Quando sento la parola “Scajola” mi vengono in mente due immagini (sarebbero tre, ma la scabbia purtroppo non è un'immagine ma una malattia piuttosto fastidiosa, dunque dico due immagini e non tre):
elezioni politiche 2006, risultati in bilico, tutto il paese è con il fiato sospeso perché non si sa chi abbia vinto tra Prodi e Berlusconi. Scajola in studio a Matrix con la boria e l'arroganza di chi è certo di aver trionfato dice qualcosa come “i conti si faranno alla fine”. Troppo comoda fare i conti quando si blocca il flusso dei dati e dal momento in cui si riattiva i risultati parziali del conteggio delle schede iniziano a cambiare in maniera repentina, volgendo casualmente in favore dell'allora Casa delle Libertà. Troppo comoda perdere per ventiquattromila voti alla faccia di Scajola che credeva di aver vinto.
Festival di Sanremo 2010. Pierluigi Bersani ospite osa parlare e viene subissato di fischi, interviene un incontenibile Scajola che attacca con un vero e proprio comizio da repubblica delle banane. La sua claque parte con dieci minuti di applausi, la boria e l'arroganza di Scajola toccano forse il picco più alto di sempre, Bersani perde i sensi.
E ora che Claudio Scajola non c'è più come faremo?
Dico, ora che è morto (almeno dal punto di vista politico) Claudio Scajola come farà l'Italia a portare avanti il suo glorioso programma nucleare?
Perdita gravissima quella di Scajola. Qualcuno gli ha pagato la casa con vista Colosseo e lui non se ne è accorto. Non è colpa sua, anche se con quella faccia da introdotto non si potrebbe credere a ciò che dice nemmeno se te lo chiedesse in ginocchio. Scajola lascia un vuoto incolmabile, ed ora dovrò decidere cosa fare senza la politica visto che nella sua vita non ha fatto altro che quello. Buona fortuna Claudio, rompicoglioni che non fai altro che farti pagare le case da sconosciuti e non se ne rendi nemmeno conto. Ne parecchio avrai bisogno (di fortuna, non di case).