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22 febbraio 2011

CHIEDI CHI ERANO I BEATLES

Ho visto un video del nuovo gruppo post-Oasis di Noel Gallagher (o era Liam Gallagher? Sì forse era Liam. No anzi, era Noel ma non ne sono sicuro. Comunque era uno dei due. Uno qualsiasi, tanto è uguale - visto che non sono mai stato in grado di distinguere i due fratelli ciglioni degli Oasis. Non me ne è mai fregato un cazzo, li ho stimati solo quando un mio amico in vacanza al mare in tabaccheria ha rubato un libro che parlava di loro) e mi son reso conto che è un perdente. La solita canzone, la solita sbobba pseudo-beatlesiana con il solito video simile a tanti altri degli Oasis, come se il mondo si fosse fermato al '95 (o al '65, visto che quelle canzoni erano già state scritte dai Beatles). Che senso ha andare ancora avanti?

Quindici anni a scrivere la stessa canzone, poi Gallagher ha sciolto gli Oasis, ha messo su un gruppo nuovo ma ha continuato ancora a scrivere la stessa canzone, come se sapesse fare solo quello: ha rotto i coglioni, ha perso definitivamente la battle of the bands perché i Blur non hanno mai fatto un disco uguale all'altro, hanno scritto almeno cinque pop songs definitive ed hanno pure provato a sperimentare (riuscendoci peraltro alla grande). I Blur erano un gruppo vero, gli Oasis due cazzoni molto sopravvalutati (Wonderwall e Live Forever restano però due capolavori, ammettiamolo).

Ma poi vuoi mettere Damon Albarn con fratello ciglione cantante degli Oasis? Vuoi mettere Graham Coxon con l'altro fratello ciglione chitarrista che crede di essere il miglior chitarrista del mondo? Vuoi mettere Alex James (ed il suo milione di euro sniffato) e David Rowntree con gli altri figuranti che nel corso degli anni hanno suonato con/per gli Oasis? Non c'è paragone, dai. I Blur hanno vinto con un margine molto ampio, tipo 15 a 2.

Tra l'altro, mentre giravo in rete per trovare recensioni dei Blur da copiare ne ho trovata una favolosa di The Great Escape che in sostanza diceva che i Blur sono l'equivalente inglese degli 883. Ho riso tantissimo perché ho pensato ai suoni da pianobar dei primi dischi degli 883 e alla cura per il suono che invece hanno sempre avuto i Blur, e poi ho pensato a quanto rispetto le figure di Max Pezzali e Damon Albarn e a quanto poco rispetto le figure di Noel e Liam Gallagher ed ho riso ancora di più, soprattutto perché i fratelli Gallagher (o uno qualsiasi dei due, tanto anche se non si parlano più è uguale) sono ancora convinti di essere delle rockstar quando invece sono superati dalla storia come quegli ultimi giapponesi che non sapevano ancora che la guerra era finita e si illudevano di poterla vincere. Lasciamoli altri quindici anni nella loro illusione, regaleranno grosse soddisfazioni a chi nella musica cerca il ridicolo ed il cattivo gusto. Non vedo proprio l'ora di sentire/vedere qualcosa del nuovo progetto del chitarrista ciglione, sento che ci sarà da soffocare a furia di ridere.

30 ottobre 2009

A DENTI STRETTI

Se ne parla ovunque. È stato in streaming integrale su Repubblica.it e pure Libero ne ha parlato in una elegante articolessa nella pagina degli spettacoli. Piace a tutti, piace alla gente che piace, piace alla gente a cui piace piacere. Eppure A Sangue Freddo, il nuovo disco de Il Teatro Degli Orrori, è una cagata pazzesca.

E non lo dico perché è un disco italiano, ma lo dico perché a differenza del debut album questo è il classico disco che è cool ascoltare in una città come (omissis) ed ha un senso compiuto solo al di sopra del fiume Po, con tutto ciò che ne consegue. Infatti, appena si oltrepassa il Po un disco come A Sangue Freddo diventa improvvisamente roba incomprensibile, buona solo per lasciare commenti sulle pagine di famosi siti specializzati come (omissis) e (omissis) che lo descrivono – seppure utilizzando toni e termini radicalmente diversi – come un nuovo capolavoro della musica italiana, scomodando nomi come Piero Ciampi (non l'ho mai ascoltato in vita mia), Oxbow (non li ho mai ascoltati in vita mia), Jesus Lizard (non li ho mai ascoltati in vita mia), Shellac (questi li ho ascoltati e non c'entrano assolutamente nulla). In realtà è roba priva di sostanza, all'apparenza minacciosa ma in pratica assolutamente inoffensiva, però è bello parlarne bene perché serve a stare bene con se stessi e con gli altri (soprattutto la prima che ho detto). Non si scomodano i mostri sacri per roba del genere, non si scrivono testi così scontati come quelli de Il Teatro Degli Orrori ultima versione.

La carica distruttiva degli esordi è solo un ricordo, sostituita da un assurdo quanto inutile featuring di (omissis) degli innominabili (omissis) che sta lì a testimoniare quanto sia purtroppo caduto in basso Il Teatro. Prevedo un per loro un futuro come ospiti d'onore in importanti programmi gggiovani Rai, però i fasti del passato son diventati solo un lontano e sbiadito ricordo. Peccato.