24 giugno 2007

EMOTIVITA' REPRESSA

Il bello di Shinystat è proprio che posso vedere come le persone arrivano al mio blog. Digitano una parola o una frase sul motore di ricerca, arrivano ed io lo scopro. Una bella forma di masturbazione mentale, non c'è che dire.
La maggior parte delle persone arrivano utilizzando come chiave di ricerca il termine emocore, e non può che darmi enorme soddisfazione. L'emo attuale è sicuramente uno stile di vita in cui mi riconosco pienamente, e che non criticherei per nulla al mondo. Mi limito solo a prenderlo per i fondelli, con grande senso di appagamento. Visto che di emo su questo blog non si parla però mai abbastanza, consiglierei di andare a fare una visitina ad Emofobia. Un blog geniale, scoperto per caso e diventato subito oggetto di culto. Vorrei aver avuto io l'idea di fare una cosa del genere. Non ne ho mai avuto il coraggio.

Tornando al discorso chiavi di ricerca, continua ad arrivare gente che cerca "ketamina house una pasta non mi basta" et similia. Anche questo mi fa piacere, e mi farebbe ancora più piacere se questi simpatici amici andassero a leggersi con attenzione questo post su Nonsischerzapiù. E' storia della dance, e ne trarrebbero sicuro giovamento.
Tra l'altro, è il post che avrei sempre voluto scrivere io, ma purtroppo non ce l'ho mai fatta. Peccato. Riproverò più avanti.

22 giugno 2007

IMPRESSIONE, SOLE NASCENTE

Dei Polyphonic Spree ho letteralmente adorato il primo disco The Beginning Stages Of..., un disco deliziosamente fuori dal tempo, con suoni e attitudine che sembravano usciti da Hair o da qualche altro musical di quel periodo. Poi li ho colpevolmente persi di vista, non avvicinandomi per non so quale motivo al successivo Together We're Heavy. Forse sono state le recensioni negative a scoraggiarmi, forse me ne sono scordato o, più probabilmente non era tempo. A volte succede.
E li ritrovo con The Fragile Army, il nuovo disco da poco uscito. Li ritrovo con molto piacere e li sento molto più rock e diretti, come se avessero deciso di incanalare l'energia positiva del passato in qualcosa di più vicino ai giorni nostri (per farla breve, sono meno sognatori e più concreti). Un album bellissimo, che non ha un punto debole e che finisce per lasciarmi l'impressione di un gruppo che vuole suonare come una versione “seria” degli I'm From Barcelona e ce la fa. Un applauso.

The Polyphonic Spree - Running Away

ARCADE IS RIGHT

Neon Bible degli Arcade Fire è un disco favoloso. Prezioso ed intenso, a mio avviso è sicuramente uno dei più belli dell'anno.
Qui se ne parla rendendo perfettamente l'idea delle sensazioni provocate dal suo ascolto.


Non vedo l'ora di sentirlo dal vivo, tra l'altro.

21 giugno 2007

IDEA REGALO (PER FARE BRUTTA FIGURA) #2

I Gemelli Diversi se ne sono usciti di recente con un disco nuovo, laconicamente intitolato Boom!. Non ho la più pallida idea di come suoni, anche se non penso che si discosti più di tanto dai dischi precedenti (di cui mio malgrado ho sentito solo i singoli).
Quello che fa la differenza è la copertina. E' forse una delle più brutte e pacchiane che ci siano in circolazione ultimamente, ed appena l'ho vista ho rischiato di avere un mancamento. Poi mi sono ripreso ed ho iniziato a ridere a crepapelle.
Ecco, l'intento dei Gemelli Diversi forse é proprio questo. Far ridere la gente, regalare un po' di buonumore a questo mondo malato fatto di gente infelice. In questo caso non conta più la musica, conta solo il packaging. Si può addirittura buttare il cd e tenere solo la custodia. In tempi in cui il p2p va per la maggiore e nessuno compra più dischi, questa è una piccola rivoluzione.

Dopo una copertina del genere hanno già detto tutto e sono entrati nella storia. A questo punto, una svolta in stile Anticon è un gesto dovuto. Diventerebbero i miei idoli.

20 giugno 2007

14 min 59 sec

Più o meno a metà degli anni novanta si è vissuto un periodo molto particolare, in cui tutto pareva possibile, sembravano non esistere limiti e accadevano cose impensabili. Ad esempio, c'è stato un momento in cui, assieme a Rocco Siffredi e a Silvan Berlusconi, l'italiano più famoso nel mondo era Robert Miles. Il tutto è durato il breve spazio di un anno, ma più o meno così è stato.
E in quell'annata Miles, che di vero nome faceva Roberto Concina da Udine alla conquista del mondo, ha sbancato tutte le classifiche ed è entrato nella storia. Poi non è più riuscito a ripetere il colpo, però ha mantenuto una certa dignità e non è finito nel dimenticatoio. Chi è stato adolescente negli anni novanta ancora se lo ricorda.
Ripensandoci mi viene da sorridere. Quello che proponeva aveva una certa classe ed era un crossover di progressive, house e chill out (in quel periodo andava di moda chiamare così la ambient), qualcosa con un senso della melodia molto italiano che stento ancora a capire come possa aver fatto così presa all'estero. Ma ce l'ha fatta, e l'Italia dovrebbe andarne fiera.
C'è stato un attimo in cui la musica di Robert Miles si sentiva ovunque, anche nei supermercati. Poi tutto è finito, forse perché ha scelto di non ripetersi, focalizzandosi su altri traguardi come solo i primi della classe sanno fare. Ha evitato di diventare la pallida imitazione di se stesso ma comunque è rimasto nella storia. Tre supersingoli stanno ancora lì a dimostrarlo:
Robert Miles – Children
Robert Miles – Fable

e per fìnire, un capolavoro per cui varrebbe la pena di spendere il termine emo-dance tale è l'intensità che riesce ad esprimere
Robert Miles – One and One
Inno.

18 giugno 2007

IL FASCIOCOMUNISTA

Ogni volta che lo vedo rilasciare qualche dichiarazione al telegiornale mi pongo la solita domanda, ma non riesco a trovare nessuna risposta plausibile. Un dilemma talmente amletico che se Bruno Vespa avesse anche solo un briciolo di coraggio in più potrebbe ricavarci almeno una decina di puntate di Porta a porta. Quale può essere il motivo che spinge Bobo Maroni ad ostinarsi a portare quegli improbabili occhiali dalla montatura rossa?
Passi per l'espressione del volto, che non sembra tra le più sveglie ed acute. Passi per il suo profilo, non certo uno di quelli scolpiti nella roccia. Passi per i capelli, che sono diventati miracolosamente più folti ed hanno ormai assunto un'improbabile colorazione mogano con sfumature marrone terra di Siena. Ma aggiungere a tutto questo un paio di occhiali somiglianti in tutto e per tutto a quelli a raggi-x che una volta i creduloni acquistavano per corrispondenza (attirati dalla promessa di poter vedere attraverso i vestiti delle ragazze), proprio non ci sta. Si rischia di apparire ridicoli o quantomeno poco credibili. Ammesso che gente come lui possa ancora esserlo.
Personalmente quando lo vedo così conciato non riesco nemmeno a prestare attenzione a quanto sta dicendo, e mi chiedo come possa esserci gente che riesce a non ridere e a prenderlo pure sul serio. Mi viene però quasi il sospetto che le persone che lo seguono siano le stesse che in gioventù compravano piene di speranza gli occhiali pacco a raggi-x, e un po' le cose iniziano a tornare. Probabilmente Maroni continua ad indossarli proprio per conquistare il loro voto, con classe e buon gusto.

17 giugno 2007

L'UOMO CHE FACEVA LE FOTO COL PENSIERO


BEATS OF THE NEAR FUTURE

L'avevo già letto curiosando in rete. E poi ho avuto il piacere di leggerlo anche su Rumore.
Indiscrezioni dicono che i Klaxons siano già al lavoro sul secondo disco e che questo sarà fortemente ispirato alla scena di Canterbury, in particolore ai Caravan.
A parte il fatto che per fare roba del genere bisogna saper suonare e a giudicare dalla resa live loro non possiedono questa dote, ma mi puzza proprio di bufala detta tanto per farsi un po' di pubblicità.
Alla fine verrà fuori che il nuovo dei Klaxons sarà prodotto da Timbaland, suonerà molto più elettronico e sarà gran cosa. Sento che andrà così.
Attendo fiducioso.

16 giugno 2007

EMERGENCY ON PLANET EARTH

L'Heineken Jammin' Festival è stato annullato a causa della tromba d'aria di ieri che ha causato gravi danni alle strutture e 19 feriti. Quasi quasi mi dispiace avere scherzato sopra al festival e a tutto ciò che ci sta intorno.

14 giugno 2007

BERE BIRRA / FARE TARDI / E, ACCIDENTI, BALLARE CON LE TIPE CON I VARI STRUSCIAMENTI

Al via il tanto atteso Heineken Jammin' Festival, un minestrone in quattro giorni che si tiene da quest'anno a Venezia e che vede di scena gente più o meno bollita come Pearl Jam, Linkin' Park, Smashing Pumpkins, The Killers, Slayer, Iron Maiden. Non proprio qualcosa di esaltante, quindi.

Nomi a parte, l'Heineken Jammin' Festival viene ricordato dalla gente per una sola cosa: è il festival di Vasco. L'ultima giornata infatti è da quasi da sempre totalmente incentrata sulla figura di Vasco Rossi, con tutto ciò che ne consegue. Folle oceaniche, biglietti esauriti mesi prima, ressa ai cancelli, svenimenti, accendini sulle note di Albachiara. Prima di lui può suonare chiunque, tanto è lo stesso: fischi, insulti e pernacchie sono assicurati, e forse addirittura anche qualcosa di più. Basta che suoni Vasco, il resto non conta. Sono tutti lì per lui, e probabilmente nella vita hanno ascoltato solo quello. Mi sono sempre chiesto perchè, nonostante passino gli anni e lui abbia ben oltrepassato la soglia del ridicolo, Vasco continui ad avere così tanta presa sulle giovani generazioni. Non sono riuscito a darmi una risposta, purtroppo.
Se penso però che la Heineken in Spagna sponsorizza invece un festival come il Benicàssim (che dura anch'esso quattro giorni e vede, tra gli altri, artisti come !!!, Animal Collective, Armand Van Helden, Arctic Monkeys, Wilco, Antony And The Johnsons, Rapture, Go!Team), certe cose si possono spiegare. E' solo questione di apertura mentale. Tra Italia e Spagna c'è una differenza abissale in materia, e noi ne paghiamo le conseguenze. Anche in piccole cose come questa.

13 giugno 2007

RIGHT HERE, RIGHT NOW

Sarò telegrafico, oggi va così.
Send Away The Tigers dei Manic Street Preachers è un discone. Del tipo che mi ha fatto tornare a nove anni quando mio cugino mi ha fatto sentire per la prima volta Appetite For Destruction dei Guns N' Roses (che poi successivamente lo stesso cugino mi abbia fatto conoscere anche i Technotronic rovinandomi per sempre è un altro discorso...).
Un disco tamarro al punto giusto, piacevolmente fuori tempo massimo. Lo ascolti e ti viene voglia di ricominciare subito.
Hanno ragione lui e lui, mentre io lo avevo colpevolmente sottovalutato. Mea culpa.

NARCISISMI PARALLELI

Essere preso seriamente e divenire oggetto di studio su Idiotaignorante è una soddisfazione enorme.
Succede in questo bel post, ironico e tonico come piace a me.
Alla lunga il duro lavoro paga, dunque.
Grazie.

12 giugno 2007

PROVACI ANCORA, PETE

C'erano una volta gli El Guapo. Un gruppo fantastico, che usciva per la Dischord, che ha regalato all'umanità un capolavoro come Fake French e che successivamente ha deciso finalmente di cambiare quel bizzarro nome e di dotarsi di un batterista, asciugando la scrittura e divenendo notevolmente più pop. Di conseguenza si trasformarono in Supersystem e continuarono comunque a rimanere ben sopra la media, pubblicando due dischi (Always Never Again e A Million Microphones) e dando vita ad infuocate esibizioni live (che io mi sono sempre perso, peraltro).

Quel gruppo purtroppo non esiste più. Il motivo dell'improvviso scioglimento, avvenuto proprio alla vigilia delle tappe italiane del loro tour, è da ricercarsi nel fatto che Pete Cafarella, uno di loro, ha preferito i facili guadagni ad una incerta vita con i vecchi compagni di avventura. Ed i facili guadagni in questo caso portano il nome di Shy Child, gruppo che sta via via ottenendo sempre più successo nel Regno Unito.
Bisogna ammettere che gli Shy Child non sono nemmeno malaccio, e finiscono anche per risultare divertenti. Composti unicamente dal batterista Nate Smith e da Cafarella alle prese con voce e synth, si collocano in area new rave e cercano di sfruttare totalmente lascia di band come Klaxons e Shitdisco per trarne tanti soldini finchè dura. Il loro vero problema è che in Noise Won't Stop ci sono un paio di idee buone, che vengono ripetute all'infinito per tutto il disco. Ossessivamente, per ottenere massima resa con il minimo sforzo. Senza cuore, con assoluta freddezza. La genialità che caratterizzava gli El Guapo e i Supersystem semplicemente si è persa per strada, sacrificata sull'altare del dio denaro, e tutto suona di maniera, plastificato. Ma qui ci sta una piccola riflessione mastelliana: gli Shy Child vivono di rendita e non prendono nessun rischio in questo disco, ma in fondo fanno bene a fare così. I soldi e il prestigio fanno molto comodo.

Preferisco però pensare che stiano fregando tutti in maniera consapevole, tanto per vedere di nascosto l'effetto che fa. Se credessero nella roba che suonano sarebbe parecchio preoccupante. D'altronde, come fidarsi di uno come Cafarella che osa presentarsi sul palco con una gui-board degna del peggior Sandy Marton?
Shy Child - Drop The Phone
Shy Child - Noise Won't Stop

09 giugno 2007

AUTOBIOGRAPHY OF A NATION (L'Italietta è tutta qua)

Ci sono arrivato dopo anni ed anni, quando andava in onda ero troppo piccolo ed in Italia dovevano ancora succedere tante cose. Ma poi ho avuto l'illuminazione.
La prima dimostrazione chiara e lampante di cosa sarebbe stato il berlusconismo si è avuta con il telefilm I cinque del quinto piano. Credo che abbia prodotto danni enormi alla gente che lo guardava, danni di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze. Allora non si era ancora consapevoli, ma col senno di poi è facile capire. E' semplicemente stato il momento in cui il berlusconismo ha mostrato all'esterno per la prima volta il suo insieme di valori (e convinzioni) plastificati.
Illuminante il giudizio che l'Internet Movie Dabase fornisce riguardo a questo telefilm: “A truly horrific attempt at making an all-Italian sit-com. A mesmerizing experience for all the wrong reasons: from the insipid storylines to the disastrous overacting, this has gone down as one of the worst Italian TV productions of the 80s (and that's saying something). “. Favoloso, non avrei saputo dire di meglio. Sottoscrivo parola per parola.
Una assurda sit-com che era interamente ambientata il quinto piano di un palazzo e che narrava la storia della famigliola tipo del Berlusconi-pensiero (marito e moglie felicemente sposati, lei felicemente casalinga e lui felicemente dirigente d'azienda, un figlio più grande paraculatissimo che studia e si prepara ad entrare nel mondo del lavoro, un figlia in fase adolescenziale e un terzo figlio piccolo ma ancor più odioso), alle prese con vicende talmente futili e banali da risultare sconcertanti. Il tutto in un'atmosfera ovattata, in cui sesso ovviamente era un tabù e tutte le vicende erano una scusa per fare pubblicità.
Il telefilm infatti era un vero e proprio monumento alla pubblicità occulta, un gigantesco contenitore di prodotti che aveva il fine nemmeno tanto velato di spingere la gente a fare sempre più acquisti. Ad esempio, le felpe di Gianfilippo, il fratello maggiore, erano inguardabili come lui, ma avevano il marchio sempre in vista. Quando la famiglia pranzava, lo faceva con i prodotti sistemati sempre in favore di telecamera e si sedeva disposta a ferro di cavallo per lasciare campo libero e non nascondere nemmeno un centimetro del marchio da pubblicizzare. Terribile.
Erano gli anni ottanta ed il telefilm è andato in onda nel tardo pomeriggio per un paio di anni senza ottenere grande successo. Magari non ha lasciato una traccia tangibile nei ricordi della gente, ma è esemplare perché riesce a spiegare come stanno le cose ora. Tutto era già lì, bastava solo ragionare. Tra l'altro, penso che in notturna periodicamente vada ancora in onda, come in una sorta di autocelebrazione del Mediaset-pensiero.

Da piccolo io lo guardavo regolarmente ma (per fortuna) non ho subito danni. O almeno non me ne sono ancora reso conto. Penso che tanti altri in Italia non possano dire lo stesso, purtroppo.



07 giugno 2007

NO PASARAN

Dal blog Halkor apprendo una notizia semplicemente sconcertante, che mi lascia senza parole.
Pare che George Becali, il presidente della squadra di calcio romena Steaua Bucarest, abbia vietato ai tifosi della sua squadra di incitare i propri beniamini intonando We Will Rock You, celeberrima canzone dei Queen. E tutto questo solo perchè Freddie Mercury era gay.
Inoltre Becali ha annunciato che allo stadio verrà trasmessa solo musica religiosa e non musica satanica. Da non crederci.

Anche se è da un po' che fans dei Queen non dicono la loro su questo blog, li esorto a passare dalle parti del sito della Steaua (che è questo) e dire ciò che ne pensano.
Io intanto, nonostante continui a pensare che i Queen siano il gruppo più sopravvalutato della storia, alla faccia di Becali posto il video di We Will Rock You.


L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI ALEXIA

Nonsischerzapiù ha capito l'importanza e l'influenza di Ice Mc su tutto ciò che è venuto in seguito, dal punto di vista musicale e non.
Ice Mc, che tra l'altro con Think About The Way è finito pure in una scena di Trainspotting. Roba carica di speranza, che allora sembrava innocua ma che si è dimostrata, almeno sotto certi aspetti, il simbolo di un'epoca. Suoni sempre uguali, tanta urgenza e voglia di cambiare il mondo pur avendo pochi mezzi a disposizione per farlo.
A perenne ricordo un favoloso video relativo ad un'esibizione alla tv slovena nel 1994, con un agghiacciante playback e il pubblico in studio che sembra infastidito. Ho addirittura l'impressione che la cantante che appare nel filmato non sia nemmeno Alexia. Alexia non è così alta.

06 giugno 2007

OLD SCHOOL vs. NEW SCHOOL

Riguardo al concerto dei Modest Mouse di lunedì sera dico solo alcune cose di sfuggita, visto che sto ancora elaborando il fatto di aver visto Johnny Marr per la prima volta nella mia vita. Sono cose che non capitano tutti i giorni, sono cose che ti segnano.
Inconvenienti tecnici a parte, i Modest Mouse hanno suonato benissimo e si sono confermati una band superba. I brani suonavano molto più aspri e spigolosi che su disco e sono riusciti a coinvolgere parecchio me e il resto dei presenti, regalando tantissime soddisfazioni.
Bella serata quindi, ma ho talmente rispetto di Johnny Marr che non dico nient'altro. Al suo cospetto mi sento inadeguato.

05 giugno 2007

...AND JUSTICE FOR ALL

Mentre scopro che il suo blog si presenta in una nuova e sontuosa veste grafica, ecco qualcosa che potrebbe piacere anche a Don Spritz. E lo dico senza ironia, ma con la consapevolezza che i Justice potrebbero piacere davvero a tutti.

Nonostante la copertina del loro disco possa trarre in inganno, i Justice non sono satanisti e non suonano metal, ma semplicemente fanno musica che altro non è che un favoloso tributo ai tre immensi dischi dei Daft Punk. Il momento in cui in Phantom pt. 2 entrano gli archi è da lacrime di gioia, ma tutto il disco è roba geniale e di gran classe, che testimonia ancora una volta l'enorme importanza che Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo hanno avuto sul resto dell'umanità.
L'influenza è palese ma i Justice riescono a suonare freschi e personali, ed un pezzo come D.A.N.C.E sta giusto lì a dimostrarlo. C'è chi l'ha definita la Gam Gam del nuovo millennio, io preferirei definirla una stupenda paraculata, ideale per rendere solari le giornate più scure. Proprio come Gam Gam, che ha però in sovrappiù quella patina di incoscienza tipica degli anni novanta.
In pratica, tanto per parlare chiaro e non usare giri di parole, D.A.N.C.E è molto meno truzza di Gam Gam, ma l'effetto finale è lo stesso. Buon divertimento.

04 giugno 2007

CASSA DRITTA E PEDALARE

Il dato di fatto è che gli Hot Chip sanno come far muovere la gente, anche se dal punto di vista estetico sono letteralmente impresentabili. Essere nerd non è una colpa, però da gente così mai e poi mai ti aspetteresti un concerto come quello che ho visto sabato scorso. Li vedi in faccia e ti chiedi come possano tirare fuori roba del genere. Grandissimi.
Già prima del concerto all'interno dell'Estragon si respirava l'aria del grande evento, e l'impazienza di vederli entrare era palpabile. E poi sono arrivati, tra l'ilarità generale. Per rendere l'idea, uno di loro, per tratti somatici e stazza fisica, assomigliava in maniera inquietante al Barone Andrea Lo Cicero, il pilone della nazionale italiana di rugby, ma sfoderava una agghiacciante maglietta degli Iron Maiden. Quando l'ho visto neanche ci credevo. Un altro aveva addirittura una canotta Nike Air che nemmeno nel 1992, mentre quello che finiva per risultare il più decente del lotto sembrava Dj Jad degli Articolo 31 in versione pre-calvizie, ma aveva una camicia a fiori acquistata con ogni probabilità all'Uba Uba[*]. Complimenti per la scelta.
Considerazioni estetiche a parte, gli Hot Chip si sono presentati sul palco in cinque, armati di una chitarra, percussioni, drum machine e di un plotone di sintetizzatori e hanno dato vita ad un concerto estremamente fisico, che è sembrato un dj set per l'attitudine con cui hanno proposto i brani. Un unico flusso con rarissime pause per scambiarsi gli strumenti, strutturato con il chiaro intento di fare muovere il culo al pubblico, che ha prontamente risposto. Sembrava di essere in discoteca, la cassa incalzava e la gente ballava divertita. Io personalmente non riuscivo a stare fermo e ho sudato le proverbiali sette camicie, completamente assorbito dalla loro musica, per definire la quale potrebbe essere comodamente utilizzato il temine martellone, direttamente dal Deejay Time. Hanno proposto quasi per intero l'ultimo (e fantastico) The Warning, assieme ad alcuni brani del precedente Coming On Strong, all'inedita My Piano e ad una straniante cover di Temptation dei New Order, che è stata la vera chicca della serata ed ha fatto saltare definitivamente tutti gli schemi. E' stato molto bello per me sentirmi mentre la cantavo a squarciagola, come se fosse il 1996 e Trainspotting fosse uscito l'altro ieri. Probabilmente in quei frangenti avevo assunto sembianze mostruose, ma non importa. E' stato un bellissimo momento.
Il concerto è finito troppo presto, e ne avrei voluto ancora. Ma purtroppo non è stato possibile, e forse è stato meglio così, perché altrimenti il tutto avrebbe finito per perdere la sua carica di spontaneità. Il gioco è bello quando dura poco, tanto per usare la solita frase fatta.


Due salti in pista e poi a casa, giusto in tempo per affrontare la solita insonnia post concerto. Grande stanchezza ma orecchie che fischiano e non si riesce a dormire. Finisco per stazionare davanti alla tv in cerca di qualcosa che mi faccia addormentare. Ghezzi a Fuori Orario stavolta non offre nulla di particolarmente psicotropo, e allora faccio zapping e finisco su La 9, nota emittente del nord-est che una volta offriva esilaranti sexy show e ora ha ripiegato su Quiz Show, che come dice il nome è un quiz a premi con telefonate da casa. Estenuanti dirette che vanno avanti tutta la notte, in cui il pubblico da casa deve indovinare la parola giusta a partire da lettere sparse in disordine su uno schermo in studio. Un gioco in cui si vincono ricchi premi e per partecipare si deve telefonare e sperare di essere estratti, ma soprattutto si spendono 15 euro a chiamata e si acquisisce il diritto a ricevere loghi e suonerie sul cellulare. Le parole sono facili e banali ma la gente che telefona da casa non indovina mai, o al massimo indovina quando la posta in gioco è passata da 4000 euro ad una ricarica del cellulare. L'Italia è anche fatta di cose come questa.
Sono assai perplesso ma me la rido di gusto, e finalmente vado a letto soddisfatto. Ho appurato che Quiz Show è un programma chill out. Mai fare senza.

[*] Uba Uba: grande magazzino di abbigliamento in auge a Ferrara nella prima metà degli anni novanta, famoso per vendere a prezzi molto economici capi di dubbio gusto (e molto spesso di scarsa qualità), caratterizzati da colori sgargianti e dalle fantasie francamente improponibili. Finiti gli anni novanta, è finita anche l'epopea dell'Uba Uba, ed ora al suo posto sorge una sala Bingo. É il segno dei tempi.

02 giugno 2007

DANCING IN THE MOONLIGHT

A Ferrara Sotto Le Stelle il 17 Luglio suona Bright Eyes (o i Bright Eyes? Non ho mai capito se sia una band vera e propria o una one man band, ma fa lo stesso), e per giunta gratis. E io non me lo perdo, perché ritengo che Conor Oberst sia veramente bravo. Può piacere o non piacere, ma almeno non lascia indifferenti perché ha talento e grande fantasia. Peccato solo che se la tiri un sacco, arrivando quasi a rendersi insopportabile. Ma pensando che i fantastici Desaparecidos erano un suo side project gli si perdona tutto.
E a questo punto la memoria non può non correre a quando lo vidi live sempre a Ferrara nel luglio 2005. Il concerto fu impeccabile, ma il vero clou della serata fu il gruppo che suonò prima di lui, che rispondeva al nome di The Faint. Non li conoscevo per nulla, e sono stati una bellissima sorpresa. Del tipo sono passato dalla perplessità iniziale al finire a braccia alzate, quasi in estasi. Dei tamarri, ma talmente tamarri da risultare splendidi. Qualcosa come dance bella pestona, con suoni di synth acidissimi che sembrano di scarto ma ti entrano nel cervello e fanno danni notevoli. Chitarra basso e batteria chirurgici, voce spesso effettata. Qua e là spunta addirittura un vocoder, ed è l'apoteosi. Roba che può spaventare, roba da ballare dall'inizio alla fine.
Spero che anche quest'anno ci sia la sopresa e Conor Oberst porti con sé ancora una volta i Faint. Un gruppo che mi piace molto, e che trovo sia troppo ingiustamente sottovalutato. Meriterebbero di più, ed in un mondo migliore dovrebbero esserci loro al posto dei Klaxons.
Provare per credere:
The Faint - I Disappear
The Faint - Agenda Suicide
The Faint - Worked Up So Sexual
e quello che potrebbe essere considerato il loro inno, la fantasmagorica
The Faint - Glass Danse

31 maggio 2007

COMING OUT

Ho sentito E Raffaella è mia, quello che credo sia il nuovo singolo di Tiziano Ferro, e ci sono rimasto secco. E' straordinario, e da allora non sto ascoltando altro. Nulla sarà più come prima per me.
Un pezzo ignorantissimo eppure allo stesso tempo finissimo, che sembra scritto dai Rapture e ti fotte il cervello, entrandoti dentro e costringendoti a canticchiare il ritornello in maniera compulsiva. Il probabile tormentone estivo definitivo.

Se anche Tiziano Ferro si mette a fare roba del genere, siamo al sicuro. L'ho sempre detto che il ragazzo era bravo e prima o poi avrebbe fatto vedere il suo vero volto. Bastava solo saper aspettare. Ora ci siamo.

30 maggio 2007

GIOVENTU' BRUCIATA

Ultimamente sono in fissa con gli Help She Can't Swim. Non fanno nulla di nuovo, ma lo fanno parecchio bene. E mi piacciono molto, anche perché mi ricordano vagamente gli Ikara Colt, un bel gruppo che non ha mai ottenuto quanto meritava.
Un gruppo inglese che suona a modo suo hardcore, filtrando il tutto attraverso la mentalità di chi ha ascoltato molto i Sonic Youth ma che nello stesso tempo ha l'orecchio teso verso il dancefloor. La loro bravura sta proprio nel saper raggiungere una bella sintesi tra elementi così diversi tra loro e soprattutto nel credere in ciò che fanno.
The Death Of Nightlife è il loro secondo disco e pur avendo molta più sostanza del sedicente movimento new rave, sulla sua scia potrebbe avere successo. Basterebbe solo un pochino di fortuna. Se lo meriterebbero.
In fondo, se ce l'hanno fatta gli Shitdisco, perché non dovrebbero farcela loro?

Help She Can't Swim – Midnight

28 maggio 2007

7 YEARS DOWN

28 maggio 2000: Deconstruction Tour 2000 @ Arena Parco Nord Bologna


Finalmente è arrivato il giorno fatidico, il giorno del Deconstruction, festival hardcore-punk che vede di scena alcuni dei miei gruppi preferiti. Capisco che non è tutta questa gran cosa e che l'incazzatura sociale che aveva l'hardcore delle origini si è persa per strada, ma io lo attendevo da mesi, ho vent'anni e in fondo è un evento epocale. Qui ed ora, bisogna esserci.
Ed oggi si parte, direzione Bologna. Arena Parco Nord, per la precisione. Giornata calda e soleggiata, fortunatamente non c'è la tanto temuta pioggia che innaffia sempre eventi del genere. Oggi si mangerà polvere, tanta polvere. Ne sono convinto.
Viaggio tranquillo assieme ad amici fidati, e stranamente guido io, l'unico del branco che mantiene sempre un certo stato di sobrietà. Non ho sbagliato strada come capita di solito e si arriva in tre quarti d'ora. Fuori c'è già parecchia gente, noi siamo ansiosi di entrare ma i cancelli non sono ancora aperti, dovremo aspettare un'altra mezz'oretta. Quasi ci scappa l'incidente diplomatico con il solito abbestia in vena di rompere le scatole, che per una cazzata ha attaccato briga. Ma oggi è giornata, tutto fila liscio e si entra senza problemi, proprio mentre i soliti furbi sono riusciti a sfondare le reti di recinzione e a passare. Beati loro che entrano senza biglietto. I soliti italiani.
Arrivati dentro il tempo scorre via veloce tra un panino ed una bevuta. Tappa in bagno visto che non è ancora allagato, ed in men che non si dica viene dato via alle danze.
Aprono i Terrorgruppe, combo tedesco titolare di un hc melodico particolarmente moscio. Moscio come il pisello del cantante che, nel disinteresse generale, è rimasto nudo per gran parte del concerto. "This in not Woodstock, this is a punk rock show", ha urlato alla platea nel disperato tentativo di coinvolgerla. Non hanno un pezzo valido e suonano malissimo. Forse sono il peggior gruppo che io abbia mai visto, o forse non me ne importa nulla di loro e non li ascolto come meriterebbero. Ascolto molto poco anche i Guttermouth, una volta incazzatissimi ma che ora hanno avuto una inopinata svolta in stile Offspring e sono impresentabili. Proprio non ce la faccio, è più forte di me. Mi sorprendono invece i Mad Caddies. Non li conoscevo se non per qualche pezzo ascoltato su una cassettina mal duplicata gentilmente fornitami da un amico, ma hanno spaccato. Ska-core tirato e melodico, ideale per ballare in mezzo al pogo più positivo che ci sia. Una mezz'ora veramente divertente. Altra sosta al bagno che è ormai in condizioni pietose e viene il turno dei Good Riddance da Santa Cruz, California. Testi impegnati ed incazzatura sincera con il sistema socio-politico americano, danno vita ad una delle esibizioni più oneste che abbia mai visto. Credono in quello che fanno e vengono premiati dal pubblico che gradisce assai. Le nubi di polvere sollevate dal pogo arrivano fino sul palco e non si vede quasi più nulla, Non ci posso credere.
E poi i supremi Snapcase, che si sono riformati di recente e sono tornati con il favoloso Design For Automotion. Sono in piena forma, e le vicissitudini affrontate che li hanno portati ad un temporaneo scioglimento sono solo un ricordo. Non lasciano respiro con il loro hardcore new school muscolare e metallizzato, ti prendono e ti spingono a pogare fino a farti male. Ti riempi di lividi e nemmeno te ne accorgi. Come se fosse il 1997 volo un paio di volte sulla testa dei malcapitati delle prime file, che non sembrano però prendersela in maniera particolare. Il bello è proprio questo.
Chiudono la lunga giornata i Nofx, ma potevano anche fare a meno di esserci. Delusione totale, suonano in maniera fin troppo tecnicamente ineccepibile finendo per risultare freddi e poco incisivi. Non mi prendono per nulla, seguo addirittura il concerto seduto. I soliti classici e alcuni brani dal nuovo Pump Up The Valiuum, intervallati da pernacchie e cazzate varie, il tutto con il tipico distacco che si adotta per eseguire il cosiddetto compitino da 6. Fat Mike, cantante, bassista e leader del gruppo, vuole pure andarsene perché i ragazzi delle prime file eseguono l'antico rito tipico dei concerti punk, quello dello sputo sul palco. Poi purtroppo desiste dalle sue minacciose intenzioni, continua e finisce che i Nofx, il mio gruppo preferito, mi hanno deluso. Magari è solo perchè mi attendevo troppo da loro, ma almeno ho avuto l'onesta intellettuale di ammettere che il mio gruppo preferito non vale poi così tanto come credevo, soprattutto messo di fronte alla prova live. Fa nulla, basta esserci.


Il risultato della giornata è che ho polvere dappertutto, perfino tra i denti. Ho distrutto le scarpe, le braccia mi fanno male e sono pieno di lividi. Domani sarà molto dura tornare alla normalità, ma oggi si è fatta la storia.

26 maggio 2007

QUELLI CHE BENPENSANO

Avril Lavigne ha dato una svolta clamorosa alla sua carriera: ha posato per alcune foto in topless. In realtà non si vede un bel nulla, ma intanto fa figo dirlo. Nelle foto pubblicate i punti chiave sono coperti da grandi scritte colorate, ma la cosa può sembrare ugualmente trasgressiva se accompagnata da una martellante campagna pubblicitaria che racconta in tutte le salse di una Avril Lavigne nuda che ha scelto di passare dall'essere innocente all'essere sexy.
D'altronde, che non si vedesse nulla c'era da aspettarselo. Una come lei, che in uno dei suoi primi video attraversa la strada senza guardare, ma lo fa sulle strisce pedonali come una brava cittadina, non può farsi vedere nuda. Sarebbe un cattivo esempio, e poi i genitori dei suoi fans se la prenderebbero. E allora ci vuole un finto topless, per apparire contemporaneamente buona e cattiva. Geniale. Se vuoi rischiare lo fai fino in fondo, non puoi scagliare il sasso e poi nascondere la mano. Non ha senso. Ma forse è lei stessa a non aver senso.
Il servizio, apparso su un magazine americano, è accompagnato da un'intervista in cui pronuncia frasi raccapriccianti del tipo “è stata una novità per me”, “sul set c'erano whisky e biscotti, tutte cose nuove per me”, affermazioni che dimostrano la natura del fenomeno. Si definisce punk ma non ha mai trucco e acconciatura fuori posto: é una marionetta nelle mani di manager che ne pianificano la carriera in ogni aspetto, calcolando ogni mossa alla perfezione. E magari senza che lei se ne renda conto, convinta com'è di essere un esempio da seguire. E' totalmente inoffensiva e plastificata, ma non importa: tanto ci saranno milioni di ragazzini in tutto il mondo pronti ad andare in delirio per lei. Anche in Italia, purtroppo.
A modo suo è un simbolo del nostro tempo. Avril Lavigne vuole apparire ribelle, ma in realtà spegne ogni forma di anticonformismo in chi la vuole emulare ed è completamente organica al sistema. Proprio perchè con la sua ribellione a buon mercato non fa altro che rafforzarlo. Potenzialmente, la cantante preferita di Barbara e Jenna Bush e di Barbara Berlusconi. E magari anche dei rispettivi padri.

24 maggio 2007

AVANZI FRESCHI DI GIORNATA

E così le mie previsioni si sono rivelate azzeccate. Moby avrà la sua buona svolta chitarristica, ufficialmente perché “si è stancato dell'elettronica”. Già, proprio così: si è stancato, ed ha anche il coraggio di dirlo. Beato chi crede a questa scusa puerile.
Mi dispiace parlare male di Moby perché in fondo mi sembra un tipo parecchio intelligente e a modo, ma proprio non ci siamo. La definizione più azzeccata di lui la diede qualche anno fa Sergio Messina su Rumore, in un memorabile Avviso di Chiamata: paraculo dei paraculi. Un uomo dai repentini e furbi cambiamenti di stile, capace di intitolare Play un disco perché così tutti si sarebbero ricordati di schiacciare il tasto play per ascoltarlo non merita di essere definito in altra maniera. Allo stato attuale delle cose, le premesse per una sua conversione c'erano tutte: il boom del funk-punk, con gruppi che uniscono le chitarre alla dance e arrivano fino ad Mtv, e il fenomeno del new rave, i cui alfieri recuperano (o dicono di recuperare) l'attitudine nichilista dei rave primi anni novanta per riciclarla in chiave rock. Tutti aspetti che Moby conosce bene ed è in grado di maneggiare ancor meglio, tutti aspetti che possono portare a guadagnare un sacco di bei soldoni: quale migliore occasione per lui per saltare fuori tempo massimo sul carro del vincitore e dare il colpo di grazia ad un genere musicale già in agonia?
Piccolo bignami sulla carriera artistica di Moby: ex musicista punk, nasce artisticamente con l'esplosione della techno nei primi anni novanta sfornando un paio di dischi di successo e il supersingolo Go, uno dei classici del genere. Ma lui è paraculo e non si accontenta. Siamo o no giunti in epoca di grunge e affini e la techno fa schifo, paura e terrore? Nessun problema, è pronta una bella svolta rock. Basta rinnegare completamente i synth e tutto il resto, perdersi in trip vegano-spirituali e Animal Rights è pronto. Peccato che sia il 1996 e sia ormai tardi. Il disco è imbarazzante ed è un flop clamoroso, tant'è che Moby finisce a vivacchiare tra colonne sonore e canna del gas. Quando sembra avere ormai imboccato il viale del tramonto, il colpo di genio. Gli anni novanta stanno per finire e le due espressioni musicali più hyped sono il big beat e la downtempo? Niente paura , basta adeguarsi e avere la fortuna di comprare per pochi soldi vecchi vinili blues anni trenta, campionare l'inverosimile e tirare fuori un disco puttano come Play, album che lo ha salvato dalla bancarotta e lo ha addirittura reso superstar internazionale. Play ad onor del vero è un bel disco, ma non ha un'idea originale, e tutto calcolato con fredda precisione con unico fine quello di scimmiottare i due generi più in voga. Che infatti sono finiti in quel preciso istante. Moby per queste cose ha l'istinto del killer. Ma intanto su Play ci campa ancora, e passano quasi inosservati il suo avvicinamento all'electroclash in gran voga qualche anno fa, il suo ritorno alla techno con il side project Voodoo Child, una collaborazione con i Public Enemy che avrebbe avuto un senso 15 anni fa e il suo ultimo improponibile disco Hotel. Lui è quello di Why Does My Heart Feel So Bad e basta, e se i dischi nuovi vendono è grazie a questo. E lui non se ne dispiace. Alle ultime presidenziali americane ha sostenuto attivamente il candidato democratico (nonché suo grande amico) John Kerry, e proprio questo probabilmente è stato il motivo principale della vittoria di George W. Bush.
Ecco perché a questo punto della sua carriera una svolta punk-funk (o peggio, new rave) appare logica e quasi ovvia. Ormai è chiaro che Moby soffre della sindrome delle seconde linee. Nel campo musicale le seconde linee tendono a cercare di imitare i fuoriclasse, ma di solito arrivano tardi e riescono a fare le cose solamente in modo scolastico, senza metterci il cuore. Sono opportunisti e seguono le mode musicali, hanno furbizia e sprezzo del pericolo, prendono di peso soluzioni inventate da altri e ci campano sopra. Magari hanno tanto successo, ma raramente se lo meritano. Semplicemente perché non hanno la classe e il talento dei campioni. Nella musica questo conta ancora. Arriveranno sempre secondi, mentre i campioni saranno già oltre, proiettati su qualcosa di più innovativo e sempre inarrivabili.


Per la cronaca, il disco nuovo di Moby uscirà nel 2008. E se da qui al 2008 punk-funk e new rave saranno finiti completamente nel dimenticatoio e non saranno più galline dalle uova d'oro? Nessun problema, ci sarà sempre qualcos'altro da scimmiottare. E poi tanto Play continua a vendere lo stesso.

23 maggio 2007

LA BELLA VITA

Che Lucignolo sia un programma impresentabile è ormai assodato. Semplicemente, racconta un mondo che non esiste, o che forse esiste ma è talmente distante dalla vita di tutti i giorni da sembrare irreale. La cosa più irritante è l'insopportabile voce fuori campo che, con un linguaggio da gggiovane d'oggi, introduce i servizi. Anche se dirlo mi costa tantissimo, sentendola si finisce addirittura per rivalutare Ringo.
Però ieri sera mi sono voluto fare quattro risate e facendo zapping ne ho guardate alcune schegge. Un programma maschilista e privo di una qualsiasi parvenza di cultura, talmente vuoto che non ho avuto nemmeno la forza di incazzarmi. Ho provato quasi pena, però la cosa che mi ha fatto più ridere è stato sentire i sottofondi musicali che accompagnavano la voce dello speaker. Hanno osato mettere Setting Sun degli Aliens e addirittura D is for Dangerous degli Arctic Monkeys, con annessa scritta in sovraimpressione che li presentava come ARTIC Monkeys. Fantastico.

E poi capita che io cambi canale e su Allmusic mi imbatta in un curioso video. Here (In Your Arms) degli Hellogoodbye, per la precisione. Pare che siano delle webstars, ma sono qualcosa di terrificante. Dei finti nerd che allietano le platee con scemocore alla Fall Out Boy, ma suonato come solo gli Eiffel 65 avrebbero il coraggio di fare. Una cosa che vuole essere il punto d'incontro tra emo e punk-funk: praticamente, una cagata pazzesca. Internet e il desiderio di sfondare a tutti i costi a volte generano mostri.

Sempre meglio di quelli di Lucignolo, comunque.

22 maggio 2007

STESSA STORIA, STESSO POSTO, STESSO BAR

Quella del concerto di sabato sera all'Estragon è stata davvero una bella esperienza. Ne è valsa la pena, visto non capita tutti i giorni di vedere un gruppo come i Piano Magic. Non li conoscevo quasi per nulla, ma mi hanno stupito per la loro capacità di riuscire a essere intensi e nello stesso tempo assolutamente senza troppi fronzoli, semplici ed accessibili. Temevo la mazzata mogwaiana ma li ho trovati addirittura quasi pop, hanno suonato un'ora che è passata molto in fretta. Troppo in fretta, visto che alla fine della loro esibizione avevo una sorta di senso di delusione, dovuta al fatto che avrei voluto un altro paio di pezzi in più. Ma poca cosa, in confronto al senso di appagamento che mi ha dato sentirli suonare in quel modo e rendermi pure conto che sfoderano un bassista che è in tutto e per tutto il sosia di Marty McFly di Ritorno al Futuro. Favoloso.
Doversi esibire dopo un gruppo del genere non è facile, ma penso che i bravi Giardini di Mirò siano riusciti nell'impresa. Se la sono cavata davvero egregiamente, anche se ho preferito i pezzi dell'ultimo Dividing Opinions (di impronta un tantino più pop rispetto al resto della loro discografia) agli strumentali dei vecchi album che non sono riusciti a coinvolgermi troppo, ma a questo punto è soltanto questione di scarso feeling con il genere, ed è un problema mio. Tecnicamente validi e con un batterista molto abile, a loro favore gioca il fatto di saper applicare molto bene la lezione dei Mogwai (un gruppo che proprio non sopporto) condensandola e rendendola più appetibile anche per uno scettico come me. Hanno oramai un suono che li contraddistingue e sono uno dei pochi gruppi italiani che possono dire la loro anche all'estero. Sono pronti, e non è poco.
A fine concerto, una breve e rilassante passeggiata all'adiacente luna park, tanto per vedere che aria tirava. Ho riprovato dopo almeno un decennio a tirare pugni al punching-ball, e mi sono confermato una schiappa. Cosucce invece no. Ha vinto lui.

20 maggio 2007

LA FABBRICA DEI RICORDI

Che YouTube sia una gran cosa è ormai assodato. E' impagabile che esista un luogo dove poter trovare filmati di qualsiasi tipo, dai video musicali agli spezzoni di trasmissioni tv, dai concerti ai video di bullismo posticci. Il suo pregio è proprio questo, mettere a disposizione qualsiasi tipo di filmato e permettere a chiunque di partecipare, sia guardando che postando cose nuove. Una grossa soddisfazione poterne usufruire, una grande conquista di libertà il fatto che ci sia.
Parlando con amici e facendo un certo tipo di discorso è venuta però fuori una cosa a cui non avevo mai pensato. Non so se sia positivo o meno ma, dato che si possono trovare anche vecchi filmati che giacevano in quell'angolo di cervello adibito a ripostiglio dei ricordi ormai sbiaditi, YouTube si dimostra capace di agire anche in maniera potente sui ricordi. E tutto questo solo perché riporta alla luce le cose non come una persona le vedeva allora ma come le vede adesso, filtrate da uno stato d'animo ed un grado di coscienza e maturità diversi dai tempi che furono. Mi rendo conto che il discorso è parecchio contorto e forse non ho capito nemmeno io cosa ho voluto dire, ma le cose stanno più o meno così. Vedere ora un video musicale che ha segnato la mia adolescenza come November Rain mi regala sensazioni nettamente diverse rispetto a quando lo vedevo da piccolo, e mi fa rendere conto di quanto fosse truzzo Axl Rose, cosa che allora non avevo ben chiaro. Ma vedere ora il filmato della caduta del Muro di Berlino mi fa capire tante cose che purtroppo a nove anni non potevo capire, o potevo capire solo in parte.
In un certo senso You Tube ha cambiato il mondo e il modo di vederlo. O forse sono solo io che mi faccio troppe seghe mentali su particolari non poi così rilevanti.

Su YouTube tra l'altro trovo anche quello che è il mio video musicale del momento:

Grizzly Bear – Knife

E' favoloso in ogni suo aspetto, anche se non sono ancora riuscito a capirne il significato. L'unico che ce la può fare forse è Enrico Ghezzi.

18 maggio 2007

SPACE INVADERS ARE SMOKING GRASS

Pare che Attack Decay Sustain Release, il tanto atteso disco di esordio dei Simian Mobile Disco, sia in uscita il 18 giugno.

Pare che ce ne sia già in giro una copia in rete, o così si dice.
Pare che sia una botta micidiale, che si avvicina molto a poter essere definito un capolavoro.
Ma meglio basarsi solo su ipotesi e congetture, visto che i Simian se ne vanno in giro per i blog che parlano di loro intimando gentilmente di togliere gli mp3.
Spero almeno di non trovarmeli sotto casa se mi permetto di linkare un video postato su YouTube dalla loro casa discografica:
Simian Mobile Disco - It's The Beat
un pezzo che ricorda tantissimo Pump Up The Jam dei Technotronic. E ciò non è male.
Tra l'altro James Ford, uno dei due Simian, è il produttore di Myths Of The Near Future dei Klaxons. Ora mi spiego il motivo per cui i Klaxons su disco sono favolosi e dal vivo sono imbarazzanti. C'è chi è un manico e chi (per ora) un onesto carneade. Non si scappa. E' una legge di natura.

17 maggio 2007

QUEI BRAVI RAGAZZI

Lo scrittore da marciapiede è uno dei miei idoli e mi insegna sempre tante cose nuove. Mi ha anche insegnato come, in vacanza al mare, ci si può addormentare sulla propria tastiera mentre si suona di notte. Ma non è questo il punto.
Il punto è che qualche sera fa mentre si faceva la nostra classica cena tra amici al ristorante cinese ed io sporcavo la tovaglia come se avessi cinque anni, tra un piatto di alghe fritte che sanno di pop corn, un riso alla cantonese e un gelato fritto che non ho ancora capito come facciano a farlo, mi ha segnalato un bel filmato. Un reperto storico-generazionale che io sono andato subito ad osservare attentamente, con assoluto rispetto.
Non sapevo assolutamente che l'ultima apparizione televisiva dei Nirvana fosse stata in Italia, precisamente quella a Tunnel su Raitre. All'epoca l'ho vista e me la ricordo benissimo, ma non ero al corrente che fosse proprio quella l'ultima, e mi fa quasi impressione pensare di averla vista allora. Che un gruppo così decisivo abbia fatto la sua ultima performance tv in un programma con Corrado Guzzanti è surreale. O forse no. Forse ci sta proprio ed è qualcosa di simbolico. Potrebbe essere l'ideale dimostrazione della loro grandezza.

Tra l'altro, tra il pubblico in studio mi pare di scorgere un giovane Gabriele Paolini. Magari è la mia immaginazione e non è lui. Speriamo. In ogni caso è colpa di YouTube.

16 maggio 2007

IL PICCOLO CHIMICO

Mi diverte sapere che qualcuno sia giunto in questo blog cercando “ketamina house pasta non mi basta”, ma io non mi so proprio spiegare il perché. Non so nemmeno perchè la gente usi internet per cercare certe cose, se per questo. Ma che questo blog venga scambiato per un sito di pusher è assurdo, e fa molto ridere. Non ci sono più i discotecari di una volta.

Comunque chiunque sia stato, è diventato il mio idolo totale. Bisogna essere degli strippati all'ultimo stadio per cercare una cosa del genere, oppure dei ragazzini alle prime armi. Non importa. Spero vivamente che, chiunque esso sia, il genio in cerca di ketamina ripassi di qui. E' sempre il benvenuto in mia casa.
Se per caso dovesse tornare, gli consiglio di darsi un ascolto a questi cinque pezzi facili facili:

The Bucketheads – The Bomb
Armand Van Helden –
You Don't Even Know Me
Crystal Waters –
Gypsy Woman
Cassius –
Cassius 99
David Morales –
Needin' You

e visto che sono buono, gli regalo due ulteriori bonus:

Sono – Keep Control
Run DMC Vs Jason Nevins –
It's Like That

Sono convinto che la sua vita prenderà una piega decisamente positiva, o quantomeno più divertente e meno truzza.

15 maggio 2007

VOLEVAMO ESSERE I RADIOHEAD

Kele Okereke è un gran sborone. Non trovo altri termini per definire un musicista che smette di suonare perché dal pubblico un burlone gli ha spruzzato un pochino di acqua, si incavola e fa un cazziatone a qualcuno di indefinito, poi gioca a fare il tipo saggio e ricomincia esattamente dal punto in cui si era interrotto. Quello che è successo mentre i Bloc Party stavano suonando I Still Remember è stato proprio questo. Ora, in una situazione del genere se hai le palle fai finta di nulla, oppure decidi di fermarti sfidando il pubblico e te ne vai dal palco. Ma non ha nessun senso fermarsi per poi riprendere in quel modo. Si cade nel ridicolo.

Episodi a parte, quello dei Bloc Party sabato all'Estragon è stato complessivamente un bel concerto. Il locale era completamente sold out ma fortunatamente il pubblico non era composto solo da ragazzini ma era parecchio eterogeneo, segno che il gruppo riesce nell'impresa di accontentare i tipi più disparati di ascoltatori ed ha raggiunto ormai grande popolarità. Che abbiano raggiunto grande popolarità lo si capisce anche dal fatto che la serata sia iniziata prestissimo con l'esibizione ad orario pasti dei Biffy Clyro, il gruppo che li accompagna per questo tour. I Biffy Clyro si sono dimostrati godibili perchè dotati di una particolare caratteristica: sono onestissimi ed innocui ma somigliano a qualsiasi cosa che si sia sentita in campo alternative dal 1992 al 2001. Hanno suonato quaranta minuti ed in ogni pezzo le influenze erano perfettamente riconoscibili. In loro sono riuscito a riconoscere i Nirvana come i Deftones, i Pearl Jam come gli At The Drive-In, i Millencolin(!) come i dEUS. Un piccolo bignami degli anni novanta. In un altro contesto probabilmente un gruppo del genere non l'avrei apprezzato troppo, ma sentiti così hanno finito per piacermi assai.
Dopo un breve intervallo per il cambio della strumentazione, caratterizzato da una selezione musicale a base di tech-house in cui è addirittura spuntata fuori (con mia somma soddisfazione) Pump Up The Jam dei seminali Technotronic, è venuta l'ora degli attesissimi Bloc Party.
Mi aspettavo molto da loro e la mia fiducia in fondo è stata ripagata. Hanno suonato bene e hanno dimostrato di essere molto bravi tecnicamente, eseguendo per la gioia del pubblico pagante gran parte dei loro due album e nessun inedito. Il buon Kele, cioè colui che teoricamente pareva dover essere il vero punto debole del gruppo, nonostante la spocchia e l'antipatia se l'è cavata bene, dimostrando di essere un ottimo interprete e di possedere una voce molto più versatile che su disco, anche se la sua presenza scenica lascia un tantino a desiderare (in poche parole, è talmente legnoso da risultare addirittura imbarazzante). Non c'è stato il tanto temuto effetto Klaxons e sono riusciti a rendere bene i pezzi facendo muovere senza sosta il culo al pubblico, dimostrandosi una macchina da guerra ben rodata.
Forse fin troppo rodata, visto che tutto appariva perfettamente calcolato e hanno finito per risultare un tantino freddi. Hanno eseguito bene il compitino e nulla più. Mancava quel pochino di sporcizia ed imprevisto che poteva far diventare ottimo quello che è stato solo un buon concerto. Scontata la scelta di fare i piacioni e rientrare due volte sul palco, scontata la scelta populista di eseguire I Still Remember come bis per prendersi ancora più applausi. Ma credo siano solo errori di gioventù. Hanno tante potenzialità e sono pienamente convinto che meritino la fama raggiunta. A Weekend In the City è un bel disco ma assolutamente interlocutorio, un disco che è servito loro per capire dove vogliono arrivare. Se non si bruceranno prima o non preferiranno la facile fama sapranno regalare grandi cose. Li vedo come i più credibili eredi dei Radiohead e prevedo che avranno una svolta elettronica prima o poi. Meglio prima, se non vogliono rischiare di cadere nel dimenticatoio visto che il genere comincia ed essere un tantino inflazionato. Dovranno avere solo molto coraggio e lasciare che a guidarli sia il bassista Gordon Moakes, colui che mi sembra essere la vera testa pensante del gruppo.
Invece, a Kele Okereke servirebbe sicuramente non il ruolo di leader del gruppo, ma solo un bel bagno di umiltà. Gli gioverebbe senz'altro.

14 maggio 2007

SPERO ALMENO CHE L'ALIENO NON SIA QUELLO DI MARIO GIORDANO

Di solito sono sempre molto scettico riguardo all'argomento catene, ma questa è davvero interessante, e merita assolutamente di essere approfondita anche per il solo fatto che Onanrecords e Outsiders me l'hanno gentilmente segnalata. La catena in questione è questa:

«tòp tuentifàiv dell’alieno petomane, ovvero: un alieno petomane ti dice “spiegami cos’è il rock” e tu, senza tante menate filologiche, devi mettere a punto un listone con 25 singoli prima che lui attivi il suo culo disintegratore… »

Probabilmente alcuni titoli attiveranno all'istante il culo dell'alieno, ma questa classifica (per la cronaca compilata di getto e poi rivista almeno dieci volte) rispecchia pienamente l'idea di quello che per me è rock, non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista dell'attitudine e della voglia di rischiare.

1. Nirvana - Smells Like Teen Spirit
2. Neu! - Hallogallo
3. The Clash - White Riot
4. Daft Punk - Around The World
5. Can - You Doo Right
6. Radiohead - Karma Police
7. Pulp - Common People
8. New Order - Blue Monday
9. My Bloody Valentine - Only Shallow
10. Phuture - Acid Trax
11. Sex Pistols - Anarchy In The Uk
12. Blur - Girls & Boys
13. Kraftwerk - Trans Europe Express
14. Depeche Mode - Enjoy The Silence
15. Led Zeppelin - Kashmir
16. Faith No More - Digging The Grave
17. Rage Against The Machine - Bulls On Parade
18. Beck - Where It's At
19. Smashing Pumpkins - Bullet With Butterfly Wings
20. Red Hot Chili Peppers - Give It Away
21. Soundgarden - Spoon Man
22. Primus - Tommy The Cat
23. Guns 'n' Roses - It's So Easy
24. Public Image Ltd - Poptones
25. Ramones - Sheena Is A Punk Rocker

A questo punto mi piacerebbe vedere i listoni di Zonda, Cosucce Psicotrope, Ten Dollar Writer, Bardamu, Bersntol, Manq, Felson, Halkor, Isterico Tuareg, Pibio, ABS e di chiunque altro passi di qui e pensi che ne valga la pena di compilare una classifica del genere.

12 maggio 2007

HO DETTO "EMOCORE", NON "SCEMOCORE"

Io non sono proprio uno di quelli che vedono Mtv come il Grande Nemico. Per me può trasmettere tutto ciò che vuole e non mi scandalizzo per programmi grotteschi come Trl. Tanto sono sempre libero di cambiare canale o, molto più probabilmente, di non guardare cose del genere.

Ma ad Mtv voglio che venga riconosciuta una grande colpa: l'aver contribuito a rovinare un'intera generazione di ragazzini spacciando quel concentrato di ribellione a buon mercato, falso nichilismo, sentimentalismo gratuito e make up inopportuno che risponde oggi al nome di emo. Chiamare emo entità assolutamente imbarazzanti come Fall Out Boy, My Chemical Romance, 30 Seconds To Mars e affini è cosa parecchio pesante. L'aggravante poi, è che pare si vogliano far rientrare anche i Good Charlotte in questo calderone. Mi viene da piangere, o da ridere. Tanto di fronte a roba del genere è la stessa cosa.
Un genere che nasceva onesto e sincero diventa prodotto di massa, con gruppi assolutamente tutti uguali: chitarre pesanti, linee vocali stracciamutande, pathos un tanto al chilo. Stesso suono, stesso look, tutti inoffensivi. Mi rendo conto di quanto siano decadenti questi nostri tempi quando vedo l'emocore delle origini degenerato in quel prodotto da grandi magazzini. L'emo non è quello che si vede su Mtv, punto e basta. E' altra roba. E' un genere nobile, un genere che ho amato, che ha rappresentato tanto per me ed è stato un punto di approdo fondamentale nella evoluzione dei miei gusti musicali. Più o meno, mi ha traghettato da ascolti quasi totalmente fondati sull'hardcore punk ad altro. Devo molto all'emocore e, nonostante ne ascolti ormai raramente, ha il potere di riuscire ancora ad emozionarmi.

Un disco che ritengo fondamentale per capire cosa fosse una volta questo genere musicale è Building dei californiani Sense Field. Uscito nell'anno di grazia 1996 per la benemerita Revelation Records, è un disco a modo suo storico, che ha contribuito a definire con chiarezza i contorni del genere, ed è un disco vero, non un prodotto. Ci tengo a sottolinearlo, perché i Sense Field non erano i 30 Second To Mars et similia, per fortuna. Ci credevano sul serio, non recitavano.
Building è una tigre a cui hanno tagliato gli artigli, è un soldato che ha perso tutte le battaglie. Musica da perdenti, che però hanno conservato ancora un briciolo di speranza e che lottano per uscire dalla merda nella quale stanno affondando a poco a poco. Paranoia positiva che spinge a pensare. Con Buiding l'hardcore melodico rallenta la velocità e scopre gli Smiths. Hardcore che si lascia trasportare dalle emozioni e dal sentimenti nel vero senso della parola, visto che il termine emo è in realtà la contrazione di emotional hardcore.
Un disco stupendo e ancora attuale, che suona fresco anche dopo più di dieci anni e manda a letto senza cena tutti quei manichini con eyeliner e frangetta che troppo spesso si vedono saltellare su Mtv. Sì, ce l'ho con loro e sono molto prevenuto nei loro confronti, ma penso sia comprensibile. In ogni caso libero io di criticarli, e libero chi li apprezza di continuare ad apprezzarli. Non sarò di certo io quello che vorrà impedirglielo, faccia pure. Il mondo è bello perché è vario. Se chi ascolta i My Chemical Romance scoprisse i Sense Field e si rendesse conto lo sarebbe ancora di più.

Altri dieci grandi dischi che non hanno nulla a che vedere con l'emo di Mtv:
Mineral - The Power Of Failing
Texas Is The Reason - Do You Know Who You Are?
Fireside - Uomini d'Onore
Jets To Brazil - Orange Rhyming Dictionary
Elliott - False Cathedrals
Last Days Of April - Angel Youth
Cursive - Domestica
The Get Up Kids - Something To Write Home About
Thursday - Full Collapse
The Appleseed Cast - Low Level Owl vol. 1 & 2

11 maggio 2007

I'M FROM FERRARA, NOT FROM BARCELONA

Il lavoro nobilita l'uomo, e lo rende simile a una bestia. Chiunque l'abbia detto aveva quasi ragione. Dico quasi, perchè manca un piccolo particolare a questa celeberrima massima. Oltre a tutto questo, infatti, a volte capita che per il lavoro si debba mancare l'appuntamento con un concerto a cui si vorrebbe tanto andare. E si debbano tirare a malincuore pacchi colossali.

Avrei voluto tanto andare ieri sera a Ravenna al Bronson a vedere gli I'm From Barcelona, ma fisicamente non ne ero in grado. Troppo poco tempo a disposizione e troppa strada da fare anche per un giovane agile e scattante come me. Leggendo questo bel post di Zonda, un pochino mi sento presente anche io all'evento. Deve essere stato veramente un gran bel concerto, anche se credo che si sia sentita parecchio la mia mancanza. Alla prossima non mancherò, promesso.
Intanto mi consolo con
I'm From Barcelona - We're From Barcelona

10 maggio 2007

CONOSCERETE LA NOSTRA VELOCITA'

Il primo disco A Certain Trigger mi era piaciuto parecchio. Semplice, diretto e secco, ma con un senso per la melodia e per i ritornelli catchy fuori dal comune, già al primo ascolto entrava in testa e non ne usciva più. Senza dubbio, uno dei dischi di debutto migliori degli ultimi anni.

Bene, con Our Earthly Pleasures i Maximo Park sono addirittura riusciti a superarsi. Concerto dopo concerto hanno potuto affinarsi e migliorare le loro capacità tecniche, ed hanno pubblicato un disco più ragionato e cerebrale, meno immediato del precedente ma altrettanto efficace. I Maximo Park arrivano a dire la stessa cosa, ma scelgono un modo diverso per farlo: hanno smussato gli angoli, sono meno ruvidi ed immediati, scelgono sempre la via più complessa e stimolante per dire la loro. In poche parole: sono cresciuti.
La sparo grossa: in questo disco suonano come una versione evoluta ed intellettuale dei Get Up Kids, grande e troppo sottovalutata emo band americana assolutamente da recuperare. La passione per gli Smiths è la stessa per entrambe le band, è il contesto ad essere diverso: mentre gli statunitensi avevano solide radici hardcore, il background dei Maximo Park è più orientato verso il post punk. In ogni caso, sentire Paul Smith che in un'intervista cita i Joan Of Arc mi fa pensare che tra gli ascolti del gruppo ci sia parecchio buon vecchio emocore, e ciò non può che farmi piacere. Rispetto al predecessore, Our Earthly Pleasures richiede più ascolti per fare centro, e inizialmente potrebbe destare perplessità. A parte il gran bel singolo Our Velocity, che è sulla stessa lunghezza d'onda del precedente disco, il disco richiede infatti tempo per essere digerito e metabolizzato, ed è solo al quinto ascolto che inizia a svelarsi in ogni suo particolare e a regalare grandi soddisfazioni.
La band è di quelle che o si ama o si odia, il disco uno di quelli che non vanno liquidati al primo ascolto.

09 maggio 2007

IL RE DEI RE

Un pochino di polemica gratuita: il sempre sobrio Zucchero ha affermato: “In Italia ci siamo solo io, Eros e Vasco. Tutto quello che è venuto dopo di noi è solo un surrogato.”. Non fa una piega. Ha voluto più o meno dire che lui è il re italiano del blues, Vasco il re italiano del rock, Eros il re italiano del pop, e che loro sono imbattibili. Gianna Nannini, giustamente, si è un pochino risentita e ha contrattaccato. Polemiche in corso.

Vorrei dire che bisogna anche ricordare che i musicisti in questione hanno cambiato qualcosina nell'altrimenti immobile panorama della musica leggera italiana, ma sono alla frutta da circa quindici anni. Anzi, sono alla frutta da una vita. Ma non lo dico. Temo ritorsioni da parte dei loro fans.

08 maggio 2007

UNA SCOMODA VERITA'

Al Gore è l'ex futuro presidente degli Stati Uniti. Quello che nel 2000 è stato sconfitto in maniera non proprio limpida da George W. Bush, grazie ad una manciata di voti di scarto nello stato della Florida. Finalmente ho potuto vedere An Inconvenient Truth, il documentario con il quale ha vinto recentemente un premio Oscar. Mi ha lasciato un tantino turbato, per usare un eufemismo.

Al Gore è persona da sempre attenta alla questione ecologica, e dopo la sconfitta ha dedicato tutte le sue energie a mettere in guardia gli statunitensi (e non solo) sul pericolo rappresentato dall'effetto serra e dai danni che questo potrà produrre se non si arresterà la folle crescita delle emissioni inquinanti. Il documentario è il risultato di questo suo impegno ed è assolutamente efficace.
Al Gore, supportato da dati scientifici, non parla a sproposito e riesce con grande ironia e chiarezza a far capire la dura verità: se si va avanti così, tante zone del pianeta verranno sommerse dalle acque, e tante altre finiranno invece per diventare deserto, o qualcosa di simile. Tutto questo a causa dell'innalzamento delle temperature derivante dall'effetto serra, che va a rompere un delicato equilibrio ecoambientale a cui si è giunti nel corso di milioni di anni. Ci stiamo autodistruggendo e non ce ne rendiamo conto, ma questo processo si può rallentare o arrestare. Basta cambiare radicalmente le proprie abitudini. Non è facile, ma con tanta buona volontà è possibile riuscirci.
Intanto io mi sento fortemente a disagio quando prendo la mia auto per andare al lavoro, e se Al Gore avesse vinto quelle elezioni, il corso della storia recente sarebbe stato decisamente diverso. Per giunta non è un Beppe Grillo qualsiasi, perché pare che voglia riprovarci.

Per saperne di più:
www.climatecrisis.net

07 maggio 2007

FAI COME SE FOSSI A CASA TUA

Andare ad un concerto e vedere una persona infischiarsene completamente e rimanere (con propria grande soddisfazione, tra l'altro) a chattare al proprio portatile per tutta la durata mi mancava. Ieri sera ho colmato anche questa lacuna, però quel ragazzo si è perso qualcosa di notevole.

Peccato per lui, perchè allo Zuni Club di Ferrara i Parenthetical Girls hanno dato vita ad un concerto fantastico, nonostante la loro musica sia qualcosa di veramente ostico. Per rendere l'idea, a modo loro fanno pop, ma in maniera barocca e spigolosa, e rappresentano più o meno una credibile forma di incontro/scontro tra Xiu Xiu e Radiohead. Riproporre live qualcosa del genere è molto difficile, e si corre il rischio di suonare asettici, o quantomeno freddi e distanti dal pubblico.
I Parenthetical Girls hanno riproposto per intero lo stupendo Safe As Houses con l'aggiunta di alcuni inediti, e hanno vinto totalmente la sfida, suonando caldi e coinvolgenti, grazie soprattutto alla bella voce e al carisma del loro cantante e leader Zac Pennington, un vero istrione.
E' stato surreale vederlo girare per il locale con il microfono in mano ad orario aperitivo, mentre la gente al bancone mangiava e beveva a volontà. Io ho apprezzato molto il contrasto, ma soprattutto ho apprezzato la musica. Un concerto breve ma intenso, e sono uscito dal locale parecchio soddisfatto.
Un gruppo del genere in un posto così piccolo e suggestivo come lo Zuni ci stava a pennello. Sono ragionevolmente convinto che oggi i Velvet Underground suonerebbero proprio così, e amerebbero follemente suonare in un posto del genere.
Amerebbero un po' meno la gente che va ai loro concerti solo per usare a sbafo la connessione adsl wireless.

05 maggio 2007

LA RICREAZIONE E' FINITA, ANDATE IN PACE

Quando li ho visti passeggiare in giro per Bologna il pomeriggio del Primo Maggio ho capito tutto. I passanti li guardavano come fossero alieni e loro semplicemente non se ne curavano. Non uno sguardo storto, non un battito di ciglia, non una parola. Con classe sono entrati al ristorante e hanno ordinato da mangiare. Probabilmente si erano appena svegliati e, nonostante le apparenze, sono dei tipi assolutamente tranquilli.

Sul palco invece gli Horrors si trasformano, e mercoledì scorso a Bologna hanno dato vita ad un concerto difficile da dimenticare. Hanno dato tutto ciò che si può chiedere ad un gruppo che si voglia definire rock: sudore, energia, passione e una sana dose di cattiveria, tanto per gradire.
Al mio arrivo all'Estragon devo dire che la situazione non sembrava molto invitante: pubblico scarso ed età media molto bassa. Ragazzine che avevano trascorso l'intero pomeriggio a cotonare i capelli e a truccarsi per sentirsi adeguate all'evento, ragazzini dai jeans a sigaretta strettissimi che parevano più attenti a non spettinarsi che al resto. La costante sembrava essere l'apparire, e la musica pareva essere un dettaglio trascurabile. I vecchietti, invece, se ne stavano al bar del locale a vedere alla tv la concomitante partita del Milan, in un esilio volontario che faceva loro poco onore. Non propriamente un quadretto idilliaco, quindi.
Fortunatamente ero solo arrivato troppo presto. Bastava solo portare pazienza. Infatti la situazione si è rianimata ed il locale si è riempito il giusto, ed il gruppo spalla che rispondeva al nome di Dandi Wind ha dato il via alle danze. Come una sorta di anfetaminici Enzo Paolo Turchi e Stefania Rotolo alle prese con un electro glam rock di grande impatto, sono stati una gran bella sorpresa. Lei canta e balla come un'invasata ed ha una presenza scenica esplosiva, lui la sorregge utilizzando solo sintetizzatori e sequencer, creando qualcosa di talmente tamarro e maleducato da risultare bellissimo. Il pubblico non li conosceva per niente ma loro sono riusciti a vincere la diffidenza iniziale e a far ballare la gente. I ragazzi ci sanno fare, saranno famosi.
E poi loro, gli Horrors. Chi nutriva dubbi su di loro probabilmente si sarà convinto definitivamente della loro grandezza, visto che hanno dato vita ad un set superbo, privo di sbavature. Magistrale. Non un difetto, solo lievi imprecisioni che hanno reso il tutto più vero, più punk. Hanno proposto per intero lo stupendo Strange House, finendo per suonare addirittura più convincenti che su disco. Questa è roba che nasce per essere suonata live perché deve seguire il proprio istinto, è roba pericolosa che scandalizza i benpensanti e gli integralisti. Sono riusciti a portare sul palco una scala e successivamente sedie ed un tavolino, continuando a suonare come se nulla fosse e facendo numeri circensi. Il cantante Faris Rotter si è lanciato un paio di volte nel pogo furioso, uscendone indenne e vincitore, a testa alta. Altissimo e scheletrico, sembra un fenicottero. Hanno dimostrato che non è solo una questione di modo di vestire. C'è l'attitudine. Ci sono le palle. C'è l'abilità tecnica. Doti che dei Klaxons qualsiasi non hanno e probabilmente mai avranno. Gli Horrors credono veramente in quello che suonano e lo amano, con dedizione e spirito di sacrificio. E' questo che fa la differenza con il resto della truppa.
Mi chiedo solo come gli Horrors possano finire in copertina sulle riviste musicali ed avere un seguito del genere. Di solito gruppi così sono condannati all'indifferenza generale, ma qui fortunatamente siamo al cospetto di una piacevole eccezione. Probabilmente hanno capito come vendersi bene, senza compromettere la loro integrità. Sanno come prendere per i fondelli l'industria musicale, e il loro discografico James Oldham li asseconda in questa impresa. Spero solo che durino tanto a lungo da diventare veramente famosi. Hanno le potenzialità e l'intelligenza per regalare ancora grandi cose.
A me però rimane solo un dubbio al loro riguardo: cosa avranno mai poi mangiato al ristorante?

04 maggio 2007

NEW RAVE

Finalmente qualcuno si è reso conto di quanta sia la grandezza dei 2 Unlimited, misconosciuto combo olandese dedito ad una eurodance dal tiro micidiale che ebbe un piccolo momento di gloria nella prima metà degli anni novanta per poi cadere improvvisamente (ed immeritatamente) nel dimenticatoio.
Non si scherza più ne ha riconosciuto subito i giusti meriti e si è lanciato nella ardita impresa di proporre di linkare su Wikipedia il termine "legna" alla loro pagina, mentre Polaroid ha scovato in giro una cover del superclassico No Limit ad opera dei CSS e l'ha prontamente segnalata. Ottime operazioni, che commosso sottoscrivo in pieno.
La vera perla però l'ha trovata Inkiostro: Bjork che, forse resasi conto che allora forse stava dalla parte sbagliata, esegue una roboante cover della suddetta No Limit (audio e video) in cui non si perde un briciolo della festosa atmosfera che caratterizzava la versione originale.

Già, l'originale. Semplicemente insuperabile nel suo essere spartano ed approssimativo ma nello stesso tempo fichissimo, possiede un groove che farebbe ballare chiunque. Me compreso, nelle mie lunghe domeniche pomeriggio adolescenziali passate in discoteca. Nonostante il mio voler giocare a fare lo snob ballavo, eccome se ballavo.

Come darmi torto:

2 Unlimited - No Limit

questa è storia.

03 maggio 2007

STATO DI LIBERTA' VIGILATA

In Italia vige un grande tabù. Si può scherzare su tutto e si può fare ironia più o meno indirizzata verso i potenti. Si può essere a buon mercato come Beppe Grillo oppure si può diventare Presidente del Consiglio continuando a raccontare barzellette per cinque anni. Ma non si può fare satira sulla Chiesa. Per nessuna ragione al mondo va toccata.
Andrea Rivera ha osato farlo (tra l'altro basandosi su dati oggettivamente veri e dimostrati) ed è stato crocifisso. Attaccato ed accusato addirittura di terrorismo. Le parole come arma molto pericolosa, magari perchè possono riuscire ad aprire la mente alle persone e a far capire la realtà. Cosa che invece al Vaticano non riesce proprio, tra l'altro.
Magari Rivera è stato ingenuo o al contrario molto furbo, ma la Chiesa ancora una volta ha dimostrato la sua inadeguatezza e la sua totale incapacità di stare al passo con i tempi.

Ed Emilio Fede si è dimostrato il solito grande cabarettista. Lui, la satira di se stesso.

02 maggio 2007

FAVOURITE BEST AUSSIES

Gli Arctic Monkeys se ne sono usciti di recente con Favourite Worst Nightmare, un disco stupendo che, nonostante all'inizio mi avesse lasciato un tantino perplesso, si è fatto strada ascolto dopo ascolto fino a divenire per me oggetto di culto.

E a proposito di oggetti di culto, mi riempie di orgoglio che uno dei dischi preferiti degli Arctic Monkeys sia Since I Left You degli Avalanches, che incidentalmente è uno dei miei dischi preferiti di tutti i tempi. Una cosa del tipo sei deejay australiani che, tra il serio e il faceto, nel 2000 arrivano a comporre un pugno di canzoni stupende utilizzando solo esclusivamente samples presi da dischi altrui, abilità tecnica e tanta ironia. Genietti che hanno ottenuto un minimo riscontro commerciale e sono andati a debito per pagare i diritti d'autore sui campioni utilizzati. Un piccolo capolavoro, che per ora non ha avuto seguito, anche se indiscrezioni li vogliono finalmente al lavoro su nuovo materiale.
Io resto in attesa, ed intanto spero vivamente che il fatto di essere stati citati dagli Arctic Monkeys possa almeno riaccendere l'attenzione sugli Avalanches. Se lo meriterebbero.

The Avalanches – Since I Left You
The Avalanches – Frontier Psychiatrist

NE SPUNTO UNA DALLA WISHLIST

Finire in un forum di fan dei Queen per colpa di questo post e venire definito "irrecuperabile" è una discreta soddisfazione. Grazie, ovviamente con assoluta ironia e senza offesa.
Viva la libertà di espressione.