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17 marzo 2012

1, 2, 3 Casini! (cit.)


La foto insieme a Monti, Bersani ed Alfano che il buon Pierferdinando Casini ha postato su Twitter è semplicemente drammatica nella sua capacità di spiegare involontariamente come stanno davvero le cose. Magari è solo un effetto ottico dato dall'evanescenza delle luci, ma i tre segretari sembrano degli ectoplasmi destinati a scomparire mentre Monti ritto in piedi pare proprio il nuovo assoluto (ed infatti lo è), l'imbattibile (ha fatto più lui in tre mesi che l'intera classe politica italiana in vent'anni, il che è tutto un dire anche se avrebbe potuto fare di più). Che ridere: qui crolla tutto (soprattutto un esilarante Francesco Rutelli, che prova a difendersi sparando nel mucchio in puro Bettino Craxi style) e questi qua usano la scusa di Monti come estremo, disperato tentativo di salvarsi il culo o almeno la poltrona (spesso e volentieri le due cose tendono a coincidere, ma pazienza).

E Casini è andato oltre ed ha addirittura minacciato un'alleanza con Pd e Pdl alle prossime elezioni, una roba devastante che se andasse in porto rappresenterebbe il trionfo dell'autoconservazione della partitocrazia (qualcosa del tipo: hanno finto di combattersi per anni e ora 'Franza o Spagna? Basta che se magna') ma verrebbe sommersa da milioni di voti contro (se non astensioni contro, o monetine contro in puro Bettino Craxi style). Io stesso voterei qualunque altra cosa pur di non votare un obbrobrio del genere (Alfano che fa finta di essere un segretario vero, poi), ma se ci fosse il Partito d'Azione saprei cosa votare e voterei molto più volentieri.

Resta il fatto che probabilmente siamo di fronte ad un'altra Tangentopoli prossima imminente e nemmeno ce ne rendiamo bene conto. Non diciamo più nulla, attendiamo di vedere gli sviluppi di alcune vicende che riguardano più o meno tutti i partiti dell'intero arco parlamentare e non parliamone più fino al giorno del grande crack.


20 febbraio 2011

QUATTRO MINUTI: il video di My House degli Hercules and Love Affair (Moshi Moshi Records)




VIA

Il video di My House degli Hercules and Love Affair è il 1989. Anzi no, è la parte finale del 1990 - quel limbo temporale che non è ancora fine anni ottanta ma nemmeno inizio anni novanta - una roba che in pratica pare uscita dalla mente di Enrico Ghezzi, un Enrico Ghezzi che magari ai tempi dell'esplosione della house music a livello planetario si è strafatto di ecstasy ed è andato in giro per rave come un Christian Zingales qualsiasi invece di portare avanti l'intuizione geniale avuta con Blob (intuizione non a caso avuta in quegli anni). Chi sarà mai il regista? Francamente non lo so e non ho nemmeno voglia di andare in rete a verificare, ma tutte quelle dissolvenze, tutti quegli stacchi, tutti quei colori che esplodono, l'effetto che vuole simulare l'usura e l'incertezza tipica delle registrazioni su nastro Vhs, le false pubblicità messe giusto a metà per spezzare la tensione paiono dirti che quegli anni e quei momenti potrebbero tornare da un momento all'altro - e non è una minaccia, anzi. Con una canzone così gay, poi, tutto è possibile. Straordinario.

STOP

(Bastonate)

19 agosto 2010

I LISTEN TO BANDS THAT DON'T EVEN EXIST YET, SO SHOW ME THE WRATH

Gli ultimi vent'anni sono stati caratterizzati, nella moda, nella musica e nell'arte in generale, dalla voglia di riprendere in ondate di revival tutta la storia della cultura popolare: se gli anni ’60 e ’70 si sono impossessati della seconda metà del periodo tra 1994 e inizio 2000, i “famigerati” anni ‘80 hanno cominciato a farsi sentire subito dopo e stanno per essere raggiunti dalla loro stessa sublimazione, gli anni ‘90. O almeno, così pare a sentire le prime voci che cominciano a rincorrersi on e offline, soprattutto in virtù del fatto che io questa maestosa intro l'ho copiaincollata a caso da un sito musicale trovato per caso anche se non ho ben capito bene cosa cazzo volesse dire tutto 'sto discorso sul passato che diventa futuro o presente. O il contrario. O il contrario del contrario. O il contrario del contrario del contrario. Chi lo dice sa di esserlo. Specchio riflesso, buttati nel cesso - e stop. E poi gli anni '90 sono iniziati con la cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 e sono improvvisamente finiti con il crollo delle Torri Gemelle nel 2001, dunque il problema non si pone.

Il problema vero è un altro: che fine hanno fatto dARI?
Questi coloratissimi ragazzini aostani nel 2008 mi avevano folgorato sulla via di Damasco e di Mino Damato (R.I.P.) con il loro pazzesco esordio Sottovuoto Generazionale; e fino a qualche tempo fa il titolo è stato davvero una promessa, per non dire una premonizione. Preveggenza, previsione, prêt-à-porter, il prete è alla porta che vuole impartirti l'estrema unzione. Dopo che Mtv e qualche sagace radio commerciale ha messo loro gli occhi addosso, la band si è eclissata dalla scena ed è parsa finire sottovuoto celando molti rumors (e molti petos) sull’uscita di un enigmatico secondo album bocciato dalla EMI. Pareva che la prima versione fosse troppo gay-pop e che la seconda fosse troppo macho, ma quanto pare grazie alla sapiente produzione di Ross Robinson i dARI hanno risolto ogni problema e sono finalmente riusciti a regalarci In Testa, il loro secondo, difficile album. I dARI son tornati, e non ce n'è più per nessuno. Lunga vita ai dARI, viva i dARI! Viva Ross Robinson! Ross Robinson, che i più credevano morto da tempo – ed invece è vivo e vegeto, buon per lui che non ha fatto la brutta fine del bassista degli Slipknot.

In Testa era molto atteso anche in virtù di questo alone messianico che gli veniva attribuito da molte delle riviste specializzate tipo Vice Magazine, Cronaca Vera, Mucchio Selvaggio o Fermoposta. Prima dell'uscita è stato da alcuni definito l'album che consacrerà definitivamente il recupero degli anni ‘90 (nella fattispecie rave, techno e acid house - con tutta la gadgetistica che ciò comporta, ossia glowsticks fluorescenti, smileys sotto forma di spille e droghe sintetiche, tutte cose di cui noi che eravamo troppo piccoli per gli after alla storica turbodiscoteca Il Gatto e La Volpe sentivamo parlare solo negli epici racconti dei nostri cugini più grandi), ma altro non è che una incosciente miscela tra elettronica digitalizzata(?!?) e suonata a palla ed un pop-rock che ammicca pesantemente al glam. In Testa è scioccante, purissimo. Doloroso. Ridicolo. Di una bellezza che abbaglia. Di una trashitudine che spaventa. Un disco “basso” come nessun altro nella storia della canzone italiana. E “alto” come nessun altro. Senza baricentro. I dARI sono quattro ragazzi alternativi a tutto tondo, con idee non poi così nuove (vedi gli anni ottanta più interessanti e meno conosciuti, quelli di Alberto Camerini) ma ben messe in pratica: se poi basta l’intro da techno-mosquito di Più di te per decretarla come band da rave, allora stiamo freschi. I dARI sono una band onesta che ha fatto un gran bel disco, non inventano nulla e non cambieranno la storia della musica ma faranno ballare migliaia di ragazzi, e questo è ciò che conta davvero. Il rave era un'altra cosa, il rave era una cosa seria su cui non si scherza, come la politica o la religione. I'm a raver baby so why don't you kill me. Questi sono su un altro pianeta, più alto o forse più basso. Il pianeta delle scimmie, il pianeta della scimmia sulla schiena.

ll disco infatti utilizza sì basi molto ballabili, ma non si sgancia assolutamente dal concetto di musica che la sta facendo da padrone in questi ultimi anni e funziona bene, dannatamente bene. Teenage Rock con grooves, una comunicatività Pop violentemente diretta e testi che centrano l’immaginario medio della post-adolescenza italiana, tra diaristica metropolitana spicciola, sogni televisivi e una corposa innocenza piccolo borghese. il vero valore aggiunto che mi fa applaudire a questi ragazzi è l’approccio sincero, schietto e senza paura, quasi iconoclasta ed oltraggioso – come se un redivivo GG Allin si mettesse a fare musica per teenagers post-Anni Zero. Ad esempio Più di te, grazie a martellanti passaggi televisivi, è il brano più conosciuto, nel quale la fantasia di un pop alla Bluvertigo (magari sembro esagerato ma la teatralità è quella) o di una spensieratezza alla maniera dei ultimi Faint, trova compimento grazie alle tecnologie attuali che sapientemente affinano e limano ogni speculazione sonora azzardata. Ed anche ogni speculazione edilizia, tanto per usare in termine molto di moda negli ultimi dieci/vent'anni di regime berlusconian-cattocomunista.

L’underground rimane comunque una prerogativa e componente indicibile dell’indie titolato del nuovo millennio, ma in fondo chi se ne fotte quando abbiamo a disposizione musica del genere e testi degni del miglior Max Pezzali, quello di La regola dell'amico? Canonica L'amore ci chiama, psichedelica senza pudore Difettosa (potrebbe benissimo appartenere al repertorio MGMT) macchiata dalla consueta pillola d’ecstasy da laboratorio. Molte influenze senza per forza un filo elettrico conduttore, come diceva quel grande filosofo di Giovanni Lindo Trapattoni... per esempio, Toccami il cuore prende molto dal pop articolato dei Garbage, mentre l’indimenticabile Esco ha qualche sporadico debito con i Subsonica della tentata-poi-abortita svolta rock. Da Me contiene tutti gli ingredienti del caso - più rock che elettronica comunque - ma senza dosi da alta-pasticceria: l’improvvisazione anche in studio sembra una prassi per i dARI, che si affidano al loro inesperto, ma coraggioso fiuto. Hanno fiuto come cani da tartufo, fiuto per i ritornelli killer e per le melodie che funzionano. Come i cani da tartufo, ma con gli strumenti musicali al posto dei tartufi. Tartufon quello della pubblicità, e si torna a certi anni '80 e ai primi '90, e si torna alle dosi da alta-pasticceria. Apocalittico Bonjour, brano non certo di punta ma che giustifica lo spessore di una band che non ha paura di spaziare in lungo ed in largo oltre le galassie musicali conosciute. Anche qui ho copiaincollato un intero paragrafo di una recensione altrui sostituendo però nomi dei brani e dei gruppi, non si capisce nulla del contenuto ma va bene così. Questa si chiama classe. Classe di Ferro e la sigla scritta da Jovanotti mentre era nei militari. È la storia di uno, di uno regolare. Tutto regolare, come dicevano i dARI del primo album. Il cerchio si chiude, la strada è malata, l'ultima dose di droga è finita e non esiste mai nessuna città in fiore fiorita. Fiorello col codino quando conduceva il Karaoke e pippava di coca come nessun altro nel firmamento televisivo italiano. Passiamo alla conclusione.

Una domanda sorge spontanea, anzi due: potrebbero i dARI far scuola, e potrebbero avere la stessa genialità dei Sonic Youth targati Evol? Boh, aspettiamo che ritornino sul pianeta Terra per giudicare… ed aspettiamo di trovare in rete altre recensioni da cui copiaincollare interi tranci a caso. Resta il fatto che i dARI sono i nuovi 883 ed In Testa è un disco stupendo , ma i soliti indie-snob non se li fileranno per niente perché troppo impegnati a strapparsi i capelli per il nuovo, bolsissimo disco dei Klaxons. Il mondo è bello perché è vario, il mondo è bello perché è avariato.

02 febbraio 2010

NEMICO PUBBLICO N°1: FABRIZIO CORONA A.K.A. THE WHITE ZOMBIE LIBERO SUBITO, È INNOCENTE



Fabrizio Corona a Matrix, un venerdì notte. Occhi pallati, occhiaie da probabile abuso di crack, disperazione di chi è consapevole di trovarsi in un vicolo cieco e non dorme più la notte perché schiacciato da un carico di pensieri talmente pesante che nemmeno una pipa ed una manciata di cristalli di coca trattata con bicarbonato riescono ad alleggerire. Un uomo, un carico di dubbi interiori.

Oggi il gossip usato in un certo modo può essere letale e Corona lo sa perché questo sistema (almeno in Italia) l'ha inventato lui, solo che poi qualcuno se ne è reso conto ha sfruttato Corona per fini che andavano oltre il mero guadagno economico. Dietro a Corona e alla sua agenzia c'è Lele Mora, e dietro a Lele Mora c'è Berlusconi (bella l'immagine di Berlusconi grondante di sudore & fard posizionato dietro a un Lele Mora grondante fascismo & fard, talmente bella che quasi quasi il mio stomaco sta pensando bene di riproporre in esterna il pranzo di tre giorni fa). Manca solo Alfonso Signorini, ma son sicuro che c'entra anche lui e che magari faceva da mediatore mettendo in contatto i ricattati con i ricattatori. Ed Emilio Fede a fare i provini alle future Meteorine da mandare in Parlamento ad approvare le decisioni del Governo a colpi di fiducia. Banda di criminali.

Se Fabrizio Corona dice tutto è finita. Lasciamolo parlare e ci sarà da ridere.

09 dicembre 2009

WHAT ELISABETTA AND GEORGE DO IS SECRET


Avrei potuto essere un famoso pianista, sarei potuto diventare un dj, ed invece ho scelto di andare ad un concerto dei Germs.
Un concerto dei Germs. Nel 2009. Con Darby Crash morto e sepolto da trent'anni esatti, Pat Smear obeso probabilmente a causa del metadone, Lorna Doom che sembra Wanna Marchi e Don Bolles che sembra un morphing tra Marylin Manson ed Izzy Stradlin. L'ex attore di E.R. Medici in prima linea Shane West sostituisce Darby Crash dopo averlo interpretato in What We Do Is Secret, il film dedicato alla band. Brividi.

E sono andato, in nome della nostalgia di un passato che non ho mai vissuto perché non ero nemmeno nato.
Il risultato è che mi sono divertito un sacco. I Germs si son riformati e negli anni hanno imparato a suonare i loro pezzi, Shane West se l'è cavata molto bene per essere un attore che ha recitato con George Clooney e la gente sopra e sotto al palco ha gradito parecchio. I più giovani han pogato a sangue, i più vecchi han sorriso, Pat Smear rideva sempre, Don Bolles ha fatto un paio di volte il saluto romano e Lorna Doom sembrava la madre dei ragazzini che salivano sul palco e si tuffavano. Non fa una piega.
Da un concerto del genere non si poteva pretendere di più, o forse sì. Si poteva pretendere un clamoroso Shane West che indossa la maglietta degli Impact, ed infatti Shane West per tutta la durata del concerto ha indossato la maglia dei ferraresissimi Impact. Solo per questo ho sentito subito l'esigenza di correre al banco del merchandising ad acquistare la maglietta di (GI) Germs, ma conto un giorno o l'altro di vedere George Clooney che porta a passeggio Elisabetta 'analis mentre indossa la maglia degli Impact e si sente pure parecchio a proprio agio. Nespresso, what else?[*]

[*]Tra l'altro il Nespresso sa di tutto tranne che di caffè, non capisco perché Clooney continui a fare quella pubblicità. O forse lo capisco: lo pagano molto bene e tanto gli americani non capiscono nulla di caffè. C'entra poco con i Germs, ma era bello dirlo visto che E.R. ha regalato al mondo un cantante dei Germs e un fidanzato della Canalis.