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07 novembre 2011

CAMPIONI: IL SOGNO - a.k.a. Ciccio Graziani era il batterista dei Genesis



Sono ormai due settimane che mi sveglio nel cuore della notte e guardo programmi tv random finché non è ora di recarsi al lavoro, solo che invece di recarmi al lavoro me ne torno a letto perché sono un culattone raccomandato e posso farlo. Non c'entra niente però era bello dirlo.

Comunque di notte in tv c'è di tutto. Tanto per dire, qualche giorno fa mi son guardato una partita di calcio d'annata (qualcosa tipo un Roma-Fiorentina del 1983) in cui c'era Ciccio Graziani con i capelli (in netto diradamento, ma almeno ce li aveva ancora) e senza quei buffi occhiali da scherzo di Carnevale che è solito indossare sin dai gloriosi tempi in cui ha allenato il Vodafone Cervia. E poi una gara di Formula Uno del 1979 con le macchine che sembravano astronavi ed il telecronista che si lamentava della tecnologia e dei cronometri digitali che sbagliavano a prendere i tempi sul giro. Decisamente meglio dei pornazzi che uno di solito si aspetta di trovare in tv la notte.

Comunque, la vera droga si chiama Radio Capital Tv. Tecnicamente deve ancora partire (l'inizio ufficiale è l'11.11.11, che probabilmente sarà anche la fine di tutto – ma questo non c'entra nulla con la figata che è Radio Capital Tv), però ad oggi vengono programmati spezzoni di video in loop a scopo meramente pubblicitario ed il tutto assume un taglio davvero artistico perché i video sono vecchi video musicali. Musica vintage, antichità rock, potenziale emittente preferita di mio padre, la versione italiana di VH1 sono le prime definizioni che mi vengono in mente per una cosa che mancava nell'altrimenti piatto panorama musicale del digitale terrestre, ed è bellissimo ricordare che sono esistiti anche gli America, gli Eagles, i Genesis con Phil Collins voce & batteria ed altre cose così. Se questa è l'anteprima figuriamoci quando Radio Capital Tv inizierà a fare sul serio. Non vedo l'ora.

Tornando al discorso di Ciccio Graziani: chissà che fine hanno fatto quei giocatori del suo Vodafone Cervia che avevano vinto Campioni: il sogno ed erano stati presi da Juve, Inter e Milan. Per me non sono mai esistiti, tipo i vincitori della Porsche che ogni anno è in palio con i panettoni e pandori Melegatti.



26 maggio 2011

Una città eterna, un disco eterno: DANGER MOUSE & DANIELE LUPPI - Rome

Quando si parla di Roma la prima cosa che mi viene in mente è il grandissimo Antonello Venditti che dedica l’ennesima canzone alla sua città di origine (anzi no, scherzavo. Mi viene in mente Corrado Guzzanti che a “L’Ottavo Nano” imita in maniera esilarante Antonello Venditti che dedica l’ennesima canzone alla sua città di origine). E poi a seguire mi vengono in mente il dialogo in discoteca tra Valerio Mastandrea ed il Piotta nel video di “Supercafone”, quel genio di Gianfranco Funari (R.I.P.) che mangia la mortazza durante le televendite, Francesco Totti che fa er cucchiaio a Van Der Sar durante i calci di rigore di Italia-Olanda ad Euro 2000, Ciccio Graziani che in finale di Coppa dei Campioni si fa parare il rigore decisivo da Bruce Grobbelaar del Liverpool e ne esce talmente sconvolto da non riprendersi mai più, Metal Carter, Alvaro Vitali che in “Giggi il bullo” viaggia per le strade della periferia romana con un clamoroso mini-motorino 50cc, Fabrizio Bracconeri nei Ragazzi della Terza C quando era ancora molto grasso e lo canzonavano tutti, Alberto Sordi tassinaro, il Colle der Fomento, il Gabibbo e il Papa (cit. Paolino Paperino Band - “La Pentola”). Non mi viene in mente nient’altro, anche perché non sono mai stato a Roma e dunque non l’ho mai vista dal vivo. Prima o poi comunque ci andrò.

Se io non ho mai visto Roma e non posso dire nulla in merito, cosa può aver spinto uno come Danger Mouse ad intraprendere una per certi versi folle collaborazione con Daniele Luppi (italiano d’America, compositore di colonne sonore ed arrangiatore di grande talento)? La passione. “Rome” è stato inciso a Roma nei celeberrimi studi Forum e non è (come si potrebbe essere portati a pensare) un concept album dedicato a questa favolosa città che tutti nel mondo ci invidiano, ma è sostanzialmente un disco ispirato all’atmosfera delle colonne sonore dei film italiani anni ‘60-’70 che vuole essere nel contempo un tributo a quel periodo aureo. Null’altro. Danger Mouse e Daniele Luppi ispirati dalla bellezza di Roma? Non lo so, e non so nemmeno se siano invidiosi della sua bellezza e della sua magia. L’unica cosa certa è che dietro a questo “Rome” ci sta un lavoro di sei anni ma nonostante il disco riesce a suonare fresco e sveglio come se fosse una immaginaria colonna sonora per un film che deve ancora uscire (e che forse un giorno uscirà sul serio, da un tipo fresco e sveglio come Danger Mouse ci sarebbe da aspettarsi anche una mossa del genere) ed è più o meno una cosa per cui gli ultimi Air sarebbero anche disposti ad uccidere tale è il livello di eccellenza sonora raggiunto da questi sofisticatissimi trentasei minuti di musica.

Quindici anni fa per musica del genere sarebbe stato scomodato l’ingombrante termine “musica cinematica” ed a volte vengono quasi in mente i migliori Morcheeba (un tempo sono esistiti anche dei Morcheeba migliori, che tanto per rimanere in tema di romanità non sono quelli di quell’orrendo pastrocchio di pop vacanziero 2000 di “Rome Was’t Built in a Day”), il Serge Gainsbourg più sognante ed etilista, gli Zero 7 degli esordi, ma il tutto è estremamente personale e reca impresso a fuoco il marchio di fabbrica di questo estemporaneo duo Danger Mouse & Daniele Luppi (estemporaneo duo si fa per dire, visto che han lavorato per sei anni a questo disco e si sono serviti della collaborazione di parecchi musicisti che hanno suonato nelle colonne sonore di gente come Rota e Morricone – e si sente). C’è gran bisogno di roba del genere oggi, anche se siamo nel 2011 e non nel decennio che va dal 1960 al 1970: quegli arrangiamenti di archi sognanti perfettamente curati da Daniele Luppi, quelle atmosfere retrò e vagamente dark, la magia & il sogno dei brani strumentali (che sono il vero punto di forza di questo album), il peculiare lavoro di Danger Mouse alla produzione che riesce a non far sembrare fuori contesto un Jack White che sembra posseduto dal demone di Robert Plant (“Two Against One”) e la popstar Norah Jones (“Problem Queen”). Un disco davvero affascinante.
Sì, devo proprio andare a visitare Roma.

(Indie For Bunnies)