel piatto panorama televisivo italiano, che porti un po' della genialità di personaggi come Linus e Albertino, che mandi definitivamente al tappeto Mtv, ecc. ecc,), però la domanda fondamentale è una sola: che fine farà The Club, uno dei programmi televisivi più belli di sempre? Scomparirà insieme ad Allmusic o continuerà ad andare in onda, più rutilante che mai?
D'ora in avanti un terrificante mash up tra Andrea Bocelli, gli Enigma, l'eroina e la Corea del Nord accompagnerà il popolo italiano ed illuminerà il suo cammino per assicurare a tutta la popolazione un glorioso futuro (ma anche un glorioso presente ed un glorioso passato – un glorioso congiuntivo no, perché tanto gli italiani ignorano l'uso corretto del congiuntivo): la canzone ufficiale della candidatura di Silvio Berlusconi a Premio Nobel per la pace, fatta apposta per entrare senza via di scampo nel cervello della gente.
Durante il suo intervento all'Assemblea dell'ONU Berlusconi sembrava di cartone, sembrava Falkor de La storia infinita, eppure illudiamoci che sia in perfette condizioni fisiche e psichiche e partecipiamo al sogno di chi – ben retribuito – ha promosso la sua incredibile candidatura a Premio Nobel. Supportiamolo con convinzione, che se va avanti così c'è da ridere ancora.
Ed a questo punto della storia diventa doveroso mettere sul piatto tre dichiarazioni di solidarietà in un colpo solo, che a stare vicini a chi è in difficoltà non si sbaglia mai. In ordine puramente casuale:
si esprime piena e convinta solidarietà alla redazione de L'Unità e al direttore Concita De Gregorio, a Natalia Lombardo, a Federica Fantozzi, a Silvia Ballestra, a Maria Novella Oppo. tutte querelate da Silvio Berlusconi per aver fatto il loro dovere ed aver espresso semplicemente le loro opinioni. Vi vogliono zittire, tenete duro che forse un giorno ce la faremo a vivere in un paese (abbastanza) normale. Basta solo cacciare gli italiani dall'Italia ed il gioco è fatto, serve tempo ma noi abbiamo pazienza, molta pazienza. Cominciamo ad andare casa per casa a distruggere gli apparecchi tv utilizzando pesanti barre metalliche, poi il resto verrà da sé.
si esprime piena ma non convinta solidarietà a Dino Boffo, direttore dell'Avvenire che si è dimesso dopo il linciaggio morale a cui lo ha sottoposto il Brighella del giornalismo italiano (cit.) in nome e per conto del Grande Manovratore con i capelli asfaltati che si è sentito toccato da alcuni editoriali del Boffo medesimo, un trattamento degno di un paese del Terzo Mondo (ma l'Italia in fondo è un paese del Terzo Mondo anche solo per il fatto che essere gay fondamentalmente è considerato un disonore e dunque basta accusare a mezzo stampa una persona di essere gay per metterla alla berlina). Mi faccio impressione da solo per aver dichiarato solidarietà ad un ex direttore dell'Avvenire, ma a volte nella vita bisogna anche saper scendere a compromessi e non pensare a quanto è reazionario un giornale come quello.
si esprime piena e convinta solidarietà alla versione inglese di Vice Magazine, che ha visto censurata un'inserzione pubblicitaria di American Apparel perché la ragazza che fungeva da testimonial potrebbe sembrare una minorenne in pose audaci anche se in realtà ha 23 anni. A volte certe cose e certe situazioni neanche ad immaginarle vengono fuori così ridicole, si vede che gli inglesi stanno imparando da noi italiani come di vive alla grande.
Tre casi di limitazione del diritto di espressione belli e buoni, tre situazioni scottanti che appaiono legate da un unico filo conduttore ma che volendo si potrebbero risolvere con un unico, incredibile colpo di teatro: Noemi Letizia che diventa la nuova testimonial di American Apparel, campagne pubblicitarie in cui sembra una minorenne anche se da poco è diventata maggiorenne che finiscono dritte dritte in prima pagina sull'Avvenire e Concita De Gregorio che in un suo editoriale su L'Unità plaude alle sagge scelte commerciali dell'azienda americana e del quotidiano della CEI fregandosene per una volta di quanto viene svilita la figura femminile in situazioni come queste (ma anche in altre situazioni). Bisogna solo che le parti in causa dimostrino un po' più di coraggio ed il Governo sarà finalmente soddisfatto.
Il Popolo è una cosa sola con Silvio Berlusconi. Noi siamo una cosa sola con lui. Gli attacchi contro di lui sono attacchi contro di noi. La sua battaglia per la libertà è anche la nostra. Il suo impegno per cambiare l'Italia è lo stesso che ci anima. Questa unità nessuno la potrà scalfire e rispetto ad essa non faremo nessun passo indietro. È evidente che esiste un complotto contro il presidente del Consiglio. Si parlava di foto di un finto matrimonio del Presidente con una ragazza, le foto sono uscite ed è venuto fuori che non si trattava del Presidente ma di due giovani figuranti venuti lì per allietare i presenti, dunque è un complotto. Berlusconi è innocente e resisterà, e continuerà a divertirsi a feste e festini dove, per quantità di donne seminude ed altre polveri e polverine che non stiamo qui ad elencare, sembra di essere sul set di un qualunque video gangsta rap metà anni novanta. Festini, ma quali festini? Chi ha mai parlato di festini? Non è successo nulla, è una bufala mediatica. Il Conte Igor Marini, quello sì che era un testimone attendibile. Telekom Serbia, quella sì che era una truffa ai danni dello stato organizzata dai comunisti che non mangiano più i bambini ma mangiano i soldi dello Stato. Mica come Silvio che paga tutto di tasca sua, voli di Stato compresi. C'è un'area (un ben preciso gruppo editoriale, che ha aperto la strada anche alla ''concorrenza''), rispetto alla quale il Pd svolge una funzione gregaria e servente, che ha un totale disprezzo del voto espresso dagli italiani, e che ha deciso un attacco selvaggio, una vera e propria caccia all'uomo contro il premier Berlusconi. È bene che i cittadini lo sappiano: è in corso un'operazione di chiaro sapore antidemocratico, che va denunciata e battuta. Un'operazione su larga scala, che parte dall'enorme potenza mediatica della sinistra italiana per arrivare ad Obama, Zapatero, Sarkozy, Fidel Castro, Hugo Chavez e l'Ayatollah Khamenei, coinvolgendo Repubblica, L'Unità e tutti i giornali esteri manovrati dai comunisti. Lo stesso arrivo in Italia del dittatore libico Gheddafi è stato un chiaro tentativo di screditare Berlusconi a livello internazionale. Siamo in pericolo, è ora di agire per salvare l'Italia. Invece di minacciare denunce e accusare il Presidente del Consiglio, l’on. D’Alema e tutti gli altri esponenti del Pd che in questi giorni avrebbero dovuto tacere e non rilasciare dichiarazioni di dubbio gusto, farebbero bene a riflettere e a chiedere scusa per l’assoluta assenza di moralità del loro modo di fare politica e di tentare di scalzare il Presidente del Consiglio con sistemi che nulla hanno a che vedere con un’opposizione seria che affronta il merito dei problemi e non si attacca a gossip e spazzatura. D'Alema avrebbe dovuto tacere, ma come al solito quando si tratta di fare un favore a Berlusconi non si risparmia ed allora ha spifferato tutto, rovinando la sorpresa e permettendo ai ciambellani di corte di fare la parte delle vittime. Quando sei a libro paga di Berlusconi capita questo ed altro (discorso che vale sia per i ciambellani che per D'Alema). Quando Berlusconi morirà (politicamente, s'intende) ci saranno due vedove inconsolabili: D'Alema e Veltroni, che non avranno più la loro ragione di essere e non sapranno più che fare per mantenere il loro sistema di potere. E solo allora potrà esserci un vero cambiamento nella sinistra italiana e nell'Italia tutta. Tra poco forse potremo ballare sulle macerie del berlusconismo, vediamo di non salvargli il culo un'altra volta.
Le premesse per l'evento erano le migliori: Berlusconi la spara grossa “Io e Obama diciamo le stesse cose, però lui lo applaudono. Sarà per l'abbronzatura...”, il fedele Minzolini riporta tutto parola per parola e nessuno sembra farci caso, ma il congresso fondativo del Popolo della Libertà è andato oltre ogni più rosea aspettativa, raggiungendo vette ineguagliabili di cattivo gusto ed instaurandosi immediatamente al primo posto della classifica degli eventi più trash della storia italiana. A dire il vero non si capisce bene quando sia nato il Popolo della Libertà (in questi giorni? Con la discesa in campo del 1994? Con la svolta del predellino? Con la vittoria del Milan sulla Steaua Bucarest nella Coppa dei Campioni del 1989?), ma non importa. Ciò che importa è che è nato un partito che ha vinto definitivamente, che in un modo o nell'altro raggiungerà il 51% e che illuminerà il cammino degli italiani per i prossimi quarant'anni, alla faccia della sinistra che a poco a poco scomparirà assieme al suo inamovibile gruppo dirigente. Scenografia psichedelicissima, un palco sopraelevato dal quale il Maestro ha potuto indicare a reti unificate la via per un futuro migliore ai suoi discepoli, il discorso della discesa in campo del 1994 finemente vergato su carta pregiata e regalato ai delegati come fosse un libro di fiabe, le canzoni di Apicella, Demo Morselli strafatto di speed, capelli di plastica, i soliti slogan che come per magia sembrano nuovi, lo spettro di Putin e di Chavez che aleggia nella sala, Fini che finge di essere un liberal per rubare elettori alla sinistra, gli occhi di Gasparri, Brunetta che piange ma nessuno lo nota perché Brunetta è basso e non si vede nemmeno, la gente si commuove ed alza cartelli, io sono altrove ma avrei tanto voluto esserci – per ridere come non mai, ridere per non piangere. L'Italia è tutta in eventi come questo. La Corea del Nord non è mai stata così vicina e la colpa fondamentalmente è tutta di Massimo D'Alema, che quando venne eletto Presidente del Consiglio grazie ad una congiura di palazzo non si degnò di fare uno straccio di legge decente sul conflitto di interessi. D'Alema andrebbe condannato a lavorare in un call center, o magari a fare il cameraman a Mediaset.
Francesco Guccini (1940-2026)
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